L'iPad e la società Ipadizzata di Michael Tchong

Questo è il quinto e ultimo degli interventi al Summit Upa che vi racconto. Il primo (Sassoli de Bianchi) parla di pubblicità, sviluppo, etica, media… il secondo (Giavazzi) di Pil, crisi, tasse e tagli di spesa, e del perché bisogna usare i secondi per diminuire le prime. Il terzo (Salmann) parla di tutti noi, nella relazione con economia – rating agencies comprese -, democrazia, pubblicità, consumi.
 Il quarto (Campo Dall’Orto) parla della generazione dei Millennials i ragazzi nati a cavallo tra il secolo passato e questo. Michael Tchong è un futurologo e trendwatcher. Ha appena lanciato una startup che si propone di reinventare l’America attraverso il crowdsourcing. E parla di iPadizzazione del presente. E pensare che sembra ieri: guardavamo quello stano coso tra le mani di Jobs e ci chiedevamo a che servisse.

Michael Tchong: nuovi linguaggi e nuovi segni
Parlerò di molti fenomeni che stanno modificando il nostro stile di vita. E’ una macrotendenza che comprende diverse tendenze.

1) Accelerazione della vita, attuata attraverso la compressione dei tempi. Tutto va più veloce. Ci siamo trovati coinvolti in una rivoluzione cominciata da un venditore tunisino (Mohamed Bouazizi, si dà fuoco il 17 dicembre 2010 per protestare contro la confisca del suo banco di frutta e le percosse della polizia, ndr) e resa possibile da Facebook e Twitter. Per celebrare la rivoluzione, un padre egiziano chiama Facebook il suo primogenito neonato.
C’è un nuovo linguaggio, fatto di hashtag (i titoli di twitter, preceduti dal simbolo #, ndr), che filtra perfino dentro gli show televisivi o arriva sulle copertine di Vogue. E se Slimfast in Gran Bretagna usa l’hashtag #Royal Wedding per promuoversi, McDonald cerca lo storytelling via twitter. Ma va a finire male: i detrattori cambiano l’hashtag #McDStories in #McDHorrorStories (l’iniziativa viene istantaneamente cancellata. Ma intanto fa il giro del web, ndr).
E si twitta dovunque, dalla Russia al Giappone.
Seguendo le conversazioni in rete si possono ricavare in tempo reale molte informazioni rilevanti: per esempio, i primi dati sulla diffusione di epidemie come il colera ad Haiti si sono ricavati esaminando conversazioni online.

2) Stili di vita digitali
Ossigeno online. Oggi si passa più tempo sui social network che spedendo email. Molte persone sono davvero dipendenti e c’è chi arriva a twittare perfino durante le ultime fasi di un parto in casa. Una suora in Spagna è stata sospesa perché stava troppo su Facebook. In Italia, il percorso pericoloso della Costa Concordia è stato postato su Facebook dal suo comandante poco prima dell’impatto. E ora, grazie a General Motors e a Chevrolet, si può andare su Facebook anche viaggiando in auto.
Condivisione. La fotocamera digitale ormai è stata resa obsoleta dalla fotocamera del telefonino, oggi il più diffuso tipo di fotocamera nel mondo. Stiamo condividento così tanti video… quattro miliardi tra giugno 2010 e dicembre 2011 solo negli Stati Uniti. Ma tra i più visti, c’è il video casalingo di un buffo bambinetto che ride.
FOMO (Fear Of Missing Out). Paura di perdersi qualcosa. Una ragazzina californiana è arrivata a spedire oltre 14.000 messaggi in un mese. È la cultura dell’essere sempre connessi, è guidata dai nuovi smartphone, e ha fatto sì che la connessione sui social network sia la seconda applicazione più apprezzata nei telefonini dopo il GPS.
La dipendenza da smartphone è palpabile, ipnotica. Fa sì che un ragazzino, a Milano, cada sui binari della metropolitana (verrà salvato in tempo, ndr) perché assorto a giocare con la PSP SONY (PlayStationPortable). OMG (Oh My God), e LoL (Laughing Out Loud), acronimi usati online, sono entrati nei dizionari. E poi nel linguaggio popolare.
Multimedia Tasking: il 69%dei proprietari di iPad guarda la televisione e contemporaneamente naviga sul web. Ma se si fanno più cose nello stesso tempo, si dimenticano anche più cose e si verifica l’MCI (Mild Cognitive Impairmant): un dolce indebolimento cognitivo che è parte del nostro stile di vita digitale. E questo è un megatrend con cui chi lavora coi media e la comunicazione dovrà fare i conti.

3) La società iPadizzata: quasi il 70% dei bambini tra i 3 e i 5 anni  sa usare il mouse, ma solo l’11% si sa allacciare le scarpe (Tchong mostra il video di un bambino che cerca di cliccare le pagine di una rivista, e appare contrariato perché non si animano, ndr). Stiamo modificando il nostro intero modo di usare i media: molte persone preferiscono guardare la tv su iPad invece che sul televisore, anche se potrebbe farlo.
Questo fenomeno non coinvolge solo i consumatori, ma anche i professionisti: il 26% dei medici europei usa l’iPad per motivi professionali. Ci sono alberghi che prendono ordinazioni per il room service grazie a iPad collocati nelle camere, e si ordina al ristorante via iPad. La distribuzione si sta modificando grazie all’iPad che, per esempio, permette di comprare libri e pagarli strisciando la carta di credito.

4) I media Ipadizzati: ormai i programmi televisivi vengono progettati per essere guardati su iPad. E le persone sono propense a guardare video per il 30% più a lungo sul tablet invece che sul computer. L’industry dei media si sta attrezzando (accordo Disney-ABC/Nielsen) per valutare l’impatto del fenomeno, che sembra significativo. Negli Stati Uniti il numero dei televisori posseduti dalle famiglie sta diminuendo, anche se il numero dei gruppi familiari sta, contemporaneamente aumentando. È un cambiamento drammatico, per una società dipendente dalla tv.
Anche il modo di considerare le riviste sta cambiando: due lettori su tre le vorrebbero formattate in modo uniforme, vorrebbero poter comprare beni cliccando sugli annunci, vorrebbero avere annunci personalizzati, e soprattutto preferiscono leggere su tablet e non su carta.
Su iPad si può comporre la propria pizza preferita e ordinarla. Ma si può anche tracciare il percorso di una valigia spedita in aereo.
Insomma: tutto sta cambiando molto rapidamente e pu
ò darsi che i marketing manager non tengano il passo e perdano alcune opportunità.

5) Crowdsourcing: è un modo per per organizzare dati dispersi in sistemi utili, e di collaborare, mettendo a profitto la saggezza (e anche le risorse) della folla. Per esempio, Kickstarter è un sito che aiuta chi ha un’idea a trovare finanziamenti online. E Social Revolution vuole raccogliere le migliori idee e soluzioni per far ripartire la crescita negli Stati Uniti.

7 Commenti a L’iPad e la società Ipadizzata di Michael Tchong

  1. Utente Anonimo

    interessante, anche bello, ma… che paura… Laura Grazioli

     
  2. Utente Anonimo

    Ho letto tutto, voracemente e con un unico pensiero costante: ma io, che ho quaranta anni e non riesco a stare dietro a tutto, finirò per essere tagliata fuori dal mondo?

     
  3. Utente Anonimo

    P A Z Z E S C O !!! Accelerazione della vita, societa’ iPadizzata, vita digitale… Riporto la mia esperienza: Ottobre 2010, grazie al concorso Dixen Revolution di Henkel, ritiro a Milano un iPad in qualità di primo classificato. Tornato a casa osservo ed ammiro questo incredibile oggetto che pare venuto dallo spazio. Nelle settimane successive mi “avvicino” a questo strano NON pc che divide famigliari e colleghi in due grandi gruppi: non serve a nulla – sarà il futuro. A circa due anni di distanza mi ritrovo iPadizzato e, al momento, “diversamente” accelerato. Mi sembra di essere ai confini di un grande gorgo, un vortice ( tipo quello dei lavandino ma molto più grande 🙂 ) che mi fa ruotare velocemente agli estremi (agli estremi in quanto ad oggi non twitto e non ho un profilo FB), ma quanto durerà? Twitter e Facebook porterebbero sicuramente contatti, opportunita’, ma allo stesso tempo , avvicinandimi al centro del gorgo, anche una forte accelerazione al mio stile di vita e toglierebbe ulteriore spazio alla vita reale. Il rischio di diventare sempre più schiavo di questo incredibile “compagno di vita” col quale sto scrivendo questo post e’ reale e forse … irreversibile. Riprendendo un articolo precedente mi son posto una domanda: ma tutto questo meccanismo, questa accelerazione e questi cambiamenti “obbligati” per tenere il passo, stimolano o appiattiscono l’intelligenza? Alesatoredivirgole

     
  4. milva

    tutto molto interessante….ma i limiti materiali di questo mondo paralleleo e connesso si vedono già: me ne viene in mente subito uno:l’ energia elettrica necessaria a far girare tutte queste meravigliose giostre sociali è prodotta ancora per lo più con idrocarburi o al massimo con energia nucleare, quindi più che un vero nuovo mondo sembra la punta estrema e rarefatta del vecchio mondo, vedremo…. altro limite, ma personale: passare molte ore on line mi fa perdere la capacità di concentrazione e di lettura su testi lunghi e complessi. oscillo ancora tra i due desideri intellettuali: tutto e subito contemporaneamente o il piacere profondo di quando finalmente un concetto articolato si apre alla mia comprensione? bah!

     
  5. Utente Anonimo

    Click … e allora i bambini dovranno per forza lasciare ia presa, abbandonare quel mouse ed imparare ad allacciarsi le scarpe, anche al buio. Click … e tutti noi dovremo rimboccarci le maniche e ripartire dai nostri ricordi. Click … e nuovi linguaggi e nuovi segni (Michael Tchong) saranno persi per sempre. Oggi e a maggior ragione domani connettersi sarà indispensabile ma, se arrivasse quel click? Click e’ il classico suono di un interruttore quando si spegne la luce. Una vita digitale offre servizi incredibili, in alcuni casi può salvere vite a distanza, altre volte puo forse distrarre (Concordia?). Il problema delle risorse per produrre energia e’ reale pero’, allo stesso modo, e’ reale il rischio del Click. Qualche esempio? Un vulcano che erutta ed emette nubi che bloccano aeroporti e comunicazioni; un’onda anomala che distrugge una centrale nucleare (!); un terremoto devastante (non lontano da qui…) e nulla funziona più. Un Click, quel Click e la società iPadizzata verrebbe spazzata via, quella accelerazione sarebbe bruscamente interrotta, come quella di un uovo che termina la propria corsa schiantandosi al suolo. Alesatoredivirgole

     
  6. Nello

    Certo è avvilente per me che quasi quarantenne sono sicuramente molto più lento della tecnologia. Ho un cellulare da 70 euro che tutto è tranne che “touch”; ho sì un account su FB ed uno su twitter, ma ci entro praticamente 1 volta al mese su FB e mai su twitter… è avvilente anche sentirsi tagliati fuori dal mondo se non possiedi un iPad (mi riferisco ad esempio ai programmi TV studiati appositamente per tablet). Si stanno tracciando nuovi confini ed alzando nuovi muri sociali. Oltre al divario fra ricchi e poveri; stiamo assistendo alla (involontaria) nascita del divario fra ipadizzati, che quasi forse troppo frettolosamente vengono osannati come “nuovo” e quelli un po’ più tradizionali che sicuramente vengono visti come “il vecchio”.
    Non sempre il progresso e la tecnologia è sinonimo di giusto e corretto.
    Ma questo è solo un mio modestissimo parere.
    Nello.

     
  7. Antonella

    Tutto vero: conosco persone malate di MOFO e io probabilmente soffro di MCI (l’altro giorno ho cancellato dalla mente il codice del bancomat).
    Ho 36 anni non 20. Ho due bambini. Ma santo cielo, come si fa a non tener conto della rivoluzione culturale che tutto questi comporta? Dell’opportunità si sganciar i dalla ti e dai contenuti mai strema che ci propinavano e che fino all’altro ieri per molti erano gli unici disponibili? I più fortunati, i più acculturati, facevano ricerche, viaggiavano, andavano per biblioteche. Oggi basta un filo di curiosità, un iPad e un click. Un iPad costa meno di un computer e non richiede la capacità di usare il mouse che molti sessantenni che hanno fatto tutt’altro nella vita non hanno. Il web e l’iPad insieme sono un’opportunita culturale inedita. Il fatto stesso di leggere nuovo e utile, che prima non esisteva, e di essere qui nel letto alle 7 di mattina a fare una rassegna stampa, scegliere tra centinaia di testate online di tutto il mondo, seguirle su fb e su twitter per far sí che siano i contenuti che mi interessano a venire da me (esattamente come è successo per questo articolo che sto commentando) leggere, informarmi, dialogare, confrontarmi, prima che i miei bimbi si sveglino è qualcosa che nessuna mamma 20 anni fa avrebbe potuto fare. Per non parlare degli ebook e delle app (di cui ho scritto qui http://www.maicontent.it/2012/11/23/app-per-bambini-elastico-app-e-il-viaggio-di-ulisse/)
    Certo forse siamo ancora ubriachi, di quell’ubriacatura iniziale che ogni tanto ci fa perdere l’equilibrio, ma questa è una rivoluzione che ci sta cambiando e ci cambierá, in positivo. Quando avremo imparato anche a fare logout al momento giusto, grazie al web e all’ipad saremo più colti,più liberi.
    Ora chiudo e vado a preparare la colazione ai piccoli.

     

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