Nuovo e utile Metodo 32: lasciate riposare i testi. E lievitare le idee

Ogni lavoro creativo è fatto anche di una complessa negoziazione col tempo.
È la faccenda più delicata di tutte: vuol dire gestire i propri ritmi mentali. Che non sempre hanno un andamento prevedibile. E quasi mai hanno un andamento lineare e costante, accidenti a loro.
E vuol dire gestirlo, il tempo, non solo in accordo coi vincoli esterni (scadenze di consegna, per esempio), ma anche in modo compatibile con la sopravvivenza biologica e sociale. Insomma, anche se si è presi nel vortice dell’attività creativa è meglio: andarsene a dormire quando sono le tre di notte, continuare a interagire con famiglia e amici, ricordare di soffiarsi il naso se cola, e così via.

Nel dettaglio: all’inizio si tratta di non procrastinare, ma anche di non lasciarsi prendere dall’ansia: c’è il rischio di essere così frettolosi che, a metà del lavoro, poi ci si accorge che qualcosa non va nelle premesse, nella struttura. Insomma: nei fondamenti. E allora bisogna buttare via tutto. Bisogna andar veloci, ma con giudizio.
Durante, si tratta di darci dentro, ma di concedersi anche le pause indispensabili per tirare il fiato e non schiattare, per procurarsi qualche ulteriore dato necessario, per verificare in corso d’opera se tutto si tiene, per riordinare le idee man mano che si procede.
E alla fine… beh, c’è quella specie di sollievo, no? E la voglia di liberarsi il più in fretta possibile di ciò che si è prodotto.
Ecco: la cattiva notizia è che quando si è finito non si è proprio finito. La buona notizia è che appena un po’ di tempo in più, se c’è, può far la differenza tra un lavoro discreto e uno davvero buono.

Parliamo, per esempio, di scrittura. In un bell’articolo sull’editing, Lucia Conti dice che sarebbe utile lasciar “riposare” il testo per qualche ora. Rileggere qualcosa che si è appena scritta oltre che noioso può risultare controproducente, perché si finirà con lo scorrere un testo che si ricorda a memoria, non scorgendo così anche il più grave errore che è lì, sotto i nostri occhi.
Sottoscrivo in pieno. L’ideale, per dirla tutta, sarebbe lasciare lì il testo fino a quando ci si è dimenticato, almeno un po’, quanto si è scritto. E quindi lo si può rileggere con uno sguardo fresco. Qualche ora va bene, un giorno almeno è ancora meglio.
Tutte le volte che lo faccio, riesco anche a tagliare via un bel po’ di fuffa faticosa che prima mi sembrava indispensabile. O a stanare qualche errore carogna nascosto negli angoli. La scrittura vien fuori più pulita e naturale. I documenti risultano più netti e convincenti. I vantaggi sono così evidenti che, appena è possibile, mi do da sola una scadenza anticipata per riuscire a rivedere il lavoro a distanza di un giorno.

C’è un altro caso, per certi versi ancora più interessante, in cui è opportuno lasciar lì le cose per un po’. Riguarda le idee che vi vengono, o le suggestioni che intercettate, e che possono trasformarsi in qualcosa per cui non c’è una scadenza o un committente.
Luisa Carrada, riprendendo una lista sul web writing valida, in realtà, per moltissime attività creative, segnala la necessità di raccogliere le idee e lasciarle sedimentare (consiglio 4). Vuol dire, per esempio, mettere insieme dati, tentare una bozza, costruire una trama, lanciare un’ipotesi. E poi dimenticarsela e lasciarla lì, che germogli da sola mentre vi distraete facendo qualcos’altro. Quanto a lungo? Un giorno, una settimana, un anno… a un certo punto, se c’è qualcosa che vale, verrà fuori, e reclamerà tutta la vostra attenzione con una certa prepotenza. Provare per credere.

Posted on by Annamaria in home, questioni di metodo 15 Commenti

15 Responses to Metodo 32: lasciate riposare i testi. E lievitare le idee

  1. antonio

    E’ talmente vera, semplice e incontrovertibile questa riflessione che se ne ha la riprova ogni sacrosantissima volta.

     
  2. Laura Grazioli

    Ah, come hai ragione! Aggiungo solo che spesso, nel tourbillon del progress d’agenzia, il tempo per lasciar riposare idee o testi, vigliacco se c’è!
    L

     
    • Emili

      Allora vorrei dire solo qusteo io capisco gli addetti ai lavori che dicono che ci sono copiature ovunque, ed e8 anche vero alla fine. Un autore omaggia sempre il suo maestro o la sua fonte di ispirazione, ma comunque lo fa con il suo stile riadattando un po la vignetta. In qusteo caso invece abbiamo un albo pieno di disegni presi di sana pianta da altre opere e nemmeno citate o persino l’uso di fondali. Se uno e8 fan di MIYAZAKI poteva omaggiarlo mettendo un Totoro da qualche parte o un riferimento palese ma comunque non copiato. Almeno io la penso cosec. Poi sinceramente chiederei una sola cosa agli addetti ai lavori o ai vari fumettisti, se uno facesse un fumetto e spacciasse una vostra tavola o n vostre tavole per sue, magari dicendo che si e8 ispirato a voi, come reagireste?

       
  3. jac

    I bei tempi di chi ha iniziato a fare il copy negli anni ’70. Regola aurea: mettere l’annuncio nel cassetto e tirarlo fuori dopo una settimana. Gettarlo e ricominciare da capo…

     
  4. Fiamma Tortoli

    Una regola d’oro quando si scrive una lettera e si devono soppesare le parole. Quello che lì per lì sembra equilibrato e pacato, dopo un giorno può rivelarsi inadeguato e mettere in evidenza untono sbagliato che da parte del lettore viene percepito in un modo completamente diverso dalle nostre intenzioni.
    Ed è questo il vero motivo per cui è importante lasciar sedimentare. Perché un testo ha sempre due autori: chi scrive e chi legge e che da la sua personale interpretazione

     
  5. Fiorella Palomba

    Revisione é una parola magica, un LIEVITO che abbisogna del riposo di cui parla Lucia Conti.
    Certo a volte c’é l’urgenza della pubblicazione, ma poiché la fretta non ce l’ha ordinata il dottore, basta mettere ordine nel proprio tempo.

    “Chissà se nelle notti e nei giorni delle ragazze e dei ragazzi la parola revisione avrà le vesti del tormento o della nobile gara alla ricerca della composizione perfetta!”

    Questa la mia introduzione alla pubblicazione di un lavoro a scuola (*_))

     
  6. Fiorella Palomba

    Ecco, appunto…Ho scritto la nota sopra e poi, ruzzolando con il pensiero, mi sono accorta che qualcosa non filava. Infatti. Credo che così sia accettabile. Che dite?

    Revisione é una parola magica, é un LIEVITO per il testo
    che abbisogna del riposo di cui parla Lucia Conti.
    Certo a volte c’é l’urgenza della pubblicazione, ma poiché la fretta non ce l’ha ordinata il dottore, basta mettere ordine nel proprio tempo.

    “Chissà se nelle notti e nei giorni delle ragazze e dei ragazzi la parola revisione avrà le vesti del tormento o della nobile gara alla ricerca della composizione perfetta!”

    Questa la mia introduzione alla pubblicazione di un lavoro a scuola (*_))

     
  7. Paolo

    Ottimi consigli! Ottimi, secondo me, perchè sono semplici e quasi istintivi. L’istinto, infatti, a volte viene sottovalutato.

     
  8. Gianna

    E’ vero, anche se hanno inventato il lievito chimico, quello che gonfia senza riposo, il pane fatto con quello madre è molto più digeribile.

     
  9. Bruno Bertuzzi

    C-o-n-d-i-v-i-d-o-!

     
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  12. nancy

    Annamaria dopo molta teoria, ti vorrei chiedere un pò di pratica perchè il tuo parere è per me sacro (in senso laico però). Di seguito trovi due testi per un annuncio pubblicitario, uno scritto da me e l’altro corretto dal mio direttore creativo. Tu quale sceglieresti?
    Attendo con bramosia la tua risposta e sarebbe fantastico se tu scegliessi il mio!

    Dopo trent’anni di attività,
    pronti per il futuro.

    Testo A:
    Grazie per aver condiviso con noi i vostri successi.
    Festeggiamo questo nostro traguardo ringraziando tutti i clienti e i collaboratori che hanno condiviso con noi la passione, l’entusiasmo e l’impegno che ci hanno consentito di sviluppare prodotti e tecnologie sempre all’avanguardia nel settore dell’Information Technology. Oggi, “dall’alto” di trent’anni di lavoro e di risultati, siamo pronti a raccogliere nuove sfide con rinnovata energia.
    Pronti per il futuro?

    Testo B:
    Grazie per aver condiviso con noi i vostri successi.
    Ringraziamo tutti coloro che hanno condiviso con noi la passione, l’entusiasmo e l’impegno che ci ha consentito di costruire prodotti e tecnologie all’avanguardia nel settore dell’Information Technology in questi trent’anni di attività. Oggi, grazie al vostro supporto, siamo pronti a raccogliere nuove sfide con rinnovata energia.
    Pronti per il futuro?

     
    • Annamaria Testa

      Ciao Nancy.
      Testo a)
      Ripetizioni: condiviso… condiviso. Che hanno… che ci hanno. Nuove… con rinnovata

      Formule strane: festeggiamo questo traguardo (il traguardo non si festeggia. Se mai, il raggiungimento di un traguardo). “Dall’alto” di trent’anni di lavoro.

      Formule stereotipate: sempre all’avanguardia.

      Testo b)
      Ripetizioni: grazie… ringraziamo. Condiviso… condiviso. Nuove… con rinnovata.
      Cambio di referente: voi (i vostri), loro (tutti coloro) e poi di nuovo voi (grazie al vostro supporto).

      Infine: Nancy, ehm, un po’ si scrive con l’apostrofo e non con l’accento.

       
      • nancy

        Grazie, grazie, precisione chirurgica, per dovere di cronaca il mio è il B.
        Infatti dall’alto dei trent’anni virgolettato o no, lo trovo insopportabilmente presuntuoso.
        ehm certo l’apostrofo, tendo per pigrizia a sfruttare le lettere accentate della tastiera. Faccio subito una penitenza!

         

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