La pubblicità sessista va combattuta: farlo è urgente e necessario. Per riuscirci in modo efficace dobbiamo agire tenendo presenti molti elementi diversi e le loro interrelazioni. Ecco perché questo è un post lungo. Per non sfidare troppo la vostra pazienza, mi sono sforzata di renderlo chiaro.
1. Premessa: servono regole – Dice Laura Boldrini: serve porre dei limiti all’uso del corpo della donna nella comunicazione. È inaccettabile che in questo paese ogni prodotto, dallo yogurt al dentifricio, sia veicolato attraverso il corpo della donna. In Italia le multinazionali fanno pubblicità usando il corpo delle donne mentre in Europa le stesse pubblicità sono diverse… serve più civiltà ponendo delle regole.
2. Ma in che paese viviamo? – L’Italia è un paese storicamente sessista: solo nel 1981 sono state abolite le attenuanti per il cosiddetto delitto d’onore. Solo nel 1996 la violenza sessuale è stata riconosciuta come reato contro la persona (in precedenza era classificata come delitto contro la moralità pubblica e il buon costume). Solo dal 2009 lo stalking è definito come atto persecutorio. Mentre gli omicidi diminuiscono di due terzi in vent’anni (dato Istat: 1.275 omicidi nel 1992, 466 nel 2010) i femminicidi restano stabili: circa uno ogni tre giorni (ma non c’è un osservatorio dedicato).
Inoltre: abbiamo un’avvilente percentuale di occupazione femminile (rapporto Istat BES 2013 pag 62/64). Oltre il 70% del lavoro domestico e di cura continua a ricadere sulle spalle delle donne, e l’Italia continua a essere ampiamente sotto media Ocse per aiuti alla famiglia. Un disastro.
3. Quanto pesa la disparità di genere - Nel Gender Gap Index 2012 del World Economic Forum, che misura la parità di genere in 135 paesi, siamo all’80° posto, dopo l’Uruguay, il Botswana, il Perù e Cipro. Si noti bene che i risultati nel Gender Gap Report sono correlati sia con la competitività globale dei paesi, sia con il loro indice di sviluppo umano: dove le donne stanno peggio, l’intero paese sta peggio.
4. Noi diventiamo come ci rappresentiamo? – I media non sono mai uno specchio neutrale. E, in un paese che legge poco, in particolare la televisione è stata e continua a essere un potente fattore di costruzione dell’immaginario collettivo.
Quando i media riflettono il clima sessista nazionale senza contrastarlo (e magari assecondandolo) di fatto lo amplificano e lo legittimano. Ogni volta che ripropongono modelli femminili appiattiti, passivi e stereotipati, li consolidano.
5. Sistema dei media e rappresentazione femminile: cenni storici – A cavallo degli anni Ottanta sui teleschermi italiani esplodono le tv private: dagli spogliarelli domestici di Colpo Grosso alle formose ragazze di Drive in, mostrare donne svestite è, in termini di audience, un’arma vincente contro la Rai democristiana. In quegli anni il nudo viene sdoganato anche sulla stampa “seria”. Vi ricordate le copertine sexy di Espresso e Panorama? L’Espresso smette nel 1996 sotto la direzione di Daniela Hamaui, Panorama lo fa nel 1997. La tv continua imperterrita: è un circo perenne che rimanda un’idea di donna contraffatta, irreale. Lo denuncia con forza nel 2009 Lorella Zanardo nel documentario Il corpo delle donne.
Sul fronte opposto, quello dell’informazione televisiva che fa opinione, l’Osservatorio di Pavia invece registra come le donne siano tuttora pesantemente sottorappresentate.
6. Pubblicità e rappresentazione femminile: cenni storici – Negli anni Settanta l’annuncio, “Né strega né madonna. Solo donna” sembra segnare una nuova volontà di superare gli stereotipi.

Ma non è vero. Negli anni Ottanta la forbice tra streghe sexy e madonne casalinghe che porgono zuppiere fumanti si allarga di nuovo. Negli anni Novanta, il corpo nudo in pubblicità appare “normale” e “moderno”. (A sinistra: annuncio Martini anni ’60. A destra: spot Martini anni ’90).

…e così arriviamo alla follia del sexymarketing del nuovo millennio, quando tutte e quattro le maggiori compagnie telefoniche nazionali azzerano ogni idea di differenziarsi tra loro cimentandosi invece, qualsiasi siano le offerte e i prodotti da pubblicizzare, in una assurda gara di modelle variamente discinte e scosciate nelle pose più improbabili.

7. Come contrastare la pubblicità sessista? – La pubblicità sessista non riguarda solo i corpi nudi. È quella che riduce le donne a pochi stereotipi ricorrenti e impoveriti: le donne pubblicitarie sorridenti con la zuppiera o il detersivo in mano sono tanto uguali tra loro e misere quanto le donne pubblicitarie sexy e seminude. Sono tutte omologate: fatte con lo stampino.
Di chi è la colpa? Dietro ogni campagna pubblicitaria ci sono tante decisioni buone o cattive, e tanti responsabili: singoli professionisti, persone che lavorano nelle agenzie e o nelle aziende, fotografi, registi. Ancora troppi addetti ai lavori credono che la pubblicità italiana così com’è vada bene e piaccia alla gente. Ma che cosa si sta facendo per contrastare la pratica della pubblicità sessista, e che cosa si può fare di più?
8. Il Manifesto Deontologico dei creativi pubblicitari – Nel 2011 l’adci, il club dei creativi pubblicitari, pubblica un Manifesto deontologico che invita tutti gli addetti ai lavori a progettare campagne non volgari, appropriate e rispettose. Che non rafforzino stereotipi e cliché arretrati e dannosi. Che non usino il corpo come oggetto sessuale da abbinare ai prodotti in modo pretestuoso. È un passo importante ma, ovviamente, non basta: l’adci rappresenta un gruppo di creativi, non l’intero sistema pubblicitario italiano. Può incoraggiare e premiare la buona pubblicità, ma non può punire quella cattiva.
9. Punire I “cattivi”: l’attività del Giurì – Non tutti sanno che da anni è attivo in Italia lo Iap. L’Istituto di Autodiscipina Pubblicitaria è un ente privato a cui aderiscono le aziende che commissionano la pubblicità, le agenzie che la progettano e i media che la diffondono. Lo Iap ha firmato di recente un accordo anche con il Ministero delle Pari Opportunità. Agisce in base a un Codice di autodisciplina, riconosciuto dalla Corte di Cassazione, che consente a un organo giudicante, il Giurì della pubblicità, di bloccare e far ritirare le campagne sessiste o offensive. Nel 2012 il Giurì ha preso in esame quasi mille casi. Tutti I cittadini possono denunciare pubblicità offensive al Giurì, e farlo è semplice.
Il fatto molto positivo è che il Giurì agisce, come è necessario, in tempi davvero rapidi (pochi giorni). Ma c’è un’ampia area di miglioramento: il Giurì agisce a partire dalle attuali norme di legge italiane, le quali non hanno ancora, per esempio, recepito le indicazioni europee del 2008 intitolate Impatto del marketing e della pubblicità sulla parità tra donne e uomini. Oggi il Giurì può far cessare subito le campagne clamorosamente sessiste e offensive, e lo fa, ma resta un’ampia area grigia che sfugge alle sue sanzioni.
In Italia è attivo anche l’Antitrust (Agcm – Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato), che però si occupa solo di pubblicità ingannevole.
10. Il caso dei salumi calabresi, le buone intenzioni e i pessimi risultati – Dal 2011 gira in rete una ripugnante immagine pubblicitaria che, per promuovere salumi calabresi, mostra una fellatio. L’azienda cosentina che la firma ha cessato di esistere nel febbraio 2012, ma l’immagine è ancora più che visibile online, e continua a rimbalzare tra siti e commenti scandalizzati o furbetti: appare anche in uno slideshow sul sito di un importante quotidiano nazionale, e il 21 aprile 2013 l’ennesimo post che la riproduce è fra i topic della rete con 10.400 citazioni.
L’immagine è stata segnalata più volte allo Iap, che però non è intervenuto: non ne trova traccia al di fuori della rete e sospetta che si tratti di un falso. E come mai? Semplice: quell’immagine non è apparsa in una campagna pubblicitaria uscita sui mass media, ma in un dépliant, diffuso durante un concorso per istituti alberghieri. Un episodio tanto sgradevole quanto marginale.
11. L’effetto-paradosso Il caso di cui sopra fa riflettere: il sommarsi di citazioni in rete ha, in realtà, involontariamente moltiplicato all’infinito la visibilità di quel dépliant idiota, che di suo sarebbe rapidamente finito nella discarica dell’oblio.
Lo stesso meccanismo di moltiplicazione sul web continua a premiare altre campagne becere il cui ritiro è stato imposto anni fa e che, spesso diffuse solo su base locale, avrebbero comunque avuto scarsissima visibilità.
Si noti inoltre che la sanzione dello Iap punisce le campagne “cancellandole” dal sistema dei media classici: ma se le stesse campagne, magari proprio per il fatto di essere state censurate, ottengono online una visibilità alta, gratuita e permanente, le aziende colpevoli si fregano le mani dalla gioia.
E l’efficacia della sanzione dello Iap viene di fatto azzerata.
12. I grandi meriti dell’attivismo contro la pubblicità sessista – A proposito di rete: da tempo sono attivi moltissimi gruppi, blogger, opinioniste che tengono sotto controllo la pubblicità sessista e, con pazienza e tenacia, ne denunciano I danni.
A proposito di pazienza, mi permetto una riga autobiografica: scrivo contro la comunicazione sessista da fine anni Ottanta, quando non c’era neanche la definizione. Come vedete, non ho ancora smesso.
Ma torniamo ai gruppi: fanno su base volontaria un’azione meritoria e impagabile di monitoraggio e sensibilizzazione. Costituiscono una fittissima rete, diffusa su tutto il territorio, che si esprime attraverso decine di siti, blog, pagine su facebook, convegni, manifestazioni… un patrimonio di energia prezioso e un elemento strategico cruciale se, come spero, si decidesse di agire sul serio contro la pubblicità sessista.
13. Ma quanta pubblicità produciamo in Italia? - La società Nielsen stima che in Italia vengano prodotte e diffuse ogni anno tra mass media classici (stampa, tv, affissione, radio, cinema) e internet circa 80-100.000 campagne pubblicitarie diverse. A questa massa va aggiunta tutta l’enorme quantità di materiali promozionali che non vengono veicolati dai mass media: cartelli da banco e da vetrina, volantini, locandine, manifesti e segnaletica promozionale per i punti-vendita, striscioni, depliant come quello dei salumi calabresi.
Poiché ogni campagna pubblicitaria è di norma accompagnata dalla produzione di diversi materiali promozionali, credo che una realistica e cauta stima globale possa considerare qualcosa come 400.000 “pezzi” di pubblicità prodotti ogni anno. Più di mille al giorno, Natale e Ferragosto compresi.
14. Censurare la pubblicità? (Primo esempio) – Guardate la differenza tra l’immagine dell’azienda di abbigliamento H&M che potete vedere qui in Europa (a sinistra) e la stessa immagine predisposta per un’uscita in Arabia Saudita (a destra).

Di norma le aziende multinazionali adattano la loro pubblicità alla sensibilità dei diversi paesi: nessuna azienda fa pubblicità con l’intento di dispiacere ai suoi potenziali consumatori o, peggio ancora, ai governi nazionali. E dunque, anche senza arrivare a coprire le spalle delle modelle, le multinazionali potrebbero forse essere più sensibili anche in Italia, come chiede Laura Boldrini?
Certo che sì… ma avete presente la reputazione che, all’estero, il paese del bunga-bunga si è creato? E volete che le multinazionali siano caute proprio qui da noi?
Dobbiamo essere noi per primi a darci regole chiare e a comportarci in modo coerente con la pubblicità, e non solo con quella. Così potremo mettere in riga tutti quanti, e non solo le multinazionali: spesso, le campagne peggiori vengono prodotte e diffuse in situazioni periferiche.
15. Censurare la pubblicità sessista? (Secondo esempio) – Qui sotto a sinistra vedete una campagna pubblicitaria con una nota personaggia televisiva in posa ammiccante. Si può discutere se sia censurabile o meno ma, insomma, diciamolo: se lei non si stesse tirando giù le mutande sarebbe meglio.
Però, sempre a proposito di mutande: qui sotto a destra vedete la stessa personaggia proposta in prima serata da mamma Rai durante il festival di Sanremo. Come dicevo molte righe più sopra, è difficile parlare di donne e pubblicità rinunciando a leggere la pubblicità medesima all’interno del più ampio sistema dei media, con particolare attenzione alla tv così come Zanardo l’ha raccontata, e all’interno dell’ancor più ampio sistema-paese: quello ampiamente ricordato più sopra, ai punti 2 e 3.

16. Ma bisognerà pur cominciare a cambiare le cose – Perché non cominciare dalla pubblicità, allora? Personalmente ne sarei entusiasta. La pubblicità stessa avrebbe, tra l’altro, una straordinaria occasione per tornare a essere credibile, creativa e all’avanguardia nel cambiamento. Ma vediamo come si può fare.
Sottoporre tutta la pubblicità a verifica preventiva mi sembra improponibile, non solo dati i 400.000 pezzi prodotti ogni anno (e la difficoltà di intercettare, per esempio, un depliant diffuso su base locale) ma anche tenendo conto dei tempi di attuazione. Giusto per fare un esempio: i quotidiani, i cui introiti derivano per oltre il 50% dalla pubblicità, ospitano una gran quantità di campagne tattiche. Si tratta di promozioni, sconti, offerte speciali, decisi dalle imprese e varati in tempi brevissimi: se ogni annuncio dovesse aspettare settimane per essere approvato, gran parte della pubblicità tattica finirebbe, con le conseguenze che tutti potete immaginare.
Sottoporre solo una parte (per esempio, le affissioni comunali) a verifica preventiva mi sembra ugualmente improponibile. Nel paese dei furbi, avremmo mille distorsioni: manifesti censurati che escono in formato maxi sugli spazi privati, che escono in una città sì e nell’altra no, immagini censurate dirottate sulla stampa, e così via. E, comunque, in assenza di norme certe, aggiornate e capaci di intercettare tutta la pubblicità sessista (stereotipi e cliché compresi) non si va da nessuna parte.
17. Indirizzi chiari, sanzioni certe – Dunque, prima di tutto bisogna prendere in mano la risoluzione europea del 2008, tradurla in indirizzi chiari e realistici che servano a orientare aziende, agenzie e tutti gli addetti ai lavori (e magari di riflesso l’intero sistema dei media) e in norme di legge altrettanto chiare e realistiche che, una volta applicate, prevedano sanzioni anche pecuniarie: oggi, infatti, l’esclusione dai mass media inflitta da Iap non ha alcun impatto su un volantino o un depliant e su chi l’ha prodotto e diffuso.
E poi bisogna diffondere gli indirizzi, spiegarli, educare. E far rispettare le norme, o potenziando lo Iap, o affiancandolo. L’importante è che le norme e le sanzioni ci siano, e che l’applicazione sia certa e tempestiva.
18. La funzione strategica dell’attivismo – Torniamo al punto 12 e all’attivismo contro la pubblicità sessista: sulla base di norme finalmente esaurienti, e avendo un interlocutore certo e tempestivo, la rete territoriale dell’attivismo può esercitare, come già sta facendo ma con risultati di impatto assai maggiore, un monitoraggio capillare e prezioso, sapendo bene che cosa denunciare, in che termini, a chi. E può offrire un supporto forte al cambiamento.
19. Un’opportunità per le aziende, e per il paese - Le aziende vogliono fare pubblicità efficace. Per convincerle che la pubblicità efficace è quella che rispetta le donne bisogna intrecciare dissuasione e persuasione: dire anche – e comincio a farlo qui – che le aziende che sapranno per prime rappresentare in modo moderno e soddisfacente l’universo femminile, senza intrappolarlo in stereotipi e cliché, contribuiranno a modernizzare il paese guadagnandosi non solo la gratitudine di tutti, ma anche un vantaggio competitivo tangibile e clienti più affezionate e grate. Qualche azienda se n’è già accorta, ma sono troppo poche.
20. Una petizione popolare per cominciare – E, di nuovo, è l’adci, il club dei creativi pubblicitari, a lanciare un segno per cambiare: ha messo online una petizione pubblica contro la diffusione ripetuta di stereotipi di genere, e per chiedere che le indicazioni europee in materia vengano finalmente recepite e tradotte in norme di legge. Se volete una pubblicità meno sessista e più rispettosa potete firmare adesso. E allora, dai,che aspettate a farlo?
Io, intanto, vi ringrazio per avermi letta fin qui.
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Idee 43: il corpo virtuale «La seconda guerra mondiale e lo studio della balistica ci hanno dato i computer. La guerra fredda e la decentralizzazione ci hanno dato Internet. La guerra al terrorismo e la sorveglianza di massa:...
Metodo 13: ordine e disordine La creazione è la capacità di uscire da un ordine, affrontare il disordine e dar vita a un nuovo ordine. Di mezzo c’è la trasformazione. Così scrive Alberto Melucci. è un bel testo: è linkato...
La Crusca: perché ha bisogno di noi. E noi di lei Di sicuro conoscete l'Accademia della Crusca. Molto probabilmente ne avete sentito parlare di recente, perché una delle molte (ehm) versioni della (ehm) manovra di Tremonti prevedeva di cancellarla,...
Siate affamati. Siate folli Il mio primo computer è stato, all’inizio degli anni Novanta, un Macintosh beige che sembrava un tostapane. Tutto quanto ho scritto da allora nasce in ambiente Apple. Oggi le foto dei viaggi, la...
Un pensiero dopo l’altro Per tutto agosto, come ogni anno, aggiorno questa pagina direttamente nei commenti. Ci metterò quel che trovo e che mi colpisce. Se, come spero, farete altrettanto (… dove siete? Che cosa state...
Metodo 12: come fanno le imprese a decidere Per definire la propria relazione fiduciaria e affettiva con l’azienda, i consulenti della vecchia scuola utilizzavano volentieri la metafora del matrimonio. Non so se fosse, ai tempi, una metafora...
Idee 41: il web. Dalla parte dei buoni Potete, da bravi cittadini globali, condividere in rete un po’ delle vostre risorse, materiali o intellettuali. Ecco come fare. Avete un minuto e 20 euro? Kiva è un progetto di microcredito....
Africa: rispetto, speranza, dignità, inventiva Africa: dirlo è facile, ma ne sappiamo poco. Ne abbiamo spesso una visione stereotipata, semplificata e in fin dei conti condiscendente. Speranza, dignità e creatività: leggete la storia del...
Metodo 10: prestare attenzione sì, ma come? “Tutti sanno cos'è l'attenzione.”, scrive William James nel monumentale Principi di Psicologia del 1890. “Essa consiste nel prendere coscienza da parte della mente, in forma chiara e vivida,...
Il tg1, i bronzi di Riace e la par condicio L’ANTEFATTO Mercoledì 8 giugno il Corriere della Sera pubblica un articolo al vetriolo sul recente spot di Regione Calabria che vanta, come improbabili protagonisti, i bronzi di Riace. Esordio:...
Idee 40: quanto vale la cultura? Questa volta NeU vi propone un solo link. Che, però, basta e avanza. Si tratta di un documento consistente. Ed è ben scritto, con esempi e case history. Dice quanto vale la cultura in Europa:...
Inventare un mondo arancione «Le amministrative di Milano e Napoli hanno imposto l’arancione come il colore di quella che potremmo chiamare una “nuova sinistra”» scrive Giovanna Cosenza proponendo 10 considerazioni dopo...
Microdiario del premio Campiello Vi racconto come viene selezionata la cinquina del Premio Campiello. Dunque: c'è una giuria composta da dieci membri + il presidente. Prima riunione a febbraio: ciascuno segnala i romanzi usciti...
Idee 39: la città del futuro, come cambierà? Le città crescono e si evolvono, comportandosi come organismi viventi. Il loro mutare è governato da leggi - l’ha scoperto il fisico teorico Geoffrey West - grazie alle quali è possibile fare...
Idee 38: esserci o non esserci Moretti se lo chiede dal ‘78: «mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?». Già: esserci o non esserci? E sparire o apparire? Scelgono la prima strada Mina,...
Idee 35: pubblicità, interattività e videogame La pubblicità in rete ha tante forme: banner. Social media. Virali. Ma la vera cosa nuova è la pubblicità interattiva. Già un paio d’anni fa Nintendo lascia tutti a bocca aperta facendo a pezzi...
Idee 34: gli ambienti della creatività La produzione creativa è sempre il frutto dell’interazione tra individuo e ambiente, inteso sia come contesto socioculturale sia come luogo fisico. Di quest’ultimo tema si occupa uno studio del...
Metodo 8: what if, il gioco delle conseguenze What if non è solo il titolo di diverse canzoni. Una dei Coldplay (qui il testo tradotto). Una (cruda, secondo lo stile dell’autore) del rapper 50 cent. Una di Joan Osborne, che si chiede (qui il...
Idee 32: n’uovo Uova materiali o metaforiche sono al centro di una quantità di proverbi e aforismi. L’uovo da sempre vuol dire inizio, potenzialità, perfezione, vita, speranza. Nell’antico Egitto, a partire...
Energia: che c’è di nuovo, che c’è da fare In una Ted Conference 2011 lo statistico Hans Rosling ricorda con dati semplici e inequivocabili che il maggior problema del mondo prossimo venturo è la mancanza di energia: macchine “magiche” e...
Idee 30: non raccontarmi storie. Anzi, sì… Perché raccontiamo? La poetessa Margaret Atwood in un’intervista a bigthink dice che il linguaggio è una delle nostre capacità innate e che raccontare storie lo è altrettanto. Lo è anche...
Territorio, progettualità e buone notizie Il guaio è che le buone notizie non fanno notizia. E, dunque, anche le buone pratiche spesso mancano della visibilità necessaria non solo a promuoversi, ma a innestare cortocircuiti virtuosi....
Metodo 7: costruire gruppi creativi Guardate la storia di questi ragazzini tailandesi e del loro campo da calcio sull’acqua. È bellissima e c’è dentro tutta la magia dei gruppi che funzionano. La creatività di gruppo ha diverse...
Idee 28: tutti i colori che avete in mente I colori non esistono, se non nella mente di ognuno. Succede che i fotoni emessi da una sorgente di luce rimbalzino in misura diversa su varie superfici, stimolando i recettori dell’occhio, che a...
La creatività delle donne, l’8 marzo e dopo In occasione del centenario dell'8 marzo, e con la speranza che il tema continui a sembrare interessante anche dal 9 marzo in poi, NeU apre una pagina permanente intitolata Donne e creatività. Non...
Metodo 6: copiare, imitare, sviluppare… Uno apre il dizionario e trova che “copiare” è il contrario di “creare”. Vero. Però, lo ricorda Tullio De Mauro, se gli esseri umani non sapessero imitare e ripetere nemmeno potrebbero...
Idee 27: che faccia faccio? In questi giorni si parla spesso di metterci la faccia e perdere la faccia, e anche di facce di bronzo, tolla (il termine milanese per “latta”) e altri materiali. Vi propongo una serie di...
Metodo 5: imparare dagli errori I mestieri creativi non si possono “insegnare”. Certo: la scuola serve. Senza competenze di base non vai da nessuna parte. Ma solo la pratica in un contesto reale ti regala la possibilità di...
I tempi bui e l’immaginazione Si dispone ai sensi degli artt.453 e segg. cpp giudizio immediato a carico dell'on. Silvio Berlusconi, per i reati di cui agli artt. 317, 61 n.2 cp. e 81 cpv., 600bis co.2 cp. avanti al Tribunale di...
Idee 26: parole tra carta e schermi Umberto Eco, negli anni Ottanta, scrive: «Il computer è una macchina molto spirituale perché permette di scrivere quasi alla velocità del pensiero». Ma che cosa vuol dire scrivere per il...
Metodo 4: procrastinazione e creatività Ho pensato per la prima volta di fare una home page sul tema procrastinare oltre un anno fa, quando sono inciampata in questo video. Poi ho perso tempo guardandomi altri video sul tema, per esempio...
Sarà lo humour che ci salverà? C’è un annuncio degli anni settanta, solo testo nero su bianco e un’art direction migliorabile, che si è impresso nella memoria collettiva. Titolo: Né strega né Madonna. Solo donna. Il testo...
Il Paese, la pubblicità e la dignità delle donne Il ministro delle Pari Opportunità firma un protocollo con l’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria (IAP) perché la dignità delle donne sia tutelata. In questo sgangherato paese, lo IAP è...
A bruciare libri son sempre i cattivi Nelle storie, e nella Storia, a bruciare libri sono sempre i cattivi. Dal falò delle vanità del Savonarola in cui si perdono decine di copie del Decamerone a Fahrenheit 451 di Bradbury, dai roghi...
Alcune idee illuminanti Ci stiamo avvicinando al giorno più breve dell’anno e si preannuncia un weekend plumbeo. Due ottimi motivi per invitarvi a scoprire qualche dato e alcune idee illuminanti. Dalla telecamera che si...
Wikileaks: che c’è di nuovo? Siamo abituati al fatto che grandi notizie, cattive e buone, rimbalzino istantaneamente da un capo all’altro del pianeta. I minatori cileni. Il disastro ambientale del Golfo del Messico. Il...
Destra e sinistra: trovarle, le parole per dirlo Succede che Bersani e Fini vadano in tivvù a recitare elenchi dei valori di sinistra e di destra (mentre scrivo, Maroni invece è ancora un “prossimamente”). E che molte voci sottolineino la...
Genitori iperprotettivi, figli ipervulnerabili “Figli nella bambagia” titola di recente il Corriere della Sera, riprendendo un caso apparso sul Guardian (genitori che mandano figli piccoli a scuola da soli in bici, suscitando la riprovazione...
Idee 22: rebranding. Una storia e tre conclusioni Col rebranding non si scherza. La vicenda è recente e, nei suoi sviluppi fondamentali, semplice: GAP, uno dei grandi marchi della moda globalizzata, decide di cambiare logotipo (o logo. Il marchio,...
Idee 21: quanto lavora il cervello che sogna Il cervello che sogna sta facendo un gran lavoro creativo. Di fatto, il nostro cervello non riposa mai. Quando sogniamo o fantastichiamo, il cervello riorganizza esperienze, stabilizza legami...
Di creatività, gerontocrazia e gerontofobia Questo post tratta un tema ispido. Per approfondire vi invito a leggere anche i link in arancio. Dunque: un recente articolo di Time Arrivederci Italia: Why Young Italians Are Leaving riprende il...
Mappa del mondo, sviluppo e gesto rivoluzionario Su La Repubblica, Federico Rampini racconta com’è l’Atlante del futuro secondo il demografo-economista americano Joel Kotkin. L’articolo di Rampini rimanda alle tesi di Kotkin pubblicate da...
Idee 19: video creativi, scelti dal Guggenheim Vabbe', è il primo weekend d'autunno e sembra che il tempo sarà così così. Se per caso decidete di restarvene a casa e di passare un po’ di tempo davanti a uno schermo, ecco qualcosa che val la...
Creatività: di che cosa siamo capaci? Ogni anno comincio la prima lezione del mio corso dicendo che parlerò di comunicazione e di creatività intese come metacompetenze: capacità che servono (anche) a esprimere un’amplissima gamma di...
Qualità dell’istruzione e qualità della vita Su una (a suo modo terrorizzante) pagina pubblicitaria fashion di ambientazione scolastica la modella occhialuta molto molto Gelmini-style sta sotto un titolo che promuove qualità a basso prezzo....
Passa la bellezza. Ma se ribaltassimo i ruoli? Verrebbe voglia di lasciare che l’accesa, affollata discussione (qui gli interventi di Lerner, Murgia, Sgarbi) innescata dagli apprezzamenti fuori luogo (qui il video) di Vespa nei confronti di...
Quotidiani: pessimi i dati, e la campagna Secondo i dati presentati a fine giugno dall’Osservatorio tecnico Carlo Lombardi, nel 2009 la diffusione dei quotidiani è scesa sotto i 5 milioni di copie giornaliere, cioè ai livelli del 1939. I...
Piccole e grandi storie vere di creatività Senza una difficoltà da superare non c’è cambiamento. Funziona con le fiabe (ce lo dice Vladimir Propp: ogni favola inizia con la fine di una situazione di quiete e sicurezza) ma anche con le...
Metodo 3: oziare, pensare, immaginare I periodi di pausa sono ideali per riflettere, coltivare pensieri differenti e cercare prospettive non ovvie, e per oziare un po': è il saggio uso dell’ozio di cui parla Bertrand Russell (qui il...
Idee 18: robot, robotica e roboetica Questo post non parla di fantascienza ma di tecnologia e futuro prossimo. Non sono più solo fantascienza le tre leggi della robotica, a cui si aggiunge la legge zero che governa le altre, riguarda...
Idee 17: attenzione selettiva e creatività Quando osserviamo la realtà, vediamo quello che ci aspettiamo di vedere. O quello che ci è stato detto di osservare. E spesso non ne siamo del tutto consapevoli. Quindi, può capiare che ci...
In cerca di lei 2 – Altre suggestioni Come dicevamo qualche giorno fa, l’idea è dar vita a un esperimento di creatività collettiva. Luogo: Facebook. Data: il 15 giugno, dalle 21.30 alle 24. Obiettivo: cominciare a ricostruire un...
La trama lucente: la creatività come intreccio La trama lucente è un libro al quale ho lavorato per diversi anni. Lo animano (grazie a tutti voi!) lo spirito e l’eco di molti discorsi fatti su NeU. Esce in questi giorni. Dice che la...
Powerpoint, creatività e vita vera “Macché Taliban. In Afghanistan il vero nemico è Powerpoint”. Con questo titolo la Repubblica riprendeva qualche giorno fa un articolo del New York Times. Bel tema. Che ne contiene mille altri....
Metodo 2: niente regole? Niente creatività Il nostro cervello non è capace di pensare “nel vuoto”: la creatività non nasce dal nulla, ma deriva sempre da un ostacolo, un vincolo, un problema da risolvere, una regola da superare....
Creatività, design e sindrome di Stendhal Anche noi di NeU, come più o meno tutti a Milano, in questi giorni ci stiamo tuffando nel mare di oggetti, forme, soluzioni, eventi e suggestioni legati al Salone del Mobile e al divertente Fuori...
Creatività verbale: due giochi di primavera Vi propongo due giochi di creatività verbale che faccio spesso in aula. Rinfrescano la mente e fanno fiorire storie curiose. Il primo gioco riguarda il combinare parole distanti tra loro in termini...
Macchine poetiche e creatività del comprendere Le macchine possono essere creative? Certo, giocano a scacchi o a pallone, e possono, senza ovviamente avere consapevolezza di farlo, combinare molte cose divertenti. Stanno anche procurandosi la...
Immaginare un Paese diverso Due settimane fa NeU ha pubblicato le domande poste da openDemocracy sulla situazione e le prospettive italiane. Mettere i pensieri in parole non è facile. Mettere in parole le emozioni, dando loro...
Metodo 1: quando l’insight accende la creatività Nel processo creativo, il punto culminante è l’intuizione improvvisa di una soluzione nuova e utile. È l'insight, definito così da Wolfgang Köhler, osservando non un essere umano ma Sultano,...
Creatività, visione e berluschinismo NeU, per scelta, non segue la cronaca politica. Ma, sempre più spesso, dentro la cronaca si affaccia il bisogno di una visione. Così, il tema torna a essere faccenda di questo piccolo sito. Mi...
Idee 14: KISS, la creatività è semplice KISS: cioè Keep It Simple, Stupid! L’acronimo è citato da Gianfranco Livraghi in un appassionato elogio della semplicità. Il processo creativo affronta la complessità, ma il risultato deve...
Il Liber Novus di Jung, tra un anno e l’altro Per le prossime tre settimane aggiorno NeU direttamente dai commenti. Che sono aperti ai temi che, quando capitate qui, vorrete proporre: un altro pezzo di discorso costruito insieme, attraverso i...
Creatività per il futuro del pianeta 47 Il 7 dicembre si apre a Copenhagen la Conferenza sui cambiamenti climatici a cui partecipano i paesi responsabili della maggior parte delle emissioni di CO2 nell'atmosfera. Trovare una soluzione...
Quanta creatività c’è nel risolvere problemi? Si chiama problem solving. È la capacità creativa di identificare e strutturare i problemi per riuscire a venirne a capo: un processo che richiede metodo e usa tecniche piuttosto interessanti. Uno...
Idee 12: creare è un po’ imitare In un mondo dominato dal culto dell’originalità, imitare sembra brutto e noi ci sentiamo insultati se ci danno dell’“imitatore”. Eppure, come spiega Tullio De Mauro elogiando Gian Babbeo,...
Creatività e disagio psichico Tra creatività e disagio psichico c’è una relazione. Tutti ricordano il caso del premio Nobel John Nash, anche per via del film Beautiful Mind. Molti autori, tra cui Newton, Goethe, Van Gogh,...
Cinque Nobel al femminile e altri cambiamenti Del wei ji, l’ideogramma cinese che significa “punto cruciale”, abbiamo parlato a fine 2008. E, quando si arriva a un punto cruciale, prima o poi qualcosa cambia. È un cambiamento il fatto...
Donne: ricostruire un immaginario del femminile NeU cerca di offrire strumenti creativi per costruire una visione fertile del futuro, individuale e collettiva, e per questo di solito segue un filo di pensiero che va oltre le contingenze della...
Donne: forti, eccome no? Ma… Dargli una mano? “Le donne sono forti per dieci motivi”. È la tesi sostenuta da Umberto Veronesi. Il primo motivo riguarda la capacità di conciliare lavoro e procreazione. Che però, in questa visione, appare...
Cartoline d’agosto Questo agosto vado a zonzo (poco), leggo e scrivo (parecchio) e aggiorno questa pagina direttamente nei commenti raccontandovi le cose che trovo. Quando passate di qui, se vi va, dite la vostra: un...
Leggere è tutta un’altra storia A proposito della campagna ministeriale Leggere è il cibo della mente, passaparola: ehm… siamo certi che improbabili lettori biancovestiti svolazzanti nel giardino dei Finzi Contini avvicinino...
NeU all’esame di maturità 2008/2009 Il frammento di un articolo pubblicato su NeU è inopinatamente finito tra i materiali proposti per l’esame di maturità. Quando l’ho saputo sono rimasta sbalordita. Contenta, anche. Perché si...
Di creatività e comunicazione L’attività creativa che davvero tutti noi pratichiamo, sempre, è anche la più sottovalutata. Sto parlando di comunicare: produrre e ricevere messaggi che hanno un senso. È un’attività...
Belle storie di creatività Difficile insegnare la creatività. Esercizi, istruzioni, metodi rischiano di tradursi nell'ingiunzione paradossale "sii creativo", la variante insidiosa del tragico "sii spontaneo". Facile, invece,...
Metafore tra poesia, invenzione e sogno ll tema della settimana è: metafore. Uno pensa che siano roba ammuffita (anche questa è una metafora) o buona solo per i poeti. Invece no: il pensiero eidetico - quello che procede per immagini -...
La scuola uccide la creatività? È un video cult sulla rete e, grazie ad Andrea Benassi, con i sottotitoli in italiano. Dovete vederlo. Dura una quindicina di minuti. Ecco 4 motivi per non perderlo. 1) Lo speaker: sir Ken Robinson...
Da wei ji ai Simpson: piccola storia di web Ciao. Ho due cose da dirvi. La prima è che NeU cambia: l’homepage si apre ai vostri commenti e potete, iscrivendovi, raccontare qualcosa di voi. É l’inizio di un ragionamento condiviso e, mi...