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Niente regole? Niente creatività - Metodo 4

Senza regole non c’è creatività. Può sembrare paradossale ma, se ci pensate bene, si tratta di un fatto ovvio: se non esiste una regola, non è neppure possibile metterla in discussione, superarla, romperla.

NEL VUOTO NON C’È PENSIERO. Il nostro cervello non è capace di pensare “nel vuoto”:  la creatività non nasce mai dal nulla, ma deriva sempre da un ostacolo, un vincolo, un problema da risolvere o, appunto, una regola inadeguata da superare. In questa prospettiva, le regole non appaiono più come barriere alla creatività, ma come stimolo e opportunità per il pensiero creativo.

CAMBIAMENTI APPROPRIATI. L’ostacolo può anche essere una teoria preesistente rivelatasi inefficace: è quanto afferma Thomas Kuhn a proposito dei cambi di paradigma che segnano le rivoluzioni scientifiche. Per gli anglosassoni è chiaro che la creatività consiste nel modificare o superare le regole esistenti attuando cambiamenti appropriati. Da noi lo è meno.

CONFRONTARSI CON LA REGOLA. Della necessità di regole e modelli parla Claudio Magris: la vita, scrive è un continuo confronto con la regola, che essa si dà per non dissolversi nell’indistinto e che essa creativamente muta, per renderla più adeguata ad affrontare la realtà sempre nuova, costruendo incessantemente nuove regole. Le creative rivoluzioni artistiche infrangono alcune leggi dei loro linguaggi, scoprendo così nuove forme del mondo e della sua rappresentazione, che a loro volta obbediscono a criteri rigorosi. Faulkner o Kafka, che sconvolgono l’ordine tradizionale del romanzo, ne creano un altro, non meno inesorabilmente cogente e proprio perciò creativo.

IL PROBLEMA CREATIVO ITALIANO. Magris teorizza l’esistenza di un problema creativo italiano riguardante tutta la società: se è vero che le regole non sono degli “idoli”, e quindi possono essere cambiate, è anche vero che l’abitudine  di ignorare le regole o di cancellarle per partito preso (o per sciatteria, o seguendo l’idea che per essere creativi bisogna trasgredire le regole così, a capocchia), innesca una situazione di stallo che impedisce alla creatività di operare cambiamenti rilevanti, significativi e permanenti.

LA REGOLA COME OPPORTUNITÀ. In Italia, come ricorda Gillo Dorfles, sembra che ci sia un attacco costante e cieco a qualsiasi tipo di convenzione estetica e sociale: dilaga il cattivo gusto, quello che non rispetta convenzioni e limiti, quello del vale-sempre-tutto, quello per cui conta solo affermare se stessi, quello che, purtroppo, non creerà mai nulla di buono.
Forse, se smettessimo di considerare la regola come un vincolo fastidioso e ottuso, e cominciassimo a vederla come una sfida e un’opportunità, anche la nostra capacità creativa migliorerebbe e, soprattutto, saprebbe meglio indirizzarsi.
L’immagine è un’opera di René Magritte, intitolata L’anello d’oro.

16 Commenti a Niente regole? Niente creatività – Metodo 4

  1. gabri

    Cara Annamaria, il tuo topic è impegnativo. E’ ammesso un brainstorming? Prima nota. L’idea di paradigma, come visione globale cristallizzata della realtà, mi mette i brividi, perché suggerisce una situazione di stallo, un fermo-immagine che non mi è congeniale. Preferisco mantenere sempre, anche nelle cose più importanti, una relazione interfacciale che non cancelli il sistema, ma che crei una spazio di comunicazione con “altro” in cui la possibilità creativa si tenga allenata a farsi i muscoli. Riconosco però che anche questo può rientrare in un paradigma correttamente inteso. Nelle prossime note cercherò di portare esempi di rivoluzioni ” a vuoto” in politica e in estetica.

     
  2. Utente Anonimo

    A proposito di creatività e vincoli, Maria Laura del gruppo NeU su facebook ci segnala questo interessante articolo La Redazione di NeU Ilaria

     
  3. annamaria

    @ gabri: è ammesso tutto quanto serve a scambiare idee 😉 L’idea di Kuhn, per quanto ne ho capito, non cristallizza la realtà. Per farla (forse troppo) semplice, lui dice che in un certo periodo storico c’è una spiegazione scientifica condivisa e acquisita che contestualizza e dà conto di una serie di fatti. Può darsi che, col procedere del tempo, fatti nuovi e nuove evidenze sfidino quella spiegazione. Si arriva a un punto in cui la spiegazione non spiega più troppe cose. Ed ecco che si affacciano nuove teorie, una delle quali, prima o poi, si dimostrerà abbastanza esauriente per essere adottata.

     
  4. eli

    TENTATIVO DI PICCOLO CONTRIBUTO AL BRAINSTORMING Affrontando l’argomento nella vastità nella quale è stato proposto, senza operare delimitazioni che faciliterebbero il compito: La situazione è quella che dà significato alla ricerca che, consapevolmente o inconsapevolmente, sta dietro qualunque manifestazione di creatività e quindi al prodotto stesso di quel processo di creatività. Una parte di problema è da ricercarsi nel grado di conoscenza che il creativo ha della situazione? Una parte di problema è da ricercarsi nel grado di conoscenza che l’osservatore ha della situazione? Per situazione intendo tutto ciò che in quel momento è inerente a quell’atto di creatività: regole specifiche, regole generali, etica, estetica…tutto. E poi, in un mio foglietto personale di appunti ora scriverei: avanguardie – storia del gusto.

     
  5. gabri

    Scrivo quello che mi è venuto in mente. Rivoluzione tentate ma fallite per mancanza di forza persuasiva e di grado di consenso; marxianamente, mancavano i presupposti. Carlo Pisacane, socialista utopico e libertario, Sapri 1857. Ernasto Che Guevara, Bolivia 1967. I sistemi borbonico e boliviano ressero perché non era pronto un cambio di paradigma “appropriato”. Il regista Ennio Lorenzini girò nel ’75 un film su Pisacane ” Quanto è bello lu murire acciso”, come metafora dell’impresa boliviana del Che ” che i rivoluzionari scientifici deplorarono per tanta cecità spontaneistica mentre i libertari ne fecero un mito” ( Kezich). Lorenzini, pur esaltando l’eroismo del protagonista, indica i limiti della situazione politica del tempo. Film tragico, cast d’epoca, ottima musica di Roberto De Simone. Sarei tentata di aggiungere ( ma non mi lapidate) che anche Mani Pulite ha il suo bravo aspetto negativo e fallimentare. E’ cosa nota: l’operazione, gestita dalla magistratura ma nel “vuoto” della politica, non ha cambiato il sistema corruttivo dei partiti( quasi tutti coinvolti): di conseguenza nella Seconda Repubblica è rimasto quel sistema, peggiorato da un forte aspetto antistituzionale. E noi ci teniamo il paradigma sbagliato, senza l’ombra di un politico creativo che ne azzecchi una. Per l’estetica, sono d’accordo con Elisabetta sull’importanza del grado di conoscenza del fruitore e sul concetto di gusto. Il discorso può continuare? Anche in ordine sparso e disordinatamente, come ho fatto io. Brainstorming!

     
  6. wc

    LIMITI CREATIVI Mi viene da dire che la creatività fine a se stessa è già limitata se serve solo ad autoaffermarsi, (per tutte quelle forme di attività che per emergere o galleggiare devono sempre stupire, meravigliare, abbagliare, ecc) Uno esempio per tutti lo racconta l’inquieto illustratore americano Brad Holland, che in un suo scritto su chi oggi si considera artista in America, fa una lunga lista partendo dai cantanti rock, dai registi cinematografici, dai truccatori (makeup artists), da chi esegue tatuaggi (tatoo artists)… per arrivare a constatare che gli unici che non vengono considerati artisti sono proprio gli illustratori. Con gli studenti con cui ho a che fare nei progetti di comunicazione, solo costringendoli in dei limiti e delle regole rigorose e precise posso sperare di cavarne qualcosa di buono, magari anche solo per rompere o superare questi schemi, altrimenti pascolano senza briglie nei campi del gratuito, del copiato o capito male, nel già fatto e rifritto, o peggio nel “creativo” del “famolo strano” alla maniera di Carlo Verdone e Claudia Gerini in una delle loro più crude e reali interpretazioni. walter

     
  7. Graziano

    Scusate, non ho tempo e testa (ehm, ehm…), per inserire un post degno sul “complesso” argomento, ma ci tenevo a ringraziare Annamaria per avermi fatto scoprire (me l’ero perso), lo straordinario contributo di Magris, che ho provveduto a far girare in rete e che, copiato per benino, campeggia nel mio ufficio, in posizione di rilievo assoluto.

     
  8. annamaria

    Sì, credo anch’io che il contributo di Magris sia importante. Ho l’impressione che sul tema delle regole avremo altre occasioni per tornare. Comunque, anche la cronaca più recente ci dice che qualsiasi cambiamento si sviluppa necessariamente attraverso un confronto sulle regole. Sono la roba che ci tiene assieme. E sono la roba che tiene assieme tutto quanto produciamo, e tutto quanto sappiamo o possiamo immaginare del mondo. Si possono amare, si possono odiare, si possono tradire, superare, discutere, ridiscutere, rinnovare, adeguare, rinegoziare, rifondare. Comunque, si devono imparare, e soprattutto non si possono ignorare. In particolare, non si possono ignorare se si vuol produrre qualcosa di nuovo e utile.

     
  9. gabri

    Sull’estetica nessuno ha mai detto nulla di definitivo: a questo mi attengo. I canoni dell’apollineo e del dionisiaco ( come estraeva dalle letture di Nietzsche il professor Bellavista) e quelli del classico e del romantico rimangono gli unici poli di un dibattito che non ancora ha esito finale. E penso che sia giusto così, perché la bellezza è roba che noi tutti frequentiamo quotidianamente: la natura abbagliante, la mia, le nostre città di proporzioni sublimi, fanno canone. Creare nuova bellezza non può che trovare le radici in quella realtà visibile che non ha bisogno di interpretazioni dotte. Il resto, e cioè tutto ciò che è sottoposto al gusto d’epoca, è funzionale ad un altro fine: vuoi lo status symbol o l’esser posto (da altri) come oggetto di desiderio. Niente di male nel consumo sostenibile che produca oggetti piacevoli, ma può succedere che li produca simili all’umore dell’epoca e perciò di valore contingente. Ha spazio oggi l’alto tacco rosso tempestato di diamanti di un rake del ‘700? Eppure al suo tempo era considerato bellissimo. Le idolatrate top model anoressiche faranno canone? Vedremo.

     
  10. Laura Bonaguro

    Marianella Sclavi nel suo libro: “Arte di ascoltare e mondi possibili, come si esce dalle cornici di cui siamo parte”, traccia nei primi capitoli i concetti di cambiamento. Propone un esempio: disegnare 9 punti disposti a matrice tre per tre. Chiede poi di unire questi nove punti con quattro segmenti senza staccare la matita dal foglio, in 5 minuti di tempo, non gettando o cancellando ma tenendo in vista i tentativi falliti. Questi tentativi falliti sono percorsi diversi e ciascuno rappresenta un cambiamento, una correzione rispetto al precedente. hanno in comune il muoversi entro un campo di possibilità che ha dei confini. La soluzione prevede invece che i segmenti escano dall’insieme dell’ideale “quadrato”, premessa implicita data per scontata ma non regola dell’esercizio. Si conclude con l’evidenziare due tipi di cambiamento: l’1 entro una “cornice” e il 2, quello “della cornice”. Chi ha risolto il problema non si è limitato a cambiare percorso ha cambiato le premesse, limiti che si davano per scontati, regole appunto. Per questo lo trovo interessante, la creatività come attività del pensiero ha necessità di una struttura, si modifica all’interno di essa ma si rinnova uscendo dalle premesse (anche quelle non dette) non ignorandole, anzi, talvolta scoprendole proprio nell’attimo della soluzione. Insomma, quando si esce dalla scatola! Anch’io come Graziano ho fatto mio e divulgato qualcosa, l’articolo in cima alla pagina della redazione di NeU. E sono d’accordo con tutti voi: il “famolo strano” non è creativo, il più delle volte insensato e nemmeno bello…

     
  11. gabri

    Comunque, come dice Dorfles, nel tempo nostro: ” Fair is foul, and foul is faire Over througt the fog and filthy air” ( Macbeth) Planiamo attraverso la nebbia e l’aria impura. E se il Bardo fosse veramente Bacone che ci propose il Novum Organum?

     
  12. Laura Bonaguro

    … mi viene in mente Beda il Bardo… non me ne volere, Gabri! 😉

     
  13. gabri

    @Laura Hai la copia da 100 dollari! Sei una V.I.P. !!!

     
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