ginnastica per la creatività
Una ginnastica per la creatività esiste? E funziona? - Metodo 70

La mia amica Elena mi chiede se esiste una ginnastica per la creatività. La risposta breve sarebbe “sì, in senso lato. Non esattamente, in senso proprio, ma diverse cose interessanti si possono fare”.
La risposta lunga, sostenuta dalle fonti indispensabili per chi vuole verificare o approfondire, è qui sotto.

GINNASTICA PER LA MENTE. Il cervello resta plastico e capace di cambiare e riorganizzarsi nel corso dell’intera vita, e la capacità di pensare, come ogni altra capacità, si sviluppa e si mantiene anche attraverso l’esercizio del pensiero. Questo significa affrontare compiti che, poco o tanto, in modo estensivo o intensivo, mettano alla prova la mente.
Se cercate online “allenamento mentale”, “ginnastica mentale”, “brain training” o “brain fitness” trovate una quantità di siti che vi propongono giochi e test (e anche una quantità di persone ansiose di farvi da allenatore o di vendervi un corso per diventare più brillanti). Si va da puzzle, dama cinese, solitari ai programmi personalizzati e decisamente attraenti di Lumosity (il sito di brain training più famoso, in inglese. Per un assaggio vi basta iscrivervi, anche via Facebook). Se invece volete cavarvela in fretta, ci sono i sei giochi proposti da Wired.

Serve davvero fare ginnastica mentale? Di certo è diventato un grande affare in tutto il mondo, e di sicuro male non fa. Ma gli scienziati, ce lo ricorda un recente e ottimo articolo del New York Times, non dispongono ancora di incontrovertibili evidenze dei benefici, anche se qualche dato incoraggiante, da alcune ricerche, vien fuori, specie per quanto riguarda il contrastare il declino cognitivo legato all’età.
Soprattutto di quest’ultimo aspetto tratta un articolo, ugualmente ottimo, uscito sul Boston Globe. Il quale, tra l’altro, cita un noto, sorprendente studio, il Nun Study condotto su monache cattoliche americane: un gruppo omogeneo, isolato, ideale dunque per la ricerca.
In sostanza, all’interno del gruppo, solo le monache che da giovani scrivono con proprietà, impiegando una prosa densa di idee, ricca e complessa sotto il profilo grammaticale, da anziane non mostrano sintomi di Alzheimer, anche se il loro cervello ne risulta in realtà affetto: è come se nel corso della vita avessero messo insieme – e senza fare esercizi di brain training – una riserva cognitiva, utile da impiegare in tempi di scarsità.

IMPEGNARE IL CERVELLO. È Science Based Medicine a fare un bilancio che mi sembra plausibile: il brain training è un metodo promettente per individui sani o con problemi lievi. È comodo, e offre un buon rapporto tra impegno e risultati. Ma i risultati medesimi non sono migliori di quelli che si possono ottenere dedicandosi a qualsiasi altro compito impegnativo sotto il profilo mentale: dal leggere un libro consistente all’imparare una lingua straniera, al giocare a scacchi.
Infine, val la pena di ricordare che l’esercizio fisico migliora l’afflusso di sangue al cervello, aiuta la memoria e preserva le facoltà cognitive. Quindi, un altro buon modo per fare ginnastica per la mente è… fare ginnastica.

GINNASTICA PER LA CREATIVITÀ. Possedere una buona funzionalità mentale e una discreta intelligenza sono precondizioni necessarie per il lavoro creativo, ma sappiamo che non coincidono esattamente con l’essere creativi.
Tuttavia uno studio svolto dall’Università dell’Oklahoma, non recentissimo ma assai citato, dice che per migliorare la creatività conviene comunque lavorare sulle facoltà cognitive (vedi sopra) e, soprattutto, sulle euristiche: in sostanza, sui modi (più o meno automatici, più o meno originali) in cui noi osserviamo e analizziamo le cose e ci mettiamo in relazione col mondo. È un approccio che mi sembra del tutto sensato: ci ho perfino fatto un libro, che propone esercizi di creatività e scrittura (per leggerne qualche capitolo cliccate sull’icona di Minuti scritti, nella colonna di destra di questa pagina).

PRATICA DELIBERATA, SONNO E CURIOSITÀ. Psychology Today chiarisce ulteriormente: il potenziale creativo sembra dipendere per non più del 10% dalla componente genetica individuale. I tratti di personalità (per esempio l’Apertura all’Esperienza) sono invece importanti. Quindi sviluppa la capacità creativa tutto quanto (corsi compresi) può migliorare un atteggiamento mentale aperto, fatto di curiosità, sensibilità estetica, reattività al cambiamento, rifiuto dell’autoritarismo e del pregiudizio. Ma la creatività, in qualsiasi campo, non può prescindere dalla competenza e, quindi, chiede esercizio costante e anche qualcosa di più: una pratica deliberata e intensiva (e questa, sì, è vera e propria ginnastica per la creatività).
E poi: conviene viaggiare, leggere, andare al cinema, osservare. Insomma, bisogna esporsi a stimoli nuovi, eterogenei e sfidanti, essendo disposti ad accoglierli e ad elaborarli. Una pratica tutt’altro che spiacevole.
E certo, si può anche decidere di modificare le proprie abitudini cominciando a lavarsi i denti con la mano sinistra (o con la destra se si è mancini), ma questo è solo un esempio, e forse nemmeno il migliore, del fatto che darsi un vincolo di qualsiasi tipo incoraggia sempre la ricerca di nuove strategie.
Se volete divertirvi con un bizzarro elenco di proposte di ginnastica per la creatività, qui ne trovate 36 (per esempio: gesticolate con entrambe le mani. Oppure: guardate qualcosa di verde o di blu). Un suggerimento importante riguarda, invece, il dormire abbastanza: è ormai dimostrato, anche se i meccanismi non sono ancora del tutto chiari, che il sonno profondo migliora le prestazioni creative.

Una versione più breve di questo articolo esce su internazionale.it
Se vi è piaciuto potreste leggere anche:
Sette fatti sul nostro cervello
Personalità creative: ma quanto creativi siete?

Inserisci un commento al post

Cerca in Nuovo e Utile
34 queries in 0,974 seconds.