Più cultura, più sviluppo, più soldi. Non è forse chiaro abbastanza?

Nel corso di un recente convegno organizzato da Il Sole 24 ORE si dicono cose importanti  su cultura e sviluppo. Ci andiamo e le annotiamo. Eccole, in sintesi e con qualche nota ulteriore.
COMPARTO CULTURALE E CREATIVO: comprende editoria, cinema, tv, musica, design, attività artistiche, beni culturali…
IMPRESE CULTURALI E CREATIVE: l’Italia è ultima in Europa. Sono il 4,4% sul totale aziende presenti sul territorio (circa 176 mila). In Europa sono il 5,5% sul totale.
LAVORATORI: In Italia il 2,2% degli occupati (circa 355 mila addetti), con una media di 2 addetti per azienda. In Europa il 3% in media degli occupati, con 4 addetti per azienda.
MANIFESTO DELLA CULTURA: propone strategie di lungo termine e chiede al governo di razionalizzare risorse, assumersi responsabilità, lavorare sull’educazione e favorire la cooperazione pubblico-privato. Leggete e, se volete, aderite.
MUSEI: 4000 circa in Italia. In Francia, per esempio, appena 1900 (se volete conoscere i musei italiani  – mostre, info, orari, prezzi –  il vostro sito è musei online. In un accurato dossier del Touring Club Italiano trovate invece dati e info sui 30 musei più visitati d’Italia, divisi tra artistici, storico-archeologici e scientifici. Qui invece, una bella visualizzazione di sintesi, degli accessi regione per regione).
OLTRALPE: restiamo in Francia. Nel 2011, mentre tutti i governi tagliavano, il ministero della Cultura qui ha mantenuto invariato il suo bilancio, 8,4 miliardi di euro, quasi cinque volte le somme destinate in Italia. Cinema, musei, teatri, biblioteche, editoria… i risultati si vedono. E si esportano.
PATRIMONIO CULTURALE: dalla Campania alla Lombardia, la trasmissione Report di Milena Gabanelli mostra come “da noi il bene culturale diventa un male”. Sconfortante, davvero.
POTENZIALITà del settore culturale: grandi e inespresse. in termini di occupazione e consumi generati potrebbe avere, se valorizzato, dimensioni almeno doppie.
PUBBLICO: cresce leggermente la domanda di musica e teatro. Stabile il resto. Il 59% degli Italiani maggiorenni (28 milioni) non frequenta musei e mostre e non è interessato ai beni culturali. Sigh.
SISTEMA (fare sistema): bisognerebbe cominciare a tessere relazioni tra i grandi eventi, e tra eventi e territorio, e tra discipline diverse, e tra fruizione cultorale e tecnologie…
SPONSOR: per le grandi aziende sarebbe tempo di abbandonare la logica dello sponsor, o del mecenate, per cominciare a investire in cultura come parte della strategia di comunicazione corporate. Buona idea, ma va inserita in una strategia nazionale di lungo periodo. Che, ad oggi, non c’è.

12 Commenti a Più cultura, più sviluppo, più soldi. Non è forse chiaro abbastanza?

  1. Merio

    Cultura è sinonimo di impegno, sacrificio, dedizione. Tutti valori che identificano delle azioni concrete, un agire incessante e necessario verso molteplici obiettivi. Questo per riaffermare tutta la verità affermata nelle equivalenze del titolo. Ma sono del tutto pessimista verso la capacità del nostro paese di far proprio questo assunto e investire di conseguenza. Perché? Perché a parte una piccola minoranza di persone che vedono nella cultura una sintesi dei tre valori espressi, la maggioranza inserisce nell’insieme “cultura” un insieme di scrocconi nullafacenti, parassiti sociali che vivono della ricchezza prodotta da chi “lavora” veramente, suda tutti i giorni, negli unici luoghi lavoro socialmente riconosciuti: uffici, fabbriche, studi professionali. Il primo passo per investire in cultura è riconoscere le professionalità che questa cultura la vogliono produrre. Il mondo della cultura è pieno di gente che sa lavorare senza risparmio. E non lo fanno per i soldi. La creatività non si soddisfa solo con il denaro, ma con la soddisfazione di incontrare un pubblico, ottenere un riconoscimento, stimolare. Qualcuno potrà dire che la creatività cerca protagonismo. Si, cerca protagonismo. Perché troppo spesso stupidità e convenzionalità sono le assolute protagoniste di una rappresentazione quotidiana volgare e banale. Scusate sono al limite dello sfogo, e non sono neppure un artista o una persona che produce Cultura. Ma fin quando la maggioranza delle persone si schiererà dalla parte di chi dice che “con la cultura non si mangia”, vedremo l’Italia continuare a mangiarsi la sua cultura e regredire, regredire, regredire…

     
  2. annamaria

    @Merio: uh, come sono d’accordo. Fra l’altro: l’attitudine a lavorare senza risparmiarsi, e a farlo non per soldi, ma per sfida e scommessa personale, e per una specie di urgenza e di ostinazione che può segnare un’intera vita, è uno dei tratti più ricorrenti e forti delle personalità creative. Questo ovviamente non significa che la creatività non vada riconosciuta e valorizzata.

     
  3. andromeda

    Sono d’accordo con Merio. Finché una parte “caciarona” dell’Italia continuerà ad affermare questa oscenità( che con la cultura non si mangia) è chiaro che l’opinione comune, della massa, resterà questa. Ma con la massa basta saperci parlare e saper spiegare le cose. Una propaganda al contrario, insomma, per veicolare quel che c’è di buono in Italia e cercare di preservarlo o salvarlo. Conservare vuol dire dare nuova vita, magari anche diverse destinazioni d’uso, ma conservare non è distruggere. L’azione dovrebbe essere totale, profonda, sinergica, dovrebbe diffondere e veicolare nuove idee( magari anche attraverso le nuove tecnologie e il digitale che offre grandi potenzialità), soluzioni, e, per l’appunto, un sistema integrato, arrivando ai ragazzi, alla gente comune, a tutti. Questo, però, senza gente competente ed onesta( entusiasta, appassionata e creativa), senza le risorse economiche, senza linee guida programmatiche, non è fattibile. Peccato, per adesso..e per il futuro??? Mah…

     
  4. Utente Anonimo

    E’ un interessante fotografia dei fatti. Purtroppo la logica che è dietro le scelte politiche è (quasi) solo elettoralistica. Si fa solo ciò che porta voti alle prossime elezioni. Se non spezziamo questo nodo sarà molto difficile risolvere alcunché ed, in particolare, risolvere i problemi della “cultura”. Quindi ho poche speranze in merito. Messo (temporaneamente) da parte il pessimismo penso che uno degli ingredienti del “fare sistema” possa essere quello di promuovere la conoscenza e la fruibilità dei cosiddetti “musei minori”, cioè quelli che nessun Giapponese picture-addicted vedrà mai. Ce ne sono ovunque. bellissimi e sconosciuti ai piu’, dove un paio di annoiati custodi vedono 3 o 4 visitatori al giorno. Potrebbe forse essere di aiuto una campagna informativa, non solo in Italia, per promuovere circuiti alternativi del turismo ed anche il coinvolgimento diretto delle Agenzie turistiche. Un mio caro amico è guida turistica e mi racconta con orrore della giornata-tipo del turista che sbarca a Civitavecchia alle 8, si imbarca in un pullman con altri 50 forzati ed in una giornata di visita a Roma vuole vedere: S.Pietro, i Musei Vaticani, il Colosseo, i Fori imperiali, Piazza di Spagna, Piazza Navona, Castel S. Angelo… poi stremato, lo ricaricano sul pullman alle 17 e via di nuovo a Civitavecchia. Il tempo lo ha passato con l’occhio appiccicato al mirino della macchina fotografica. Non ha visto assolutamente nulla. Ha solo fotografato… Poi Roma se la rivedrà a casa con comodo…. Per carità, il “cliente” ha sempre ragione… ma forse sarebbe il caso che il Ministero BC promuovesse “anche” un altro tipo di turismo. Non credete..? Per essere costruttivi si potrebbe aprire un sito web dei “musei minori” dove i visitatori potessero contribuire su base volontaria con foto e testi alla conoscenza di tali tesori. Che ne pensate..?

     
  5. Marcello42

    Per qualche strano motivo il sito mi aveva de-registrato… Il commento immediatamente sopra è il mio.

     
  6. lore

    Anch’io sono molto d’accordo con il punto di vista che esprimete. Tra l’altro, il dato sul numero di musei in Italia prelude a scelte politiche (che in alcune Regioni sono già proposte di politica culturale) che porteranno all’accorpamento o alla chiusura. Attenzione: non sono qui a difendere COMUNQUE tutti i piccoli musei, ma alcuni sono legati a preziosissimi processi bottom up di partecipazione e cura dei beni comuni, materiali e immateriali, che credo possano essere anche una chiave di avvicinamento delle persone alla cultura. Segnalo un esempio di costruzione di rete tra musei etnografici, ormai attiva da qualche anno: http://www.parcobarro.lombardia.it/_meab/content/view/97/71/

     
  7. Ciaputele

    Dunque dunque, ultimamente tendo, per mia fortuna e dopo anni di elusione, a esprimermi in prima persona e su fatti che conosco, evviva! Il mio canale web è on line da tre mesi, si chiama http://www.terranovachannel.com, il mio obiettivo è riportare il comparto agroalimentare nel tessuto sociale, riilluminarlo, ridargli quella visibilità e dignità che merita da secoli e per la centralità del suo peso nel sistema socio economico. Riportare la cultura nell’agroalimentare e l’agroalimentare nella cultura, senza con questo ammorbare il pubblico con alcun tipo di lezioni da impartire: più semplicemente andando a trovare belle storie e in questo modo intrattenere il pubblico aumentando la cultura in materia. Un canale web neonato non può avere traffico (audience) per definizione, eppure due multinazionali sono salite sul mio canale apprezzando il modo con con il quale tratto l’argomento, due sponsor concreti che mai negli anni passati avrebbero investito i loro soldi su una novità editoriale priva di fondamenta concrete, priva di risultati tangibili. Io dico che qualcosa sta cambiano, ci si potrebbe aspettare di più, ma c’è nell’aria un profumo diverso, l’importante è lavorare su questa nuova fragranza, ovviamente non girando la testa per vedere cosa ancora accade nei palazzi del potere, purtroppo. Ma qualcosa sta cambiando, forse a anche a Roma, anche se a Parigi sono ancora più bravi di noi. Se posso permettermi, darei un consiglio, umilmente: smettiamola di disquisire, rimbocchiamoci le maniche e facciamo, andiamo avanti, costruiamo punto e basta.

     
  8. Utente Anonimo

    Molto interessante. La penso così da sempre. Argomenti da approfondire: i segnali positivi e i fermenti ci sono comunque (nonostante tutti i problemi). Si dovrebbe guardare avanti; si potrebbe e si dovrebbe fare molto di più. E’ necessaria maggiore attenzione. Servirebbero politiche serie, programmi validi e innovativi, educazione di base, promozione, divulgazione di qualità (intelligente, lungimirante, non anacronistica, non elitaria e non noiosa). Enzo Di Leo

     
  9. Ilaria

    A proposito di rimboccarsi le maniche, vi segnalo “Aperti per voi”, una splendida iniziativa del Touring Club Italiano. Un saluto cordiale a tutti, Ilaria

     
  10. Utente Anonimo

    qualche consiglio da un vecchio signore a proposito di musei e fruizione artistica. Diffidate delle mostre, che una volta servivano a fare il punto sullo sviluppo dell’opera di un artista ed esponevano i contenuti della ricerca dei curatori, mentre ora sono perlopiù occasioni di marketing a vario livello e sperpero di denaro pubblico. Ultimo esempio la cosiddetta mostra su Tiziano a Milano. Agosti, brillante professore della statale ha scritto una serie di documentatissimi articoli sul manifesto dove si critica la politica delle mostre prodotte dalla cultura leghista della nostra “ville salumière”negli ultimi vent’anni. Per frequentare i musei alcune regole sono a mio avviso inevitabili: 1) documentarsi in precedenza 2) scegliere un percorso personale 3) non più di un paio d’ore, non più di 4/5 sale dove i quadri vanno guardati con “profondità” usando il circuito occhio-pancia prima di mettere a fuoco il soggetto, il significato, la simbologia. 4) non sempre le arcinote star sono da privilegiare, un esempio banale, se siete al Louvre guardatevi dall’ammucchiarvi attorno a gioconde e simili, andate a cercare piuttosto Chardin: quadri piccoli e silenziosi, ma fodamentali, sarete da soli e potrete anche commuovervi. E quando vi sentirete in riserva di emozioni o il vostro corpo manderà segnali tipo: un dolorino alla schiena, un po’ di torcicollo ecc via! scappate e non guardate altro. Un ultimo consiglio: se andate a Venezia, nel sestiere di Cannaregio c’è la chiesa della Madonna dell’orto. Bene. Nell’abside campeggia una grande tela verticale di Tintoretto, il Giudizio universale. Guardatela bene (tipo mezz’ora) e poi confrontatela con il ricordo che avete del kitschccione di Michelangelo nella Sistina, dopo lo shampoo dei restauratori made in Japan e ditemi chi vince! MW

     
  11. annamaria

    ah, la ville salumière! :)) E poi: il vecchio signore la sa lunga.

     
  12. Utente Anonimo

    scusate se commento qui ma non trovo un link relativo all\\\’assistenza tecnica. Nella pagina di registrazione, una volta completato il form di iscrizione, cliccando su invia non succede nulla! e mi piacerebbe mooooolto iscrivermi, quindi potreste provvedere gentlement?? grazie mille!

     

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