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Creare in Jazz. Quando il piano è improvvisare.

Claudio Passera ha una laurea in lettere e una passione per l’editoria. Soprattutto, è una persona curiosa ed ama – dice – i libri, le storie, l’arte, la musica, la cucina e la moda italiana. Mi ha mandato questo contributo, che pubblico volentieri.

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Creare in musica qualche volta può essere mettere insieme, vicine, o semplicemente, in ordine le cose. In un pianoforte ci sono 88 tasti, che si possono premere in una serie infinita di combinazioni, come quelle delle lettere della tastiera con cui scrivo. Non so fare musica con il ritmo delle battiture, ma so che c’è chi lo fa con una macchina da scrivere. Ho pensato però di fare un’incursione nel mondo del piano jazz per cercare di capire se la magia che un jazzman sa improvvisare con una melodia e un po’ di accordi ha qualcosa a che vedere con il modo in cui si mettono insieme parole, pensieri e frasi per raccontare un’emozione.

Inizio da un libro, riedito di recente da Electa, che in realtà non è un libro e non parla di jazz, ma ha capito tutto o quasi di questa musica. È  Jazz di Hanry Matisse, che nel 1957 pubblica con Tériade 38 tavole in quartini sciolti su cui ha assemblato diverse figure astratte, dopo averle ritagliate da grandi fogli colorati a tempera. Ispirate dal teatro, dalla danza, dai viaggi, le tavole esprimono un ritmo coinvolgente accostando sagome, colori e ritagli, e succedendosi armoniosamente a comporre l’opera. Ed ecco una prima intuizione: improvvisare, nel jazz, è mettere insieme i materiali che si hanno a disposizione secondo il ritmo e l’armonia. Il che significa saper trovare soluzioni diverse e adatte a ciò che si vuole dire con la musica che si sta componendo.

Secondo quanto su jazz, creatività e improvvisazione scrive William Klemm per Psichology Today, pare che questa abilità sia più diffusa, più che tra i musicisti classici, tra i jazzmen, i quali avrebbero sviluppato risorse mentali piuttosto interessanti. What Jazz Music Can Do for the Brain afferma che fare jazz riduce lo stress, dona un generale senso di benessere (che faciliterebbe l’apprendimento), sviluppa un’ottima capacità di fare fronte a stimoli esterni come cambi inaspettati di tempo e tonalità, e aiuta a mettere a fuoco abilità poco richieste nel repertorio classico: suonare in registri molto acuti, con ritmi sincopati e meno convenzionali, e soprattutto dialogare con gli altri strumentisti coinvolti nell’improvvisazione. Conclusione stimolante:  learning jazz may be the ultimate in training young minds to think critically and creatively.

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Intanto, visto che in rete si trova un tutorial per imparare a fare ogni cosa, eccovene uno che spiega come lavorare su una melodia variando ritmi, tonalità e riarrangiando il pezzo a vostro piacere. A quanto pare, se si conoscono la tecnica, gli elementi della frase musicale e l’armonia, il gioco è divertente: individuati i punti fermi del brano ci si può sbizzarrire con variazioni e abbellimenti. Un po’ come dire: “se sai cosa raccontare, conosci le regole della comunicazione, e anche a chi ne vuoi parlare, saprai pure come trasmettere un’emozione”.
Più o meno è quello che spiega in questa intervista la leggenda del piano Billy Taylor, che rottama il cliché dell’improvvisazione su ispirazione divina con poche semplicissime parole: improvise if you prepare yourself.

Talento e fantasia non bastano, allora, per creare improvvisando. Prima serve una solida conoscenza degli strumenti, delle regole, della grammatica, della sintassi del pensiero musicale per elaborare periodi sempre più complessi e espressivi.
Forse tutto ciò si può apprendere su imitazione, come si impara una lingua ascoltando chi la parla in un paese straniero, e come suggerisce Mulgrew Miller.
Per iniziare a cercare un po’ di nuove idee, vi suggerisco un giretto tra le sezioni di jazz radio.com e una sfogliata alle pagine di all about jazz. Giusto due piste per mettersi sulle tracce di una musica piuttosto creativa.

L’immagine è tratta da Jazz di Henri Matisse. Se vi è piaciuto questo articolo potreste leggere anche:
Metodo 31: saper improvvisare o essere improvvisatori
Idee 90: tutta questione di ritmo

2 Commenti a Creare in Jazz. Quando il piano è improvvisare.

  1. Maura Bucciarelli

    Tutto vero! Ho 60 anni e da tre provo a suonare il pianoforte, con maestri jazz che mi obbligano a imparare anche il classico (se no, dicono loro, non si va da nessuna parte). È una nuova vita per il cervello, sia pure un po’sconvolto. Non mollo.

     
  2. luciano

    Salve agli appasionati o esperti di jazz .
    Io volevo solo dirvi che sono fortunato ; ho un diploma di pianoforte classico suono jazz creo ed improvviso pianoforte……….problema ::: suono solo a casa mia ……non ci sono opportunita’ di comunicazione musicale …
    e’ deprimente…..sono triste!
    se voglio fare un concerto devo organizzarmelo …
    e nei musicisti non c’e’ piu’ voglia di spendere del tempo per provare..creare nuovi progetti….mah ……ogni giorno mi avvilisco sempre piu’ / cmq una strada la devo trovare ….luc

     

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