suscitare interesse
Suscitare interesse, una sfida possibile - Idee 97

Che cos’è l’interesse? Lo racconta Annie Murphy Paul in un bell’articolo uscito su Internazionale: è uno stato psicologico di coinvolgimento vissuto in un preciso momento, ma anche la predisposizione a cimentarsi ripetutamente con determinate idee, eventi o oggetti nell’arco del tempo. È ciò che ci induce ad avvicinarci a quanto è nuovo e originale.
L’interesse che proviamo non solo diversifica la nostra l’esperienza, ma ci aiuta anche a metterla a fuoco e, poi, a farla nostra.
L’interesse è sempre associato a emozioni positive, predispone a prestare attenzione, a pensare in modo più strutturato e approfondito, a lasciarsi coinvolgere. Aiuta a superare qualsiasi difficoltà (è l’interesse a spingere accademici e premi Nobel a ignorare la propria dislessia, sforzandosi di leggere fino a raggiungere risultati straordinari).
Come suscitare interesse? Questa domanda accumuna tutti coloro che hanno bisogno di coinvolgere qualcuno in qualcosa, siano partiti politici o aziende, insegnanti, attivisti o pubblicitari (e, per certi versi, qualsiasi essere umano desideroso di fidanzarsi).
Ma andiamo per ordine.

Che cos’è potenzialmente “interessante”?
Provate a pensarci: niente di ciò che è troppo facile o già noto o già visto è “interessante”. L’interesse, ricorda Murphy Paul, nasce da una sfida possibile: quanto viene proposto dev’essere nuovo, complesso e comprensibile. Le persone devono sentirsi in grado di venirne a capo se ci si mettono, e ci si metteranno a patto di sentirsi in grado. Questo vuol dire che complessità e comprensibilità di un argomento o di un compito vanno, ogni volta, calibrate sulle conoscenze di base delle persone da interessare. Ma, in primo luogo, le persone devono sentirsi incuriosite.

Come suscitare interesse?
Per dirla in modo sbrigativo: l’interesse nasce quando si intuisce l’esistenza di qualcosa (un’abilità, un’informazione, un’idea, un’opportunità, un ambito di conoscenza) che ha valore, che non si possiede e che ci si potrebbe realisticamente – anche se con un certo sforzo – procurare. Nasce da un senso di privazione.
Quindi, per suscitare interesse bisogna far leva sulla privazione: porre problemi, non offrire soluzioni. Fare domande, e non dare risposte (se tutto ciò vi ricorda il metodo socratico, be’, avete ragione).
L’interesse nasce dalla curiosità: un istinto vitale all’esplorazione che condividiamo con gli animali superiori (leggetevi questa delizia sulla curiosità dei delfini) e che è strettamente connesso con la creatività. Tra l’altro: mi è sembrato magnifico che il nome scelto per il robottino della Nasa che ancora si sta aggirando sul suolo di Marte fosse Curiosity.
Del suscitare curiosità a scuola parla Umberto Tenuta (non fatevi influenzare dalla grafica démodé della pagina) ricordando che già i programmi didattici del 1955 segnalavano che scopo essenziale della scuola non è tanto quello di impartire un complesso determinato di nozioni, quanto di comunicare al fanciullo la gioia ed il gusto di imparare e di fare da sé, perché ne conservi l’abito oltre i confini della scuola, per tutta la vita. A parte l’uso del termine “fanciullo”, sembra scritto da Ocse, oggi.
Altri modi per suscitare interesse: far partecipe qualcun altro di una propria passione. Far leva sullo humour. Esaltare la componente ludica, giocosa. Evitare di forzare le persone a far qualcosa: un interesse imposto non è più un interesse, è un obbligo.

Come si mantiene l’interesse?
Offrendo feedback positivi e aiutando le persone a diventare intimamente consapevoli del fatto che il loro impegno ha procurato (sta procurando, procurerà) dei risultati. Calibrando in modo progressivo la difficoltà, man mano che crescono competenze e conoscenza. Alimentando la curiosità attraverso la varietà degli stimoli offerti, e aggiungendo una componente di sfida, di imprevisto, di mistero o di sorpresa.
Dopotutto, il motivo per cui continuiamo ad aprire con trepidazione il più irrisorio regalo impacchettato, è proprio questo: siamo curiosi, perché c’è dentro qualcosa, e non sappiamo cos’è.

8 Commenti a Suscitare interesse, una sfida possibile – Idee 97

  1. Giacomo Ghidelli

    “Quindi, per suscitare interesse bisogna far leva sulla privazione: porre problemi, non offrire soluzioni. Fare domande, e non dare risposte (se tutto ciò vi ricorda il metodo socratico, be’, avete ragione).” Bella frase paradossale, che mi ricorda certi consigli di Umberto Eco sullo “Scrivere bene”. Ad esempio, (consiglio n. 10) “Le parole straniere non fanno affatto bon ton.”. Per l’elenco completo, si veda http://www.osservatoriesterni.it/speciali/le-regole-dello-scrivere-bene-secondo-umberto-eco

     
  2. francesca

    Ciao Annamaria, come sempre tratti argomenti “interessanti”. 🙂
    Ho 34 anni, sono giovane….eppure questa parola mi accompagna da sempre. Non per mio volere ovviamente. Sicuramente l’origine è rintracciabile nella filosofia, nella letteratura, nella psicologia, nelle arti. Per me è un mistero….sai quando ti accorgi che ti segue? Quando gli altri ti seguono, o meglio seguono le tue storie.
    Per me l’interesse non ha una forma fisica, un odore, un sapore…tutti lo cercano e pochi lo trovano e di solito lo trova chi non lo cerca. L’interesse frequenta strade poco battute, osterie sperdute, librerie poco consultate. Capita però che lui si sieda proprio accanto a chi non lo cerca. A volte può diventare ingombrante per certi versi, ma quando si allontana ne senti la mancanza.

     
  3. Riccardo

    Io distinguerei tra il compito dell’educatore, che è quello di stimolare interesse e fantasia per costruire e mantenere spalancata, la finestra culturale dell’allievo e l’interesse dell’adulto, grandemente condizionato dalla propria finestra culturale e dalla propria metodologia/filosofia di vita e di ricerca (o non ricerca), ormai consolidata. Pieno consenso nel primo caso, mentre nel secondo, specie in presenza di finestre culturali piuttosto ristrette, si rischiano dogmatismi e forzature che poco hanno a che fare con il piacere della curiosità, della scoperta e della cultura, ma molto con la omologazione, tramite la pseudo differenziazione e le mode culturali, finalizzate solo a coprire una grande solitudine e angoscia interiore.
    Ascolto consigliatissimo: “Mi interessa” di Daniele Silvestri.

     
  4. Vittorio Cucchi

    Superata la tentazione di definire solo interessante un intervento incentrato sulla necessità di suscitare interesse, la rilettura mi spinge dritto al collegamento con gli articoli dedicati da NeU alla scuola, ma soprattutto allo stimolante Idee 79, il testo che, con la consueta combinazione di realismo e atteggiamento propositivo, ha aperto la strada a una rivalutazione eticamente fondata della persuasione come parola e come concetto. Se la scuola è per eccellenza il luogo dove il suscitare interesse dovrebbe costituire l’imperativo categorico, non ci può sfuggire che anche l’interesse, quello vero, è inesorabilmente figlio di una sana persuasione, della capacità di persuadere senza plagiare, di stimolare senza inculcare, e via precisando senza troppo facili scorciatoie. Liberata dalle sue sofistiche radici che l’hanno codificata come subdola arte, la persuasione è la terapia complementare all’interesse, e tale sembra più che mai in questi tempi di concitate discussioni sugli effetti che i mezzi di comunicazione produrrebbero specie sui giovani. The Hidden Persuaders del buon Vance Packard sta ancora al suo posto nel catalogo Einaudi con la veneranda traduzione di Carlo Fruttero datata 1958, l’anacronistica copertina che raffigura un museale televisore e un saggio del 1989 con i persuasori “rivisitati” ma ancora definiti in italiano “occulti” con aggettivo destinato a suonare ancora più inquietante dell’originale. Forse il moltiplicarsi dei potenziali persuasori attuali ci indurrà paradossalmente a fare precedere il capolavoro di cinquanta e passa anni fa da una nuova prefazione che spieghi come, almeno nella nostra volontà, The Hidden Persuaders turned into wise ones.

     
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  6. Ileana Conti

    potete dirmi se esiste un film, in cui ci sia proprio il tema della curiosità, dell’interesse per conoscere, da parte del protagonista, o di un attore del film ??? Grazie mille

     
    • Annamaria Testa

      Ciao Ileana.
      Ce ne sono tantissimi, come ci sono tanti tipi di curiosità: c’é quella che ti porta a indagare un fatto scientifico, quella che ti impone di scoprire chi è l’assassino, quella che ti porta a innamorarti di una persona, quella che ti porta verso un’avventura in un luogo ignoto.

       
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