Brutto, disarmonico, grottesco… i mille contrari di bello - Idee 67

Qualche tempo fa mi sono imbattuta in una gallery intitolata, con qualche enfasi, Worst Album covers of all time. Beh, mi ci sono fatta due risate. Ma devo ammettere di averla, anche, guardata con l’attenzione ammaliata che forse non avrei riservato a una raccolta migliore. E la domanda è: perché mai?

Una risposta possibile sta nella Storia della bruttezza di Umberto Eco: il bello ha dei canoni precisi, il brutto, invece, lascia spazio all’immaginazione, perché può ispirare sia disgusto sia pietà. E ogni epoca ha le sue regole. Seguono oltre 450 pagine di esempi, a partire dalla distinzione tra brutto in sé (qualcosa che è ripugnante) brutto formale (qualcosa che non corrisponde ai canoni di equilibrio e proporzione, o che è malfatto) e brutto artistico (la rappresentazione dei due casi precedenti, nobilitati e riscattati dalla creatività dell’artista). Qui potete leggere l’introduzione.
Trovo un’intervista del filosofo Remo Bodei, che traccia il complesso percorso dell’idea di “brutto”, dall’epoca classica (che lo rifiuta) al Romanticismo (che concepisce un’Estetica del brutto) alla contemporaneità (che lo recupera e lo cerca in quanto più “vero”, e rivoluzionario. Fino a concepire “un’arte che fa soffrire”).
Secondo me, però, non si tratta solo di Bacon o di Picasso, o di Beckett, ai quali si riferisce Bodei. Frugano a fondo nella bruttezza anche produzioni più popolari: per esempio un film ispido come District 9, o un romanzo cupo e sgradevole (l’ho detestato, ma non sono riuscita a mollarlo) come Sotto la pelle. E queste sono due storie di fantascienza che, schierandosi dalla parte degli alieni, mettono radicalmente in discussione il punto di vista umano sulla bellezza.

Ma siamo da capo. Le sciagurate album covers che danno inizio a questo percorso non c’entrano con tutto questo. Come non c’entrano le 10 peggiori canzoni natalizie racconte da Rolling Stone Magazine, né i disastri con Photoshop, né le traduzioni italiane dei titoli di film film stranieri.
In casi come questi non si può nemmeno parlare di kitsch inteso come (ancora Bodei) bello non problematico, cellofanato: il mondo di Barbie, insomma (ed eccovi un’altra gallery non male). Barbie però è anche al centro di uno straordinario e durevole successo imprenditoriale. È un fenomeno di costume. Sarà cellofanata e la si può amare o detestare, ma ha un suo perché. Così come hanno un loro perché molte produzioni di successo, dalla moda alla musica, all’intrattenimento televisivo… che con il kitsch civettano, eccome.

Già: il brutto lascia spazio all’immaginazione. In casi come quello delle album covers, e poiché mi incuriosiscono tutti i processi creativi compresi quelli nati storti, la mia fantasia consiste nel potermi catapultare per magia di fronte all’autore per chiedergli, scuotendolo con rude affetto per le spalle: che cosa accidenti volevi ottenere pensando quello che hai pensato? Facendo quello che hai fatto? E, soprattutto, dov’eri, santa polenta? Dov’eri?
Insomma: sto parlando del brutto inconsapevole, ignorante e, per questo, vagamente protervo.
Vi innervosisce? Vi fa ridere? Vi sbalordisce? Vi sconforta? Dai, postate i vostri brutti esempi preferiti.

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10 Commenti a Brutto, disarmonico, grottesco… i mille contrari di bello – Idee 67

  1. Puzzle

    Emma e il governatore. Una brutta pagina nera per il giornalismo italiano è quella che martedi scorso 24 aprile ha scritto il “branco” di reporter che assediava il governatore della Lombardia Roberto Formigoni per chiedergli ragione delle vacanze che gli avrebbe pagato tale Piero Daccò, e da lui smentite con forza, nonostante le ricevute dei relativi pagamenti siano state, ahinoi, perse. «Allora immaginiamo che lei abbia traccia dei pagamenti», chiede insistentemente la giornalista Emma Galbassini di Telelombardia. E Formigoni risponde un’altra cosa. Emma insiste: «risponda alla domanda, prego». E Formigoni, con nota tecnica dorotea, risponde fischi per fiaschi. Emma insiste. Formigoni è recidivo. Mi viene in mente una celebre intervista via satellite, condatta da Woolf Plitzer della CNN a Yasser Arafat. Il giornalista chiedeva una cosa specifica e Arafat sgattaiolava. E Plitzer insisteva: voglio una risposta precisa a una domanda precisa. Andarono avanti per dieci minuti fin quando Arafat capitolò: gran bel giornalismo. Nel nostro caso a capitolare, in una Caporetto padana, sono stati i colleghi di Emma. Addirittura, a un certo punto, Formigoni seccato della domanda a cui gli era così difficile rispondere, ha strappato di mano il microfono alla giornalista e ha continuato imperterrito nella sua recita. Brutto gesto il suo? Neanche tanto, direi gesto coerente con il personaggio. Il brutto della storia è quello che non è successo. Già, perché, a questo punto, tutti gli altri giornalisti avrebbero dovuto, come un sol uomo, pretendere che l’uomo di Chiesa che governa la Lombadia rispondesse, con un sì o con un no, alla domanda di Emma. E se lui avesse continuato a tergiversare avrebbero dovuto martellarlo, senza tregua, come Woolf Plitzer con Arafat: allora quei soldi di cui ha perso le ricevuto sono tracciabili o no? Basta un semplice sì, governatore. E invece tutto quel “branco” di giornalisti (giornalisti si fa per dire) ha lasciato che il Governatore facesse il suo spettacolo, tutti lì – eredi dell’albertosordismo nazionale – con il microfono penzoloni davanti alla bocca del personaggio simbolo di cielle, senza che uno, dico uno, prendesse le difese di Emma. L’unica con le palle. Comunque sia andata: brava Emma. Per il resto, brutto segno. Brutta figura. Brutto giornalismo.

     
  2. Utente Anonimo

    Penso abbracciando la mia amica : “dov’ eri santa polenta, dov’ eri??? quando stavi scegliendo questo orrore?”. E invece con voce tremolante (che non sarò certo io a dirglielo!) : “sei bellissima..”. Spiegatemi perchè il giorno del matrimonio le spose diventano delle specie di comparse con un trucco che cambia i connotati e degli abiti che sarebbero esagerati anche a venezia a carnevale, perche?

     
  3. Utente Anonimo

    Altre copertine di dischi qui: http://www.boredpanda.com/worst-album-covers-ever/ Le peggiori copertine e i peggiori titoli di libri: http://www.boredpanda.com/worst-book-covers-and-titles/

     
  4. Utente Anonimo

    Consegna di compiti scritti. Ho letto bene prof : ” La calligrafia è orribile . Ovviamente maldispone ( e impoverisce) l’accoglienza ( e la valutazione !?) di un testo che sotto sotto è decente. Sotto dove ? sotto la calligrafia.” Hai letto bene ! Seguono i parametri di valutazione che vi risparmio ( la famigerata griglia) ove non compare la desueta calligrafia . Ma sarebbe utile : nè bella , nè brutta, ma comunicabile .mircaB

     
  5. Marcello42

    Una delle cose che ricordo come “orrenda” è la copertina di un disco di Mina (mio idolo canoro..) per il CD “Salomè” (http://it.wikipedia.org/wiki/File:Salomè_Mina_1981.jpg). Parlando di auto, invece, credo che la palma d’oro possa andare alla Fiat Multipla 1a serie, l’unica auto, come diceva un mio amico, nella quale i sacchetti per vomitare andavano messi fuori invece che dentro.

     
  6. sonoscema

    perchè, un libro di Moccia no? uno qualsiasi, non serve nemmeno fare la fatica di scegliere un titolo!

     
  7. Utente Anonimo

    proprio oggi, su Repubblica, due paginone su Susan Sontag, da cui traggo questa citazione: L’estetica moderna è paralizzata dalla dipendenza dal concetto di bellezza. Come se l’arte “riguardasse” la bellezza – come se la scienza “riguardasse” la verità! Valeria

     
  8. Utente Anonimo

    La bellezza è troppo ampia per poterla contemplare fino in fondo e scorgerne gli aspetti ombrosi, meno fulgenti e apparentemente privi di grazia. Non c’è bruttezza che non aspiri al bello! (oscar n.)

     
  9. Fiorella Palomba

    Dopo aver diligentemente letto e guardato le proposte, scrivo d’istinto perché mi viene meglio. Come ho già detto nel tema DECISIONE, chiudo gli occhi e vado. Bello é armonia. Una donna troppo alta non mi piace, meglio piccolina e proporzionata, uno spazio prima di una virgola mi innervosisce, una pagina composta senza respiro di spazi bianchi mi fa venire la claustrofobia. Va da sé che li considero brutti. Sottoscrivo tutti gli esempi riportati. Nella mia vita NON ho terminato un solo libro CONTESSA di Ottiero Ottieri, pace all’anima sua, sono passati trent’anni e più e mi ricordo benissimo.

    FINALE: mi definisco EX BELLA, perché lo sono stata e ora che il tempo passa e i segni restano, avrei voluto (forse) essere stata brutta, così non c’era problema di tempo (*_))

     
  10. Pingback: A me gli occhi! Ovverosia ci avete rotto il cazzo con sta perfezione! Una piccola Ode al Difetto! | FridaWer*

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