Le sei età della vita di tutti noi

È passato un bel po’ di tempo dall’ultima volta che NeU ha dedicato una intera homepage a un libro piuttosto speciale. Beh, eccone un altro, diverso ma accomunato al primo da una caratteristica: anche questo è un viaggio dentro di sé.
Stavolta si tratta, però, di un viaggio non da osservare, ma da fare.
Il libro è il poderoso catalogo online – 100 pagine – della mostra Le età dell’uomo. La prospettiva è ampia, e ne dà conto l’introduzione di Marino Golinelli.
Ogni atto creativo, sia che spieghi la propria potenza nell’ambito delle tecno-scienze, sia che segni una novità creativa nell’ambito artistico o del pensiero, affonda le proprie radici nella capacità del nostro cervello… non c’è nessuna differenza tra l’illuminazione che suggerisce improvvisamente a Giotto di dipingere i cieli del blu che appare ai nostri occhi invece che laminarli d’oro come voleva la tradizione corrente, e il sogno a occhi desti di Isaac Newton nel quale il mondo gli si disvela nei suoi rapporti geometrico-matematici… l’arte e la scienza, dunque, sono due facce di una stessa medaglia.

Integrando arte e scienza, il catalogo vi guida, in modo illuminante, attraverso le non più tre come in passato (giovinezza, età adulta e vecchiaia) ma le sei (e forse sette) età della vita contemporanea, dal periodo prenatale alla vecchiaia. È una vita raddoppiata, per lunghezza, nell’ultimo secolo. Segnata ogni decennio da un incremento dell’intelligenza media del 3%. E le cui fasi possono essere ridisegnate alla luce delle potenzialità individuali.
Sì, è una visione ottimistica. Ma è un ottimismo fondato.
Ne scoprite le ragioni percorrendo le diverse sezioni, in ciascuna delle quali trovate video, una selezione di straordinarie opere d’arte, dati e discorsi, e una quantità di link tanto eterogenei quanto preziosi.
Dai, cominciate a sfogliare, così scoprite mille cose e siete contenti.
La mostra, organizzata dalla Fondazione Golinelli e curata da Giovanni Carrada, è alla Triennale di Milano dal 21 febbraio al 1 aprile. Ne parla questo articolo del Corriere della Sera.

7 Commenti a Le sei età della vita di tutti noi

  1. Utente Anonimo

    Fino al 12 febbraio la mostra è a Bologna, Palazzo Re Enzo. Per chi fosse in zona…. Laura Grazioli

     
  2. annamaria

    Grazie Laura. Chiedo venia agli amici bolognesi per la prospettiva involontariamente Milano-centrica.

     
  3. jac

    Adesso mi guardo il catalogo e poi andrò alla mostra, quand l’a riva chi a Milan :-)) Però una domanda preliminare occorre: se ogni dieci anni l’intelligenza media si incrementa del 3%, perchè sempre più l’uomo lavora per attentare alla vita del mondo? Forse lo sa solo il dott. Jembè (per chi non lo conoscesse, radio 3, ore 13, sabato e domenica)

     
  4. Utente Anonimo

    non per fare professione di scetticismo o terrorismo pessimistico, ma soltanto per introdurre una riflessione flash molto “creativa” “La vecchiaia non sarebbe stata un proseguimento dei molteplici piaceri della gioventù bensì un lungo processo che lentamente deruba la vita delle sue gioie più piccole e più semplici. Tutti lottano contro la disperazione, ma alla fine è lei a vincere: Per forza. E’ questo che ci permette di dire addio” Non vi dirò chi è l’autore, ma se qualcuno l’indovina gli omaggerò una buona bottiglia. MW

     
  5. Utente Anonimo

    “non c’è nessuna differenza tra l’illuminazione che suggerisce improvvisamente a Giotto di dipingere i cieli del blu che appare ai nostri occhi invece che laminarli d’oro come voleva la tradizione corrente, e il sogno a occhi desti di Isaac Newton nel quale il mondo gli si disvela nei suoi rapporti geometrico-matematici… l’arte e la scienza, dunque, sono due facce di una stessa medaglia.” Ma nemmeno per sogno, ma quali facce della stessa medaglia. L’arte si muove nella varietà del soggettivo, e quindi nella deformazione della realtà dove la Scienza si muove nella univocità dell’oggettivo e quindi nella descrizione della realtà. Ne consegue che le proposte arrtistiche sono infinite mentre quelle scientifiche sono finitissime. Il che vuol dire che arte e scienza non sono affatto facce della stessa medaglia e che l’arte ha un valore infimo rispetto alla Scienza perché il successo della prima deriva dal consenso che il pubblico le dà mentre la seconda ne prescide del tutto, essendo vera in ogni caso e per tutti. Il che non vuol dire che l’arte non sia importante. È solo l’analogia delal moneta a essere impropria. Meglio correggere: dove la Scienza è la matrice della moneta vera, l’arte corrisponde alle monete false meglio riuscite. Hommequirit

     
  6. annamaria

    @jac. L’affermazione sull’incremento dell’intelligenza fa riferimento al Flynn effect (in rete trovi sia spiegazioni sia discussioni in merito). Che, sembra, ha riguardato l’intero Novecento. Ma che a partire dagli anni Novanta sembra essersi affievolito, specie in alcuni paesi sviluppati. Può darsi dunque che, fra le altre cause, abbiano contato molto miglioramenti di ambiente, igiene, alimentazione che potrebbero, arrivati oltre un certo limite, risultare meno determinanti. Sull’affermazione che l’uomo lavora per attentare alla vita del mondo forse bisognerebbe fare qualche distinzione. E, per esempio, ricordare che la percezione della finitezza delle risorse naturali e della complessità dell’ecosistema è recente: stiamo parlando di quaranta anni fa, non di più. I limiti dello sviluppo esce nel 1972. Il cerchio da chiudere, uno dei primi testi di ecologia, ancora attualissimo, più o meno negli stessi anni. MW: diciamo almeno che è un ottimo libro e (ad ora, e almeno secondo me) il migliore dell’autore? Hommequirit potrebbe forse provare a leggere due righe più sopra. Scorrendo le quali potrebbe scoprire l’ambito della metafora che tanto lo turba: IN QUANTO prodotto della capacità del nostro cervello, arte e scienza… eccetera. Insomma: si afferma semplicemente che arte e scienza sono due differenti prodotti (appunto: due facce) dell’attività del pensiero (la stessa medaglia).

     
  7. Utente Anonimo

    @Annamaria E le sembra che con questo argomento le cose migliorino anche di un micron? Cosa verrebbe escluso, quindi, dai prodotti della capacità del nostro cervello? Inoltre quella metafora rimane una sciocchezza perché implica una dicotomia inscindibile, due sole parti inseparabili dal tutto. Invece qui abbiamo una relazione che potrebbe essere anche tra l’arte e lo sputo, o la flatulenza, in quanto tutto è prodotto del cervello a questo punto. Perciò o l’affermazione è di una banalità da asilo o è errata. Hqr

     

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