compiti a casa
I compiti a casa non finiscono mai - Esperienze 19

L’immagine qui sopra è romantica e sognante. Il messaggio qui sotto, invece, è frustrato, esasperato e indignato. Leggetelo. Al termine aggiungo un paio di ulteriori quesiti. Opinioni e consigli degli amici di NeU sono più che benvenuti.

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Ciao Annamaria,
so che spesso ti sei occupata di scuola nei tuoi articoli su Nuovo e Utile.
Vorrei sottoposto un tema piuttosto controverso, quello dei compiti a casa, e raccontarti un episodio accaduto qualche giorno fa che mi pare racconti molto della scuola italiana.

Mio figlio ha 11 anni e frequenta la prima media.
Sono rimasta particolarmente impressionata dalla quantità di compiti a casa che gli viene assegnata. La scuola lo impegna per 6 ore al giorno, fino alle 13.50, vuole ovviamente continuare la pratica sportiva e, naturalmente, gradirebbe anche frequentare qualche amico occasionalmente. Abbiamo dovuto organizzarci in modo molto rigido per far fronte agli impegni, ma basta che un pomeriggio sia necessario portarlo a comprarsi delle scarpe o che si decida di fare una gita domenicale per l’intera giornata e tutto salta.
Ben presto mi rendo conto che la quantità di compiti a casa lo obbliga a svolgerli come se si sbrigasse una pratica, velocemente e superficialmente. Quando, infatti, pretendo che approfondisca, rifletta, ripassi, quando vedo che ha difficoltà in un esercizio e gli chiedo di studiare meglio la lezione corrispondente, beh, tiriamo sera.
Del resto non gli viene chiesto di fare bene i compiti a casa, ma di farli tutti. Pena una nota disciplinare.
Già: il sistema educativo applicato a scuola sembra essere esclusivamente quello del bastone (la carota purtroppo non c’è). Il primo giorno di scuola i bambini sono stati accolti con la lettura integrale del regolamento d’istituto con l’elenco delle punizioni corrispondente a ogni mancanza. Davvero motivante!
Questo significa che fanno i compiti a casa per non prendere la nota, non perché gli sia stato spiegato il senso e l’utilità del farli.

Al Consiglio di classe sollevo la questione, spiegando che troppi compiti a casa vanno a discapito della qualità, che a 30 ore a scuola non possono sommarsi altrettante ore a casa (e nemmeno la metà, 15), che sei materie al giorno ognuna delle quali richiede almeno una piccola cosa fatta a casa diventano una valanga che spaventa e travolge, che il progetto educativo complessivo per un ragazzo di questa età ha un suo pilastro nella scuola, ma deve poter contemplare anche lo sport o la pratica di un hobby, la lettura di un libro, qualche film, un po’ di tempo per socializzare, un po’ di gioco, del tempo da trascorrere con i genitori, qualche incombenza domestica, e – perché no? – un po’ di ozio. Infine ricordo come non solo la Carta dei Diritti dell’Infanzia, ma persino la Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo sostenga il diritto al tempo libero e allo svago (art. 23) e che gradirei che ai ragazzi venisse applicato almeno quanto garantito dai Contratti agli adulti che lavorano (38/40 ore settimanali di lavoro e un paio di giornate di riposo alla settimana).

Risposte.
Prof 1: “Benvenuta alla scuola media!” Il tono era quello di un benvenuto al MIT.
Prof 2: “Io quando ero alle medie non uscivo mai!” (Ho trattenuto un chissenefrega o un E si vede!)
Prof 3: “Non è colpa nostra, è che altrimenti non riusciamo a finire il programma” (ma il programma dobbiamo gestirlo noi famiglie a casa? Non tutti abbiamo le competenze necessarie!)
E, infine, la risposta capolavoro!
Prof 4: “Beh, lei ha un maschio, ma le assicuro che le femmine, se hanno troppo tempo libero, se ne vanno in giro a pasturare (citazione letterale)”
Ecco: i compiti a casa come metodo contraccettivo, mi mancavano.

    (messaggio firmato)       

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1) Dopo il documento di Renzi intitolato La buona scuola avrebbe dovuto aprirsi un grande dibattito nazionale su istruzione, educazione, futuro del paese. Ne avete trovato traccia?

2) Nei miei ricordi scolastici c’è una quantità di noia e tempo perso. C’è anche nei ricordi di molti amici che sono andati a scuola decenni dopo, e c’è nell’esperienza di molti figli di amici che vanno a scuola ora. Un solo esempio: giorni e giorni sprecati in interrogazioni singole, mentre il resto della classe, e specie chi è già stato interrogato, vegeta sequestrato nei banchi. C’è qualcosa che non va: che senso ha starsene a scuola se non c’è apprendimento condiviso?

3) Ho la sensazione che ci sia un enorme disallineamento tra sforzi richiesti (45 ore di studio la settimana), obiettivi dichiarati nei programmi ministeriali e risultati effettivi. Un sacco di ragazzi escono dalla scuola dell’obbligo senza aver imparato bene a leggere, scrivere e far di conto. Se avessero imparato la metà, o anche un terzo di quello che la scuola presume e dichiara di insegnargli, sarebbero tutti dei geni. Anche qui, c’è qualcosa che non va.

4) Scaraventare sulle famiglie, con i compiti a casa, l’onere della conclusione del programma è semplicemente antidemocratico: chi ha un genitore acculturato ce la fa, a patto che il genitore medesimo abbia una quotidiana disponibilità di tempo. Chi non ce l’ha (e stiamo parlando di 2 adulti italiani su 3), ciao. Dice Tullio De Mauro: anche in Germania o nei Paesi del Nord (e persino negli Stati Uniti) più della metà della popolazione ha gravi difficoltà nel leggere e capire un testo semplice o nell’adoperare banali strumenti di calcolo. In Giappone e in Finlandia si arriva al 38%, in Italia si supera il 70. Direi che è un dato costante l’alto tasso di problemi nell’uso completo delle lingue materne: appena uscite dalla scuola, le persone finiscono per perdere ogni capacità.

5) Non si potrebbe insegnare qualcosa di meno, ma farlo molto meglio, e in modo che venga praticato e interiorizzato sul serio, fissandosi nella mente e nell’esperienza. E che non si perda subito, appena usciti dalla scuola e liberati dal giogo – sì, così viene percepito – delle interrogazioni, dei voti, dei compiti a casa?

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13 Commenti a I compiti a casa non finiscono mai – Esperienze 19

  1. Nancy Carrara

    Condivido in pieno questa lettera! La soluzione che ho adottato io per soppravivere? Mia figlia è in quarta elementare e da l’anno scorso ho cominciato a fare le giustifiche scritte sul diario. Uno strumento questo, che si usava ai miei tempi (classe 1967) ma ora, mi sono resa conto facendo un indagine tra genitori e amici, piuttosto sconosciuto oltre che ehm… disdicevole. Il pensiero comune che leggo negli occhi di chi lo racconto è più o meno: “bè non si fa” o “però che mamma pazzoide”, ma questa soluzione ha impedito, a mia figlia e me, di rinunciare a bellissimi momenti passati insieme a fare cose diverse dai compiti ma altrettanto educative. La scusa del programma non regge affatto, ciò che conta è il raggiungimento degli obiettivi, e se a fine anno mia figlia è stata promossa con ottimi voti pur collezionando giustifiche, lo dimostra.
    Tema complesso: insegnati oberati di scartoffie, ragazzi difficili, genitori inadeguati e iperprotettivi, io
    speriamo che me la cavo!

     
  2. Anna Lucia Nicosia VM

    Proprio questa mattina… https://www.partecipadem.it/drupal7/content/scuole-compiti-zero.
    Ma non ho fiducia che il sistema cambi. Quest’anno ho iniziato le medie con la mia terza figlia, ho accumulato un po’ di esperienza. La situazione sembra peggiorata, i compiti servono sempre più a coprire le mancanze derivanti dalle innumerevoli e secondo me anche inspiegabili ore di ‘buco’ durante l’orario scolastico. Ne conto almeno un paio al giorno su sei. Ma se osi parlarne apertamente ti trovi davanti un muro di omertà e finto sdegno. Quindi mi tengo i compiti e la fama di mamma degenere che butta il proprio tempo al lavoro per un misero stipendio e preferisce passare la domenica, unico giorno libero, all’aria aperta con tutta la famiglia senza parlare di lavoro…e quindi anche di scuola.

     
  3. Massimo Salvoni

    Dopo aver frequentato le scuole medie in uno scenario come quello descritto qui sopra, quest’anno mia figlia si è iscritta alla prima classe di un istituto tecnico commerciale della mia città.

    Dalle 3-4 ore di compiti degli scorsi anni è passata ai 10 minuti giornalieri. Dopo 2 mesi di frequenza con ancora il parco docenti incompleto, vive ancora di rendita su quanto ha imparato alle medie.

    Da “una delle tante” alle scuole medie mia figlia in questi due mesi si è trovata ad essere “una delle migliori della classe” (cit. la docente di matematica, materia nella quale mia figlia ha sempre avuto le maggiori difficoltà). Con 10 minuti di studio al giorno!!!

    Io mi sto chiedendo se per caso non abbia sbagliato la scelta della scuola. Erano forse troppe le 3-4 ore di compiti quotidiani degli scorsi anni, sono decisamene pochi i 10 minuti di applicazione di questi mesi.

    Credo che, come sempre, la giusta misura stia nel mezzo.

     
  4. Emanuela Pulvirenti

    Concordo pienamente con le tue riflessioni, Annamaria e, come insegnante, mi vergogno profondamente per il livello di certi personaggi che si aggirano nelle scuole.
    Ma non ho soluzioni come non ne ho quando si discute della valutazione dei docenti: alla fine si torna sempre là, alle qualità professionali e umane degli insegnanti. Sono loro che fanno la buona e la cattiva scuola…
    Da questo punto di vista cerco di studiare sempre un metodo per ogni circostanza: non voglio appesantire i miei alunni con i compiti per cui lascio attività da svolgere in più settimane in modo che imparino a gestire i loro tempi. E poi cerco di far fruttare al massimo le ore che passano in aula. Insegno loro a fare una cosa antica: prendere appunti.
    Perché per prendere appunti devi stare attento, devi decodificare il messaggio, devi coglierne i punti salienti. Davanti ad un’opera d’arte, poi, ne discutiamo: sono loro a doverla leggere ed interpretare. E così, coinvolgendo memoria visiva, ascolto, espressione orale e scritta i ragazzi si accorgono che a casa basta un veloce ripasso…
    Spesso mostro loro queste tabelle, per far capire loro come funziona l’apprendimento e su cosa devono puntare: http://archivio.pubblica.istruzione.it/didattica_museale/box_apprendiamo.shtml
    Naturalmente nessuno mi ha chiesto di fare questo né me lo hanno mai insegnato. Vado a naso e cerco di capire dove sbaglio quando i ragazzi non mi seguono più.

     
  5. pollywantsacracker

    Cara Annamaria,
    un tasto dolentissimo. Ho tre figlie alle elementari, sono divorziata e lavoro tutto il giorno. Continuo a scontrarmi con le maestre sulla questione “aiuto dei genitori a casa”. Ho pochissimo tempo per i compiti delle mie figlie (che comunque fanno il tempo pieno), perché io voglio STARE BENE con loro, durante il week end, dopo mezza giornata di compiti. Voglio portarle a vedere tutte quelle cose che la scuola considera hobby e che invece per me sono educazione (che brutta parola): i coder dojo, il teatro, le passeggiate, le amiche, la musica, lo sport. Non voglio obbligarle a leggere ma voglio leggere per loro, perché ci piace. Eppure vengo spesso “redarguita” e passo sempre per una persona originale che lavora tutto il giorno, invece che curarsi dei figli,e che non dà il giusto peso alla scuola. Le mie figlie, mi si dice spesso, hanno i compiti a casa più disordinati degli altri bambini, molti dei quali hanno le mamme casalinghe. La maestra, dopo aver mortificato la bambina per via della mancata conoscenza della tabellina del 6, ha dato infine la colpa a me, che non l’ho aiutata abbastanza.
    Recentemente è anche arrivato un avviso a casa, dove gli insegnanti di tutte le classi chiedevano la collaborazione dei genitori per far star buoni i bambini in mensa (!).
    Quello che mi fa davvero sentire in colpa è di far frequentare alle mie bambine un ambiente tanto provinciale e limitato.
    Sul mio blog ho parlato di questo (in maniera un po’ colorita, oops) e anche di “Buona Scuola e comunicazione”.

     
  6. maestra Edy

    Condivido pienamente da insegnante quanto espresso sia nell’articolo sia nei commenti.
    Per quanto mi riguarda i compiti che assegno sono davvero pochi e solo se strettamente necessari.Mi informo se i ragazzi abbiano una verifica o una interrogazione da preparare e li incoraggio a concentrarsi su quello. Certo non per tutti funziona…ci vuole senso di responsabilità e non tutti sanno cogliere l’opportunità offerta .

     
  7. donella

    Ricordo ancora oggi le 3-4 ore di compiti fisse che facevo alle elementari, pochissimo da studiare e tantissimi esercizi… Tuttora per capire e imparare devo prima trasformarlo in un compito scritto.

     
  8. Alex Ranzani

    Chi impara a nuotare in un torrente con le rapide
    è sicuramente un dotato. Gli altri? Affogano…
    Serve alla società questo modello educativo?
    Zero…

    La scuola oggi?
    Un acquitrino di depressi (prof inclusi).
    Un parcheggio, nel più utile dei casi.

    Soluzione?
    Smantellare i programmi.
    La scuola deve essere la realtà aumentata
    delle vita di tutti i giorni.
    Una moltitudine di micro-materie, con prof a gettone.
    Le materie tradizionali? Facoltative, come Religione.

     
  9. Alesatoredivirgole

    La scuola deve istruire (ovvio … ma non scontato), ma dovrebbe inoltre:
    – affascinare,
    – stimolare la curiosità,
    – fornire un metodo di studio,
    – tenere conto delle caratteristiche e delle singole abilità (alcuni avranno maggior bisogno di compiti ed esercitazioni di ripasso o ricopiatura, altri avranno magari bisogno di meno compiti ma maggiori attività di “ricerca libera” sulla materia),
    – prevedere momenti di confronto costruttivo (ascoltare il parere dei ragazzi su eventuali metodi o attività, in fondo la scuola è anche loro),
    – creare attesa (se passo tuta l’estate sui libri per i compiti delle vacanze, con quale spirito riprenderò l’anno scolastico?). Meglio allora una attività di ricerca su un argomento a scelta o l’analisi di un paio di libri concordati con i docenti.

    Dare quantità enormi di compiti per colmare vuoti, tagli, lacune o altro, è un po’ come riempire lo stomaco di un’oca con un imbuto: avremo una bellissima oca, molto molto farcita ma probabilmente non in grado di “camminare con le proprie gambe”.

    Molto meglio allora riporre l’imbuto, capire cosa serve alla nostra simpatica e curiosa amica pennuta ed insegnarle come cavarsela sfruttando la propria intelligenza ed il prorpio ingegno.

    I buoni esempi ci sono, sia dalla parte degli studenti sia dalla parte dei docenti, speriamo non restino anche questi solo un ricordo del passato, estinti da tagli ciechi e riforme fatte di nuvole …

     
  10. mariade76

    farò delle affermazioni sgradite a molti. non condivido affatto le lamentele dei genitori sul carico eccessivo di compiti per i loro figli, credo che siano ben altre le cose di cui i genitori si debbano preoccupare. questo atteggiamento iperprotettivo nei confronti dei propri figli è del tutto controproducente, non li educa al sacrificio e all’umiltà dello sforzo quotidiano. In fondo le ore dedicate ai compiti non sono altro che tempo sottratto alla televisione e al computer…io vedo i compiti come l’unica vera salvezza per i nostri figli, immersi in una società e in una realtà che ha ormai perso se non eliminato il senso della conquista graduale di un obiettivo accompagnata dallo sforzo per raggiungerlo, e sono del tutto dalla parte di quegli insegnanti che ogni giorno, con pazienza e dedizione, guidano i vostri figli nel percorso della conoscenza e il cui lavoro non viene compreso e valorizzato, anzi costantemente criticato e sminuito.

     
  11. Maria Grazia Neri

    Grazie ad Annamaria Testa per la sua sensibilità e intelligenza circa la scuola.
    Mio figlio ha 7 anni e un problema di memoria a breve, diagnosticato grazie alla caparbietà della famiglia a metà della prima elementare. Ce ne siamo accorti proprio vedendo la sua fatica sui compiti a casa. La maestra ha sempre negato l’evidenza. Abbiamo portato a scuola, a nostre spese, gli esperti, logopedista e psicologa, per consigliare l’insegnante su come comportarsi con questa fragilità. Sotto il profilo tecnico mio figlio è un BES, ma l’inclusione non è un diritto bensì solo una raccomandazione lasciata alla “buona volontà” dell’insegnante di turno. Solo se e quando interviene una diagnosi come DSA esiste una legge, che però non sempre viene rispettata. L’insegnante non si è mai sentita con gli esperti messi a disposizione dalla famiglia. All’inizio della seconda ha fatto “vedere” il corsivo in due giorni e ha lasciato che a casa i bambini si arrangiassero con l’apprendimento delle lettere (anche maiuscole). Lui chiedeva: e io quando gioco?
    A fine ottobre abbiamo cambiato scuola, contro anche il parere degli esperti. Abbiamo convinto il bambino assicurandogli che nella nuova scuola avrebbe avuto più tempo per giocare. Nella nuova scuola utilizzano le metodologie consigliate dagli esperti: il metodo Bortolato per l’area matematica e un apprendimento delle lettere non in ordine alfabetico ma a seconda del gesto grafico. Avere compiti che separano la parte grammaticale da quella grafica è per lui molto utile e veloce perché può concentrarsi meglio su diverse difficoltà. Le affronta con maggiore cognizione e successo. Tutti i bambini traggono vantaggio dalla semplicità delle metodologie insegnate. La scuola è privata e la direzione, con professionisti docenti molto preparati ed esperti, ha chiesto e ottenuto che gli insegnanti si adeguassero alle scelte didattiche. Nello staff della scuola è compresa una logopedista che attua screening periodici, supporta i docenti e li affianca con ore di trainig, in orario scolastico, per i bimbi che ne hanno necessità. Prima i compiti richiedevano almeno 3 ore e mezza, adesso basta 1 ora/ 1 ora e mezza. Prima doveva essere seguito da un’insegnante al pomeriggio e dalla logopedista: la scuola non era più il luogo dove imparava. Ieri in 1 ora e mezza ha svolto due problemi,due schede di grammatica, 1 breve lettura. Ogni lettura è in funzione della ripetizione orale e questo esercizio, che prima non veniva richiesto, per lui è veramente importante perché lo aiuta in modo logico (area in cui è bravissimo e dove ha sempre svolto i compiti con competenza e velocità) a riorganizzare un testo senza mandare a memoria “a pappardella”. Adesso ha chiaro le consegne e incomincia a dire “faccio da solo”. Per noi la scuola pubblica è morta, ma la scuola è (tornata ad essere) il luogo in cui si impara. Non è cosa da poco, ma è evidente comporta un prezzo, non solo economico ma in termini di “diritti per tutti”. Aggiungo che non siamo una famiglia benestante e qualche sacrificio c’è e ci sarà. E’ con una certa amarezza che devo constatare che questo Paese non ha nessuna progetto, e forse nessun interesse, né per la scuola né per il proprio futuro.

     
  12. Alesatoredivirgole

    Titolo:
    “Le vacanze servono a divertirsi”
    I presidi: niente compiti a Natale

    Sottotitolo: “I nostri ragazzi più pressati dei coetanei francesi, tedeschi e inglesi”

    Al centro: una immagine del Ministro Giannini che mette in bella mostra, tenendolo tra le mani, il testo “La buona scuola”.

    A sinistra dell’immagine: L’invito del Ministro “gli studenti devono avere tempo di svagarsi, per rientrare in forma”.

    Tratto da “il Resto del Carlino” di oggi, 22/12/14
    Pianeta scuola
    Feste e polemiche

     
  13. Fiorella Palomba

    Dico subito che non sono favorevole ai compiti a casa se NON per ricercare informazioni e narrazioni di genitori, nonni e zii: come lavoravano, giocavano, vivevano e via discorrendo da piccoli o da ragazzi.

    Ma da qui a farne una questione di vita o di morte ce ne passa. Io, a differenza di molti commentatori, di compiti ne ho avuti molti dalle elementari alla maturità. Comunque, senza pensare di cambiare chissà cosa, sarebbe sufficiente che gli insegnanti si accordassero, nei luoghi deputati alla didattica, come non eccedere.

    Avanzo ora alcune riflessioni.

    Vedo la scuola come un triangolo i cui tre lati sono STUDENTI, INSEGNANTI, SAPERI. Ognuno di questi elementi trascina con sé grandi questioni.
    Sopra questi tre soggetti incombe l’organizzazione scolastica che non è immutabile, soprattutto per le centinaia di sperimentazioni di cui nei punti esemplifico.

    • Gli studenti hanno un’età variabile e ognuna ha connotazioni diverse cui è necessario prestare attenzione. Gli studenti hanno amici e famigliari con cui fare i conti: gli amici (in genere sono di pari età) costituiscono il riferimento e l’interesse primario dentro e fuori dalla scuola. I famigliari esercitano, dai decreti delegati in poi, un ruolo di difesa del privato che è l’opposto di ciò che la scuola dovrebbe fare, cioè rendere gli studenti cittadini e affrancarli dalla famiglia.
    I genitori reclamano tempo per trascorrere con i figli considerando i compiti a casa elemento di disturbo nel rapporto. Non è un alibi?

    • Gli insegnanti sono di molte tipologie: vanno dagli appassionati ed esperti agli sfigati che tirano a campare, a quelli che “non ne possono più” e quelli che cercano di “tenere duro nonostante tutto”.
    Un elemento li accomuna: sono i più mal pagati d’Europa per restare nei dintorni.
    Ma dove sono andate a finire le sperimentazioni degli anni d’oro che avevano indicato la via maestra per rifondare una scuola?
    Il tempo pieno, i laboratori, il lavoro creativo… continuate voi, l’elenco è lungo.
    Si è approdati ignominiosamente alla scuola azienda che riemerge ancora.

    • I saperi. Anche su questo terreno fior di sperimentazioni.
    – Accorpare in aree per superare la parcellizzazione in materie, per esempio.
    – Strutturare il percorso educativo in maniera evolutiva: non si può ripetere enne volte la storia, non si può eliminare la geografia o la storia dell’arte.
    – Tener conto delle differenze di conoscenze e organizzare per gruppi di livelli, aprire le classi e via cantando.
    – Recuperare il lavoro di gruppo senza mortificare le potenzialità individuali.

    Saluti a tutti. Buone feste *_))

     

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