Stereotipi e modelli di ruolo
Stereotipi e modelli di ruolo: il sentiero stretto delle donne

D di Repubblica mi ha chiesto di scrivere un editoriale. Da brava manovale delle parole ho subito domandato: argomento? Taglio? Numero di battute? Tono?
Già: in quarant’anni ho scritto di tutto (se volete divertirvi con un elenco, lo trovate qui a fianco, nella seconda pagina dell’intro di “Minuti scritti”. Per aprire il pdf vi basta cliccare). Eppure, o forse proprio per questo, non riesco a mettere insieme due frasi se non ho un tema: per me la scrittura non riesce a essere un’attività del tutto libera come, forse, dovrebbe. O forse no.
Sta di fatto che mi do un tema – questa, spesso, è la parte più difficile – anche prima di scrivere un post per NeU.
La risposta è stata spiazzante. Più o meno “ci interessa la sua prospettiva di donna”.
Ci ho pensato su bene, anche perché non sono così certa di avere una prospettiva (o, almeno, di averne una sola).
Poi, ho deciso di provare a raccontare, attraverso una metafora, il disagio che provo muovendomi tra stereotipi e modelli di ruolo: eccessivi i primi, quasi assenti i secondi. Ve ne parlo perché forse il disagio non appartiene solo a me.
Il pezzetto è uscito, ma ve lo ricopio qui sotto: date un’occhiata, se vi va.

stereotipi e modelli di ruolo

IL SENTIERO STRETTO DELLE DONNE. Ovvio che le donne ne hanno fatta, di strada. Così tanta che, oggi, molte ragazze sembrano ignorare com’era difficile appena un paio di manciate d’anni fa. E come continua a essere difficile, per moltissime donne, in moltissime parti del mondo.
Da un po’ di tempo, però, mi sembra di continuare a camminare su un sentiero stretto, accidentato e ventoso. È un percorso interessante e non c’è il rischio di annoiarsi, ma è tutt’altro che comodo.
Si snoda tra stereotipi e modelli di ruolo. Provo a descriverlo: magari vi ci trovate anche voi.

LA PALUDE DEGLI STEREOTIPI. Da una parte, diciamo sulla destra, continuo a vedere la perenne Palude degli stereotipi e dei cliché, e basta un niente a cascarci dentro: forse mi sono lasciata per sempre alle spalle la Casalinga, la Madre, la Santa, la Ragazza della porta accanto, l’Intellettuale, la Sex symbol, la Donna fatale, la Virago, la Strega. E anche la Suocera, la Zitella, la Puttana, l’Isterica, la Pettegola, l’Oca giuliva, la Secchiona, il Ciospo e un altro mazzetto di caratteri da commedia all’italiana.
Però procedendo lungo la palude (urca! il sentiero si restringe) ecco la Dura e la sua gemella, la Donna con le palle, la Stronza, la Gnocca, la Saccente, la Serpe. E ancora: la Palestrata, la Nonnarzilla, la Fashionista, l’Esoterica, l’Aggressiva, l’Oberata, la Mamma blogger… poi (e arrivano tutte insieme, trasformate in caricature): la Femminista impegnata, la Veterofemminista arrabbiata, la Vispa neofemminista, la Femminista Pentita e soave. E c’è la Vecchia da rottamare (basta che sia sopra i 45) e la Giovane inesperta (basta che sia sotto i 35) e quella che Lo-so-io-cosa-ha-fatto-per-arrivare. Il sentiero ogni tanto sparisce. Per andare avanti bisogna fare delle belle acrobazie.

Stereotipi e modelli di ruolo

LA VORAGINE DEI MODELLI DI RUOLO. Dall’altra parte del sentiero, diciamo sulla sinistra della Palude degli stereotipi, c’è la voragine dei modelli di ruolo. È simmetrica alla palude e altrettanto estesa. È puro vuoto. Ogni tanto la nebbia sottile che sale dal fondo sembra, come per magia, consolidarsi in un’immagine iridescente. Ma non appena acquista consistenza, e comincia a ricordare un po’ troppo qualche donna che per talento, intelligenza, passione e coraggio potrebbe essere d’ispirazione a molte altre, e anche a me che sto camminando, dalla fetida Palude degli stereotipi si alza una nuova zaffata che sporca e confonde l’immagine, fino a dissolverla in una miriade di gocce che sembrano lacrime: Rita Levi Montalcini? Nonnetta secchiona.
La palude, dicevo, non finisce mai, e c’è una zaffata per tutte quelle brave e toste.
Per continuare a camminare sul sentiero, restando in equilibrio e portandosi dietro il conforto di qualche immagine acchiappata prima che si dissolva, bisogna fare una specie di danza che, vista da lontano, deve sembrare un po’ folle.

CONSIGLI E IMPERATIVI. La cosa più seccante è che il fondo del sentiero non è piano ma, come dicevo, accidentato, e a ogni passo c’è da inciampare in un’esortazione, un imperativo o un consiglio. Alcuni sono come ciottoli (basta rughe! Stop cellulite! Liberati dei chili di troppo! Non scordarti la quinoa! Le bacche di  Goji! Lo yogurt panciapiatta!), altri sono come schegge appuntite (sii affidabile! Sii efficiente! Sii determinata! Sii consapevole! Sii ispirata! Sii simpatica! Sii seducente! Sii lieve! Alla moda! Informata! Cosmopolita! Saggia! Rilassata! Sii creativa e inventati qualcosa! Sii in gamba ma non esagerare! No, invece fatti valere! Fai quattro lavori tutti assieme? Beh, sbrigati, ma non dimenticare di essere rilassata. No, contrordine: smetti e rilassati).
Ogni tanto, come piovuto dal cielo, c’è un grosso masso: “scopri il tuo vero io e sii te stessa”.

E LA PROSSIMA CURVA? Dicevo del vento: è il tempo che passa veloce e fischia nelle orecchie. Certo, soffiando spinge avanti in fretta. Ma il risultato è che appena smetti di essere troppo giovane diventi troppo vecchia. Pazienza: io cammino, lascio che il vento mi sventoli, ogni tanto mi scrivo qualcosina che mi viene in mente, e resto curiosa di vedere quel che c’è laggiù, dopo la prossima curva.

13 Commenti a Stereotipi e modelli di ruolo: il sentiero stretto delle donne

  1. silvia

    Che bello: questa mattina è stata una boccata di aria fresca.
    Per me è una fatica quotidiana tirarmi fuori dagli stereotipi e cercare di far capire che sono solo io… a volte “mammadicorsaallepreseconfigliaadolescente”, altre “donnachelavorainaziendadoveilgotha sonouomini”, altre “antachenonvuolearredersi” … in più non trovo un modello che riesca a convincere mia figlia, perennemente su youtube e bersagliata da sii bella, magra, fashion (!!!).
    Grazie e – anche per noi, per me – continua a “scrivere qualcosina”, così per non lasciarci sole

     
  2. giacomo

    Penso che questo post – cambiando i nomi degli stereotipi – possa essere paro-paro ripetuto anche per gli uomini. Tutti (donne e uomini) prigionieri dietro a cancelli che cancellano. Ci sono chiavi? Grimaldelli? Trancianti? E non soltanto per le donne, ovviamente…

     
  3. Annamaria

    Ciao Giacomo. Sono perfettamente d’accordo con te.
    Gli stereotipi sono ovviamente diversi e hanno diverso segno, e forse c’è qualche modello di ruolo in più. Per quanto riguarda le ingiunzioni: una volta, per gli uomini, erano di meno, ma credo che ora siamo tristemente, più o meno, pari.

    Se dietro la prossima curva ci fosse il paradigma di una nuova alleanza tra donne e uomini, forse potremmo inventare insieme chiavi e grimaldelli. O, almeno, farci una bella risata, e procedere sul sentiero in buona compagnia.

     
  4. Riccardo

    ottimo articolo e ottima risposta a Giacomo: condivido 🙂

     
  5. alice

    non sono d’accordo sui “modelli di ruolo: zero”. I modelli ci sono, bisogna sapere dove cercarli, bisogna riconoscerli senza aspettare che ci vengano spiattellati sulla nostra strada senza che noi facciamo niente. Ovviamente, chi ci ha educato (a scuola o a casa) ci dovrebbe aver dato i mezzi per trovare questi modelli, valutando criticamente cosa fa al caso nostro. Senza partecipazione attiva da parte nostra, solo i modelli che fanno audience appariranno sulla nostra strada. Per fortuna ce ne sono molti di piu’. Con gli strumenti giusti (datici dai nostri educatori) non sara’ difficile vederli.

     
    • Caterina

      Anche io come Alice non sono d’accordo sui ”modelli di ruolo zero”. I modelli ci sono e sempre di più (io ne parlo in continuazioe su dols.it) Bisognerebbe valorizzarli e che le madri invece di spingere le figlie ad essere belle e buone, le spingessero ad essere brave, competenti, alternative etc.

       
  6. Massimo

    “Sii curiosa” è l’esortazione che ripeto spesso a mia figlia. Una scheggia appuntita?
    Mah. Non lo so.
    Credo rimarrebbe uguale, anche se fosse maschio.

    La soluzione ce la dà la “nostra” Annamaria al termine del suo articolo: con la lampadina della curiosità sempre accesa, anche il sentiero più accidentato può riservarci piacevoli sorprese.

     
  7. Giorgio

    A proposito di donne e stereotipi, giorni fa proprio Repubblica in un articolo spiegava che Mogherini (senza “la” per favore) ha deciso di portare la famiglia con sé a Bruxelles e che quindi il marito avrebbe fatto il “mammo”. Non basta fare il papà se la mamma lavora? Non so in quale parte della palude c’è anche questo cliché ma io lo trovo orrendo.

     
  8. Walter

    Annamaria
    Con piacere ti ho letta sul D sabato scorso, e credo che il sottile gioco sulle denominazioni femminili viste da destra e da manca, e radiografate con la tua mente aguzza, raccontano molto di più delle divertenti etichette che ti sono saltate in mente. Dalle tue parole si percepisce una profondità di pensiero che cerca ossigeno per espandersi, e che per fortuna amplifichi e diffondi a noi umanoidi anche in questo spazio. Grazie!

     
  9. Antonio Fortarezza

    … però che fatica procedere a ‘vista’, con il vento che spinge e che, a volte, non permette nemmeno di soffermarsi a pensare, col giusto tempo.

     
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  11. Annamaria Testa

    AGGIORNAMENTO
    Lo stereotipo della madre italiana è recente: “Il preciso momento storico in cui si cominciò a sentire la necessità di un maggiore coinvolgimento “politico” delle madri italiane può essere tuttavia individuato con una certa precisione nella storia recente, ossia all’epoca dell’unificazione del paese, durante il Risorgimento.”
    http://www.softrevolutionzine.org/2016/mamma-italiana-stereotipo/

     

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