Nuovo e utile
Il giornalista prossimo venturo

Uno studente di giurisprudenza che vuole diventare giornalista chiede tre consigli a Giovanni De Mauro. La risposta merita di essere letta, e vi invito a farlo.
In realtà, modificando le indicazioni bibliografiche comprese nel secondo consiglio o, meglio ancora, aggiungendo altri titoli, la medesima risposta potrebbe essere data a chiunque sia interessato non solo al giornalismo, ma a ogni altra professione fondata sulla capacità di scrivere e di comunicare. Se ci pensate bene, sono tante.
Questo non vuol dire che la risposta di De Mauro sia generica. Anzi, va al cuore della questione, che è molto semplice: un modo di scrivere non è che il riflesso di un modo di essere.

E dunque: chi non legge tanto, e di tutto, fatica a scrivere. Così come fatica (di più) a scrivere chi non scrive ogni giorno.
Chi fatica a scrivere in generale non può sperare di farcela, poi, con qualsiasi tipo di scrittura specializzata, si tratti di web journalism o di narrativa, di pubblicità o di scrittura referenziale (quella tipica dei testi di carattere pratico-informativo), di filastrocche per bambini o di divulgazione scientifica. Chi non è curioso difficilmente è motivato a leggere tanto, e di tutto. Chi non se la cava, ormai, più che bene con l’inglese si preclude la possibilità di intercettare una quantità di cose utili e, non facendolo, rischia costantemente di cascare giù dal pero o di scoprire l’acqua calda.
Infine: il web è una doppia, meravigliosa opportunità per tutti, sia in termini di documentazione (chi ha la mia età ricorda bene che cosa voleva dire passare ore in biblioteca cercando qualcosa che, una volta su due, non si trovava), sia in termini di esercizio della scrittura: chi da grande vuole scrivere può e dovrebbe cominciare da subito a mettersi alla prova.
E, forse, il meraviglioso spot che il Guardian dedica all’open journalism può essere un buon incoraggiamento.

Se l’incoraggiamento funziona, e prima di mettere le mani sulla tastiera, può valer la pena di farsi le cinque domande che Ike Piggott propone a partire dalla regola delle cinque W. Si tratta in realtà di domande che chiunque voglia comunicare qualsiasi cosa (sul web, e non solo) dovrebbe porsi.
A proposito del farsi domande sul modo in cui le notizie raggiungono il pubblico: da poco tempo è attiva una interessante piattaforma che censisce tutti i tweet collegati all’articolo di un quotidiano online. Infine: Chi ha una manciata di minuti da dedicargli, può leggere il consistente intervento di Luca Sofri all’International Journalism Festival di Perugia.

Intanto vi avverto che tra un paio di giorni vi propongo un piccolo gioco letterario per Natale.

5 Commenti a Il giornalista prossimo venturo

  1. jac

    Come dice il titolo del blog, “Nuovo e utile”.

     
  2. Francesca Santarelli

    Segnalo anche questo approfondimento sul giornalismo digitale http://tropicodellibro.it/notizie/giornalismo-digitale/

     
  3. MircaB

    AnnaMaria permettimi , siamo telepatiche. Venerdì ho letto l’entrata dell’Internazionale Raccontare .Sabato mattina , per la proprietà riflessiva l’ho riformulato con la classe alle nostre necessità (terza liceo) poi salvato e spedito alle cartelle degli studenti Ora è li che vigila il seguito operativo. In quarta invece stiamo pensando di dedicare la settimana di approfondimento tematico (libero) di febbraio al Racconto del sisma (emiliano). Come si racconta un crollo, una ferita (sociale) .Riesci ( anche collaboratori, lettori etc ) a segnalarci materiali ad hoc
    nuovi e utili.Sempre grazie, comunque e anche di più.

     
  4. Fiorella Palomba

    Condivido i suggerimenti di De Mauro e Annamaria. Trovo interessante rimarcare la “doppia meraviglia del web”.

    Sono molto, ma molto perplessa invece sulla eccedenza informativa come futuro del giornalismo.
    La NOTIZIA ci viene fornita in tempo reale dalla agenzie stampa, quindi dal giornalismo ci si aspetta approfondimenti, come NU, ad esempio:definito un universo lo si approfondisce con link ed altro (*_))

     
  5. luisa

    ai consigli di De Mauro aggiungerei: studiare,conoscere le leggi, per lo meno quelle sulla stampa. le giovani generazioni, beate loro, ‘smanettano’ benissimo gli strumenti e i contenitori, ma maneggiano i contenuti con leggerezza. gli scoop si costruiscono con la conoscenza e la pazienza. affidabilità, appunto. in secondo luogo, trovare un maestro. Sofri lo può essere, battezzare un bravo giornalista da seguire ogni giorno. terzo, esercitarsi nel riconoscere le notizie, e nel distinguere le vere, serie, da non notizie, sciocchezze ….

     

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