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Cinque Nobel al femminile e altri cambiamenti

Del wei ji, l’ideogramma cinese che significa “punto cruciale”, abbiamo parlato a fine 2008.
E, quando si arriva a un punto cruciale, prima o poi qualcosa cambia. È un cambiamento il fatto che, dopo tanti Nobel negati, oggi  abbiamo cinque Nobel al femminile. Levi’s jeans celebra l’evento – me lo segnala Giovanna Cosenza – con un annuncio coraggioso, in un’America che continua a polemizzare sulla questione del gender.

Il Sole24Ore pubblica un elenco di tutte le donne che hanno vinto il Premio Nobel, dal 1903 al 2009. Sono proprio pochine. Ma questo non significa certo che siano pochine le donne talentuose (ma sottovalutate e boicottate da comunità scientifiche, e non solo, chiuse e maschiliste), né che siano così poche le donne che avrebbero comunque meritato il premio Nobel, e non l’hanno ottenuto. Ricordo un caso per tutti: quello di Rosalynd Franklin, l’eroina mancata della scoperta del DNA e la prima a riuscire a fotografarlo al microscopio, esclusa dal Nobel assegnato solo ai colleghi maschi Watson, Crick e Wilkins e descritta dallo stesso Watson come brutta, bisbetica e gelosa del proprio lavoro.

Promettono grandi cambiamenti le 5 tecnologie presentate dal Wall Street Journal (guardate quanto è diversa da un complesso petrolchimico una fabbrica di combustibile tratto dalle alghe). Possono favorire cambiamenti le idee presentate in modo fresco e accattivante da Good.is. Cambia qualcosa perfino in Italia. Gli ultimi dati sui brevetti dicono che la bilancia tecnologica è tornata in attivo. E crescono le piccole e medie imprese che investono nell’innovazione.

6 Commenti a Cinque Nobel al femminile e altri cambiamenti

  1. Graziano

    Invidio ad Annamaria questo “inguaribile ottimismo”. Con franchezza a me, non sembra che le cose stiano così. Naturalmente la storia dell’ottimismo della volontà e del pessimismo dell’intelligenza resta valida, per me. Ma, in questi momenti, il mio focus va, e dovrebbe andare da parte di tutti, secondo me, verso questa seconda parte (il pessimismo dell’intelligenza). Diciamo che l’ottimismo della volontà è una condizione necessaria ma (assolutamente) non sufficiente mentre, sempre secondo me…, il contrario è vero. Sono gli “inguaribili pessimisti dell’intelligenza” che mandano avanti il mondo. Ribadisco, secondo me.

     
  2. annamaria

    Graziano, è un gioco delle parti. Ma non solo: la creatività deve essere ottimista e visionaria. Se no si spegne. Quindi, se vuoi, il mio un ottimismo ha anche una componente di istinto di sopravvivenza, da persona che ama non solo ragionare, ma anche ragionare in termini creativi. Il che, qualche volta e in qualche momento, significa andare anche oltre il ragionare ragionevole. 😉

     
  3. Utente Anonimo

    Sarà anche un caso (o la creatività???) che l’unico link che non si apre, almeno a me, sia questo: E crescono le piccole e medie imprese che investono nell’innovazione….? Puffo triste

     
  4. Utente Anonimo

    La sete compulsiva del nuovo , che in negativo si esprime nell’ ” usa-e-getta “, chiede non un nuovo ordine, ma nuove possibilità, che tentano anche l’ inosabile ( un nero e un Nobel ) ; astengasi dunque per ora ragione e volontà. La capacità mentale più fertile sembra essere l’ intuizione, come il mercato ha fiutato, che si manifesta al femminile con la sottigliezza e al maschile col genio ( perdonatemi, sorelle, ma non abbiamo ancora i cromosomi potenti ). Rileggiamoci il grande Pico. Gabri

     
  5. annamaria

    QUALCHE DEFINIZIONE – Intuizione: capacità di trarre rapidamente un senso da sistemi di stimili complessi, e di agire di conseguenza. In questo sono (un po’) meglio le donne perché hanno un cervello meno lateralizzato, e i due emisferi maggiormente connessi. – Cromosomi: l’intelligenza è in parte ereditaria (Boncinelli dice attorno al 60 – 65%). Ma non solo in linea maschile, come i patrimoni di una volta. Il resto è educazione, esperienza e carattere. Sia nei test d’intelligenza che in quelli di creatività (moltissimi, ripetuti centinaia di volte, da decine d’anni) maschi e femmine risultano sostanzialmente pari. – Genio: il risultato sorprendente dell’incrocio di diversi fattori (intelligenza, tenacia, talento, formazione, opportunità offerte dall’ambiente, clima sociale e culturale). Se il clima e l’ambiente sono maschili, più facilmente il genio è maschile. Ma è un fatto storico-sociale e non cromosomico. – Profezia che si autoavvera (o autorealizza): il sistema di attese su noi stessi e sugli altri che fa sì che accada, nel bene o nel male, esattamente ciò che si era previsto accadesse. Una bella trappola, insomma.

     
  6. Utente Anonimo

    Vabbé, Annamaria, ammetto di aver usato i cromosomi a spallacasa. D’ altra parte i divani si vendono mostrando il lato B e lo zampino va al lardo e ci lascia la gatta. Gabri

     

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