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Perchè siamo più creativi degli animali?

Siamo più creativi degli animali, è evidente, e lo siamo sia sotto il profilo qualitativo che quantitativo. Che gli esseri umani siano sempre più creativi degli animali, scimmie comprese, anche le più sveglie ci sembra un fatto ovvio. Eppure con le scimmie più simili a noi, il Bonobo (Pan Paniscus) e lo Scimpanzè comune (Pan Troglodytes) ancora oggi condividiamo, oltre che gli antenati, il 98.6% del patrimonio genetico.

Come mai, allora, una piccola differenza genetica determina una enorme differenza di potenzialità e comportamenti? E come mai se alleviamo un piccolo scimpanzè trattandolo come se fosse un neonato umano le sue capacità, crescendo, non si allineano quelle di un essere umano, mentre se un neonato umano viene – come è successo – abbandonato nella foresta le sue capacità si allineano a quelle degli animali che l’hanno allevato?
Lo straordinario sviluppo delle facoltà umane, e in primo luogo della capacità creativa con tutte le sue componenti adattative deriva – dicono gli scienziati – da alcune cause non così ovvie né così note. Per individuarle dobbiamo risalire a un tempo in cui non erano ancora così evidenti le differenze tra noi e le grandi scimmie antropomorfe.

La prima causa è la discesa della laringe. Siamo in Africa, circa due milioni di anni fa. Il clima è diventato più secco. Per respirare meglio, e dopo che da un paio di milioni di anni hanno cominciato ad andarsene in giro camminando sempre più spesso su due piedi (e quindi a usare le mani per manovrare utensili) ora gli ominidi africani devono allungare il collo.
Allunga e allunga, generazione dopo generazione, la morfologia del collo cambia, e la laringe si trova collocata più in basso di quanto non si trovi in tutti gli altri mammiferi.
Il fatto è rilevante perché la laringe è l’organo principale della fonazione: la produzione di suoni. Messa così in basso, la laringe umana può produrre una gamma molto più ampia di suoni distinti e costanti: a differenza degli altri mammiferi, i nostri progenitori sono diventati fisiologicamente in grado di parlare.
 Questo vantaggio non è pienamente condiviso dal ramo Neanderthal, la cui evoluzione segue strade differenti fino a concludersi per ragioni che, ad oggi, non sono del tutto chiare.

più creativi degli animali

La seconda causa è lo sviluppo del linguaggio. Comunicare è utile, anche nel Paleolitico, e mentre lentamente i nostri antenati migrano dall’Africa all’Asia e all’Europa.
 Non pensiamo a lunghi discorsi, ma a sequenze di suoni organizzati e ricorrenti, che servono da segnale per coordinare attività collettive. Per esempio, la caccia.
Siamo più creativi degli animali perché conosciamo (e usiamo) molte parole.
Man mano che, centinaio dopo centinaio di migliaia di anni, gli individui si scambiano comunicazioni che gradualmente diventano somiglianti a discorsi fatti di parole, il loro cervello diventa più grande, si riorganizza e sviluppa nuove aree. Per dirla con Gregory Bateson, questo è un esempio di coevoluzione: un fenomeno che si verifica quando lo sviluppo di un fattore A favorisce lo sviluppo di un fattore B, che a sua volta favorisce l’ulteriore sviluppo di A…. 

Insomma, la terza causa è lo sviluppo di nuove aree cerebrali.
 I fossili ci dicono che tra i 2 milioni di anni fa e i 2-300.000 anni fa (quando già si governa il fuoco, si usano vestiti, si compiono riti funebri, e l’organizzazione sociale si basa sulla costante comunicazione tra gli individui) il cervello dei nostri antenati cresce
 in maniera sorprendente: passa dai 75-800 cm3 di Homo habilis ai 1000-1200 cm3 di Homo erectus, fino ai 1200-1500 cm3 del Sapiens.
 Il cervello umano contemporaneo è grande in media 1400 cm3, e può raggiungere i 1550 cm3.
Ma il dato più importante non è tanto quello qualitativo, dimensionale, quanto quello quantitativo: la differenziazione dei centri neurali, soprattutto nell’area prefrontale, permette lo sviluppo di un linguaggio complesso e articolato, che a sua volta consente di esprimere un pensiero che sa procedere per simboli e ha qualità progettuale.
 È ovviamente anche questo a renderci più creativi degli animali.

Progettualità vuol dire essere capaci di concepire e di compiere un’azione volta a raggiungere un obiettivo. Simbolizzazione vuol dire essere capaci di attribuire un significato ricorrente e condiviso a qualcosa (a qualsiasi cosa: un gesto, un segno inciso in una certa maniera, una sequenza di suoni che, così, diventano una parola che ha un senso).
Simbolizzazione e progettualità sono le due caratteristiche che determinano l’esistenza di ciò che chiamiamo “cultura”.
 In sostanza, è l’interazione tra sviluppo cerebrale e sviluppo linguistico ad averci permesso la formazione di una cultura che, avendo caratteristiche simboliche (ci permette di raffigurare il mondo) e progettuali (ci permette di modificare il mondo), ha anche un enorme valore adattativo: permette di interagire meglio con l’ambiente, e di farlo non attraverso lunghe e casuali variazioni genetiche, ma grazie a (relativamente) veloci miglioramenti cognitivi.
In sintesi: siamo più creativi degli animali anche perché possediamo una cultura.

più creativi degli animali

La quarta causa è la capacità di usare simboli per formulare e gestire con facilità pensieri complessi e dotati di un alto grado di astrazione: riferiti non solo a oggetti ma anche a concetti, e a relazioni tra oggetti e tra concetti.
 Una ulteriore, importante conseguenza è lo sviluppo di una coscienza di sé: potendo parlare, e pensare, è finalmente possibile riconoscere se stessi come soggetto pensante. L’uomo è finalmente in grado di dire “io”.

Sono le statuette, le pitture rupestri, gli utensili, le sepolture a dirci che già 30-40.000 anni fa il genere umano è dotato di capacità simbolica e, quindi, sa certamente produrre pensiero astratto: non solo oggetti, ma idee complesse e connesse con altre idee. Tra questi, il concetto di “bello”: la decorazione e la simmetria che si ritrovano su svariati oggetti non hanno motivi funzionali, ma puramente estetici.
 Ma l’ultima e forse più rilevante conseguenza della formazione di un linguaggio articolato e complesso sta nel fatto che la cultura, la cui formazione dipende dal linguaggio, sia anche, grazie al linguaggio, trasmissibile: in questo modo possiamo, a differenza degli animali anche più vicini a noi dal punto di vista genetico, contare sull’enorme vantaggio competitivo costituito dal fatto di poter far nostro, studiando e imparando, il pensiero sviluppato dal genere umano in migliaia e migliaia di anni, senza dover ripartire, ogni volta, da capo a interpretare il mondo. Se siamo più creativi degli animali, è anche perché andiamo a scuola.

Se volete conoscere i modi in cui si esprime la (sorprendente) creatività degli animali, leggete quest’altro articolo.
Le immagini sono parte di una campagna pubblicitaria per un il marchio di lamette Schick

Un Commento a Perchè siamo più creativi degli animali?

  1. Piero Gurgo Salice

    Io penso anche a una facoltá tipica dell’uomo che gli ha permesso di sviluppare la creativitá: quella dell’associazione di idee. Senza di essa la simbolizzazione sarebbe possedere una serie di scatole vuote e non correlate tra loro. Associazione che, per forza di cose, fu contemporanea al linguaggio. Almeno io penso che questo sia il vero carattere distintivo dell’intelligenza

     

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