Nuovo e utile
Creatività involontaria e altre bazzecole tra le pagine di Repubblica

Non capita spesso: un lunedì mattina col sole, una colazione fatta con calma e perfino un po’ di tempo per dare una buona occhiata al Corriere e a Repubblica. Comincio come sempre con Repubblica. È una questione affettiva: dopo due tetri anni di stage aggratis (e, poi, pagato con una mancetta irrisoria: si usava anche allora) il 14 gennaio 1976 mi sono presentata tutta pimpante, col primo numero di Repubblica sotto il braccio, nel mio primo giorno di lavoro da copywriter assunta all’agenzia Italia. In qualche modo, mi sembra che quel giornale e io siamo cresciuti insieme.

Ma stamattina, pagina dopo pagina, continuo a saltare sulla sedia rischiando di rovesciare il caffè.
Pagina 6. Un simbolo politico per Santoro: “Può tornare utile”.
C’è la notizia del deposito di un nome (Partito liquido) su quale ci sarebbero alcune cose da dire (e credo che ne avrebbe da dire anche  Zygmunt Bauman). E c’è l’immagine del simbolo (non del logo, santa polenta, che stiamo parlando di un partito e non di una scatola di pelati). Il quale simbolo viene, appunto, definito logo art decò. Ma dai: non solo l’insieme ricorda vagamente, nelle proporzioni, un fascio littorio. E anche il lettering punta decisamente in quella direzione. Però quel triangolo davanti, ruotato e puntato verso destra, è un segno che conosciamo tutti: il tasto play che c’è su ogni telecomando.
Insomma, un bel collasso del senso.

Pagina 7: per fortuna, ci si fanno due risate con il Bonsai dell’ottimo Sebastiano Messina sulla tragedia di Roberta “Sotutto” Lombardi.

Pagina 10: l’ennesimo, divertente cortocircuito tra contenuti redazionali e pubblicità: al minaccioso titolo L’ombra del Vaticano sul colle quando il bacio dell’anello diventava una ragion di stato risponde una riccioluta fanciulla da un annuncio che titola: Sai che ti dico? Io me ne vado.
Ci sarebbe anche da chiedersi, a proposito del titolo redazionale, perché mai bisogna infilare una metafora + una sineddoche + una perifrasi in tre righe, ma passiamo oltre.

Pagina 22: annuncio dei supermercati Lidl, che invita Non cambiare stile di vita, cambia supermercato. E poi dice Anch’io!. E poi dice La freschezza sulla vostra tavola. Complimenti: si passa dalla seconda persona singolare, alla prima singolare, alla seconda plurale in meno di 20 parole.

Pagina 26: annuncio per il rinnovato supplemento di Repubblica. Domandona: “venerdì” sarà scritto maiuscolo o minuscolo? È maiuscolo nel titolo, maiuscolo nella baseline (che lo mette in carattere diverso, e bold, come se si trattasse di un logo), ma è minuscolo nell’immagine. E perché mai?

Pagina 27: nota di Antonio Gnoli sul centenario di Bruno Leoni, autore di un testo basilare dei principi del liberismo e del diritto antikelnesiano. Ehm… antikelnesiano, siamo sicuri? Refuso giustificabile (la i e la l si sa, nei corpi piccoli si confondono), se si scrivesse antikeinesiano, ma Keynes vuole la ìpsilon. E anche gli antikeynesiani, immagino.

Pagina 29:  il bell’articolo di Saviano si conclude ricordando il magnifico Ferito a morte di Raffaele La Capria. A proposito: se non l’avete mai letto, fatelo.

Pagina 31: titolo Gli antiladri di biciclette. E poi: App e catene hi-tech per prevenire i furti. E capisco la creatività linguistica ma (di nuovo, santa polenta), qual è il vantaggio di scrivere così, e non un più plausibile Gli antifurto per biciclette. App e catene per scoraggiare i ladri?
Come segnala la Treccani, sul neologismo Repubblica insiste dall’84. E non ho niente, per carità, contro i neologismi se servono a nominare qualcosa che prima non c’era (è il caso delle ronde antiladri, o delle telecamere antiladri). Ma gli antifurto continuano a chiamarsi “antifurto”. E cercando “antiladri per biciclette” su Google si trovano… gli antifurto.

Pagina 50 e 51: glorioso annuncio in doppia pagina per National Geographic. Ma come accidenti è impaginato il bodycopy? Le prime due righe vanno a capo nella pagine di sinistra, e poi il testo si conclude nella pagina di destra. Ma le tre righe successive cambiano regola, e proseguono imperterrite lanciandosi da sinistra a destra. Roba da far incrociare gli occhi.

Vabbe’, lascio perdere l’in sè con l’accento grave invece che acuto (in sé) a pagina 55.
Ma il riscaldamento a sottopavimento dell’annuncio Gabetti a (credo, perché sono spariti anche i numeri della pagine) pagina 65: vogliamo parlarne?

8 Commenti a Creatività involontaria e altre bazzecole tra le pagine di Repubblica

  1. Rodolfo

    “Un nuovo quotidiano in tempi come questi?” Si chiedevano Pericoli e Pirella, concludendo con l’affermativo “Un nuovo quotidiano in tempi come questi”. Comincio a credere che le sudate centomilalire date per la partecipazione alla nascita de La Repubblica ci abbiano portati, passo passo, a (un vecchio quotidiano in) tempi come questi….

     
  2. Francesco Di Bartolo

    Cara Annamaria, a mio modesto avviso Repubblica non fa informazione, ma propaganda: una droga di cui i suoi fedeli lettori si nutrono ogni mattina… A presto. f

     
  3. Nello

    Questa mattina come tutte le mattine facendo colazione ed ascoltando Radio Capital, ho appreso la notizia del partito liquido da Luca Bottura e la sua rassegna stampa. Ho subito immaginato un partito 2.0, nel senso che prima di stamattina si era sempre parlato di “musica liquida” (Mp3)… forse per questo quel fantomatico tasto play?
    Nello.

     
  4. Till Neuburg

    Di queste cose che Annamaria ci segnala, su Repubblica se ne vedono ogni giorno. Se in un articolo, un nome, una data, un luogo è scritto ripetutamente male, la prima colpa è dell’autore. Poi, anche la redazione ci mette del suo – nel senso di non metterci proprio nulla. Una volta, il correttore di bozze lavorava gomito a gomito con l’impaginatore. Oggi, con i vari QuarkXPress, PageMaker, Scribus, InDesign, le due funzioni sono disgiunte – nel senso di “abolite”. L’impaginatore è diventato un organizzatore di elementi visivi e superfici… e il correttore semplicemente non esiste più. Se l’autore del pezzo è un cialtrone, non c’è nessuno che glielo impedisce. Al massimo, gli arriva una frettolosa ramanzina quando il giorno è già in edicola o apparso sulla rete.

    Ogni giorno vedi didascalie che si riferiscono a cose “a destra”, quando in realtà sono a sinistra (e viceversa). Ricordo che quando il timone di Repubblica era ancora saldamente nelle mani di Scalfari, di questi errori ce n’erano molti di meno.

    A proposito di cura e amore per l’esattezza e i dettagli, nel giornalismo italiano il grande maestro era stato Lamberto Sechi. Nel suo “Panorama” i cialtroni avevano vita breve.

    A proposito delle schifezze sintattiche, grammaticali e ortografiche che vedi e leggi nella pubblicità, mi sembra logico che sia così. La comunicazione dei e nei grandi numeri, non si basa più sull’italiano basic di Tutto il calcio minuto per minuto, di Moravia e Mike Bongiorno, ma sugli emoticon, sui time compressor per gli speaker, sui xke 6 3mendo, sul letame di Ezio Greggio, di Balotelli, del Baffo e di Umberto Bossi.

     
  5. fabio Rossi

    Sempre in tema di umorismo involontario, corre l’obbligo di segnalare che l’invito a “cambiare supermercato” compare a caratteri cubitali ALL’INTERNO dei supermercati Lidl. Che sia rivolto ai loro clienti?

     
  6. Gian

    vorrei un giornale diinfinite pagine purche’ bianche e che sian tutte sottotilotate e da legger in ogni senso, il mio infinito speranzoso sognare , e lo descrivo in bianco come al nero che si nota ad occhi se chiusi con paziente noia..un angolo in altro della prima pagina scucita dal nero e che contenga i sogni di oggi e le cose belle per esser qui a veder un domani, un milion di nascite e 600mila morti,.. e via dicendo e via leggendo e via, con sempre un senso non pause e nessuna ambizione propria ma la cooperazione al fine lieto dell’ultima pagina riga punto…

     
  7. Anna Baldo

    Dopo questo trito, si mangeranno polpette di Repubblica? Per altro, il tuo articolo è gustosissimo. Spezzo una (piccola) lancia per gli “antiladri” che con antifurti si perderebbe il gioco di parole con “ladri di biciclette”, il film. Ma per il resto, concordo e sghignazzo. Ho appena visto un titolo (su un altro giornale, che sarebbe pure autorevole) che dice “Conoscere sé stessi”. A cui aggiungerei “e anche la grammatica” 🙂

     
  8. antonio

    Letto ora.
    Vado a nanna sorridendo.
    Domani ci faccio colazione anch’io, con Repubblica.
    🙂

     

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