Pensiero dicotomico
Pensiero dicotomico: vedere il mondo in bianco e nero – Idee 150

Gli inglesi lo chiamano black and white thinking: pensiero in bianco e nero.
Il termine più tecnico, in italiano, è “pensiero dicotomico”.
Il pensiero dicotomico divide con un taglio netto la realtà in luce e ombra, cancellandone la complessità, l’ambiguità, la mutevolezza, e ogni sfumatura. Ragiona in termini di “tutto o niente”.
Esercitare il pensiero dicotomico vuol dire credere che le cose possono essere solo o completamente giuste o del tutto sbagliate, che le persone sono o amiche o nemiche, che le giornate o sono perfette o fanno schifo, che tutto ciò che non è un successo è un fallimento, e che tutto ciò che non è virtuoso è vizioso. Che ora o mai più. Che la va o la spacca. E ancora: che o si è belli o si è brutti, che si ama o si odia, che o si ha del tutto ragione o si ha completamente torto, e così via.
Insomma: il pensiero dicotomico tende a schematizzare facendo distinzioni nette, rigide e permanenti. Riduce il multiforme, complesso e a volte indecifrabile caos che è la realtà delle persone e degli eventi a due sole categorie contrapposte, che si escludono l’una con l’altra o che sono in irreparabile conflitto tra loro.

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DISTORSIONE COGNITIVA. Il pensiero dicotomico è molto rassicurante, specie se il pensatore mette automaticamente sé stesso dalla parte della ragione, dell’intelligenza, della giustizia, della bellezza e della verità. Aprite il giornale, guardate un sito di notizie in rete, ascoltatevi un pezzo di tg e fate un elenco di quanti esempi di pensiero dicotomico trovate, e quanti pensatori in bianco e nero.
Se volete qualche criterio empirico per riconoscerli in fretta, eccovene tre: minacciano o paventano catastrofi se il mondo non fa quel che dicono loro. Si accalorano molto, ignorano le evidenze contrarie e non manifestano alcun dubbio, mai. Disprezzano (e vorrebbero cancellare dall’universo) chi non condivide le loro opinioni.
Il pensiero dicotomico è una distorsione cognitiva: uno dei tanti bias che possono offuscare la nostra capacità di giudicare e di prendere buone decisioni, perché deformano o cancellano tutti gli elementi non congruenti con la visione “in bianco e nero”, che invece andrebbero ragionevolmente considerati.

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UNA SVANTAGGIOSA FORMA DI PENSIERO. Il pensiero dicotomico è sì rassicurante, almeno nel breve periodo, ma a lungo termine presenta diversi svantaggi:
– limita la nostra capacità di leggere e capire il mondo, che non è sempre e solo o bianco o nero, e che soprattutto non continua a essere sempre o bianco o nero sempre, dappertutto e alla stessa maniera.
– riduce la quantità delle scelte che abbiamo a disposizione e cancella ogni possibilità di mediazione e di sintesi. E, a furia di cancellare scelte possibili, è facile sentirsi o furiosi o impotenti, e magari entrambe le cose nello stesso momento. Una brutta sensazione.
– preclude soluzioni creative: se i vincoli sono ferrei, i confini sono tracciati, i giudizi sono inappellabili e il percorso giusto è uno e uno solo, non resta spazio per l’invenzione di alcuna alternativa nuova o migliore.
– è un pensiero di tipo egocentrico e infantile: i bambini piccoli non hanno strumenti cognitivi sufficienti per cogliere la gradualità e le sfumature o per accettare l’ambiguità.
– induce la depressione: ciò che non va bene non potrà che continuare ad andar peggio. Ciò che è sbagliato diventerà irreparabile. Ciò che è brutto diventerà mostruoso, ciò che è pauroso diventerà terrorizzante, ciò che è negativo diventerà catastrofico… e non c’è scampo.
– gli psicologi dicono che il pensiero dicotomico è indicativo della possibile presenza di un disturbo della personalità.

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REALTÀ SCHEMATICHE. Eppure tutti noi abbiamo in testa delle belle schematizzazioni dicotomiche: Natura e Cultura. Oriente e Occidente. Pace e Guerra. Pubblico e Privato. Maschile e Femminile. Vizio e Virtù. Città e Campagna. Libertà e oppressione. Destra e Sinistra. Salute e Malattia. Ragione e Sentimento. Giovinezza e Vecchiaia. E così via.
Ma quelle dicotomie esprimono le polarizzazioni estreme di fenomeni e realtà che sono un continuum. Fra un polo e l’altro non c’è una voragine, ma un’area più o meno ampia e variamente sfumata di grigio.

Procedere per dicotomie, dilemmi e alternative che si escludono una con l’altra può essere perfino necessario quando si vuole scegliere una causa su cui impegnarsi. Può comunque essere un modo per districarsi nella complessità, sbrigativamente sì, ma almeno senza finire intrappolati in mille distinzioni sempre più sottili.
Piccole dosi di pensiero dicotomico possono dunque essere utili per orientarsi, a patto di ricordare che la chiarezza della dicotomia è solo apparente, e può essere fuorviante. E a patto che ci si impegni a stare attenti a tutte le mille, mutevoli sfumature di grigio (e ai mille arcobaleni di colore) che una visione paziente, ragionevole ed equilibrata del mondo può regalare.

Le immagini che illustrano questa pagina sono della giovane fotografa americana Kate Maldonado.
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13 Commenti a Pensiero dicotomico: vedere il mondo in bianco e nero – Idee 150

  1. Giuliano

    Bello e chiaro come sempre; e di pensiero dicotomico in questi giorni ne abbiamo un significativo esempio, nella noiosissima cronaca di casa nostra del family day e affini.

     
  2. Luigi Bonfante

    Polarità e continuum. Lo penso da sempre. Condivido, in tutti i sensi…

     
  3. andrea bertotti

    Gradito riferimento alla trascurata educazione razionale-emotiva

     
  4. Maurizio

    Bello davvero. A me piacciono un sacco tutte le varie sfumature di colore della realtà.
    E’ vero che spesso ho molti più dubbi e solo di rado qualche certezza, ma anche questo è il bello di una vita sempre in ricerca.
    E’ un modo d’essere aperti alla meraviglia di ciò che può accadere di bello.

     
  5. Matteo

    “E’ così che funziona il mondo. Non è in bianco e nero… come sostieni tu. E’ in sfumature di grigio.” cit dal film American Hustel.

     
  6. Antonio Marco Di Bari

    ¨minacciano o paventano catastrofi se il mondo non fa quel che dicono loro.¨
    Quindi rivendicano una onnipotenza
    ¨ Si accalorano molto, ignorano le evidenze contrarie e non manifestano alcun dubbio, mai.¨
    Perche´ si sentono onniscenti.
    Interrogati su cosa faranno tra cinquanta anni, con le loro risposte dimostrano di credersi eterni.
    Puo´ essere d´aiuto a questo proposito quello che scrive Ilvo Diamanti a proposito dell´idea che hanno gli italiani della durata della gioventu´ e meglio ancora l´ultimo saggio di Zagrebelsky.
    Adesso facciamoci una domanda: Chi ( la maiuscola e´ un aiutino) e´ onnipotente, onniscente ed eterno?
    Carissima, in realta´ le cose pare siano peggiori di quanto Lei avesse intuito!

     
  7. Gabriella Poli

    Ho partecipato alla fine degli anni novanta ad una ricerca “verso la società della scelta” dove seguendo un approccio sotirco sociologico si considerava il pensiero creativo come uno strumento utile da adoperare nella società postindustriale, società organizzata e complessa. Il pensiero creativo si esprime nella formula “e – e” : si orienta cioè ad includere piuttosto che ad escludere e si rivela fondamentale per una realtà dove le le sfide (globali e locali allo stesso tempo) riguardano tutti campi del sapere.
    Anche il nostro pensiero sociale andrebbe quindi aggiornato ma questo non avviene con la stessa velocità del pensiero scientifico e tecnologico. La società postindustriale (società dei servizi, dell’immateriale, della comunicazione, della creatitivà..) ci sta offrendo tuttavia l’occasione per rivedere il paradigma dominante che si basa sulla competitività sociale.

     
  8. catalina

    Il messaggio e le immagini in questo articolo me le sento addosso come un tatuaggio. Purtroppo il pensiero dicotomico ha sempre fatto parte di me. Non ammettevo nemmeno il grigio. Il grigio crea aspettative. Io non dovevo averle. Perciò se non era bianco era nero, mai grigio o a colori. Ma oggi, le cose sono cambiate. Oggi, credo che dove il bianco incontra il nero non nasce il grigio ma un intero arcobaleno. Amo i colori e mi circondo di colori. Ho persino trovato il mio. 🙂
    Auguro a tutti voi di vedere e trovare più colori possibile. Inventateli pure! 😉

     
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  11. Mario mauro

    Io ritengo che sia impossibile non ragionare in modo dicotomico. Il cervello umano apprende e riconosce gli elementi del mondo attraverso il confronto e il paragone sempre tra 2 elementi. Questi non vanno intesi come punti fermi ma come paradigmi a cui tendere ed all’ interno dei quali possiamo ritrovare le varie sfumature a cui Annamaria faceva riferimento. C’è qualcosa di cosí profondo nella tensione degli opposti tale da plasmare il nostro processo di significazione. Il giorno e la notte, il maschio e la femmina, il nord e il sud… Sono cardini che tracciano un percorso. Forse con l’ evoluzione riusciremo a concepire modelli di pensiero più complessi con tre o più elementi ma fino ad allora mi sembra più corretto parlare di ottusità piuttosto che di pensiero dicotomico.

     
  12. Barbara

    Il colore non manca in natura,anzi…le sol sfumature di grigio sono in propria”mente” frutto di una ventaglio degradante,in sintesi direi che la spugna con la quale bagniamo la nostra mente e le nostre emozioni,attinge da una fonte ben nota che non si nasconde dietro un singolo spettro,ma bensi’ci allieta eliminando i fantasmi aleatori di un ‘immaginario “mono”cromático.

     
  13. Rita Qualtieri

    Il senso di inadeguatezza nasce proprio dalla mancanza di aderenza degli elementi del pensiero dicotomico. A me viene in mente Kierkegaard ed il suo tentativo di conciliare i caratteri della vita estetica con quelli della vita etica, l’immediatezza del giudizio con la riflessione critica morale, l’Io relazionale con l’Io assiologico. Per quanto ci si impegni, la natura soggettiva tende ad ancorarci all’uno o all’altro fondale. Molto spesso sarebbe più leale per se stessi accettare la pericolosità del pensiero dicotomico piuttosto che inseguire affannosamente la panacea rappresentata da una sfumatura. Ci sono aspetti dell’esistenza che sono bianchi o neri e tentare di diluirne l’intensità non ne cambierà la durezza della portata.

     

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