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Saper improvvisare o essere improvvisatori - Metodo 31

Improvvisare, adattarsi e raggiungere lo scopo. A dirlo è un Clint Eastwood d’annata (e anche un po’ dannato) nei panni del sergente dei Marine che deve vedersela con un branco di reclute lavative (Gunny, 1987). Gran dispendio di turpiloquio machista e cazzotti.

Capita a tutti, per necessità o per voglia, di improvvisare: una cena, un brano musicale (chi suona uno strumento), una risposta o una soluzione estemporanea. Nel linguaggio corrente, “improvvisato” vuol dire “fatto in fretta, senza preparazione, abborracciato, approssimativo”. Ma tra essere improvvisatori (cioè produttori di rapide soluzioni sbilenche) e saper improvvisare (saper trovare al volo eccellenti soluzioni, attingendo al proprio repertorio di competenze) c’è un oceano di differenza. L’improvvisazione esperta è un grande fenomeno creativo. Eccovi una manciata di buone suggestioni: come sempre, ogni link arancione vi rimanda alla fonte.

1) Come funziona il cervello quando improvvisa?  Charles Limb infila dei jazzisti dotati di tastiera dentro una macchina per la risonanza magnetica (beh, li convince anche a suonare sdraiati sulla schiena). E guarda che cosa succede nel loro cervello, prima mentre suonano un brano che hanno memorizzato, poi mentre improvvisano. Vede che durante l’improvvisazione l’attività dell’area cerebrale deputata all’autocontrollo diminuisce, mentre quella dell’area autobiografica aumenta. L’altra cosa straordinaria è che quando al medesimo musicista Limb chiede di  improvvisare insieme a un altro, gli si accende anche l’area di Broca, deputata alla comunicazione e al linguaggio. In seguito Limb infila nella macchina per la risonanza magnetica anche un rapper e scopre che, quando questo improvvisa, gli si accendono aree visive insieme a quelle verbali.

2) Improvvisare non vuol dire non riflettere. Massimo Piattelli Palmarini parte da tre domande che vi chiedono di improvvisare una risposta istintiva (provateci!), per poi raccontare una ricerca che mette a confronto le performance di credenti e miscredenti.

3) La capacità di improvvisare può essere importante per le organizzazioni. Verissimo, anche se ho preso parte a troppe riunioni improvvisate (in senso deteriore) per non ricordare che l’affermazione va presa con le molle. Mario Gastaldi riprende un bel post di Michelle James. Dice che le organizzazioni sono sistemi adattativi, non lineari, interattivi  e ad alta complessità. Sviluppare la capacità di improvvisare – magari ispirandosi all’improvvisazione teatrale – migliora la capacità di interagire e la performance globale. Al termine del post di James (in inglese), sette suggerimenti per riuscirci. Opportuno aggiungere che anche l’improvvisazione teatrale riesce bene solo se gli attori sono esperti e sicuri di sé. Ricopio da Wikipedia: Caratteristiche fondamentali dell’improvvisazione teatrale dei gruppi d’avanguardia novecenteschi sono il lavoro di gruppo, la comunicatività, la creatività e la capacità di prendersi dei rischi (…) Importante è anche la rapidità nel prendere decisioni, e l’adattamento alle situazioni impreviste che si possono verificare durante gli spettacoli. Tutte queste cose sono sostenute da una lunga e per niente “spontanea” vasta conoscenza dei testi. La stessa cosa vale per le organizzazioni.

4) Improvvisazione e chirurgia. Prima che venga scoperta l’anestesia (1842, ad opera di C.W. Long), i bravi chirurghi hanno a disposizione pochissimo tempo per intervenire e sono soprattutto bravi improvvisatori: uno di loro, Liston, sviluppa una tecnica rapida che gli permette di amputare una gamba in 25 secondi e, quasi sempre, con risultati assai buoni per l’epoca. Operava così in fretta che una volta amputò, insieme a una gamba del paziente, il dito di un assistente. Paziente e assistente morirono di setticemia, e uno spettatore morì per lo shock. Questa è l’unica operazione chirurgica conosciuta con un tasso di mortalità del 300%.

5) Geni incomparabili ed eccentrici folli. Tutta la scienza del passato è incomparabilmente diversa da quella odierna: i titani della scienza del ‘600, da Galileo a Newton “credevano che la loro missione fosse onorare la magnificenza divina”, dice il matematico Edward Dolnick. E la carettaristica più fenomenale della Royal Society resta l’improvvisazione: geni incomparabili ed eccentrici folli si riunivano allo stesso tavolo. Quasi nulla era conosciuto – come respirano gli animali? O come brucia il fuoco? – e qualunque teoria veniva testata. Oggi la scienza è così formalistica e ufficiale che un atteggiamento simile non sarebbe più possibile.

6) Crisi improvvise, opportunità inaspettate, creatività composizionale. Sono i tre ambiti nei quali, in azienda, la capacità di improvvisare può essere risolutiva. Ne parla Teresa Amabile, in un bell’articolo che merita una lettura attenta, e non solo da parte di chi si occupa di modelli organizzativi. Da vedere almeno i commenti alla tavola a pag. 17, che mostra la differenza tra svolgimenti  creativi e non in relazione al tempo impiegato e alla novità del risultato, e la discussione sulla relazione (ad oggi ancora non pienamente chiara) tra improvvisazione e creatività (pag 18 e seguenti). Amabile propone che la discriminante sia il fattore tempo, e ci sta. Appunto: è proprio la scarsità di tempo a disposizione che chiede all’improvvisatore di essere esperto. Cioè di aver interiorizzato prima tutta la preparazione necessaria.

 L’immagine è un particolare tratto da Improvisation Gorge di Wassily Kandinsky (1914)

10 Commenti a Saper improvvisare o essere improvvisatori – Metodo 31

  1. Eleonora

    Grazie degli spunti! Era da un po’ che frugavo nel sito in cerca di qualcosa di direttamente legato all’improvvisazione.. (perché ne sto facendo oggetto di ricerca =) ) e come sempre, le cose arrivano al momento giusto! Grazie =) Se trovassi qualcosa di meritevole di attenzione da condividere a proposito, lo inoltro alla vst attenzione! Grazie anche per il meraviglioso lavoro e servizio che offrite, davvero! Ben tornati! e buon lavoro!

     
  2. Pingback: Vita da marketing e creativa

  3. Francesca Finarelli

    Se nelle scuole introducessero l’improvvisazione teatrale diventeremmo un’altra società, molto più collaborativa e vitale.

     
  4. Valeria Campo CirComedy

    Concordo! Creatività, improvvisazione teatrale, dibattiti politici. In TV guardo un dibattito tra politici e faccio delle considerazioni sulla creatività.E da regista e coach di tecniche teatrali mi annoto al volo, ispirata dal dibattito in questione: riprendere la “gara di insulti” a squadra come esercizio di riscaldamento a inizio workshop .Considerazione N.1: se i politici facessero un match di improvvisazione teatrale sarebbero squalificati dopo i primi tre minuti. Considerazione N. 2: per improvvisare in teatro bisogna guardare e ascoltare gli altri, avere – come i musicisti jazz – una solida base tecnica e un “repertorio” in comune con i compagni di scena, insomma avere studiato molto. “Sovrapporsi” agli altri – con la voce, con il corpo – non “entrare” nell’impro nel giusto momento significa non avere ritmo e quindi non sapere “stare al gioco”: niente jeu , niente play., niente teatro. Considerazione N.3: l’improvvisazione teatrale richiede di essere veri e di saper comunicare vere emozioni: i politici dei dibattito sarebbero squalificati per la seconda volta . Considerazione N. 4: mannaggia alla lingua italiana con il suo “recitare”, che toglie leggerezza all’arte dell’ attore . C’è qualche creativo che trova una traduzione calviniana di jouer e di play?

     
  5. Paolo Rossetti

    Fantastico Liston! Mi spiace per il paziente, l’assistente e lo spettatore ma mi sono divertito molto nel leggere improvvisazione e chirurgia.

     
  6. Vittorio Cucchi

    Sana logica stringente vuole che io provi a recepire il discorso…improvvisando un commento ed esponendomi al rischio di doverlo poi giudicare “abborracciato” e meritevole di autoludibrio…Dunque, l’indiscutibile primato della riflessività e della capacità di ponderare con raziocinio non può certo far dimenticare l’esistenza dell’improvviso, che è sinonimo dell’imprevisto, nel senso di imprevedibile o di situazione nota in teoria ma non nei tempi e modi del suo apparire…Se esiste l’improvviso è doveroso sapervi far fronte con la capacità di improvvisare, vale a dire sapere provvedere talora letteralmente in modo provvidenziale, se possiamo permetterci di attribuire una valenza anche ai prefissi “pre” e “pro” abbinati al verbo “vedere”. Improvvisare è allora Il saper essere paradossalmente previdenti nel prevedere anche l’improvviso, accumulando nel proprio bagaglio di conoscenze anche l’addestramento teorico e pratico ad autoimporsi una razione efficace quando non c’è tempo per meditare una la soluzione, partendo dalle piccole cose e immaginando e studiando situazioni più impegnative pur sperando di non doverle mai fronteggiare per davvero. Saper improvvisare non mi pare altro che il mettere a frutto le conoscenze proprie e quelle altrui creando per l’appunto una sorta di consapevole “provvidenza” personale e comune da utilizzare al meglio al manifestarsi dell’inopinato. Insomma la “sana improvvisazione” mi sembra gemella della perspicacia, cioè del saper scrutare in profondità in un baleno ciò che la “lungimiranza cognitiva” ha di fatto trasformato da imprevisto in prevedibile.

     
  7. Patrizio Papo Cossa

    Sacrosante parole! Improvvisare è un’arte che purtroppo viene vista come “fatto male” e non come “libera la mente”. Io ne ho fatto una professione e ho aperto una scuola apposta!

     
  8. rossella

    grazie di queste – come sempre – preziose indicazioni. Si può avere il link con l’articolo di Teresa Amabile?

     
    • Annamaria Testa

      Ciao Rossella. Tutte le frasi scritte in arancione sono link. Clicca sull’ultima. 🙂

       
  9. Francesca Luciani

    Sono una consulente di comunicazione online e faccio improvvisazione da quattro anni.

    L’improvvisazione è il miglior corso di comunicazione che ho frequentato ed è per questo che ora, grazie alla collaborazione di un grande improvvisatore italiano, offro corsi di comunicazione utilizzando le tecniche di improvvisazione teatrale.

    L’improvvisazione utilizzata come mezzo per migliorare non solo la comunicazione privata e aziendale, ma anche per gestire le crisi e saper vedere opportunità dove non ci sono.

    Ottimo articolo, lo riproporremo ai nostri studenti perché è incoraggiante vedere una grande esperta di comunicazione come lei “trattare” l’improvvisazione come un mezzo per accrescere se stessi e non come un mezzo per truffare la gente in mancanza di competenze.

    L’improvvisazione in Italia viene vista soprattutto come mezzo di intrattenimento nemmeno troppo serio, mentre è un mezzo potentissimo per aiutare gli altri a comunicare.

    Grazie mille. 🙂

     

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