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Esperienze 18: resilienza e impresa. La fabbrica in salotto

Arrivo a Mirandola attraversando la verde, rigogliosa campagna modenese. Sono campi e pioppeti che si alternano, man mano che ci si avvicina al centro urbano, a insediamenti industriali nuovissimi e a qualche cantiere ancora aperto: già, questo è un importante distretto biomedicale e il terremoto del 2012 ha danneggiato il 70% delle aziende.
Tutti hanno cominciato da subito a ricostruire.
Nel bel centro storico rinascimentale, invece, c’è ancora più di un palazzo nascosto dalle impalcature. Anche la manifestazione a cui partecipo non si svolge nella biblioteca cittadina, per ora inagibile, ma in un ampio caffè-luogo di ritrovo.
Mentre sto lì, mi metto a chiacchierare con un simpatico signore. Si chiama Nando Costa Zaccarelli e mi racconta una piccola, straordinaria storia d’impresa. Lui non produce apparecchiature biomedicali ma gioielli. Anche la sua azienda è venuta giù col terremoto. La storia che sento mi sembra, nella sua semplicità, un esempio di resilienza e impresa così energico e ottimista che gli chiedo di scrivermela, perché voglio che la conosciate anche voi. Eccola.

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Sono le cinque e un quarto della mattina del 20 maggio 2012. Io, mia moglie Susi e i nostri due bimbi, arrivando davanti alla sede di Astarte, la nostra azienda, capiamo subito che non si può salvare, anche se i muri laterali sono ancora in piedi.

L’adrenalina e la voglia di non mollare però si fanno sentire subito. Il 21 siamo già lì, in mezzo alle macerie, a “rubare” le nostre cose salvando quel poco che si può: vogliamo continuare a  lavorare e a consegnare ai clienti: si tratta di marche importanti della moda e le collezioni non possono aspettare, neanche se c’è stato il terremoto.

Il posto è stato dichiarato inagibile. Passiamo da una finestra ed entriamo comunque, anche se sarebbe vietato: ma noi due, temerari per bisogno, non possiamo rimanere fermi e passivi davanti alla distruzione.

Il 22 maggio, alle 12,30, abbiamo già montato il primo tendone della città, assicurando alla nostra gente un luogo di lavoro mobile, morbido ed elastico, un giusto riparo per i sei mesi a venire.

Segue una lunga, torrida estate: lì dentro si patisce il caldo, ma resistiamo. Ci sono mille cose da fare: i campioni dei clienti da proteggere dall’umidità e dalla polvere, le materie prime da immagazzinare dove si può. Andiamo a trovare le nostre assemblatrici nei campi per gli sfollati – sono donne dalle mani d’oro e i nostri prodotti hanno un’altissima componente di sapienza manuale. Prendiamo e portiamo il lavoro da fare. Intanto, cerchiamo di inventarci un percorso che non ha precedenti o riferimenti: vogliamo immaginare un futuro dignitoso per tutti.

Ci tocca andarcene dal tendone con le nebbie dell’autunno, per il freddo che ci entra nelle ossa  incollando i fogli alle scrivanie, grippando i computer e, soprattutto, impacciando la manualità, il nostro punto di eccellenza.

Così, da novembre ci “delocalizziamo” a casa nostra: garage (magazzino), salotto (laboratorio), sala da pranzo (ufficio), cameretta 1 (showroom), cameretta 2 (direzione). Quelle pertinenze, un tempo solo familari, e improbabili se proiettate in una dimensione aziendale, diventano, man mano, professionali.

Forse l’intimità domestica ha reso più calda la collaborazione tra le persone. E, forse, in virtù di questo senso di comunità e di sfida condivisa abbiamo realizzato alcuni tra i manufatti più belli della storia di Astarte. Ma non solo: abbiamo, nell’emergenza, trovato anche la forza di fare un passo verso una direzione laterale alla tradizione del nostro lavoro, inventando un marchio nuovo e nostro, nato dalla necessità di ripagare l’azienda che, ora, è quasi pronta: una “nuova casa del lavoro”, desiderata, voluta, ricostruita. (Nella foto, il salotto di casa del signor Nando).

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6 Commenti a Esperienze 18: resilienza e impresa. La fabbrica in salotto

  1. loretta

    Al sig. Nando e a tutta la sua “truppa” – visto che in trincea erano – la mia più grande stima.

     
  2. pietro

    bella storia di vita reale che mostra come un’impresa familiare (esempio di impresa diffusissimo in Italia) quando ha un problema e una passione, questa seconda vince le avversità. E’ un esempio che consente anche di riflettere su ciò che vorrei condividere: chi negli anni passati ha fatto impresa avendo fortuna e intuito ripagati dal successo commerciale, ha anche potuto mettere da parte risorse per continuare nonostante… terremoto reale o sistemico il problema è molto simile. Chi ha potuto “mettere fieno in cascina” resiste e può consentire, se la sua etica prevale sullo sconforto, di resistere anche a chi per diversità di reddito il “fieno” è costretto a cercarlo per poterne consumare la porzione vitale. Un esempio che quindi apre una finestra sul sistema. Persone che hanno intuizioni imprenditoriali agiscono producendo effetti positivi per se’ e per altri. Altre persone attendono che questo si verifichi. Quando si verifica la ricchezza però si distribuisce malamente tanto a pochi e poco a molti. Certo è importante ricevere una gratificazione per le proprie imprese affinchè possiamo sentire lo stimolo a continuare … ma ripescando l’Olivetti pensiero sarebbe tutto molto meno tragico di oggi se la filosofia di vita delle persone che fanno impresa fosse pervasa da quel pensiero… l’eccesso di accumulo ricorda sempre il simpatico/odioso Paperon de Paperoni e il resto son tutti Paperino. Non è neppure questione di discutere retoricamente sui principi del capitalismo. Come per le questioni di politica, le cose giuste non hanno colore e non hanno neppure un costo. Necessita una revisione di distribuzione di dignità… che non deve passare né dal lavoro né dal denaro… ammazzarsi di lavoro per sopravvivere solo per produrre/consumare cose inutili non deve essere la soluzione.

     
  3. Norz Web Marketing

    “Forse l’intimità domestica ha reso più calda la collaborazione tra le persone. E, forse, in virtù di questo senso di comunità e di sfida condivisa abbiamo realizzato alcuni tra i manufatti più belli della storia di Astarte.”

    Il valore umano non è un dettaglio, sopratutto nel mercato. Ci piace questa storia, grazie 🙂

     
  4. chiara

    Da emiliana riconosco questo modo di lavorare e di vivere e di chiamare i propri dipendenti “la nostra gente”, con quel senso di comunità che si sente sempre in imprese famigliari come questa. Grazie per aver raccontato anche questa storia!

     
  5. Alesatoredivirgole

    Aziende e famiglie colpite al cuore e nella mente.

    Persone, anche amici, che hanno perso casa, affetti e purtroppo anche la salute in modo permanente.

    Aziende, famiglie, persone colpite prima dalla terra (2012) e poi dall’acqua (2014).

    In questa situazione di precari equilibri, la natura rivendica i suoi spazi e l’uomo soccombe, ma si rialza rimboccandosi le maniche ed aguzzando l’ingegno.

    Tenacia, RESILIENZA, forza d’animo e scelte “creative” tra mille incertezze!

    Incertezza: la prima grande risorsa per DECIDERE.

    Sembrerebbe un controsenso ma proprio l’INCERTEZZA, generata dalla mancanza di informazioni sul futuro, è la principale motivazione che ci spinge a prendere una decisione, a DECIDERE.

    Il futuro è ignoto e, nel presente, abbiamo due alternative percorribili che avranno effetti proprio sul nostro futuro:
    1. non fare nulla, oppure
    2. fare qualcosa per andare avanti

    Questa storia è un esempio significativo della scelta fatta da questa Società colpita dal dramma, una Società che accetta di CONVIVERE con la POSSIBILITA’ DI RISCHI CATASTROFICI, consapevole però che l’eccessivo ALLARMISMO non risolve le cause del problema ma crea rischio aggiunto: maggiore ALLARMISMO.

    Purtroppo non tutti hanno avuto la stessa resilienza ed hanno ceduto, schiacciati prima dal terremoto poi travolti tra mille difficoltà e forse qualche promessa disattesa.

    La lettura recente del testo (che consiglio) “Il rischio dell’assicurazione contro i pericoli” – N.Luhmann – a cura di A.Cevolini (Armando Editore) , ahe ho cercato di riassumere in parte nel mio piccolo blog http://wp.me/pYL2M-df , credo si possa legare al tema proposto da Annamaria.

    Un grande in bocca al lupo al Sig. Nando e a tutti coloro che in qualche modo sono stati coinvolti in questi drammi

     
  6. Johnd558

    Spot on with this writeup, I actually believe this website needs a great deal more attention. Ill probably be returning to read through more, thanks for the info! gdeaddegdedg

     

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