Disegnarsi la vita, coi gessetti da madonnaro
Disegnarsi la vita, coi gessetti da madonnaro – Esperienze 22

Joseph Troia ha 23 anni, fa il madonnaro, è di Napoli. Scrive su NeU un commento che mi colpisce. Cerco il suo indirizzo e gli domando se ha voglia, a partire da quel commento, di raccontare la sua storia. Eccola.

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Ho 23 anni e studio al corso di cinema, fotografia e televisione dell’Accademia di Belle Arti di Napoli. Cerco di ampliare, da autodidatta, le mie conoscenze anche in altri campi: psicoterapie, storia della pittura, della musica, della filosofia, dell’estetica e della letteratura.
Per mantenermi agli studi faccio il madonnaro (sì, il madonnaro, quelli che disegnano per strada con i gessi). In genere disegno madonne o riproduzioni di dipinti molto famosi: proprio perché di solito lavoro in strade affollate, piene di negozi, in cui le persone camminano in fretta, ho bisogno di fare disegni che si possano riconoscere con un’occhiata.

Prima di andare in un posto cerco di capire qual è la relazione migliore fra i gusti del pubblico e i miei: in una città come Roma, affezionata a Caravaggio, mi è capitato di fare copie di alcuni dei suoi dipinti. Molti madonnari scelgono di fare lavori più fantasiosi o ritratti di personaggi popolari (da Gandhi al Papa, a John Lennon); io preferisco realizzare copie di grandi maestri della pittura. La motivazione intima per cui scelgo di rifarmi ai maestri è che per me avere una relazione con le opere di Michelangelo, Raffaello, Vermeer o Antonello da Messina ha un valore conoscitivo ed emozionale immenso.

Disegnarsi la vita, coi gessetti da madonnaro

Ho cominciato a fare il madonnaro imparando da mio padre Gennaro. Anche lui cominciò da ragazzo, nonostante non abbia compiuto studi artistici. Mi ricordo il periodo in cui decise di dedicarsi completamente a questa attività: era il 2002 e fino ad allora alternava la pittura di strada a una condizione di precariato fra lavori saltuari in nero. Un giorno decise che avrebbe smesso di cercare lavoro. Investì parte degli ultimi soldi in un computer e aprì un sito internet per pubblicizzare la sua attività di madonnaro.

Attraverso il sito cominciarono ad arrivare chiamate da parte di comuni, pro loco e centri commerciali: volevano un madonnaro per i loro eventi. Cominciò a lavorare in tutta Italia. Nel 2011 fondò l’associazione Scuola Napoletana dei Madonnari con cui dà un’opportunità di lavoro a molti talentuosi ragazzi dell’Accademia di Belle Arti di Napoli.

Con le tele di papà in giro per casa, dipingo da quando sono molto piccolo. Dopo essermi diplomato al liceo artistico ho provato a lavorare come cameriere nei ristoranti o come barista, ma infine ho scelto di fare il madonnaro. Il lavoro di strada mi offre indipendenza e libertà di scegliere quando lavorare e come gestirmi i guadagni, e soprattutto una vicinanza a qualcosa che amo profondamente: l’arte.

I guadagni cominciano quando si è circa a metà dell’opera perché il pubblico inizia a riconoscere il soggetto. Mentre disegno guadagno di più perché i passanti sono attratti dalla tecnica che uso. Quando il disegno è finito qualche ammiratore si ferma e mi regala un’offerta. Come madonnaro, in una settimana di lavoro al mese guadagno abbastanza per il mio stile di vita, che si basa sul risparmio e su ciò che per me è davvero essenziale: comprare un libro a settimana, prendere un paio di caffè al giorno al bar in cui vado a scrivere o a studiare, vedere un film al cinema con lo sconto studenti e uscire un sabato sera con gli amici. Quando sono fortunato e durante le festività guadagno qualcosa in più. Nei periodi in cui devo pagare le tasse universitarie, o se ho voglia di fare un viaggio, lavoro fino a quando non ho raggiunto la cifra che mi sono stabilito.

Disegnarsi la vita, coi gessetti da madonnaro

Riuscire a essere un buon madonnaro richiede anni di pratica, e la cosa sbalorditiva è che non si smette mai di imparare una nuova qualità della luce, della linea o della composizione. Ma il segreto più importante, che vale per tutti i lavori di strada, riguarda il rapporto con il pubblico. Bisogna dimostrarsi aperti e sensibili alle persone. Questo permette di includerle anche emotivamente nel lavoro e di far sì che il loro sguardo non sia passivo.

C’è una frase di Richard Bandler, il fondatore della programmazione neurolinguistica, che mi è servita molto negli anni: lascia ogni persona che incontri in uno stato migliore di quello che aveva quando l’hai incontrata.
Per farlo, arricchisco il mio disegno con citazioni e frasi motivazionali che scrivo ai bordi, in italiano e in inglese in modo tale che tutti le possano leggere. Una delle mie preferite è di San Francesco d’Assisi: cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile.
Grazie alle citazioni capita che si fermino persone di ogni tipo a parlare con me. Questo per me ha un grandissimo valore umano e conoscitivo: nel mio portafoglio ho biglietti da visita di artisti, galleristi, compositori di tutto il mondo.

Disegnarsi la vita, coi gessetti da madonnaro

Nonostante la bellezza, il lavoro del madonnaro è faticoso: dieci ore al giorno con un impegno di fisico e di testa, e non tutti i giorni succede qualcosa di bello. A volte la tristezza mi assale, quando ho mal di schiena, quando fa troppo caldo o quando preferirei starmene a casa. Allora comincio a pensare ai libri (la cosa che amo di più) che comprerò grazie al mio lavoro. Mi sento orgoglioso di me stesso perché sono indipendente e non peso sulla mia famiglia.

Per finire un disegno (io li faccio molto grandi, di 12 metri quadri) ci vogliono circa quattro giorni pieni di lavoro. Una volta che me ne vado, se non piove, il disegno resta visibile per circa una settimana e a cancellarlo sarà il passaggio delle persone. Se piove, invece, si cancella subito: noi madonnari dobbiamo stare molto attenti al meteo. Nei mesi di luglio e agosto mi è capitato che improvvisi acquazzoni estivi mi cancellassero il disegno a metà o quasi alla fine, dopo giorni di lavoro.
Però quando il disegno si cancella non mi dispiace molto: in parte perché, essendo una copia, non lo considero mio, ma piuttosto un tributo a un maestro. E poi perché il lavoro effimero fa parte della “poetica” del madonnaro.

Fare qualcosa di così difficile, impegnativo e in qualche caso anche bello e lasciarlo sulla strada, regalandolo a tutti, crea un contrasto tra la preziosità del lavoro e il contesto: la strada che lo distruggerà. Questo contrasto, almeno per me, è la cosa più affascinante: un madonnaro non si concentra sul lavoro finito, ma sul processo, sulla bellezza dell’attività del dipingere.

Disegnarsi la vita, coi gessetti da madonnaro

Mi sento fortunato perché lavorare insegna cose che non si imparano all’università o nelle accademie. Prima di lavorare avevo la percezione un po’ infantile che “comunque ci fosse qualcuno a prendersi la mia responsabilità”. Ora so che la mia vita dipende dalle mie scelte e dalla capacità di resistere nel fare una cosa anche quando non ne ho voglia. Se non si è dei privilegiati, nella vita prima o poi si dovrà lavorare. Ma, come dice Confucio: “Scegli un lavoro che ami, e non dovrai lavorare neppure un giorno in vita tua.”

Nel dialetto napoletano il verbo lavorare si traduce con faticare e questa parola secondo me esprime un concetto profondo: per fare qualcosa di bello e compiuto bisogna lavorare anche quando non se ne ha voglia e bisogna dare tutto di se stessi. Se mi prometto di andare a disegnare cerco di mantenere la parola che mi sono dato: è un patto d’onore.
Quando il lavoro è duro cerco di fare degli esercizi di flessibilità mentale, per cambiare la mia percezione della situazione dolorosa. Penso al fatto che sto lavorando per qualcosa che mi piace davvero e il mio disegnare 10 ore al giorno con le ginocchia per terra assume una forma più felice: “Chi ha un perché abbastanza forte, può superare ogni come”.

Questa frase di Nietzsche esprime una necessità primaria dell’essere umano: quella di avere un compito, anche piccolissimo, a cui dedicarsi. Questa è la posizione della Logoterapia di Viktor Frankl, che fu prigioniero in quattro lager nazisti. Le sue testimonianze sulla vita nel campo di sterminio ci raccontano che spesso a sopravvivere erano non tanto le persone più forti fisicamente, ma quelle che riuscivano a conservare la propria parte umana e spirituale. Spesso di fronte agli internati più pessimisti che gli dicevano “non so più che cosa aspettarmi dalla vita”, Frankl rispondeva: “Non chiederti cosa aspettarti dalla vita, ma chiediti cosa la vita si aspetta da te”.

Prendere un problema e trasformarlo in un’opportunità, secondo me, dipende dall’abilità di cambiare i contesti. Facciamo un esempio: “Ho quarant’anni e porto le pizze a domicilio. Sono un fallito”. Ma se prendiamo l’affermazione e la inseriamo in una prospettiva diversa, tutto cambia: “Ho quarant’anni e porto le pizze a domicilio perché non ho trovato lavori migliori. Lo faccio per i miei figli. Sono un eroe”.

Disegnarsi la vita, coi gessetti da madonnaro

C’è un’altra frase famosa di Viktor Frankl: “Se non è in tuo potere cambiare una situazione che ti crea dolore, potrai sempre escogitare l’attitudine con la quale affrontare questa sofferenza.”
Il pessimismo, almeno secondo me, è una condizione soggettiva, psichica e caratteriale. Spesso chi è rigido usa il pessimismo come meccanismo d’autodifesa per non uscire dalla propria zona di comfort. Cambiare interiormente richiede molte energie psichiche e un grande lavoro su se stessi che a volte può far paura (i mostri di dentro, fanno più paura dei mostri di fuori).
Almeno, queste sono le mie impressioni.

Ho cominciato a fare i primissimi lavori da madonnaro dieci anni fa: per lo più seguivo mio padre. Ho iniziato a girare da solo per le città italiane da circa sei anni. La cosa che amo di più è l’arte: ascoltare una sinfonia di Beethoven, leggere Montale, contemplare i dipinti dei maestri o vedere un film di Terrence Malick mi dà energia vitale ed emozionale.

Ho visto troppi ragazzi allontanarsi dal proprio talento a causa di problemi psicologici e blocchi creativi. Negli ultimi anni ho cominciato a studiare il movimento della psicologia umanistica fondato da Abraham Maslow, il primo a osservare non tanto il nevrotico, quanto gli uomini auto-realizzanti: le persone in grado di costruire la propria vita attorno al talento e alle passioni.
Uno dei miei più grandi sogni è riuscire a connettere le geniali intuizioni dei grandi psicoterapeuti con il mondo dell’arte, per aiutare i ragazzi talentuosi ad esprimere liberamente la propria creatività.

Disegnarsi la vita, coi gessetti da madonnaro

La soluzione me l’ha insegnata il mio lavoro, e secondo me è nella flessibilità interiore, nell’assumersi e nel riconoscere un compito che, piccolo o grande che sia, ci rispecchi nel profondo; nello sforzo di scoprire giorno dopo giorno ciò che amiamo veramente e nell’impegnarsi davvero, con sforzo e nonostante tutto, per stargli vicino.

Le immagini che illustrano questo articolo: dettagli delle foto scattate da Federica Ariemma. Se volete scoprire fino a che punto può arrivare l’arte di disegnare per terra, guardate i lavori di Kurt Wenner. Se siete interessati all’arte di strada potreste leggere anche:
Tra strada e museo: sappiamo riconoscere il valore dell’arte?

16 Commenti a Disegnarsi la vita, coi gessetti da madonnaro – Esperienze 22

  1. Teresa

    GRAZIE Joseph per averci raccontato con generosità la tua esperienza di giovane italiano del Sud, il tuo mondo e le tue passioni! La tua storia, per la spinta che trasmette, è un modello da “imitare”.

     
  2. Mauro Ventola

    Fantastico articolo, spesso non ci rendiamo conto che “comunque” in ogni momento assumiamo un compito, ‘incarniamo’ un impegno. Un po’ come nella vecchia storia dei tre tagliapietre raccontata da Roberto Assagioli (psichiatra allievo di Freud e Jung, fondatore della Psicosintesi – un metodo di sviluppo del potenziale umano):

    “Un visitatore entrò nel cantiere dove nel Medioevo si stava costruendo una cattedrale. Incontrò un tagliapietre e gli chiese: “Che cosa stai facendo?” L’altro rispose di malumore: “Non vedi, sto tagliando delle pietre”. Così egli mostrava che considerava quel lavoro increscioso e di poco valore. Il visitatore passò oltre e incontrò un secondo tagliapietre; anche a questo egli chiese cosa faceva. “Sto guadagnando di che vivere per me e per la mia famiglia”, rispose l’operaio in tono calmo, mostrando una certa soddisfazione. L’altro proseguì ancora e, trovato un terzo tagliapietre, gli rivolse la stessa domanda. Questi rispose gioiosamente: “Sto costruendo una cattedrale”.

    Egli aveva compreso il significato e lo scopo del suo lavoro, si era reso conto che la sua opera umile era altrettanto necessaria quanto quella dell’architetto e quindi in un certo senso aveva lo stesso valore della sua. Perciò eseguiva il suo lavoro volentieri, anzi con entusiasmo”.

    Assumersi questo compito è l’inizio del Viaggio dell’Eroe, l’uscita dal territorio ‘sconosciuto’, ed è un scelta che ‘eccede’ sempre le aspettative che abbiamo su noi stessi e chi ‘pensiamo’ di essere.

    Fare un passo nello sconosciuto ci distingue dalle persone ordinarie, e ci conduce ne dominio del caos. In fondo la chiave stessa dell’eroismo è Essere Integri In Relazione Al Caos.

    Come ha detto un fisico e psicologo americano: Essere al centro del ciclone.

     
  3. Riccardo

    Complimenti sei un Genio un artista eccezionale

     
  4. Erminia

    Con ammirazione, grazie per averci permesso di camminare nel tuo mondo.

     
  5. eleonora

    Grazie Joseph.
    Sono davvero colpita dalla tua arte, sensibilità e profondità di pensiero.

     
  6. giacomo

    vorrei entrare in contatto con Joseph per proporgli di essere protagonista di un corso della “non-scuola” TAM-TAM. Potreste inviarmi la sua mail? Grazie.

     
    • Annamaria

      Ciao Giacomo. Ti rispondo via mail.

       
  7. Federica

    Complimenti Joseph, avevo letto e apprezzato molto il tuo commento al post precedente e oggi è stato bello ritrovarti di nuovo. Le tue parole sono bellissime e fonte di ispirazione. Grazie ad Annamaria per averti dato spazio.

     
  8. Insensata

    Ciao Joseph, man mano che leggevo la tua storia mi sono resa conto di quanto condividevo le tue affermazioni riguardo il pessimismo/ottimismo, i tuoi progetti circa l’aiutare coloro che avendo del potenziale non possono o non riescono a sfruttarlo e la volontà di non abbandonarsi mai. Mi hai dato dei riferimenti utili come Abraham Maslow, per cui è interessante leggere i suoi libri e che peraltro ho acquistato subito, perchè questi possano essermi d’aiuto per ottenere la forza necessaria per dire “I can do it”! Perchè a 23 anni devi avere una grande passione interiore per non scoraggiarti. E ritengo che solo i giovani di oggi come te, possono aiutare la nostra generazione di cinquantenni che, a fatica e determinazione, si ostinano a credere che per qualcuno non sarà stato inutile il nostro lavoro verso loro. Perchè l’ottimismo può diventare contagioso.

     
    • Joseph Troia

      Grazie per il commento, sono molto contento del fatto che grazie a questo articolo una persona in più leggerà Abraham Maslow. Lo considero un autore importantissimo: i suoi libri sono ricchi di intuizioni e pratiche utili alla trasformazione personale.
      Il mio parere è che, almeno nelle accademie di belle arti, autori come lui dovrebbero essere inseriti nei programmi di studio. Chi vuole fare un lavoro creativo, spesso, ha bisogno non solo di strumenti che lo aiutino a capire il proprio linguaggio artistico, ma anche di strumenti che lo aiutino a capire come organizzarsi internamente per affrontare le circostanze del mondo reale.
      Leggendo gli autori della psicologia umanistica, secondo me, si possono trovare spunti, consigli, soluzioni e nuove possibilità per comprendere e affrontare il mondo da una posizione vitale, ricca e ottimista. Nel pensiero di Maslow: posizionarsi nel mondo a partire dall’abbondanza e non dalla carenza. Leggere, affrontare nuovi autori e mettersi in discussione è una prerogativa dell’ottimismo, proprio perché nell’ottimismo è insita l’apertura a nuove possibilità: lo slancio verso una possibile soluzione piuttosto che l’identificazione statica alle problematiche.
      Mi sembra una prospettiva molto più conveniente e bella, anche se per certi versi più difficile: mettersi in gioco ed aprirsi alle possibilità richiede intraprendenza ed energie, ma allo stesso tempo ci apre all’opportunità di vivere una vita vissuta e non esistita. Quindi speriamo che l’ottimismo diventi contagioso.

       
  9. Alesatoredivirgole

    Joseph,
    forse hai avuto una grande fortuna (la possibilità di imparare da tuo papà) ma credo sia evidente che hai anche grandissime abilità (talento) ed altrettanti grandi meriti (passione, determinazione, apertura mentale, visione futura).

    Credo di essere tra i tanti che, girando piazze e città, si sofferma qualche istante ad osservare artisti come te che realizzano capolavori per poi proseguire senza pensare troppo a ciò che ci può essere dietro (studio, cultura, ecc).

    Ti ringrazio per avermi dato la possibilità di scoprire e sollevare questo velo che, seppur trasparente, troppo spesso risulta essere una barriera fatta di luoghi comuni.

    Ti ringrazio inoltre per la bella citazione di San Francesco, citazione in cui mi rivedo appieno in questo mio “secondo tempo”.

    Tu hai 23 anni, sei giovane e stai giocando il “primo tempo” della tua “partita” … in bocca al lupo!

     
  10. Joseph Troia

    Voglio ringraziarvi di cuore per tutti questi commenti calorosi. Prendersi del tempo, anche pochi minuti per scrivere qualche riga, è una piccola azione in più che per me ha un grandissimo valore.
    Sapere che ci sono persone che hanno risuonato con le idee che ho condiviso per me è davvero importante: mi dà moltissima fiducia.
    Inoltre NeU è un blog che di per sé riesce a selezionare un pubblico sensibile: quelle persone che alcuni sociologi hanno chiamato “creativi culturali”. In questo contesto l’apprezzamento, gli auguri e gli incoraggiamenti hanno un valore aggiunto.

     
    • andrea

      Grazie a te. Il blog, lo sai, è come il marciapiede. Un luogo comune. Però più privato. In questo senso manca lo spazio per lasciare immagini. La titolare sarebbe il cielo e noi piedi, pioggia, vento, biciclette e carrozzine.

       
  11. luposelvatico

    Bel post, che ho segnalato ai miei figli di 24 e 20 anni: hanno una filosofia di vita simile alla tua, e di questo sono orgoglioso, ma il tuo post fornisce un ampio set di fondamenti teorici che vale la pena di approfondire. Grazie per le tue parole, per il tuo racconto e per il tuo ottimismo, che è necessario come l’ossigeno in questo paese oggi un po’ smarrito.

     
  12. Simona

    Chapeau!

     
  13. marilina

    Anche se in ritardo vorrei dare a Joseph i miei auguri.
    Faccio la restauratrice e, nel tempo libero la naturopata ad indirizzo psicosomatico. e ho molto apprezzato la semplicità del suo messaggio.
    Ho inoltrato, come faccio abitualmente con tutto quello che incontro di costruttivo e positivo, ai miei amici.
    Un grazie per questa scintilla di ottimismo in questo marasma di catastrofismi e
    arrivederci se non in qualche piazza magari ancora su questo bellissimo blog.

     

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