Nuovo e utile
Prevenzione e pronto soccorso: come fare le cose giuste

È un intero, completo, semplice corso di prevenzione e pronto soccorso (come evitare gli incidenti, a casa e in auto. Come comportarsi con ferite, scottature, veleni… fino alla rianimazione per i casi gravi). Tutto in soli 33 minuti di video. Lo presentiamo a Milano, a Palazzo Marino, giovedì 16 ottobre alle 12.

Ve lo avevo già anticipato all’inizio dell’estate. Riprendo l’argomento per via di queste cifre: ogni anno, in Italia, oltre 20.000 bambini restano feriti a causa di incidenti. Circa 400 muoiono per incidenti in casa, circa 200 per incidenti in macchina. Oltre mille restano invalidi per sempre.
Il video è realizzato secondo le ultime indicazioni europee, in collaborazione con l’Ospedale Buzzi di Milano, ed è approvato da tutti i maggiori enti di rianimazione e pronto soccorso.
Può servire? Certo che sì. Se non ci credete, guardate la testimonianza del papà di Kora. O quella della mamma di Sara, del papà di Gabriele, della mamma di Fabrizio. È gente che davvero ha salvato il proprio figlio facendo la cosa giusta al momento giusto. E ci è riuscita perché, giorni o mesi o anni prima, aveva deciso di investire una manciata di minuti per imparare come si fa.
Insomma: guardate il video. E, per favore, diffondetelo.

E adesso vi racconto com’è cominciato tutto questo. È una bella storia, credo.
Tutto inizia più di dieci anni fa. Sono in treno con un’amica tra Milano e Torino. Il discorso va a finire sugli incidenti domestici, a proposito di un recente caso tragico. “il problema è che in Italia nessuno sa mai che cosa fare”, dice la mia amica. Mi rendo conto che anch’io, che ho un figlio piccolo, non saprei che cosa fare.

In altri paesi il primo soccorso si impara a scuola. Qui da noi, zero. C’è sì qualche informazione online (siamo nel 2002), ma è frammentaria e in medichese stretto. E sul web ci vanno ancora in pochi. Bisognerebbe raccogliere e tradurre le indicazioni in immagini chiare e parole semplici, e farle arrivare a tutti. Penso che si può fare e che dovrei provarci: dopotutto, spiegare le cose è il mio mestiere.

Comincio così una specie di pellegrinaggio che durerà un anno. Prima tappa: l’Ospedale dei bambini Buzzi di Milano. Ida Salvo, primario della rianimazione, è entusiasta del progetto. “Che cosa ti serve?”, dice. Per cominciare, mi servono tutte le informazioni possibili.
Parlo coi medici e coi rianimatori. Raccogliamo la sparsa documentazione esistente e le indicazioni internazionali, che sono in inglese. Concordiamo un ordine logico per le informazioni. Poi, doppia traduzione: dall’inglese all’italiano specialistico, e da quello all’italiano corrente: “manovra di disostruzione delle vie aeree” diventa “cosa fare se il bambino non respira”.
Ri-verifico tutti i testi coi medici e i rianimatori: voglio essere precisa ma così chiara da farmi capire anche da una mamma o un nonno che ha fatto solo le medie inferiori, o da una tata o una mamma straniera.
Parlo col Centro Antiveleni dell’Ospedale Niguarda e coi medici del Pronto soccorso (il 118): il testo comincia a prendere forma, ma non è ancora niente di utile. Per far capire e ricordare bene ci vogliono delle immagini, e realizzarle costa. Dovrò mettere in campo le relazioni professionali che ho, e chiedere favori che non domanderei mai per me stessa.

Spiego il progetto a Laura Pollini, capo delle relazioni esterne di Benetton. Si entusiasma e dice che Fabrica può produrre gratuitamente le animazioni e farsi carico delle riprese dal vivo e delle musiche.
Comincio ad andare su e giù tra Milano e Ponzano Veneto. Non stiamo facendo un’opera d’arte ma un video utile a salvare vite, e dobbiamo avere chiaro questo obiettivo: tra prove, errori e rifacimenti il video si compone in un primo montaggio e in un audio provvisorio.
…ma siamo sicuri che funzionerà? Chiamo la società di ricerche Eurisko, un altro contatto professionale. Sono disposti a organizzare dei colloqui di gruppo per testare che cosa le persone capiscono e ricordano, e come reagiscono al video? Sulla base dei risultati di ricerca modifico ancora testi e immagini, aggiungo una premessa e dei cartelli riassuntivi. E ancora una volta verifico coi medici.

C’è bisogno di una voce narrante: chiamo Lella Costa, che ci mette tutta la sua capacità di attrice e la sua sensibilità di madre. Gratis. Così come lavora gratis, offrendo piccoli o grandi contributi, un sacco di altra gente: i tecnici del suono, il montatore, la troupe che riprende in studio i medici che praticano la rianimazione… la voce di Lella serve da traccia anche per queste riprese: i gesti della salvezza, con la sua guida, diventano comprensibili e fanno meno paura.
Il video è quasi pronto ma, se non riesco a trovare il modo per distribuirlo, non serve a niente. Bisogna farne delle videocassette (sì, nel 2003 ci sono ancora le videocassette). E vanno messe in mano a quante più donne possibile, chiedendo a loro di mostrarle ai mariti, ai figli più grandi, alle maestre, alle tate, ai nonni.

Potrebbe essere una buona idea allegare le cassette ai periodici femminili più diffusi (nel 2003 i periodici femminili hanno ancora tante lettrici). Vado in Mondadori. Che accetta di mettere a disposizione le sue testate e distribuire il video come allegato. Facciamo un conto: quante cassette ci vogliono? Quasi un milione. Costano un euro l’una più i diritti Siae (sì, la Siae deve metterci il bollino, non chiedetemi perché).
E allora prendo tutto il mio coraggio e vado da Telecom. So bene che l’operazione in sé ha già un valore, anche economico, e naturalmente non solo economico. Ma, insomma, sto chiedendo un sacco di soldi. Non riesco quasi a credere alle mie orecchie quando Andrea Kerbaker mi dice che ci crede, e che avremo le cassette.

Facciamo la postproduzione. Studiamo una copertina. Sottoponiamo il video alle associazioni dei rianimatori, che ne certificano la correttezza. E finalmente, a giugno 2003, le cassette vengono distribuite. Le non molte copie avanzate e ritirate dalle edicole saranno diffuse a Treviso grazie a Benetton, da Regione Toscana (altro contatto di lavoro) e a Milano dall’Ospedale Buzzi.
E poi verranno prestate tra amiche. Impiegate in cento corsi tenuti nelle scuole o dai volontari. Fatte girare nelle sale d’aspetto dei pediatri… in tutti questi anni, sotto traccia, il video ha continuato a fare il suo lavoro, salvando bambini e a tenendo lontani gli incidenti.

Agli inizi del 2014 Ida Salvo mi chiede di aggiornare la parte “casi gravi”: le norme europee sono cambiate. E sì, ormai sul web si trovano tante spiegazioni, ma spesso sono frammentate, e continuano a essere in medichese.
Vabbè, c’è da mettere in conto qualche altro mese di lavoro. Stavolta per fortuna abbiamo un po’ di soldi per le spese vive e ormai le produzioni sono meno costose: così, già che ci siamo, rifacciamo l’intero video. E Lella Costa ancora una volta presta la sua voce inconfondibile.
La diffusione del web risolve a costo zero l’enorme problema della distribuzione. Che adesso, però, è affidata alla cooperazione di tutti. Ecco: se questa vi sembra una buona causa, per favore, fate girare il video online: mettetelo sulle vostre pagine, nei siti degli asili e delle scuole, spedite il link agli amici. Ogni singola volta in più che viene visto, da ogni singola persona, abbiamo ridotto di un pezzetto il rischio. È una cosa che possiamo (e, credo, dovremmo) fare, tutti insieme.

19 Commenti a Prevenzione e pronto soccorso: come fare le cose giuste

  1. Riccardo

    Che dire? E’ il secondo post con questo video, e l’ho visto per la seconda volta, terza, quarta, quinta… Tutto. E’ facile criticare stando seduto in poltrona, quindi non criticherò. Starò zitto. Loderò l’iniziativa, piena di grandi nomi e di curricula illustri nel campo della medicina e della comunicazione.
    Mi viene in mente solo la frase di un mio vecchio professore di zoologia, che è stata, anni dopo, ripresa da uno spot per le pappine dei bambini: è inutile fare un mangime perfetto, perfettamente equilibrato e molto nutriente: se non ha un buon sapore, se non piace alla mucca, essa non lo mangerà e avrete solo sprecato tempo ed energie! A prescindere da quanto sopra, se questo video servirà a salvare anche un solo bambino, ne sarà valsa la pena!

     
    • Annamaria Testa

      Riccardo: la prima edizione di questo video ha già, negli anni, salvato bambini in serio pericolo di vita. Di alcuni (ma solo di alcuni di questi) ho notizia perché poi i genitori si sono rivolti all’ospedale Buzzi.
      Non ho notizia, per fortuna, dei molti incidenti evitati diffondendo semplici e necessarie informazioni di base. Ma, se sto a sentire quel che dicono i medici, divulgare queste informazioni è importante almeno quanto insegnare le manovre salvavita.

      Per quanto riguarda la tua cortese metafora della mucca: i colloqui di gruppo svolti con Eurisko hanno verificato proprio comprensione e gradimento.
      E per quanto riguarda le lodi, i grandi nomi e i curricula illustri: abbi pazienza, ma non mi sembra questo il punto.

       
  2. Pierluigi Calabretta

    Molto utile, Annamaria, e soprattutto comprensibile e “facile”. Mia moglie, che è tedesca ma ha molte amiche con figli piccoli in giro per il mondo, mi chiede dove sia possibile reperire la versione inglese. Grazie!

     
  3. Annamaria Testa

    Ciao Pierluigi, e grazie!
    Una versione inglese di questo video non c’è. Forse, prima o poi, riusciremo a sottotitolare per le mamme e le tate straniere.

    Ma la Croce Rossa Britannica ha un’app di primo soccorso, e tanti eccellenti e chiari minivideo che trovi a questa pagina
    http://www.redcross.org.uk/What-we-do/First-aid/Baby-and-Child-First-Aid

     
  4. Pierluigi Calabretta

    Grazie a te! 😎

     
  5. Alesatoredivirgole

    Come ex-bambino, ora papà, dico grazie Annamaria e grazie a tutti coloro che hanno contribuito al progetto.

    L’obiettivo di questo progetto credo rappresenti una “sfida” ad elevato coefficiente di difficoltà.

    E’ un progetto che mi sento “cucito addosso” e che in qualche modo riguarda me e le mie care e indelebili cicatrici, mie fedeli compagne di viaggio dall’età di un anno (incidente domestico) in buona compagnia di una parziale amputazione a cinque anni (incidente NON domestico su mezzo agricolo) e di altri … “ricordi”.

    Il problema più grande, ora, sarà quello di fare arrivare il messaggio a destinazione (ai genitori) abbattendo l’ingannevole muro dei luoghi comuni e delle cattive abitudini (tanto non mi/ci è mai successo nulla…).

    Ma NON basta abbattere “quel” muro, il messaggio dovrà essere compreso e ricordato!

    Nel mio piccolo cercherò di fare la mia parte, ma ancora una volta sono coloro che stanno dall’altra parte (genitori in primis) ad avere un ruolo determinante.

    Come stimolare ed incuriosire “quel” pubblico?

    Come catturare la “loro” attenzione ed incentivarli a:
    • Fermarsi,
    • Ascoltare/vedere,
    • Comprendere,
    • Ricordare,
    • Mettere in pratica ?

    Come scardinare quel maledettissimo “a me non può capitare”?

    Proposte:

    1. diffondere il messaggio e pubblicizzarlo attraverso tutti i canali a disponibili, ovvero tutti quei luoghi dove bambino (e genitore) sono obbligati a transitare:
    • ospedale,
    • pediatra,
    • scuola (giornate ad hoc o in concomitanza con feste/ricorrenze),
    • negozi accessori/abbigliamento bambini,
    • biblioteche / ludoteche,
    • cinema / teatri,
    • musei (tramite laboratori ad hoc),
    • siti dedicate a mamme e bambini, ecc.

    2. Giornate della sicurezza dei bambini nelle piazze: possibilità di chiarie dubbi o aprire gli occhi attraverso dati ed esempi pratici in forma di gioco utilizzando proprio i bambini:
    • come trasportare un bambino in auto,
    • quali seggiolini utilizzare/scegliere,
    • come proteggerli in casa, ecc.

    3. Preparare i genitori “prima della nascita” del bambino.
    Si fanno corsi pre-matrimoniali, corsi pre-parto, post-parto ed altri.
    Bene, sfruttiamo queste occasioni anche per parlare anche della sicurezza dei bambino.

    4. Utilizzare le autoscuole per formare ed informare i futuri neo-patentati, che magari dovranno portare in auto fratelli, sorelle o altri bambini.
    Allo stesso modo informare coloro che la patente la rinnovano o recuperano puntipatente.

    5. Così come si fa per pentole, materassi, creme, aspirapolveri, accessori per cucina, potrebbe essere perlomeno curioso prevedere corsi informativi porta a porta con il classico metodo del passaparola: si radunano alcuni genitori, si consegna/visiona il filmato, si commenta con dati alla mano e si chiariscono eventuali dubbi.

    In questo caso non si vende/acquista un prodotto ma si ottiene sicurezza per il TUO bambino gratis.

    Idee banali? Probabile …
    Idee folli? Molto probabile …
    Va bè, ci ho provato.

    Iniziamo oggi dalla scuola, parliamo di sicurezza ai bambini (in casa, all’aperto, in auto, in rete, ecc) in modo tale che possano diventare adulti informati e consapevoli.

    Iniziamo oggi dai genitori, in modo tale che possano diventare nonni sereni.

    Ma non dimentichiamoci, oggi, di informare anche coloro che trascorrono molto tempo con i bambini: i nonni …

     
    • M.

      Quel “muro” è difficilissimo da abbattere!
      Quanti bambini e bambine compagni di classe di mio figlio sono accompagnati alle feste e ai corsi pomeridiani senza seggiolino? Tantissimi. E quando rifiuti un passaggio perchè chi te lo offre non è fornito di seggiolino o alzatina, qual è la solita frase pronunciata dal genitorw inconsapevole ma con occhi sbarrati? : …” che vuoi che capiti,
      Sono pochi metri!” Quasi nessuno sa che in ambito urbano circa il 40 per cento degli incidenti avviene a pochi metri da casa o dalla scuola.

       
  6. MircaB

    Non avete fatto un opera d’arte? Avete fatto un opera ad arte!Come scrivevano gli artigiani in fondo ai loro schemi\schizzi\disegni\conteggi. Intelligente e utile (ma in nuovoeutile, l’intelligenza anzi le intelligenze sono implicite) grazie

     
  7. Marinella Natali

    Gentilissima, sono la responsabile del Piano regionale per la prevenzione degli incidenti domestici della Regione Emilia-Romagna. Complimenti per il lavoro che avete fatto, molto bello e molto corretto metodologicamente. Sarei interessata a fare una chiacchierata per capire se è come il filmato può essere utilizzato per integrarlo con altri materiali che abbiamo preparato noi (www.saluter/casa/incidenti domestici) Stiamo infatti preparandoci a scrivere il prossimo piano della prevenzione regionale 2015-2020 dove al capito incidenti domestici inseriremo sicuramente aspetti comunicativi. Grazie e buona giornata

     
    • Annamaria

      Gentile Marinella Natali,
      felice che questo video le sembri utile. Tutto il video è rilasciato sotto licenza Creative Commons: significa che può essere liberamente impiegato da chiunque se non ci sono scopi di lucro, che ci deve essere un riconoscimento agli autori e che va usato nella sua integrità.
      Ovviamente, più gira, più viene visto, più possiamo sperare che gli incidenti domestici si riducano.
      Un saluto cordiale.

       
  8. Alesatoredivirgole

    Purtroppo i fattori che consentono a quel “muro” di resistere sono molteplici e di non facile soluzione.

    La “distanza” tra esperti e utenti, ovvero coloro cui sono rivolti eventuali messaggi di sicurezza, in alcuni casi si rivela un ostacolo insormontabile.

    A volte i messaggi non sono adeguati agli utenti, altre volte non sono adeguati i mezzi di comunicazione.

    L’esperto si basa su fatti concreti, dati, statistiche, ecc.

    Purtroppo però dati e statistiche, da soli, raramente portano utenti-riceventi a modificare e migliorare il loro modo di agire.

    L’utente-ricevente si basa sull’istinto, sulle emozioni e sulle sensazioni che provoca quel messaggio, sulle esperienze e schemi mentali propri.

    Ogni anno il fumo uccide migliaia di persone ed altre si ammalano.
    Ma … nonostante dati e statistiche, molti di noi continuano a fumare.

    Ogni anno migliaia di persone e bambini perdono la vita o subiscono gravi danni a causa di incidenti d’auto.

    Ma … nonostante dati e statistiche molti di noi:
    – percorrono migliaia di chilometri in auto,
    – viaggiano con bambini non assicurati ai sedili,
    – sfrecciano nel traffico smanettando con lo smartphone : “st arv … tfk” … BOOOOM !!!

    Eppure sui pacchetti di sigarette c’è scritto che fanno male…
    Eppure ogni giorno leggiamo di incidenti d’auto causati da distrazione, eccessiva velocità o altro.

    Allora perché tutto questo?
    Forse la differenza sta nel fatto che gli eventi naturali non possiamo controllarli.
    Per questo terremoti, frane, trombe d’aria, alluvioni, virus, ecc, creano allarme generando una “ipotesi” di catastrofe di massa in grado di coinvolgere una platea estesa di persone, cose, affetti, ecc.

    Al contrario, i comportamenti personali (dell’uomo), quelli che metto in atto quotidianamente, vengono percepiti come controllabili e quindi meno devastanti, ad esempio:
    – il fumo uccide, ma io ho l’illusione di controllare la situazione:
    decido io quante sigarette fumare …
    – posso rimanere ferito durante un viaggio in auto, ma io ho l’illusione di controllare la situazione acquistando un’auto robusta, senza accorgermi però che, attraverso comportamenti scorretti, io stesso divento un pericolo per gli altri … e per i miei bambini.

    Ben vengano le statistiche, i seminari degli esperti e la creazione di documenti a disposizione degli utenti.

    Ottima l’iniziativa di Annamaria e di coloro che hanno partecipato al progetto.
    Ottima l’idea del passaparola e l’attenzione suscitata.
    Ottimo il messaggio che passa anche attraverso l’utilizzo di testimoni (veri) in carne ed ossa.

    Ora questo messaggio, insieme ad altri, deve abbattere quel muro per arrivare ovunque:
    – nelle case,
    – nelle scuole,
    – nelle famiglie,
    – nelle abitudini di tutti … tutti i giorni.

    E allora sarebbe bello vedere e pre-vedere, fin dalle scuole elementari:
    – programmi con alcune ore di insegnamento in materia di sicurezza,
    – laboratori ed attività dedicati alla sicurezza,
    – incontri con esperti, ma soprattutto:
    o incontri con persone “come noi”, persone in carne ed ossa in grado di portare la propria testimonianza in merito a incidenti domestici, incidenti d’auto, incidenti sportivi, ecc.

    Ben vengano nelle scuole temi e divagazioni sulle zucche di Hollween, ma stimoliamo ragazzi e genitori a ragionare maggiormente sugli aspetti legati alla sicurezza domestica e non, partendo da casi quotidiani o da materiali dedicati, come ad esempio quello realizzato da Annamaria.

    Credo sarebbe molto educativo anche per noi “grandi” avere un documento sulla sicurezza realizzato proprio dai più piccoli (scuole elementari ma anche scuole medie), per capire come viene percepita e vissuta la sicurezza dall’altro lato in auto, a casa, nel tempo libero e … a sQuola ….

     
    • Alesatoredivirgole

      Scusami Annamaria,
      nel messagio precedente (sopra) ho inserito un riferimento “Website” errato e non funzionante, cancellalo pure.

       
  9. Alesatoredivirgole

    Chiedo scusa se mi permetto di invadere ancora una volta questo spazio.

    Quello che sto per sottoporvi è un’idea semplice, banale e ancora una volta un po’ stramba.

    E’ un progetto formativo sull’argomento trattato dal video a costo zero.

    E’ un messaggio che potrebbe partire dai bambini e dalle scuole per arrivare a nonni e genitori.

    E’ un messaggio che si conclude con il bel video di Annamaria.

    Non userò giri di parole, ecco l’idea:
    – Una scuola elementare in Italia
    – Periodo che precede le vacanza di Natale
    – Il salone è pieno (per questo è importante proporlo in questa occasione) di mamme, papà, nonni sorridenti in trepidante attesa
    – Inizia la Festa degli Auguri di Natale
    – Si odono lamenti (fuori campo): ohi ohi ohi …
    – Due tre bambini entrano con la testa bendata e si fermano
    – Ciascuno racconta il proprio infortunio (in bici senza casco, ecc)
    – I bambini escono
    – Altri lamenti fuori campo
    – Entrano altri bambini con mani e/o braccia fasciati (ustioni)
    – Ancora una volta i bambini raccontano (pentola bollente, petardi al parco, ecc)
    – Via via si susseguono bambini che raccontano il loro accaduto e riprendono i vari infortuni (asfissia, incidente d’auto, avvelenamento, fulminato, ecc) citati nel video.
    – I bambini ora sono tutti seduti in silenzio
    – Due bambine/i, vesti da infermiere, attraversano il palco spingendo una sorta di barella, contemporaneamente una voce (bambina/o) fuori campo legge: “ogni anno 20 mila bambini subiscono incidenti e restano feriti”
    – Altre/i due bambine/i, vestiti da infermiere, attraversano il palco spingendo una sedia a rotelle. Contemporaneamente una nuova voce (altra/o bambina/o) fuori campo recita: “circa 400 muoiono o restano feriti per sempre”
    – Silenzio
    – Parte il filmato di Annamaria.

    Buona visione …

     
  10. angela masserini

    Complimenti Annamaria, ottimo lavoro. Insieme alla Croce Rosa Celeste facciamo regolarmente i corsi dal vivo presso asili e/o strutture private; sono dedicati a genitori – nonni – tate e li facciamo sia in italiano che in inglese. Grazie per aver fatto un tal lavoro. Buon proseguimento
    angela

     
  11. angelo vitale

    Ne farò l’oggetto di una ri-pubblicazione.
    Non solo su facebook.
    E di una diffusione: un regalo utile per tutte le mamme e i papà della mia città.
    Annamaria, sei unica…..

     
  12. Pingback: Questionario proustiano sulla scuola #1 – ANNAMARIA TESTA. Insegnare con intelligenza, metodo e creatività (pubblicato su Barbadillo.it)Silvia Valerio - Sito Ufficiale | Silvia Valerio - Sito Ufficiale

  13. MARIA NAPOLEONE

    Sono una pediatra e da quando ho visto questo filmato su internazionalelo lo invio metodicamente a tutti i miei pazienti quando faccio i bilanci di salute con molto gradimento dei genitori!!

     

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