Nuovo e utile La scrittura delle emozioni e l’analfabetismo emotivo

Ci sono meno emozioni nei romanzi contemporanei che in quelli dell’inizio del secolo scorso: a dirlo è Google, o meglio, una ricerca (qui potete consultarla) fatta da Alberto Acerbi, antropologo italiano all’università di Bristol. Acerbi ha lavorato sull’ormai enorme archivio di narrativa digitalizzata conservato da Google esaminando milioni di testi in lingua inglese pubblicati nel secolo scorso e cercando la frequenza di gruppi di parole che rimandano a ciascuna emozione. Lo strumento impiegato è Ngram Viewer. Usarlo è semplicissimo e potete provarci anche voi.

A raccontare questa storia è Elena Dusi su Repubblica, in un articolo il cui titolo cerca, guarda un po’, il colpo di teatro emozionale: Aiuto, i nostri romanzi hanno perso le emozioni.

In realtà non tutte le emozioni citate nei testi decrescono in uguale misura: se il disgusto continua a calare, la felicità è ondivaga, e la paura risale a partire dall’inizio degli anni Ottanta. Tullio de Mauro commenta che, specie per quanto riguarda l’italiano, la variazione linguistica può indicare non tanto o non solo un cambiamento percettivo (l’essere meno capaci di raccontare, e magari di provare, emozioni) quanto un cambiamento che riguarda la scrittura delle emozioni, che sembra essersi radicalizzata o verso l’astrazione, o verso l’emotività espressa in modo volgare.
Secondo me c’è un altro possibile motivo: oggi molta narrativa ha una forte componente visiva, e forse, più spesso di quanto non si pensi, più che nominare l’emozione provata da un personaggio si tende a farlo agire in modo da suggerire quell’emozione al lettore: Tom prese tutti i vestiti di Jane dall’armadio e li fece a brandelli descrive un comportamento rabbioso senza usare nessuna parola che Google possa riconoscere come direttamente riferibile a “rabbia”.

Di Ngram Viewer e altri software che analizzano la scrittura NeU ha parlato qualche tempo fa: si tratta di programmi che servono per trovare o confrontare parole, per scovare frasi ricorrenti (ed eventuali plagi), per analizzare il lessico o valutare la leggibilità. Per ora, l’interpretazione dei dati, però, spetta ancora agli esseri umani.
Di analfabetismo emotivo, invece, cioè dell’incapacità di riconoscere, e quindi di nominare e distinguere, e quindi, magari, di gestire le emozioni parlano molti articoli in rete, lamentando che specie i giovani ne siano affetti. Forse è vero, ma è altrettanto vero che le emozioni si riconoscono meglio dopo averle frequentate per un’intera vita, e non per pochi anni. Certo che un po’ di buon lessico emotivo nei romanzi aiuterebbe.
Riprenderò l’argomento in un prossimo post, anche perché emozioni e creatività hanno molto da dirsi. Ma, intanto, li lascio a emozionarvi con questo video. A proposito: che emozione vi trasmette?

 

Posted on by Annamaria in home, punti di vista 15 Commenti

15 Responses to La scrittura delle emozioni e l’analfabetismo emotivo

  1. marco weiss

    ciao Annamaria, gli uccelli del video sono gli storni (sturnus vulgaris)i loro stormi “appaiono come sciami di fumo a distanza”, così li definiscono Hayman & Rob Hume gli autori dell’imperdibile guida del birdwatcher, che tutti dovrebbero possedere e magari portarsela in tasca perchè anche a Milano capita di vedere uccelli di varie forme e se non sappiamo distinguere una cincia grigia da un fringuello ci perdiamo un sacco di emozioni. A proposito, i testi ieri li analizzava Roland Barthes, oggi google, per informazioni sui sentimenti amorosi, suggerisco di rileggere (o leggere) i Frammneti di un discorso amoroso, sempre del mai troppo compianto amivo Roland.

     
  2. Luigi Bonfante

    Quiete, senso di appartenenza, una leggera vertigine (“il naufragar m’è dolce…”

     
  3. Anna

    Ciao Annamaria, il tu post mi ha fatto partire per la tangente con un sacco di riflessioni sulla relazione tra linguaggio, emozioni e percezioni, ovvero come verbalizziamo le sensazioni. Si tratta forse non solo di analfabetismo emotivo, ma anche sensoriale e dal momento che le nostre sensazioni sono legate a filo doppio con le nostre emozioni, non troviamo e non usiamo parole nè per le emozioni nè per sensazioni che non siano visive. Tra l’altro si parla in questo caso di descrizioni “visive” nel senso che ricreano l’immagine di una scena, ma anche qui il lessico legato alla sensazione visiva diretta (luce, colori, sfumature) rimane comunque spesso povero…

     
  4. vincenzo

    È arrivato il momento di fermarsi, lasciamo l’auto, spegniamo il PC,il cellulare e corriamo ad ascoltare il cielo.

     
  5. Fiorella Palomba

    Bellissima la danza degli storni. A Roma questi voli (li vedo anche dalla mia terrazza) ti ripagano delle buche, del traffico allucinante, etc. etc.

    Una curiosità Annamaria: c’é un analizzatore per rilevare la ricorrenza di parole legate all’emotività, alla sensorialità, come quello per la leggibilità? (*_))

     
  6. Annamaria

    Ciao Fiorella. In realtà, sul singolo testo, basterebbe copincollare tutto quanto, anche se il testo è lungo, su un foglio di Word e fare una ricerca per parole-chiave usando la funzione “cerca”. L’unico guaio è che prima bisogna decidere le parole-chiave, e dopo bisogna ripetere la medesima ricerca sul medesimo testo per molte molte volte, e scriverti i risultati. Ma, secondo me, anche su un testo lungo in un pomeriggio si può fare.

     
  7. maria

    Grazie di questo interessante post. Indicizzare fiction è possibile solo se si ha letto realmente e integralmente il libro. Altrimenti si può riconoscere solo delle parole, ma esse non è detto che corrispondano al contenuto nel suo complesso.
    La frase: “Tom prese tutti i vestiti di Jane dall’armadio e li fece a brandelli” può indurci a pensare un atto di rabbia, ma se la frase proseguisse così “Tom prese tutti i vestiti di Jane dall’armadio e li fece a brandelli. Intrecciò le strisce di tessuto attorcigliandole e ne unì più d’una a formare una treccia. Ora aveva a disposizione una corda robusta.” Siamo ancora sicuri che l’emozione di Tom sia rabbia?
    Oppure: “Tom prese tutti i vestiti di Jane dall’armadio e li fece a brandelli sotto lo sguardo beffardo della guardia. Il coltello da cucina lacerava con uno stridulo lamento il raso di seta”. Qui Tom è costretto a compiere il gesto contro la sua volontà. Non è rabbia quella che prova, ma paura e dispiacere…
    Ecco solo due esempi. davvero con così poche parole possiamo dire cosa sta provando un personaggio?
    come dici tu l’interpretazione dei dati spetta agli umani. Mi occupo di indicizzazione di fiction riguardo ai libri per bambini e ragazzi. Il requisito fondamentale è aver letto integralmente il libro per poter cogliere le emozioni descritte. L’interpretazione dei possibili significati è altro discorso.

     
  8. Anna Ruggiero

    Ciao Annamaria,
    grazie della riflessione che da un pò mi appartiene. La voracità con la quale consumiamo emozioni ci ha fatto perdere il piacere della meditazione del sentimento, il lento godimento del momento. E si passa da una storia all’altra, replicando un alimentazione da fast food sentimentale. Emozionante il video..grazie

     
  9. ivasi

    Ciao a tutti,

    intanto sul video: mi fa venire in mente l’insiemistica, la collettività e l’indipendenza del genere umano… hai ragione Annamaria, è più facile pensare per nuove associazioni visive, o per metafore astratte, piuttosto che per emozioni. Emozioni possono essere l’armonia, la nostalgia – nel senso etimologico del “dolore per il ritorno” – lo spaesamento (avete visto, a un certo punto del balletto, quell’uccellino che rimane da solo?). Chissà però a vederlo senza musica, chissà a vederlo dal vivo e non dal video… Quanti condizionamenti ci sono per le emozioni, sempre più difficile isolarle, proprio come questi storni.

    @ Fiorella Palomba. Sì, i software ci sono, ma comunque hanno bisogno di uno studio preliminare delle parole-chiave, come dice Annamaria. Altrimenti si può incollare il testo su un txt e riportarlo su http://www.wordle.net/ Ne uscirà una tag cloud personalizzabile non solo per colore, forma e font, ma anche per scelte lessicali: si può impostare, infatti, sia il numero di parole da visualizzare e, cliccando col tasto destro su di esse, si possono anche eliminare, tenendo così quelle che decidiamo possano descrivere emozioni;)

     
  10. Gianni Lombardi

    Secondo me va anche tenuto presente che molta narrativa dei tre secoli passati era anche didascalica, molto descrittiva, spesso anche didattica (pensiamo a “Cuore”, ma anche ai “Promessi Sposi”).

    Le osservazioni di Maria poco sopra sono corrette, ma Annamaria Testa con il suo esempio degli abiti a brandelli coglie un punto di stile importante. Negli Usa gran parte delle scuole di scrittura creativa suggeriscono ossessivamente “show, don’t tell”, ovvero rappresentare le emozioni e anche i sentimenti dei personaggi attraverso le azioni: “gli sembrò di tornare bambino il giorno in cui gli regalarono la prima bicicletta” è considerato buono stile, mentre “il cuore gli si riempì di emozione” viene considerato banale e didascalico. È evidente che, come Maria, possiamo fare qualsiasi ipotesi paradossale per cui la prima descrizione non implica nessuna emozione, però è anche altrettanto evidente che con questo genere di stilemi moderni — attivamente perseguiti, quantomeno dagli editor anglosassoni — per Google è molto più difficile individuare le descrizioni di emozioni nella narrativa modern. In sintesi: dubito che la narrativa moderna sia meno “emotiva” di quella passata: caso mai lo è in modo meno didascalico rispetto agli stilemi di Edmondo De Amicis, di Alessandro Manzoni e anche quelli di Charles Dickens o Robert L. Stevenson.

     
  11. eleonora negri

    A bird ballet: Polvere di caffè che gioca con il vento….

     
  12. adriana nannicini

    cara Annamaria: bird ballet ed emozioni. per me Stupore e Leggerezza ( che forse non è un’emozione ma una sensazione)

     
  13. Nicola

    È la diffusione della scuola americana, da Carver a Ellis passando per Ellroy e altre decine di scrittori.
    Personalmente però la preferisco, perché sottintende un ruolo molto più attivo del lettore, che è chiamato in causa a “contribuire” mettendo le proprie emozioni.
    Per lo stesso motivo, permette una personalizzazione più alta dello stesso scritto, in quanto esso provocherà emozioni diverse in ogni lettore.

     
  14. Anna M. Corposanto

    Aggiungo ultima riflessione: da adulti si è (si dovrebbe essere) capaci di gestire le emozioni, ma se dall’infanzia non si ha un “vocabolario” adatto, non si rischia di confondere per esempio, la rabbia con la tristezza, o l’attesa con la fiducia, ecc.? O forse si rischia di non lasciarsi coinvolgere dall’emozione che il video degli stormi trasmette… (per me un’emozione di rilassante gioia…)

     

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