distrazione
Creatività e distrazione - Metodo 43

Quando scrivo, una tazza di caffè è l’ideale. Quindi, di solito, a un certo punto mollo il computer e vado a mettere la caffettiera sul fuoco. Otto volte su dieci me ne dimentico. Risultato: di norma pessimi avanzi di caffè strabollito, qualche volta caffettiera andata arrosto e da buttar via.
È successo anche oggi: ho rimediato con un tè (bruciare il bollitore è più difficile) e mi sono consolata ricordando che creatività e distrazione sono contigue. Ma, ovviamente, non basta carbonizzare  caffettiere per attribuirsi una patente di creatività.
In realtà, quando diciamo “distrazione” dovremmo specificare: quanta, quando, rispetto a che cosa? Ci sono almeno tre differenti modi di essere distratti (e creativi).
Il primo riguarda il catturare suggestioni potenzialmente creative. Il secondo, lo svolgere compiti creativi. Il terzo, il cercare soluzioni creative a un problema.

1) Distratti perché permeabili. Come racconta Wired, una bassa capacità di filtrare gli stimoli ambientali prima che raggiungano le soglie della percezione (basso livello di inibizione latente), e dunque l’attitudine a lasciarsi distrarre da qualsiasi cosa capiti  intorno, sembra essere connessa, oltre che con alcune severe patologie psichiatriche, con potenzialità creative maggiori. Nel secondo caso, però, l’individuo non si sente “sovrastato” dagli stimoli.
Anche l’apertura mentale (il tratto di personalità che, fra i Big Five, risulta il più predittivo per la capacità creativa) si accompagna alla propensione a recepire un maggior numero di stimoli. Del resto, più suggestioni si accolgono, maggiore è la possibilità che si verifichi un cortocircuito creativo tra elementi in apparenza estranei.

2) Distratti perché intenti in un compito. Proverbiale la distrazione di Albert Einstein. Uno che perde le chiavi di casa il giorno del suo matrimonio. Che sbaglia a fare i conti della spesa. Che spesso, come lui stesso dice, è “così immerso nel suo lavoro da dimenticarsi di pranzare”.
Ma, appunto: Einstein è distratto nei confronti di quanto considera poco o per niente rilevante e, più che di distrazione, forse è meglio parlare di attenzione selettiva. D’altra parte, Einstein è uno che, come racconta un breve, delizioso post di Sylvie Coyaud, si rifiuta di portare i calzini, perfino quando va alla Casa Bianca, perché tanto “l’alluce finisce sempre per farci un buco”. Irrilevanti, anche quelli.

3) Distratti per pausa. Ne parla Psychology Today: è dimostrato che la capacità di problem solving migliora se, fra il momento in cui il problema viene posto e quello in cui bisogna risolverlo, c’è una pausa in cui si svolge un compito insignificate e automatico. Attenzione: non una pausa in cui non si fa nulla, o in cui ci si dedica a qualcosa di impegnativo.
Mentre si è blandamente impegnati (guidare l’auto per strade tranquille, pelare le patate, farsi una doccia, camminare) la mente sembra più libera di attivare il pensiero analogico, tipico dell’incubazione che produce soluzioni creative. La cosa funziona, però, a patto che le coordinate del problema siano state chiarite e approfondite in precedenza.
È quanto accade a Henri Poincaré, che risolve un complesso problema matematico così: arrivati a Coutances siamo entrati in un omnibus per non so quale passeggiata. Nel momento in cui mettevo piede sul predellino, mi venne in mente, senza che nulla nei miei pensieri precedenti sembrasse avermi preparato, che le trasformazioni che avevo usato per definire le funzioni fuchsiane erano identiche a quelle della geometria non euclidea. Non ho controllato, non ne avrei avuto il tempo perché, appena sull’autobus, ho ripreso la conversazione iniziata, ma ho sentito una perfetta certezza.
Se avete un problema, vi capita di prendere il tram e oplà, trovate una soluzione, vi suggerisco però di segnarvela da qualche parte. A volte le intuizioni volano via, veloci come sono venute.

12 Commenti a Creatività e distrazione – Metodo 43

  1. Gianni

    Poter condividere questi post direttamente anche su Google+ sarebbe fantastico . Grazie.

     
  2. Giuseppe

    Ottimo articolo! condivido 🙂

     
  3. jac

    Bello come sempre. Però, un bollitore con il fischio potrebbe esserti utile. All’Ikea costan nulla! 🙂

     
  4. Redazione Nuovoeutile

    Ciao Gianni,
    alla fine di ogni homepage trovi una fascetta con alcuni loghi: cliccando sul marchio g+1 potrai condividere il contenuto su Google+.

    Ah, se volessi condividerlo su altre piattaforme, ti basterà cliccare sul tasto arancione “Share” e scegliere il logo che ti interessa (ce n’è davvero per tutti i gusti).

    Un caro saluto dalla redazione

     
  5. Anna

    E io che ho sempre messo la distrazione tra i miei peggiori difetti!

     
  6. Maurizio Pansini

    Accidenti, per leggere l’artico -brava come sempre Annamaria- ci ho messo un bel po’.
    Mi distraevo correndo, inutilmente, verso la caffettiera.

     
  7. Fiorella Palomba

    “Mentre si è blandamente impegnati (guidare l’auto per strade tranquille, pelare le patate, farsi una doccia, camminare) la mente sembra più libera di attivare il pensiero analogico, tipico dell’incubazione che produce soluzioni creative. La cosa funziona, però, a patto che le coordinate del problema siano state chiarite e approfondite in precedenza”.

    Per me non é infrequente vivere questa situazione: RIMUGINARE con lo coordinate di cui parli Annamaria e trovare soluzioni a problemi circa impossibili.

    Sembra quasi una magia, ma questa concentrazione dilatata su un problema che porta la mente a vagare e a tornare (credo sia una pratica molto femminile) é, come dire, un modo di essere sempre. Un po’ svagata, sulle nuvole, ma questo cercare divergente paga (*_))

     
  8. Ugo Sgrosso

    Annamaria carissima,
    A gennaio scorso ti ho chiesto alcuni consigli, su come – a 79 anni – potevo diventare creativo.
    Tu mi hai dato una risposta che sta giovando alla qualità della mia vita. Non ti sarò mai abbastanza grato. La mia vita ora è più ricca di cose che concludo.
    Mi sono dimenticato, nei giorni successivi, di andare a leggere i commenti.
    Una ventina di giorni fa ho letto un numero elevato di bellissimi commenti. Mi sono poi dimenticato di dare alcune risposte e doverosi riconoscimenti. Innanzi tutto mi sono dimenticato di trovare il tempo per elaborare buone risposte.

    Sono un napoletano, buon bevitore di caffè. Ho inventato mille trucchi, per ricordarmi di andare a chiudere il gas, al tempo giusto. Eppure, spesso, solo il profumo del caffè mi ricorda che devo spegnere. Alcune volte, purtroppo, solo la puzza di bruciato mi fa spegnere il gas e cercare i modi possibili per salvare la caffettiera.

    Il mio essere distratto fa parte del mio DNA. In famiglia abbiamo da raccontare molti episodi. Uno lo racconto per farvi ridere.

    Tre generazioni, prima di quella mia, un mio parente faceva il giornalista.
    La mattina di ogni giorno lavorativo il giornalista, che abitava a Benevento, prendeva il treno “Le Forche Caudine” e scendeva alla stazione di Napoli. Lavorava il giorno. La sera, alla stazione di Napoli, comprava un giornale della sera, prendeva il treno “Le Forche Caudine” e tornava a Benevento.
    Un giorno il giornalista si sposa. Fa una bella festa a Benevento. Decide di passare la prima notte di nozze, in un albergo di Napoli. Insieme alla sposa, prendono il treno “Le Forche Caudine” e scendono alla stazione di Napoli.
    Il giornalista dice alla sposa: “Cara, aspettami qui, che vado a comprare il giornale della sera”.
    Il giornalista, compra il giornale della sera, prende il treno “Le Forche Caudine” e torna a Benevento.

    La sposa ha fatto annullare il matrimonio!
    Secondo me ha perso la grande occasione di vivere accanto ad un uomo creativo.

     
    • Annamaria Testa

      Ciao Ugo e bentrovato.
      Che bella storia! Il mio papà, invece, una volta si è scordato la mia mamma -erano gli anni Sessanta – all’autogrill.

       
  9. Andrea Milia

    La distrazione non è altro che la surrogazione di un attenzione quasi maniacale…..

     
  10. Michela Poles

    Una bella rilettura. Che mi fa anche sentire un po’ meno in colpa se, mentre scrivo per lavoro (sono addetta stampa), non riesco a mantenere una concentrazione costante e ho bisogno di staccare per qualche minuto facendo tutt’altro: videogiochi quasi infantili (non devono essere né complessi né frustranti), lettura di articoli su tutt’altro argomento (il gossip è uno scacciapensieri ideale),e – se sono a casa – preparazione della “ciambella 1-2-3”, l’unico dolce di cui ricordo a memoria la ricetta e che preparo praticamente col pilota automatico. Non aiuta proprio proprio a mantenere la linea, ma rilassa il cervello e gli consente di trovare più facilmente l’uscita dal labirinto di pensieri ripetitivi e sclerotizzati in cui qualche volta si va a cacciare…

     

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