copiare, imitare

Uno apre il dizionario e trova che “copiare” è il contrario di “creare”. Vero. Però, lo ricorda Tullio De Mauro, se gli esseri umani non sapessero imitare e ripetere nemmeno potrebbero imparare le regole di grammatica di una lingua.
Una teoria si studia, ma una pratica si impara ricalcandola. L’importante è non spacciare  l’esercizio per una produzione originale. Tra l’altro, come racconta Ramachandran in questa  bella Ted conference, la capacità di imitare è il dono che sta alla base della nostra trasmissione di cultura: insieme all’empatia, un grande vantaggio evolutivo offerto dai neuroni specchio.
Non è detto che ciò che sembra copiato (guardate queste campagne pubblicitarie) lo sia sempre. Esiste anche il il fenomeno  delle invenzioni simultanee, ed è ben noto. Ne dà conto questa tabella di scienziati che hanno scoperto la stessa cosa, spesso a distanza di pochissimo tempo.
Si può anche sostenere che tutto il lavoro creativo è derivativo. Nessuna idea nasce dal vuoto, ma da altre idee, dalla cultura e dallo spirito del tempo. E qui sì, c’è creatività quando si parte da qualcosa di esistente (fossero anche semplici dati governativi, secondo l’esempio di Tim Berners Lee) e lo si trasforma in qualcos’altro. O quando si rimescolano materiali pescati da quell’immenso magazzino che è il web. E ancora: i bravi artisti copiano, ma i grandi artisti rubano, dice Picasso. Lo fanno, credo, perché sono così certi di sè che, qualsiasi cosa rubino, diventa loro.
Un altro modo è citare. Stephen King costruisce i sette volumi della saga fantasy La Torre nera a partire da un cocktail tanto improbabile quanto fertile: il Clint Eastwood de Il buono, il brutto e il cattivo e un poema ottocentesco di Robert Browning.
E voi, dove andate a pescare le vostre suggestioni? Chi avreste voglia di copiare per imparare? Se invece avete il sospetto che qualcuno vi stia copiando, la cosa vi lusinga o vi innervosisce?

18 Commenti a Copiare, imitare, sviluppare… – Metodo 6

  1. elenafoulkes

    Bell’articolo. Tom Peters descrive questa practica come “creative swiping” – lo “scippo creativo”. Mi fa venire in mente i giapponesi, famosi copiatori, imitatori e miglioratori: l’imagine del giapponese in Europa è di gruppi di persone che fotografano tutto quello che vedono, anche le cose più assurde. Questa passione per l’osservazione gli ha permesso di prendere buone idee che funzionavano più o meno in altri paesi e di trasformarle in strategie di successo nazionale, come il Total Quality Management.

     
  2. Luca

    Cito qualcuno, non ricordo chi: “chi copia da una fonte è un imbroglione, chi copia da diverse è un imitatore, chi copia da molte è uno studioso”. Probabilmente nella maggior parte dei campi dell’attività umana è un avvenimento creare dal nulla qualcosa di meglio di quello che c’è. Ricombinare l’esistente aggiungendo qualcosa è già un grande contributo di creatività, che può dar luogo anche a cose completamente nuove. Nelle diavolerie elettroniche, tipo i Pad, ci sono quasi sempre componenti e funzionalità già esistenti, ma alcuni di essi hanno cambiato una parte della nostra vita.

     
  3. malu

    Come al solito un’articolo davvero interessante. Ho passato tutta la serata a seguire i vari link e ho trovato dei materiali “sorprendenti”. Personalmente sono fortemente convinta dell’importanza di imitare, copiare e rifare per imparare, e ricordo che mi aveva molto colpita una frase che avevo letto molti anni fa in un manuale di origami (il riferimento potrà sembrare strano, ma vengono fuori di nuovo i giapponesi), e che diceva all’incirca che dalla continua imitazione e ripetizione dei modelli dei maestri nasce la perfezione della figura e la possibilità, con il tempo, di creare una figura nuova.

     
  4. annamaria

    Molti, a cominciare da Henri Poincaré, la cui definizione di creatività (unire elementi esistenti in connessioni nuove, che siano utili) dà il nome a questo sito, fino ad arrivare ad Umberto Eco, sostengono che la creatività sia, nella sostanza, null’altro che “ars combinatoria”. La mente non lavora nel vuoto. E non è “vuota”. Combiniamo parole in discorsi, secondo regole. Combiniamo cifre in calcoli, secondo regole. Combiniamo colori in quadri, secondo regole, e note in musiche, e idee in teorie. La qualità creativa dipende dalla qualità del nostro combinare, credo. Trovando una nuova espressione della regola. O, per chi è un genio, inventando una regola del tutto nuova, più efficace, che permetta nuove combinazioni, più utili. … inventando la teoria dell’evoluzione. Il cubismo. La musica dodecafonica. La psicoanalisi. La penicillina. Spesso, gli elementi necessari a nuove invenzioni si rendono disponibili in un dato periodo, e non prima, in seguito all’avvento di una nuova tecnologia (te tecniche di neuroimaging per le neuroscienze, la macchina da presa e la pellicola per il cinema… e così via). Allora, nel campo fertilizzato dalla nuova tecnologia, si verifica una fioritura creativa. E si intensifica il fenomeno delle invenzioni simultanee che sono, per così dire, nell’aria. Per questo, in realtà nulla di quanto ci appare “nuovo” lo è necessariamente anche in tutti i suoi elementi costituenti. E i confini tra sviluppo, remix, citazione, evoluzione a volte, e specie nelle arti, sono più sfumati di quanto si penserebbe.

     
  5. Utente Anonimo

    Di solito navigo sul web senza una meta precisa. Da ciò nasce molta creatività, come quando sono sul campo relazionandomi con la clientela, oppure dò lezione in aula, o ascolto qualcuno di estremamente banale. Personalmente la fonte di maggiore ispirazione è la lettura, sono i libri. Ogni tipo di libro, che non è altro che una costante ripetizione di altri libri, di altre ipotesi. Il plagio è talmente ridicolo che non merita alcun commento. Sarebbe come poter dire ove nasce l’innato e dove l’appreso. Nessuno inventa nulla. Tutto è già presente, tutto è già qui con noi. Siamo noi a rappresentarlo attraverso le nostre distorsioni. Metafore, paradossi, koan, tutto è rappresentazione e non imitazione. Ecco un tema che spesso si ripete: il rapporto tra imitazione e rappresentazione. La creatività è ricerca, non importa da dove inizi, che percorso segua, ove giunga, ciò che conta è perché. Per concludere posso citare un paradosso Socratico: “Come si può voler sapere ciò che non si sa ancora che cosa sia”. Proviamo a dare una prima risposta a questo paadosso. Halzad. Consulente commerciale.

     
  6. annamaria

    Einstein: “Se avessimo saputo che cosa stavamo facendo non l’avremmo chiamata ricerca, giusto?” Una delle molte cose che rendono così appassionante l’attività creativa è l’incertezza del risultato. E credo che su questo siamo tutti d’accordo. E certo, tutto è già presente, come dice Halzad. Ma solo in potenza, però. Nel dizionario sono potenzialmente contenuti (salvo qualche parola ancora da inventare) tutti i romanzi dei prossimi decenni. Così come in una tastiera sono potenzialmente contenute tutte le musiche. Ma da qui a scrivere (anzi, santa polenta: a inventare) un buon romanzo, o una buona musica, ce ne corre. Dissento anche, per quel che vale, su un’altra affermazione: “non importa dove la creatività giunga”. Secondo le definizioni più condivise, è la qualità del risultato nuovo a far sì che questo possa essere definito creativo, o no. In sostanza (e chiedo scusa se mi ripeto) un risultato nuovo può essere definito creativo a patto che il suo valore venga riconosciuto: dev’essere ritenuto utile nel suo luogo, nel suo tempo, o in luoghi e tempi successivi. Utile in senso lato: cioè in termini economici, estetici, o etici.

     
  7. Laura Bonaguro

    Breve racconto n° 1: Giacomo, 11 anni, deve svolgere un compito scolastico relativo alla materia “Arte”. Il tema riguarda la rappresentazione di un animale immaginario personale dalle caratteristiche positive. Niente draghi orribili scarna cristiani, insomma, ma gli è stato comunicato esplicitamente di NON COPIARE. Panico. Niente che provasse a fare gli veniva secondo le aspettative e una naturale immaturità tecnica unita alla fretta di realizzare (…) lo demoralizzava. L’ho aiutato a cercare ispirazione convincendolo che sicuramente l’insegnante si era così espressa intendendo il NON RICALCARE ESATTAMENTE un lavoro già fatto, per sforzarsi a produrre un’idea diversa. Allora ha copiato da una foto di una farfalla l’impostazione generale e le proporzioni del disegno sul foglio; dalla foto di un ippocampo certi effetti di sfumatura; da quella di un geko la forma delle zampette… da uno dei suoi giochi dei Pokèmon (!) la testa con i grandi occhi verdi allungati. Ha mostrato all’insegnante anche le stampate dell’ispirazione e lei sembra aver apprezzato se non altro l’impegno. Ma che fatica salvagardare la credibilità di tutti, docenti, genitori e fanciulli. – Breve racconto n°2: All’università ho subito un furto di disegni, usati da una ragazza per passare bene un esame. Se ne sono accorti alcuni miei compagni di corso smascherando così l’inganno. Erano stati esposti come lavori eccellenti perciò riconosciuti e individuati. La ragazza colpevole se l’è cavata con un pianto isterico e un’ammissione di stress estremo, io non ho più riavuto i miei lavori e per di più hanno preso un voto migliore del mio. Avrei preferito di gran lunga essere copiata, anche “ricalcata” (utilissimo sistema per apprendere una tecnica), ma almeno sarebbero stati eseguiti da un’altra mano.

     
  8. annamaria

    @Laura. Sono due storie che dicono molto. Insegnare a gestire i materiali tratti dal web e a usarli, appunto, come materiali per ulteriori creazioni è davvero difficile. E mi ci scorno anche con i miei studenti, gente di vent’anni. Con mio figlio, che l’anno scorso doveva preparare la tesina di terza media, sono arrivata a mettere in atto una soluzione radicale. Dunque: la creatura tira tardi, si riduce agli ultimi giorni e poi si fa prendere da una frenesia di copiaeincolla, senza neanche leggere bene quel che sta incollando. Il risultato è penoso. Proviamo a parlargliene, ma non c’è verso. E a questo punto faccio la faccia da mammazombie, prendo il file e infilo nel testo cinque-sei parolacce (beh, parolacce da ragazzini… comunque imbarazzanti abbastanza da fargli decidere che è meglio che non finiscano sotto il naso della commissione d’esame). “Farai meglio a trovarle, e in fretta, gli dico”. Si mette a ridere, giura che me la farà pagare ma finalmente, a questo punto, comincia a rileggere bene. Rileggendo, si accorge delle incongruenze. Delle ripetizioni. Delle lacune. Riprende in mano tutto quanto e riesce a combinare una cosa più che decorosa. … però, uh, che fatica… Segnalo e linko il bell’articolo che oggi, 6 marzo, Giulio Giorello pubblica sul Corsera a proposito di remix, copyright e pirateria informatica.

     
  9. Utente Anonimo

    per dire ..kubrick era rimasto folgorato da wendy carlos che aveva passato al sintetizzatore beethoven e da quel che ne so è su quelle musiche che aveva costruito il film arancia meccanica. è un genio chi compone una musica così, anticipando di molto quello che non era neanche all’ orizzonte: http://www.youtube.com/watch?v=9KFJI31O25Y ed è un genio chi la ripropone ai propri contemporanei così: http://www.youtube.com/watch?v=JAJEkDIp01w (F. tvb..) e le note sono solo 7. ma anche in letteratura (a quest’ora tutto fa brodo) “orgine” è un termine neutro, “originalità” comporta un giudizio di valore facilmente strumentalizzabile: le varie epoche e culture tendono a formarsi del mondo antico un’ immagine a loro conveniente e in questo modello rassicurante dell’ antico, vengono percepiti come originali, proprio quei valori che assumono di volta in volta maggiore importanza nelle società moderne. A differenza di quanto sosteneva il romanticismo tedesco, l’ arte non è l opera di un genio che crea dal nulla, ma è il risultato di un dialogo con la tradizione. Non è possibile pronunciare giudizi sul valore artistico di un’opera senza averla inquadrata nel suo spessore storico-culturale, superando il pregiudizio che vede le culture come fenomeni tra loro isolati e mitizza la propria cultura come la migliore possibile. bisogna essere in grado di apprezzare anche ciò che appare diverso e capire che al fondo di ogni espressione stanno sempre i bisogni specifici degli uomini in una data epoca, ai quali ciascuna cultura tenta di dare delle risposte. Si preoccupa della “originalità” di una cultura solo chi tende a concepire l’ identità come “differenza”, come nazionalismo, mancanza di ogni commistione con gli “altri”… (queste parole sono liberamente scopiazzate da un testo di letteratura latina di m. bettini “il bosco sacro” pp.8,9). anche io cercavo risposte in questo bosco da esplorare che è NeU ed ho digitato nella casellina >cerca la parolina insonnia.. risultati: zero. devo dedurre che insonnia e creatività non c’ azzeccano?

     
  10. Laura Bonaguro

    @ Annamaria, grazie per l’ottimo consiglio sulla “contaminazione creativa degli elaborati dei figli”, mi verrà sicuramente buona. Bello l’articolo linkato del Corriere, decisamente attuale la canzone del settecento. E concordo con Lessig: arrivare ad una economia ibrida tra ricerca del profitto e condivisione; riproposto con il giusto remix si adatta bene a mio parere anche alla diatriba scuola pubblica e privata in questi giorni oggetto di tanto fermento e preoccupazione… @ Anonimo del post 9, dissento dall’affermazione liberamente tratta dal testo di letteratura latina. Preoccuparsi dell’originalità e dell’identità può essere una buona espressione di ricerca per comprendere trame della cultura insolite. Le differenze contano come le somiglianze e a volte capita di isolarle. Questo non porta al nazionalismo e al pregiudizio, solo la degenerazione delle conclusioni.

     
  11. Utente Anonimo

    Lina ( mi scuso,questa volta mi firmo all’inizio,così non mi dimentico) @Laura, mi dispiacerebbe se una mia cattiva scopiazzatura facesse fraintendere il bel testo che ho ripreso. C’ era forse una premessa da fare sulla nascita della letteratura latina, che è profondamente debitrice di quella greca,fatto che non ne implica una svalutazione artistica. eppure queste questioni su origine e originalità hanno portato in tempi diversi a letture differenti (il romanticismo tedesco considerava la grecia come patria ideale e proclamava la letteratura latina come inferiore; in italia avvenne una lettura di segno opposto,dettata dall’orgoglio nazionalistico poi facilmente strumentalizzata dal fascismo, con la tendenza a sottolineare l’originalità e la grandezza dei valori giuridici e politici della romanità), posizioni estreme che portarono a radicalizzazioni. ma per gli studiosi più sensibili in germania come in italia, la questione dell’originalità della letteratura romana è un falso problema. ma a me interessava il discorso in generale, che la letteratura , come qualsiasi altra forma artistica , non va a reparti stagni, ma si ravviva e si riproduce grazie a una permanente osmosi, contaminazione, influenza.. . dal dialogo fra culture diverse nascono nuovi frutti. solo questo.

     
  12. Laura Bonaguro

    @ Lina, grazie della tua risposta, te ne devo una anch’io. Il fatto che il tema dell’originalità sia strumentalizzabile non deve spaventare e impedire l’esercizio di un libero pensiero. L’ultima frase a chiusura della tua citazione (incompleta) mi aveva suggerito un giudizio-monito assoluto che non condivido, ecco perché mi sono sentita di evidenziarlo nel post. Forse leggendo il testo integro e ORIGINALE le mie impressioni sarebbero state diverse. 🙂 Credo abbiamo fatto un mini remix problematico di un argomento spinoso! Un saluto,

     
  13. Utente Anonimo

    grazie Annamaria, ho poi digitato la parola notte, e ho trovato la pagina su Penelope, davvero bella. ma sto meditando di non accendere il pc dopo una certa ora, credo aiuti.

     
  14. annamaria

    Ciao Lina. Qualche tempo fa abbiamo parlato di sogni e creatività, in una homepage (se guardi nel menu, in Creatività, temi e commenti, la trovi). Temo che l’insonnia in sé non sia portatrice di pensiero creativo. D’altra parte, capita spesso che le persone impegnate in un lavoro creativo non riescano a staccare, e quindi rinuncino al sonno per portarlo avanti. E, ancora: ciascuno ha i suoi ritmi. Io, per esempio, sono una lavoratrice notturna.I miei collaboratori sono abituati a vedermi stralunata al mattino, e magari a ricevere una mail spedita all’una di notte (ho il buon senso di non telefonare, a quell’ora). Magari nei prossimi tempi riprendo l’argomento dei tempi di lavoro, in un’ulteriore puntata di “questioni di metodo”.

     
  15. annamaria

    La Repubblica del 9 marzo ospita tre intere pagine sul copiare. Ecco l’articolo principale, di Vera Schiavazzi.

     
  16. Pingback: Idee 14: rifare, ricombinare, riciclare è originale? | Nuovo e Utile

  17. Fiorella Palomba

    Comincio dalle domande poste da Annamaria.
    Le mie suggestioni le pesco ovunque, dentro e fuori di me. Ho avuto molti maestri da cui ho imparato e a cui mi ispiro.
    Ho COPIATO, ma in realtà non si può dire copiare, Raymond Queneau e i suoi Exercices .

    Per quanto riguarda l’essere copiata, beh, se la persona che mi copia è di rilievo ne sono lusingata (anche se una persona colta non ti copia, ti cita), se è una capra…non c’è materia.

    Nelle botteghe rinascimentali i maestri trasferivano ai loro allievi i segreti del mestiere, una cosa che si è persa o forse i mestieri, parola nobile, non esistono più?! (*_))

     
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