associazione delle idee
Associazione delle idee: come funziona - Metodo 80

Potrebbe essere un quadro surrealista, ma è una fotografia. È stata, come le altre che seguono, scattata nella Namibia del sud. Il posto si chiama Kolmanskop: è una città di cercatori di diamanti, costruita ai primi del Novecento sul modello delle cittadine tedesche. Quando i diamanti sono finiti la gente ha cominciato ad andarsene e la città è stata abbandonata a metà anni Cinquanta. Oggi ci arriva qualche turista, qualche fotografo e, ogni tanto, una troupe in cerca di scorci suggestivi.

Ho intercettato questa foto diverso tempo fa e l’ho conservata. Dentro ci vedo un deserto chiuso in una serie di stanze che potrebbero aprirsi una sull’altra all’infinito. Ma, per esempio, mi viene anche in mente Il libro di sabbia di Borges. Uno psicologo comportamentista direbbe che la foto funziona da stimolo, e che “deserto chiuso in una stanza” (e, già che ci siamo, Il cielo in una stanza di Gino Paoli) e Il libro di sabbia sono la mia risposta.
Quello che vi ho appena raccontato è un caso di associazione delle idee: un’esperienza che facciamo tutti. Per questo vale la pena di chiedersi qual è il suo significato e come funziona. Del resto, ce lo stiamo chiedendo da più di duemila anni e, a poco a poco, abbiamo trovato qualche risposta.


SOMIGLIANZA, CONTRASTO, CONTIGUITÀ.
Platone è il primo ad affermare, nel Fedone, che le idee si associano per somiglianza o per contrasto. Aristotele, nel trattato sulla memoria e la riminiscenza, aggiunge un terzo elemento: la contiguità.
Sono grandi categorie, e dentro c’è un po’ di tutto: la somiglianza può perfino essere semplice assonanza, o coincidenza, o slittamento verbale. Ascoltatevi, per esempio, questi tre folgoranti minuti di Alessandro Bergonzoni in uno spettacolo che, tra l’altro, si intitola “Nessi”.

SEMPLICE E COMPLESSO, CAUSA ED EFFETTO. Di associazione delle idee continuano a occuparsi i filosofi: e, del resto, chi altri se non loro? È l’empirista Hume a scrivere, nel Settecento, che è la proprietà che le idee hanno di associarsi tra loro a permetterci di riunire idee semplici in altre più complesse, e che un altro legame importante riguarda i rapporti di causa ed effetto.

associazione_idee2
FILI DI SIMILITUDINE TRA CONSCIO E INCONSCIO.
A fine Ottocento ci imbattiamo in un tizio formidabile: è Francis Galton, cugino di Darwin, ex bambino prodigio, (legge a due anni), scienzato eclettico, antropologo, meteorologo (sono suoi la prima mappa del tempo e il termine anticiclone). Galton è uno dei primi a studiare le caratteristiche delle persone geniali, è il primo a formalizzare la distinzione tra nature and nurture, (cioè eredità e ambiente, tratti innati e acquisiti) ed è il primo a usare un test verbale di associazione delle idee.
Un noto esperimento di Galton riguarda la misurazione della propria attività di pensiero mentre passeggia nel Pall Mall di Londra. Scopre di avere pensieri ricorrenti: come gli attori di un teatro in cui si vuol rappresentare un lungo corteo, che marciano fuori da un lato del palcoscenico e,passando per il retroscena, sbucano dall’altra parte. Ma da dove spuntano, allora, le idee nuove?
Vengono dall’inconscio, dice Galton: idee consce e inconsce sono legate da fili di similitudine.

ASSOCIAZIONI RICORRENTI. Nella Vienna dei primi del Novecento l’inconscio, grazie a Sigmund Freud, è assai popolare, ma viene indagato per individuare l’origine di comportamenti patologici. È solo Carl Jung a studiare l’associazione delle idee di persone mentalmente sane: lo fa presentando loro batterie di parole-stimolo. Verifica che le associazioni avvengono per somiglianza materiale o verbale (da mela a pera, da mela a tela), o per categorie, dalla maggiore alla minore o viceversa (da albero a pino, da gatto a animale) o per contrasto concettuale, intuitivo o linguistico. Ma la scoperta maggiore è che le associazioni prodotte sono ricorrenti, e che sono molte meno dell’infinità teoricamente possibile.
A questo punto, se ancora non lo conoscete, siete pronti per affrontare il test di Beatrice. E, se lo conoscete già, siete pronti per scoprire la spiegazione del test medesimo.

associazione_idee3
DAL LESSICO MENTALE ALLA RETE SEMANTICA.
Evidentemente tutti noi condividiamo un analogo lessico mentale, che ordina parole e concetti in modi simili, come se ciascuna parola fosse (questo lo dice Saussure) il nodo di una rete.
Ed eccoci arrivati alla seconda metà del Novecento, e all’idea di rete semantica: una struttura fluida che lega tra loro nodi concettuali (per esempio mammiferi) e occorrenze concrete (per esempio cane). È proprio il fatto che per tutti noi sia facile intuire qual è il legame a dirci che la struttura è fluida sì, ma condivisa: ciascun elemento si connette con altri nodi (per esempio con fedeltà) e con altre occorrenze (per esempio con cane dalmata). Il vecchio ma ancora affascinante Visuwords può darvene un’idea.
Oggi stiamo cominciando a parlare coi computer proprio perché insegniamo loro non solo a riconoscere le parole, ma ad appropriarsi della rete semantica.

DOVE STA LA CREATIVITÀ? Tutto questo non vuol dire che pensiamo tutti alla stessa maniera. Da una parte, non tutti conosciamo la stessa quantità di parole e concetti, e dunque la rete semantica di ciascuno è diversamente fitta ed estesa.
Dall’altra, nuove conoscenze ed esperienze ci portano continuamente ad aggiungere, alla struttura di base che è largamente condivisa, nuove connessioni e nuovi nodi che non solo ampliano la struttura, ma possono modificarla.
Dall’altra ancora, competenze acquisite e memorie passate consolidano certi percorsi e ne attenuano altri. Allo stimolo “cane” un veterinario, un avvocato che è stato morso da piccolo e ha paura dei cani e un cartoonist che lavora alla Pixar possono forse in prima istanza rispondere “gatto”, ma poi le loro catene di associazioni probabilmente prendono strade diverse.
Infine (e questa è la cosa, secondo me, più importante): a stimoli semplici, non ambigui e strettamente codificati come la parola “cane” è naturale dare risposte altrettanto semplici, codificate e prevedibili.
Ma se gli stimoli sono più complessi, suggestivi, ambigui, sorprendenti, e se sono suscettibili di molte interpretazioni perché sfuggono le codificazioni elementari o le trascendono, l’associazione delle idee può srotolarsi secondo percorsi per niente ovvi. Se leggete un romanzo o guardate un quadro o visitate un paese straniero, o se chiacchierate con una persona interessante, ve ne accorgete subito.

Se vi è piaciuto questo articolo potreste leggere:
Produzione e manutenzione delle idee: cose da non fare
Idee creative lontano dalla scrivania

9 Commenti a Associazione delle idee: come funziona – Metodo 80

  1. giacomo

    I “nonni” di Bergonzoni:
    https://www.youtube.com/watch?v=rc9mUlD7abE

     
  2. Angela Guglielmetti

    Molto interessante, grazie.

     
  3. Roberto

    Ho fatto il test di Beatrice anni fa, e mi ha rattristato molto aver dato le risposte dell’98%.
    Posso chiederti a te come è andata?
    Il link all’interno del testo a me non funziona.

     
    • Annamaria Testa

      Ciao Roberto.
      Ovviamente ho risposto come il 98% delle persone 😉
      Per questo il test mi è sembrato interessante e ho pensato di riproporvelo.
      Grazie per aver segnalato il malfunzionamento del link. Ora dovrebbe essere a posto.

       
      • sara

        maaaa… se si è nel 2%, che si fa? C’è un articolo che spiega anche questo?

         
  4. marisa

    Appartengo al 2% ho risposto trapano verde cosa significa?

     
    • Annamaria

      Ciao Marisa.
      Vuol dire che, almeno per quanto riguarda colori e strumenti (e forse anche per quanto riguarda qualcos’altro: non posso saperlo…) i tuoi prototipi sono diversi da quelli della stragrande maggioranza delle persone.

       
  5. QTP Job Training

    Good to read !

     
  6. geetha

    Good blog to read

     

Inserisci un commento al post

Cerca in Nuovo e Utile
40 queries in 0,793 seconds.