liberati del brainstorming

Ho sempre pensato – e l’ho scritto più volte – che il brainstorming fosse, per dirla in modo colorito, una boiata pazzesca con un nome di gran fascino.
Una tempesta di cervelli, vuoi mettere?
In soldoni, si tratta di sottoporre un problema a un gruppo di persone, non importa quanto competenti o preparate. La tecnica, che può essere applicata in vari modi, prevede che i partecipanti producano la maggior quantità possibile di idee, senza sottoporle ad alcun vaglio critico, privilegiando le più bizzarre e combinandole. Qui trovate ampie parti di un intero libro, in italiano, che ne parla.
Non escludo che il brainstorming possa avere interessanti applicazione didattiche, e servire egregiamente ad animare gruppi di studenti. Ma che differenza c’è con il parlare a vanvera, a parte un permesso di farlo dato a priori e un po’ di ritualizzazione? A me, le volte che mi ci sono trovata in mezzo per lavoro, il brainstorming ha sempre fatto venire il mal di mare. Lasciandomi l’impressione che fosse stata prodotta una gran quantità di fuffa, impossibile da riordinare e difficile (ulteriore lavoro inutile) da smaltire.
L’impressione, sembra, non è del tutto campata per aria: il Washington Post riporta – e Repubblica riprende, in italiano – i risultati di una recente ricerca condotta dall’University of Texas, secondo la quale è assai meglio scuotersi il cervello da soli che tempestarselo insieme. Motivo: il gruppo tende a fissarsi su un’idea e a ricamarci sopra. Qui, se volete approfondire, l’intero articolo, che è molto esauriente.
Questo, ovviamente, non vuol dire che il lavoro creativo di gruppo (dalla ricerca scientifica alla pubblicità, con tutto quanto sta in mezzo) non funzioni. Serve, e tantissimo, se è strutturato. Se si cercano buone idee, e non qualsiasi idea. E se ciascuno propone una visione e un contributo meditato, a partire da una competenza. Dà risultati tanto migliori quanto più il gruppo è eterogeneo. E comunque dà risultati se è guidato da un leader capace, trasparente, che persegue con determinazione un obiettivo condiviso e sa mettere a sistema i contributi di tutti.

Sul medesimo argomento potete anche leggere:
Brainstorming, meglio metterci più brain e meno storm.
Se volete vedere tutte le altre Questioni di metodo affrontate su NeU vi basta scrivere “Questioni di metodo” in “cerca”, in alto a destra su questa pagina.

17 Commenti a Ci siamo liberati del brainstorming? – Metodo 16

  1. Wallysuper

    Innanzitutto grazie il metodo con cui riporti la notizia. Non ti sei limitata a riportare la notizia giornalistica (quante bufale pseudo scientifiche ci siamo sorbiti dai giornali…) ma ci dai la possibilità di andare alla fonte scientifica di base. Secondo me l’analisi è interessante, e mi conforta. Ho subito spesso nella mia carriera i brainstorming come delle sedute per saltare quel lavoro di base necessario per dare confini e concetti base alle idee creative. La prova è che, soprattutto in presenza di direttori creativi blasonati, prima veniva l’idea di campagna, e poi si scriveva a posteriori la strategia: cioè il buon metodo, rovesciato. I brain stroming in fondo stabilivano il primato della “libera e geniale creatività” versus il metodo scientifico. Peccato che oggi quella “libera e geniale creatività” viene venduta e comprata come commodity su siti di e-commerce. ma questa è un’altra storia.

     
  2. rickgahan

    one question: il finalmente nel titolo mi porta a pensare che lei è d’accordo con i risultati della ricerca. Qualora fosse vero, la domanda è se ciò motivato anche da esperienza personale. In tal caso mi piacerebbe che ci raccontasse quanto vissuto. Colgo l’occasione per dire che il suo blog è BELLISSIMO! Molto molto interessante offre tantissimi (troppi!) spunti di riflessione! GRAZIE!!! Riccardo

     
  3. Benni Priolisi

    Brainstorming: “boiata pazzesca” e “mal di mare”. Concordo in pieno, l’ho sempre pensato anch’io.

     
  4. Utente Anonimo

    Grazie, davvero. Dimitri

     
  5. annamaria

    @rickahan: l’ho scritto. Le volte che mi ci sono trovata in mezzo per lavoro, il brainstorming mi ha sempre fatto venire il mal di mare. Non chiedermi i nomi delle aziende: la consulenza chiede riservatezza, e dunque non li scriverò. Ma posso dirti che il rito è sempre, più o meno, lo stesso. Si convoca una riunione luuunga, ci sono panini o brioches secondo l’ora, e pessimo caffé. La gente arriva con un sorrisetto (il brainstorming è molto più divertente di gran parte delle attività aziendali). E arriva sempre “troppa” gente. Gli inizi sono timidi, ma poi la gara a chi le spara più grosse comincia. A un certo punto qualcuno si alza e scrive delle cose su una lavagna, che presto si riempie di un groviglio di parole e segni. Quando tutto quanto è finito, mi ritrovo con una quantità di roba sconclusionata, e con la sensazione aziendale di aver dato un contributo preziosissimo (!), dal quale devo trarre ogni frutto possibile. Dopotutto basta solo trascrivere e mettere in ordine, no? Mal di mare, mal di mare… Felice che NeU ti piaccia. E, dai, gli spunti non sono mai troppi ;))

     
  6. Utente Anonimo

    Verissimo! viva la sincerità. Quando l’hanno spacciato in più sedute in uno stage ai miei studenti, ho avuto ( per loro) nostalgia di Kant, ( ma anche di buona musica , dei Simpson o di qualsiasi altro elemento con un orizzonte di senso) Complimenti per NU ( la conoscenza e la creatività organizzata!! GRAZIE!!)

     
  7. Giovanna Cosenza

    Avendo avuto esperienze fallimentari di brainstorming aziendali, concordo con te, Annamaria. Ed era ora che qualcuno di autorevole come te lo dicesse. Aggiungo, sempre a conferma di qualcosa cui tu stessa hai accennato, che invece ho rivalutato il metodo da quando insegno in università: facendo io da leader del gruppo che di studenti che invito a fare brainstorming, dirigo la baracca e ottengo risultati sono di solito interessanti, oltre che divertenti. Senza orientarli troppo, perché altrimenti non scoprirei nulla che già non avessi in mente io, ma neanche troppo poco. Dunque, forse potremmo concludere che la metodologia è semplicemente male applicata? Che dipende, come sempre, dal contesto, dagli obiettivi e dal solito granello di sale, che sempre ci vuole? Quanto sale? Quanto basta. 🙂

     
  8. Giovanna Cosenza

    scusate i refusi… 🙂

     
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  11. Anna Negrini

    Grazie Annamaria, a nome di tutti i creativi un po’ timidi che non amano parlare a vanvera ma amano le buone idee.

     
  12. Giovanni

    Cara Annamaria,
    apprezzo molto, come ho avuto occasione di dirti anche a voce, il meraviglioso lavoro che fai su NeU.

    Mi permetto, però, di dissentire da queste tue riflessioni: uso il brainstorming da diversi anni, ho avuto occasione di sperimentarlo in numerosi contesti e, nell’esperienza mia e di tanti colleghi (che lo applicano in aziende in tutto il mondo), è uno strumento che funziona.

    Come tutti gli strumenti, ovviamente, deve essere utilizzato per lo scopo appropriato e con le modalità che lo rendano il più efficiente possibile.

    Mi sento di affermare che il brainstorming funziona egregiamente a patto che:
    1. la sfida creativa da affrontare sia chiara e ben definita;
    2. il facilitatore che lo guida sia un esperto che ha seguito un’apposita formazione sul problem solving creativo
    3. le persone convocate siano diverse (per età, sesso, formazione, ecc.), competenti (in uno o più ambiti inerenti la sfida) e motivate a trovare delle soluzioni innovative
    4. sia seguito da una fase di raggruppamento, selezione e “raffinamento” delle idee emerse

    Ciò che non funziona affatto, e qui concordo pienamente con te, sono le modalità, spesso “approssimative”, con cui viene presentato ed usato in molti contesti.

    Ho raccolto alcune riflessioni, anche grazie a questa tua “provocazione”, nel mio post “Tutto quello che avreste voluto sapere sul brainstorming e non avete mai osato chiedere” (http://www.giovannilucarelli.it/wordpress/2014/03/tutto-quello-che-avreste-voluto-sapere-sul-brainstorming)

     
  13. lorena

    di recente ho letto questo libro antico, che potrebbe essere utile per chiarire le origini del brainstorming, trattandosi di un testo degli anni ’50…
    Educare al pensiero creativo / Sidney J. Parnes, Harold F. Harding

     
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