Corpo femminile, immaginario e creatività: qualche idea?

Ventun anni fa questo scanzonato poster dell’agenzia STZ scandalizzava i benpensanti e veniva bloccato dal Giurì dell’Autodisciplina pubblicitaria.
Bei tempi, verrebbe da dire dopo aver visto il documentario Il corpo delle donne di Lorella Zanardo e Marco Malfi. Dura 25 minuti. Guardatelo, per favore. Il motivo per cui ne parlo, triangolando Giovanna Cosenza e Loredana Lipperini, è questo: non riusciamo – dice la voce fuori campo – a riconoscere un’identità nuova, originale, femminile. Non riusciamo neanche ad accettare la meravigliosa varietà del corpo femminile, che viene ricondotto a canoni sempre più vincolanti.
Qui c’è, credo, anche un problema di immaginario distorto e impoverito. Davvero è impossibile inventare un altro (centomila altri) modi di essere? E di apparire? L’unica opzione disponibile è l’esibizione sguaiata di corpi omologati dalla chirurgia? L’unica parola d’ordine è “turgore”?

La realtà del corpo femminile è un’altra. Ma non trova rappresentazione.
Non è solo un problema della pubblicità, anche se osservando la pubblicità lo si può veder emergere con maggiore, e più sfacciata, chiarezza. Il corpo femminile omologato, le pose omologate, le facce omologate, gli sguardi tutti uguali si vedono nei servizi di moda, sulle copertine dei settimanali femminili, nelle trasmissioni mainstream della televisione.
L’industria cosmetica (e la moda, la tv generalista, l’adv) stanno minando l’autostima delle donne, come suggeriscono i video Onslaught, Evolution ed Amy prodotti dal Dove self esteem fund? Vogliamo proprio ricondurre la stupefacente varietà della vita vera, e dei segni che lascia, a un vellutato ritocco con Photoshop?

8 Commenti a Corpo femminile, immaginario e creatività: qualche idea?

  1. Venusia

    questa notte ho fatto un sogno, meglio un incubo: la mia piccola Camilla era cresciuta e per il suo undicesimo compleanno non mi chiedeva il telefonino o un nuovo paio di scarpe, ma un paio di tette nuove come quelle sui muri, sui tram, alla tv…. Avere tette enormi e sorridere sempre (senza che si formi una ruga ben inteso) è il top, il massimo a cui può e deve aspirare una donna…cioè il massimo per una donna è fare l\\\’oca o la coniglietta così strada facendo può capitare persino di entrare in politica…..

     
  2. Utente Anonimo

    “La questione veline è il contrario di quanto la mia formazione ha cercato di portare in politica: vogliamo rinnovamento e anche persone non ‘sgradevoli’, e non è un male.” Silvio Berlusconi, Porta a porta, 4 maggio 09. Sì, direi che finché continueremo a parlare di veline vs. laureate e belle finlandesi vs. persone sgradevoli, di strada ne dobbiamo ancora fare parecchia. Fabio B.

     
  3. annamaria

    Micromega mette online la bella intervista di Antonella Zanardo, autrice de Il corpo delle donne insieme a Marco Malfi Chindemi. La trovate a questo indirizzo: http://temi.repubblica.it/micromega-online/lo-scempio-televisivo-sul-corpo-delle-donne/

     
  4. Utente Anonimo

    già all’inizio degli anni ’90 Naomi Wolf in “Il mito della bellezza” denunciava il potere economico delle industrie cosmetiche e chirurgiche e i danni sulla percezione di sé delle donne, e molte altre cose che ora appaiono più vere che mai. Dobbiamo cercare un modo di essere noi stesse, senza modelli, spostando il valore sulla unicità individuale. Laura

     
  5. magiua

    Sono enormemente grata a Lorella Zanardo, a Loredana Lipperini ad Annamaria Testa perchè in questi giorni stiano dando rilevanza al problema della rappresentazione delle donne nella pubblicità, nella televisione. Ico Gasparri in questi giorni fa girare il PROTOCOLLO CONTRO LA PUBBLICITA’ SESSISTA. Un caso veramente unico quello del fotografo (maschio) che da 19 anni fotografa il corpo delle donne per le strade di Milano, ne fa una mostra (“chi è il maestro del lupo cattivo?), ne parla nelle scuole. Dal sito di Loredana Lipperini vado a vedere lo spot di Ing Direct con la vigilessa….. e quindi vado su youtube, digito “vigilessa” (ma perchè, poi, non chiamarla semplicemente vigile?), mi “esce” un video in cui Silvio Berlusconi fa delle movenze oscene dietro una vigile che sta appostando una multa. Il problema è: perchè ho il dubbio che sia vero? ovvero, perchè non lo riconosco immediatamente come UN FALSO? E’ chiaro che lo sia. Ma andate a fare un giretto su google…. E’ necessario partire con un’azione mirata, comune, contro il sessismo più becero, non basta essere noi stesse, cara Laura, da sole veniamo solo apostrofate come “bacchettone” postfemministe. Difficile anche educare la propria figlia all’uguaglianza dei diritti, delle possibilità, se poi tutto il mondo dice il contrario, a partire dalla pubblicità rivolta proprio a loro. Ho una figlia di 7 anni che odia le Lelly Chelly (e va bene), ma fino a pochi mesi fa ha continuato a chiedermi perchè non l’ho fatta maschio! Iniziamo dal boicottaggio? Maria C.

     
  6. Utente Anonimo

    C’era una volta Biancaneve… e una regina che si trasformò in una vecchia decrepita per riuscire a sopraffare la giovane che le aveva tolto il primato della bellezza. Non ho mai amato particolarmente questa favola, l’ho sempre trovata un po’ assurda anche per il mondo fantastico cui apparteneva. Ora la storia mi appare in tutta la sua drammatica attualità: uno specchio che pretende di dirti che sei la più bella, un castello vuoto, una trasformazione orribile sul proprio corpo per raggiungere uno scopo senza senso. Ma è veramente così che (ci) VEDIAMO? L’espressione “vivere una vita da favola” significa questo? È questa la felicità? Ma soprattutto, cosa fare per scardinare questo meccanismo perverso che ci vuole umiliati, uomini e donne, alla ricerca di uno sterile protagonismo? Sarà sufficiente filtrare con l’ironia, la presa in giro, la satira (penso in questo momento anche a Zelig e alle sue parodie) e cercare di educare i nostri figli a pensare in autonomia senza che si sentano degli emarginati? Iniziare così come hanno fatto Lorella Zanardo e Marco Malfi divulgando il più possibile un pensiero alternativo, un modo diverso di guardare alle cose e uno smascheramento di una finta realtà che si vuole tale solo per fini di lucro, credo sia davvero importante. Ora forse non rimane che divulgare a tappeto: informare, informare, informare. Mostrare, mostrare, mostrare. Parlare, parlare, parlare. Un saluto a tutti Laura

     
  7. Utente Anonimo

    Intendevo dire, con “essere noi stesse”, proporre un’alternativa al Modello Unico che sia un non-modello, basato sul riconoscere l’individualità di ogni donna a fronte dell’omologazione estetica. Personalmente sto portando avanti un progetto fotografico dal titolo “Un’altra Donna”, che vede una serie (in progress) di ritratti di donne “normali”, belle pur con i segni del tempo e i loro corpi non “canonici”. Nei vari luoghi dove lo sto proponendo (con l’aiuto delle Commissioni per le pari opportunità) le donne di ogni età lo stanno apprezzando proprio perché si riconoscono nelle diverse individualità delle donne ritratte, che per una volta vengono rispettate. Penso che questa sia una delle tante strade da percorrere. grazie Laura Albano

     
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