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I turni di conversazione, i talk show e la Poltrona Nervosa

Giovedì 27 novembre, poco dopo il voto al Senato per la decadenza di Berlusconi, Lilli Gruber su La7 intervista Corrado Augias, giornalista, scrittore, in passato parlamentare europeo e molto altro. Insieme a lui c’è il giornalista Giorgio Mulè, successore di Maurizio Belpietro alla direzione di Panorama.
I due hanno posizioni prevedibilmente diverse. Mulé si intenerisce parlando del popolo forzista e lamenta la parzialità della magistratura. Augias argomenta a proposito dei modi e delle implicazioni dell’uscita di scena berlusconiana. Insomma, tutto regolare.

Ma succede che, prima dello scadere dell’undicesimo minuto (10’.55”) Mulé interrompa Augias, che chiede fammi finire. Lo interrompe di nuovo a 11’,35”. E di nuovo a 13’,24”. Di nuovo a 13’.28”. Di nuovo a 13’.40”. Di nuovo a 13’.48”. Di nuovo a 13’.53”. Di nuovo a 13’.59”. Di nuovo a 14’.03”. Di nuovo a 14’.10”. Di nuovo a 14’.23”. Di nuovo a 14’.25”, quando Augias ripete Mulé non mi interrompere, okay? (Mulé lo interrompe ancora).
Augias aggiunge …no, su questo sono rigido (Mulé interrompe, e siamo a 14’,29”). Augias prosegue: quando parlo tu taci, e viceversa, okay? Mulé si appella a Lilli Gruber, che lo bacchetta. Augias riprende ti prego: te lo dico con più grazia (Mulé interrompe, a 14’.44”). Augias continua io ragiono con difficoltà (Mulé interrompe a 14’.49”). Augias insiste: io ragiono con difficoltà, lentamente. Se devo seguire un filo tu non devi parlare se no mi interrompi e mi… (fa un gesto come a dire “mi confondi”)… ho una certa età. Capiscimi.
Mulé cambia postura. Si allunga all’indietro come a prendere le distanze, beve rumorosamente un bicchier d’acqua, incrocia le braccia. Quando Gruber gli dà di nuovo la parola, apostrofa Augias: trovo oltremodo fastidioso che tu ti possa rivolgere a me così, e la finisco lì… l’imperativo non si usa tra persone educate. E aggiunge di non aver mai interrotto.
Bene, contate: magari non se n’è neanche accorto, ma l’ha fatto sedici volte in meno di quattro minuti. Qui c’è l’intera puntata.

Vabbe’, in tv succede di peggio. Molti talk show pullulano di professionisti della zuffa verbale, in tutte le sue specialità: monologo interminabile, interruzione semplice, seriale, urlata, protratta. Tali specialisti vengono di norma invitati proprio in virtù della loro specialità, la quale aggiungerebbe pepe e una componente di spettacolo a chiacchiere altrimenti noiose, su argomenti altrimenti irrilevanti.
Siamo proprio sicuri che tutto quanto possa funzionare (solo) così?
Una delle prime cose che si insegnano ai bambini piccoli, per favorire la loro socializzazione, è il rispetto dei turni di conversazione, o di parola. Si tratta di una faccenda semplice: quando tu parli io ti ascolto, e in cambio quando io parlo tu mi ascolti. È a quello che Augias si riferisce.
Una conversazione, in fin dei conti, non è altro che un parlare a turno, in un qualsiasi contesto (setting), secondo una cadenza implicitamente negoziata dai partecipanti in una logica di cooperazione. E certo, anche le interruzioni sono previste, ma a patto che non cancellino il discorso, il senso di quanto viene detto e, metaforicamente, l’interlocutore.
Saper rispettare i turni di conversazione è una competenza importante. Come spiega la neuropsichiatra infantile Barbara Ciocca, i bambini se ne appropriano fra i tre e i quattro anni di età: lo sviluppo di competenze conversazionali prevede l’acquisizione di capacità di utilizzare l’alternanza dei turni nella conversazione, che presuppone l’acquisizione della differenziazione tra ruolo del parlante e dell’interlocutore… verso i 3-4 anni i bambini sono ormai consapevoli dell’alternanza necessaria nel dialogo.

E qui la domanda è: perché mai in tv dev’essere considerato accettabile e, magari, normale, moderno o necessario, che degli adulti si comportino come se avessero meno di quattro anni?
La tv è un potente agente di formazione dell’immaginario e d’indirizzo dei comportamenti: non è detto che debba sempre educare ma, insomma, potrebbe almeno limitare i contributi pesantemente diseducativi, dei quali proprio non avremmo bisogno.

Vorrei proporre due alternative.
La prima è che si diffonda (passate parola, magari) questo concetto: la rissa verbale, specie se incoraggiata o tollerata dal conduttore (segnalo che Gruber non ha fatto né l’una né l’altra cosa) è la prova del fatto che il confronto in sé è noioso, che il tema è insignificante e che le argomentazioni sono inefficaci. E allora tanto vale cambiar canale, senza se e senza ma.
La seconda è l’adozione, negli studi televisivi, della Poltrona Nervosa: un attrezzo per sedersi attivato dal suono della voce dell’occupante. Dopo un paio di minuti dall’attivazione la Poltrona Nervosa comincia ad agitarsi in modo prima impercettibile e via via più energico, dissuadendo l’ospite dal dilungarsi oltre misura, e il movimento cresce tanto più in fretta quanto più i toni diventano concitati. La Poltrona Nervosa può anche sprofondare: lo fa di dieci centimetri ogni volta che l’ospite interrompe qualcun altro, fino a sparire del tutto in una buca aperta sotto il set televisivo.
Tutto ciò avrebbe una discreta valenza pedagogica e anche, credo, una non disprezzabile componente spettacolare.
Questo post è uscito anche su Internazionale.it

9 Commenti a I turni di conversazione, i talk show e la Poltrona Nervosa

  1. Alesatoredivirgole

    Sorrido … proprio ieri sera ho seguito una lezione sulla analisi della conversazione e dei turni e oggi ritrovo l’argomento qui 

    Ho ancora molti dubbi, ma ho preso appunti …

    Dalla lezione di ieri – – – –
    Il turno termina solitamente quando:
    raggiunge un punto in cui può essere considerato completo e un altro interlocutore può iniziare un nuovo turno.

    In turno prevede:
    • la presa del turno,
    • alternanza dei turni e accordo su quale interlocutore prende la parola,
    • pause,
    • turni estesi,
    • sovrapposizioni:
    o in prossimità di un cambio di turno,
    o quando l’ascoltatore prevede il termine del turno ed anticipa la conclusione,
    o quando il parlante è in difficoltà e l’ascoltatore interviene per aiutarlo.

    Ma allora dove sta il problema? Non è tutto chiaro e definito?
    Quando il primo interlocutore finisce il proprio turno, un secondo interlocutore può iniziare un nuovo turno e magari rispondere al primo interlocutore.

    Come capire quando il turno è terminato?
    In alcuni casi si ricorre ad una sorta di “arbitro” in grado di definire e comprendere la conclusione di ogni turno.

    E in caso di difficoltà?
    Se il problema rimane?
    Se i turni sono troppo estesi?
    Se le sovrapposizioni sono troppe e continue?

    Allora forse si dovrebbero limitare gli argomenti per ciascun turno e magari definire un tempo massimo per ogni turno/argomento.

    mmmm … però quella “sovrapposizione” non mi convince, vediamo un po’ …

    SOVRAPPOSIZIONE:
    porzione del discorso in cui parla più di un interlocutore, NON CORRISPONDE SOLO ALLE INTERRUZIONI, ma possono essere momenti in cui gli interlocutori CO-COSTRUISCONO l’interazione.

    Sembrerebbe quasi che funzioni così: grandi INTERRUZIONI davanti alle telecamere e grandi CO-COSTRUIZIONI dietro …

    Sarà mica vero eh???

     
  2. Linda Liguori

    La poltrona nervosa è geniale!
    Uno strumento innovativo, regolativo, autorevole
    Suggerisco alcuni … miglioramenti: piccole scariche elettriche, pizzicotti e stimolazioni neuronali man mano che le regole della corretta e rispettosa comunicazione vengono infrante, e man mano che la poltrona si innervosisce.
    Linda

     
    • Alesatoredivirgole

      In effetti è molto interessante questa Poltrona Nervosa … una sorta di “comodo” toro meccanico!

      Ulteriori proposte
      Proposta 1:
      – scariche elettriche con intensità crescente all’aumentare del numero di interruzioni (evitando che diventi però una sedia elettrica … );
      – telecomando con tre possibilità di gestione:
      a) scariche elettriche gestite dall’ “arbitro”;
      b) scariche elettriche gestite dal pubblico presente in studio o da altri interlocutori;
      c) scariche elettriche inviate dai telespettatori tramite televoto/sms, in questo modo chi parla potrà percepire il “calore del pubblico”.

      Proposta 2 – Poltrona a scomparsa:
      l’interlocutore A inizia il proprio turno e ,lentamente, sprofonda con la poltrona nella “famosa” buca sotto al set televisivo. In 3 (?) minuti A viene inghiottito, una botola si chiude e il turno passa all’altro; se A termina il proprio turno prima dei 3 minuti, risale ed ascolta il turno di B.
      NB: ad ogni interruzione provocata da A o B durante il turno dell’altro, la poltrona scende di uno scatto e, al turno successivo, riparte da quel livello.

      Proposta 3: – meno spettacolare ma sicuramente più salutare per i telespettatori: disattivare il microfono di colui che deve (o dovrebbe)ascoltare, senza interrompere, il turno dell’altro.

       
  3. Linda Liguori

    Nel caso AnnaMaria volessi brevettarla e darle un nome, ti aiuto volentieri
    Linda

     
  4. Tedeschi Di Dario Francesca

    Un sistema alternativo c’è in TV una volta l’ho usato anch’io e funge: mentre l’antagonista interrompe si rimane in silenzio e si alzano gli occhi al cielo o si guarda in camera con aria di dire “poveretto”, cioè si cerca di farlo passare per quello che è, uno zotico. Poi mentre riprende fiato, si fa una bella tirata veloce dicendo cose utili, mentre si sa che arriva la pausa pubblicità. Bisogna prepararsi in TV non fare le cose a orecchio, ti pare?

     
  5. Carlo Simonetti

    Credo che i forzitalioti e più in generale chi sostiene professionalmente Berlusconi&C abbiano seguito dei corsi con degli specialisti. La tattica che utilizzano nei dibattiti per disorientare l’avversario è sempre la stessa e l’uso che ne fanno è estremamente professionale.

     
  6. Rodolfo

    Magnifico e geniale! A condizione che la poltrona sprofondi, ma per sempre. Sai che bello sapere che (omissis, elenco interminabile) non la/lo vedrai mai più, ma proprio mai! ;-))

     
  7. Riccardo

    Interrompere è né più, né meno che una tattica, un semplice trucchetto per lasciare allo spettatore l’impressione di avere ragione, di avere molto di più da dire e di essere più in gamba dell’interlocutore. Se si viene limitati in questa pratica si può sempre assumere la parte della vittima e attirare la comprensione dello spettatore.
    Poiché l’età mentale dello spettatore si aggira sui 4 anni(ci sono studi al riguardo sin dagli anni ’60), valgono tutte le regole e le considerazioni di quell’età:
    -prepotente=forte
    -interrompente=affermazione di sé
    -atteggiarsi da vittima=ricerca di comprensione
    -…
    la democrazia è la preponderanza della media? Quando la media della democrazia televisiva è composta da bambini viziati dà questi risultati…

     
  8. walter

    POLTRONA DESTRA E MANCA

    L’esempio riportato mi sembra che rispecchi il pensiero di due approcci ai problemi in forma esemplare, che esplicitano due orientamenti politici contrapposti.

    La poltrona destra, prepotente, aggressiva, monotematica ed eterodiretta, la poltrona manca più riflessiva, interrogativa, critica.

    La geniale poltrona proposta da Annamaria potrebbe smascherare velocemente gli urlatori seriali.

    walter

     

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