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Quanto lavora il cervello che sogna - Idee 21

Il cervello che sogna sta facendo un gran lavoro creativo.
Di fatto, il nostro cervello non riposa mai. Quando sogniamo o fantastichiamo, il cervello riorganizza esperienze, stabilizza legami sinaptici, riordina memorie e categorie, rielaborando e sistematizzando quanto è accaduto durante il giorno. Ed elabora immagini mentali che – lo spiega lo psicobiologo Alberto Oliverio – possono stare alla base di nuove intuizioni creative.

INVENZIONI E SCOPERTE. In realtà, la storie delle invenzioni e delle scoperte è piena di intuizioni notturne, scaturite nel sonno o nel dormiveglia: la più nota di tutte riguarda l’immagine dell’anello benzenico apparso in sogno a Kekulé. Ma anche l’assetto della Tavola Periodica degli elementi appare a Mendeleev in sogno.
Huffington Post elenca otto idee artistiche derivanti da un sogno. L’edizione inglese di Wikipedia dedica una pagina ai sogni che hanno a che fare con la soluzione di problemi, il prendere decisioni e perfino la precognizione.

cervello che sogna

RISOLVERE PROBLEMI SOGNANDO. Nel 2009 Denise Cai dimostra l’esistenza di un’associazione tra sonno e soluzione di problemi, che però si verifica solo se l’esame del problema precede il sonno. Insomma: prima di dormire sopra un problema, conviene lavorarci, perché il cervello che sogna deve poter disporre di un buon materiale di partenza, e di tutti gli elementi necessari da cui partire.
D’altra parte, poiché le persone creative tendono ad essere workaholic e ad appassionarsi ai problemi tanto da non riuscire a smettere, sapere che il sonno aiuta può convincerle a concedersi una pausa non solo fisiologica, ma fruttuosa.

SOGNARE È CONSIGLIABILE. Per incoraggiarvi a sognare, vi propongo una colonna sonora d’autore e qualche video onirico (ma non soporifero). Guardate l’accuratissimo Her morning elegance, l’aggraziato The Pen Story, l’ipnotico Pipe Dream, il sorprendente Big Bang Big Boom, vincitore di Anim’est, il festival del film d’animazione di Bucarest. E fate un giro nel meraviglioso sito di Tim Burton.

Se questo argomento vi interessa potreste leggere  Perché il sonno è indispensabile e dormire è virtuoso. Le immagini sono di Lutz Braum. Questo articolo è stato aggiornato nell’agosto 2016.

14 Commenti a Quanto lavora il cervello che sogna – Idee 21

  1. Graziano

    Non ho avuto il tempo di partecipare al bel dibattito del post precedente, e me ne spiace, ma ho letto. Ora ho una richiesta. Si parla, molto, dell’emisfero destro e di quello sinistro; alcune certezze e alcune visioni diverse, mi pare, ma non sono un tecnico e, quindi, non mi addentro. Stante, però, il generico, credo, accordo sull’equazione emisfero sin = attività critico-logiche e emisfero dx = creatività e intuito e sull’utilizzo, da parte delle persone, maggiormente dell’emisfero sinistro, conoscete (Annamaria in particolare, va da sè…) qualche “semplice” esercizio che consenta di riequilibrae un po’ questo sbilanciamento della parte sinitra e, quindi, sviluppare quella destra? Thanks!!!

     
  2. Rurrina

    Mi piace, mi piace! I sogni affascinano e a volte aiutano a trovare la strada giusta in mezzo al bosco dello stress quotidiano ove ogni foglia è un pensiero o un’ ossessione. Molto banalmente, nella mia testa ora suona la canzone “i sogni son desideri….di felicità!! Ma ho una domanda: voi credete all’interpretazione dei sogni? Mi piacerebbe tanto avere una raccolta di sogni con interpretazione a fianco, tipo quei libri con “testo originale a fronte”…

     
  3. Rurrina

    Graziano, il tuo commento fa sembrare il mio degno del “Club dei fallomarmocchi”… chiedo venia per la mia faciloneria e ingenuità.

     
  4. Utente Anonimo

    @Graziano. Non tutti tendiamo a usare di più l’emisfero sinistro a scapito del destro. Per verificare se sei dx o sx, prima fai il “test della ballerina”: http://diablog.myblog.it/archive/2007/10/19/emisfero-destro-o-sinistro.html Valeria

     
  5. annamaria

    @graziano – so che ce l’hai, e quindi non rischio di far la parte di quella che vuole piazzare una copia in più. Nel capitolo “Il pensiero creativo: trappole, tecniche, test” de La trama lucente, e più o meno a pag 333 e seguenti, trovi una serie di considerazioni sui bias cognitivi, e trovi anche una serie di sistemi creativi per uscirne. E’ implicito che i bias cognitivi derivino soprattutto da distorsioni della percezione e da automatismi del pensiero logico, e che i modi per uscirne passino anche da un ricorso al pensiero analogico. In NeU invece trovi una serie di siti (menu>processi creativi) che propongono buone o ottime tecniche per affrontare problemi in modo non puramente logico. Infine: ho due convinzioni personali (e quindi discutibili) ma piuttosto radicate. La prima è che il brainstorming sia una bufala. La seconda è che non ci si possa allenare al pensiero creativo “a vuoto”, un po’ come si fanno le flessioni per mandar via la pancia. L’allenamento funziona molto meglio se ci si propone di affrontare concretamente un problema, anche quotidiano e piccolissimo, in modo differente 😉

     
  6. gabri

    Jung dice: Il sogno è il teatro dove il sognatore è allo stesso tempo sia la scena sia l’attore, il suggeritore, il direttore di scena, il manager, l’autore, il pubblico, il critico. Come dire, in soldoni: Sognate l’uomo nero? è la vostra parte umbratile, non pigliatevela con nessuno. I sogni interpretati favoriscono l’individuazione e liberano nuove intuizioni creative. Per la questione posta da Graziano, Jung risponderebbe che è la Sensazione ( godete dei beni del mondo, siete dei buongustai, passate per un allegro compagno? tutte domande di Jung) che rimuove l’Intuizione. Cose da leggere su Tipi Psicologici ( costa poco ed è di facile lettura).

     
  7. Graziano

    Bè, intanto grazie a tutte dei consigli… Però, Annamaria, mi hai preso in castagna, perchè il libro me l’hai regalato tu e io, che l’ho cominciato in vacanza, non sono ancora arrivato a pagina 333 e seguenti… A parziale scusante: – mi sto strappando un discreto c… per porta e casa la pagnotta con tre volte tre la fatica di due anni fa… – mi sono letto sia Canale Mussolini sia il Fasciocomunista, sia Correzioni (Franzen)… – non sono riuscito a finire né Acciao né Accabadora (ma ci provo ancora…) e, soprattutto, in attesa delle cento puntate che Feltri farà sulle ville di Antigua di Silvio, non mi sono persa nemmeno una delle quarantasette che ha fatto sulla casa di Montecarlo di Fini e lo staordinario dibattito (brainstorming???) che sta avvenendo nel PD! E, poi, sono ancora terrorizzato dal fatto che qui, a Milano, è ancora libero quel pazzo che ha attentato alla vita di Belpietro (per le sue idee, si dice, peraltro…). Ne ho, quindi, di scuse! Saprete perdonare il mio off topic? Baci.

     
  8. Riyueren

    Caro Graziano, a parte il fatto che, mio pensiero personale (di casalinga), e quindi assai più discutibile delle convinzioni di Annamaria, non penso ci siano esercizi particolari che permettano di sviluppare il famoso “lato destro”… forse l’idea stessa di “esercizio per” sa molto di “sinistro” … emisfero, s’intende…Insomma, io credo si tratti di imparare a (o forse…di …permettersi di) vedere le cose in un modo diverso, cosa non facile da dimostrare e mostrare a parole. Ad ogni modo mi permetto di consigliarti la lettura de “Il nuovo disegnare con la parte destra del cervello” -Betty Edwards -Longanesi. Susanna

     
  9. gabri

    Il sogno è la via regia verso l’inconscio. E l’inconscio produce libere associazioni che nell’interpretazione vengono decrittate. Libere associazioni, di cui si parla sempre in questo sito, perché sono un motore della creatività. Ognuno di noi ha una creatività inconsapevole, e in grosse quantità, che si esprime nel sogno? Se è vero, io ci credo ma non sono un’esperta, non è necessario per ognuno di noi “individuarsi” per esprimere tutta la nostra potenzialità? E non somiglia al vecchio sapere “gnozi seauton”?

     
  10. annamaria

    POTENZIALITA’ Credo che ognuno abbia (piccole o grandi) potenzialità creative inconsapevoli. Che si esprimono spesso solo quando qualche accadimento esterno – una pressione ambientale – rompe vincoli, routine, abitudini, procedure, automatismi. L’ideale sarebbe poter attivare comportamenti creativi anche senza bisogno di pressione. Di fatto, raramente succede così. Le persone che sono creative non episodicamente ma in modo abbastanza costante hanno una forte pressione interna. Quella che Zeki chiama “insoddisfazione”. Qualcosa di diverso, però, dall’aver sempre da ridire. Piuttosto, un’inquietudine. L’anima che non riesce a star ferma. Una componente nevrotica, dicono altri studiosi. Forse la creatività è sia un dono di ciò che Jung chiama individuazione, sia una strada per arrivarci. Le metafore della creatività sono tutte visive e/o dinamiche. “Vedere” e “muoversi”. Strategie per governare la pressione e darle un senso.

     
  11. Utente Anonimo

    Certo le immagini mentali, il sogno, possono stare alla base d nuove intuizioni creative e portare alla soluzione d problemi, ma c’ e’ un pericolo nascosto : il cortocircuito. Per esperienza personale, posso dire che tante elaborazioni mentali in solitario, nn valgono quanto il confronto con l altro. C’ e’ stato un periodo in cui ero molto presa da idee , sogni e autoanalisi, senza accorgermi che camminavo sulla linea circolare dell ossessiva ripetizione d idee. Nn sto a dire cosa questo comporta..Non so se questo rientri nell essere creativi o meno, ma credo che oltre la fase elaborativa, il confronto con gli altri sia fondamentale per nn perdere la bussola.. Gio

     
  12. annamaria

    VERIFICHE, VERIFICHE… Wallas dice che il processo creativo è composto di quattro fasi: preparazione, incubazione, insight e verifiche. Ecco: il commento di Gio spiega bene quanto è importante la quarta fase. Qui c’è una breve spiegazione delle fasi, per chi volesse vedere di che si tratta.

     
  13. wc

    APNEE OLTRE LA LUCE In un momento straziante della vita, quando una madre piangendo prende consapevolezza della sua prossima fine, e il dolore del distacco dai cari non viene lenito dalla sua speranza nella fede religiosa, io da ateo ho provato a consolarla raccontandole un sogno vissuto pochi mesi prima, e che per lucidità e letizia che mi ha trasmesso non ho più scordato. Sulle colline, un classico volo radente su un campo di olivi mossi dal vento, ad una decina di metri dal suolo, sguardo verso un punto luminoso nel cielo azzurro e terso, virata verso la luce bianca e abbagliante, che man mano che si avvicinava infonde calore, pace infinita e gioia, segue l’attrazione luminosa del tutto fino ad una fusione cosmica nel bianco assoluto. Le ho detto che per me, l’associazione di questo sogno, forse causato da apnee notturne di cui ogni tanto soffro, e che possono causare carenza di ossigeno al cervello, è stata l’esperienza più verosimile di cosa potrebbe succedere al momento della morte. walter

     
  14. Laura Bonaguro

    In attesa di raggiungere la mitica quarta fase al momento mi sento un tantino ferma su quella di incubazione, un vero incubo a volte. Interessante l’etimologia affine ai due termini. Insomma, da una parte sta un “demone” che “giace sopra” provocando disagio o paura, avvolge e opprime sottraendo energia. Dall’altra, qualunque cosa ci sia “cova”, trasmette e provoca reazioni impensate. Secondo il folklore romano – vedi l’argomento su http://it.wikipedia.org/wiki/Incubo_(mitologia) > Petronio Arbitro, Satyricon – questi demoni erano raffigurati aventi in testa un berretto conico, che talvolta perdevano mentre folleggiavano. Colui che trovava uno di questi acquistava il potere di scoprire tesori nascosti… Non è roba da poco! Augurando e augurandomi di trovare presto altri cappelli onirici (sempre convinta di averne beccato uno che ha condotto qui) dormiamoci sopra alla grande!

     

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