spirito del viaggio
Lo spirito del viaggio e lo spirito creativo

Viaggiare regala nuovi amici, nuove esperienze e nuove storie: lo ricorda l’Atlantic. E aggiunge che – lo dicono psicologi e neuroscienziati – viaggiare rende anche più creativi.
Il motivo è semplice: la creatività è connessa con la neuroplasticità (la capacità del cervello di modificarsi), e le connessioni neurali risentono dei cambiamenti ambientali. Suoni, immagini, odori, sensazioni, sapori, linguaggi nuovi attivano nuove sinapsi e possono “rivitalizzare” la mente.
Per questo un viaggio in un paese straniero può accrescere sia la flessibilità cognitiva (la capacità di muoversi tra idee differenti) sia la capacità si approfondire e integrare le idee. Ma andare altrove non basta: la creatività migliora solo attraverso l’immersione, il coinvolgimento e l’adattamento a nuove esperienze. Lo spirito del viaggio riguarda, credo, più che l’attraversare uno spazio, o un paese, l’esserne attraversati.

spirito del viaggio

Inoltre, proprio mettendoci a confronto con realtà diverse, il viaggiare accresce e integra la nostra percezione di noi stessi. Ci estrae dalle nostre “bolle culturali”. Migliora il senso di fiducia nelle persone e nel genere umano: e anche tutto questo è connesso con una migliore qualità creativa.
Poiché a valere è più la qualità immersiva del viaggio che la distanza della meta, per attivare il cervello è sufficiente che lo scenario culturale che si va a scoprire sia diverso da quello solito: a chi è aperto di mente anche il contatto autentico con un quartiere, una città o una regione diversa dalla propria può bastare.

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Forse l’unico frammento di Orazio che ricordo dai tempi del liceo è questo: caelum, non animum, mutant qui trans mare currunt. (cambiano cielo, non animo, chi va attraverso il mare). E Orazio aggiunge: un’irrequieta indolenza ci tormenta: cerchiamo la felicità con le navi e le quadrighe. Quello che cerchi è qui,è a Ulubra, se non ti manca un animo equilibrato.
Il brano è bellissimo e merita di essere riletto (qui il testo originale con la traduzione).
Orazio esprime un concetto più attuale che mai. Prende le distanze da un’idea del viaggiare come forma d’intrattenimento superficiale e consumistico. O come pretesto per sfuggire a se stessi.
L’importante, afferma, è poter dire, in qualunque posto si sia stati, di aver vissuto volentieri.

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Da piccoli si ha la sensazione che il tempo scorra lento. Man mano che si cresce, sembra che passi sempre più in fretta. È una percezione comune e, lo racconta Psychology Today, deriva da quanto di nuovo noi mettiamo nel tempo che passa: per i bambini tutto quanto accade attorno è diverso, interessante e intenso. Per questo il loro tempo si dilata come una borsa a rete zeppa di cose.
Da adulti, abbiamo sempre meno stimoli nuovi. Questo fa sì che il nostro tempo sembri via via più breve e contratto. Un modo per tornare a dilatarlo è cercare esperienza diverse: ciò che non è familiare, infatti, rallenta e amplia il senso del tempo.
Un altro modo per dilatare il tempo (ed eccoci tornati a Orazio) è vivere immersi nel momento presente. Ho il sospetto che l’ideale sarebbe dar retta sia a Orazio, sia ai neuroscienziati: viaggiare, vicino o lontano non importa, godendosi il viaggio istante per istante.

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La immagini che vedete in questo articolo sono state scattate a Tokyo: ci sono un sorprendente tramonto dopo una giornata opaca (siamo ancora in periodo di piogge). Un matrimonio tradizionale nel santuario di Meiji Jingu. Le confezioni di saké che gli imprenditori locali collocano fuori dal medesimo santuario (e da molti altri) fino a formare un’enorme, lunghissima parete: formalmente si tratta di un omaggio di buon augurio alla divinità, ma in realtà tutto ciò diventa “anche” un’affissione pubblicitaria tridimensionale. E poi c’è la stazione di Odawara.
Mi sono mossa attraverso il Giappone in treno, grazie al fantastico Japan Rail Pass riservato ai turisti stranieri che permette di prendere, all’interno del tempo stabilito, tutti i treni che si vogliono. Nei prossimi articoli vi racconterò un po’ di quello che ho visto. Così, attraverso le parole, viaggeremo un po’ insieme.

8 Commenti a Lo spirito del viaggio e lo spirito creativo

  1. Alesatoredivirgole

    CIAO Annamaria.

    Recentemente, per sostenere un esame universitario, ho realizzato una sorta di “tesina” che parla delle immagini nella documentazione tecnica : https://alesatoredivirgole.wordpress.com/2015/01/21/le-immagini-nella-documentazione-tecnica-storie-di-fantasmi-per-adulti/

    Non mi sono spinto in profondità, ma ho avuto modo di accennare (a pag. 36) alla differenza percettiva tra culture-occidentali e culture-orientali.

    Nelle culture-occidentali il vettore principale (la linea che segue l’occhio per leggere il messaggio) va da sinistra a destra, di conseguenza testi ed immagini vengono predisposti di conseguenza; nelle culture-occidentali invece accade proprio l’opposto ed il vettore principale scorre da destra a sinistra.

    Domande (curiosità):
    – nel tuo viaggio hai constatato questa differenza ?
    – Nei vari messaggi che avrai sicuramente incontrato, testi ed immagini erano davvero predisposti in modo differente (o contrario) ai nostri ?
    – Confermi che in Giappone facciano ampio uso di segnaletica/pittogrammi/avvisi/ecc o non hai trovato grandi differenze ?

    Grazie e scusa per la domande forse banali.

     
    • Luca Mondini

      Ciao,

      la cosa che mi ha colpito è la predilezione dei giapponesi per le immagini, in sostituzione alla parola scritta. Scrivono (e ragionano) per immagini.

      Soltanto un esempio: noi nelle stazioni della metropolitana appendiamo cartelli come “In caso di pericolo, premere il pulsante rosso”. In Giappone trovi una striscia di fumetti, un “mini-manga”, in cui si vede una donna che cade sui binari, una persona che si spaventa osservando la scena, poi lo zoom sul pulsante rosso e infine l’arrivo dei soccorritori.

      Viaggio assai affascinante.

       
  2. Annamaria

    Ciao Davide.
    Sì, certo.
    La cosa più divertente capita in aereo. Nelle schermate in inglese che indicano la progressione del volo, il vettore va da sinistra a destra. Nelle schermate in giapponese, da destra a sinistra.
    Segnaletica: quella giapponese appare, almeno a un occhio occidentale, assai fitta e affollata.

     
    • Alesatoredivirgole

      Grazie Annamaria!
      Quindi a Tokio anche le insegne sono affollate … come non li invidio 😉
      Se non sbaglio anche la data sul biglietto è da destra verso sinistra: giorno 6/mese 7/anno 2015. Incredibile…
      Argomento (e immagino anche viaggio) affascinante.

       
  3. francesca

    sono curiosa del viaggio! raccontaci presto qualcosa delle tue avventure in Giappone! 🙂

     
  4. Mirta

    “Migliora il senso di fiducia nelle persone e nel genere umano” quanto è vero!

    Mi ricordo del primo giorno di Erasmus a Portsmouth, andai al bancomat con la carta di credito che mio padre mi aveva fatto per l’occasione e sbagliando il pin per tre volte riuscii a distruggerla. Silvia, la coinquilina che conoscevo da circa tre ore, si offrì di prestarmi le sterline che le avanzano e io rimasi sbalordita. Era un piccolo gesto, ma non era dovuto.

    Quando sei a casa hai, bene o male, una lista di persone a cui chiedere aiuto che è abbastanza naturale si prodighino per te (genitori, amici, fidanzati etc). Quando sei fuori, anche il prestito di qualche sterlina può cambiarti la giornata. Io non spesi un penny, ma sapere che ne potevo disporne mi fece sentire meno terrorizzata.

    Qualche anno dopo, all’edicola della stazione, sentii che una signora chiedeva indicazioni per raggiungere la casa dove avrebbe cominciato a lavorare come badante. Le avevano detto che scendendo dal treno poteva fare due passi a piedi ed era arrivata, ma io sapevo che per arrivare all’indirizzo che aveva indicato doveva passare da una superstrada scarsamente illuminata, era inverno e faceva anche freddo. Le offrii un passaggio pensando che avrebbe rifiutato – in fondo non mi aveva mai vista – e invece acconsentì.

    Le riconobbi negli occhi quella riconoscenza che avevo io quando guardai Silvia porgermi le sue sterline.

     
  5. Pingback: I santuari del cuore

  6. Fiorella Palomba

    Ciao Annamaria, sull’onda dei tuoi riferimenti classici mi sovviene Sant’Agostino: “Il mondo è un libro, e quelli che non viaggiano ne leggono solo una pagina”.

    Ci sono molti modi per viaggiare. Lascio perdere gli intruppamenti organizzati che nulla hanno a che fare con il VIAGGIO, ma a parte questo, credo ognuno di noi si crea modalità differenti che affina con il tempo. Un po’ come per la scrittura: più scrivi e meglio scrivi, più viaggi e meglio viaggi.

    Viaggiare per me è
    – scoprire prima di tutto culture differenti ed è per questo che amo l’Asia
    – rapportarsi con le persone dei paesi visitati in tutti i modi possibili
    – cogliere le usanze, i comportamenti e mettersi in sintonia

    Per questa ragione il mio viaggio in Giappone è stato magico: la cortesia, la disponibilità mi hanno incantato. Così come la cura: dai prati alla metropolitana. Certamente non è facile cogliere il pensiero Wabi sabi (侘 寂) dei giardini zen che silenziosamente è intorno a te! Soggiornando a lungo con un po’ di “immersione” si può *_))

     

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