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Il bayou della Louisiana: abitare con gli alligatori

Terre Bagnate. O Terre Fradice. O Terre Umide: insomma: un sacco di acqua che si insinua  dappertutto. Le Wetlands della Louisiana sono un un gigantesco intrico di canali, paludi e foreste di palme e cipressi che si estende attorno e ben oltre il grande estuario del Mississippi. Bayou, il nome creolo delle wetlands, vuol dire “tortuoso”.
Ci passiamo attraverso guidando verso sud su strade semideserte, da New Orleans a Grand Isle, tra alte, fitte cortine di vegetazione. A volte la palude arriva fino al bordo dell’asfalto. Solo alla fine il paesaggio si apre in un ghirigoro di terre e acqua, sul quale passiamo al volo percorrendo una strada sopraelevata e interminabile.

Bayou Louisiana 1

Tornati a Thibodaux decidiamo di dare un’occhiata più da vicino a quel che c’è dietro la cortina di verde.
Il bayou è il posto dei pescigatto, dei granchi e dei gamberi, degli elegantissimi aironi (qui li chiamano aigrette, alla francese), dei serpenti e degli alligatori. Conviene trovare una guida, ma è domenica mattina e non sembra così facile. Finalmente telefoniamo a Zam’s, Where everybody is somebody. E ci catapultiamo in un’altra dimensione.

La bassa costruzione sul canale è sgangherata. Fuori ci sono strati geologici di qualsiasi cosa si possa ammucchiare. Il padrone di casa è Lloyd, un biondo nerboruto sui quaranta, capelli lunghi fino a metà schiena, maglietta nera con su la Madonna.
A portarci attorno è Ralph, un vecchio alto e dritto come un fuso. Lloyd e Ralph parlano cajun. Con noi, in un inglese strascicato. Se vogliamo bere o fumare, dicono, non c’è problema: qui siamo nel Bayou Bouef, la gente fa quel che vuole.
Ralph si illumina quando sente che siamo italiani: Joseph Volpe (si batte il petto), one of the nicest people I’ve ever met, è italiano! Gli manca tanto e vorrebbe ritrovarlo (ehi, se conoscete un Giuseppe Volpe che ha lavorato nel bayou, ditegli di mettersi in contatto col vecchio Ralph).
Il giro comincia dal cortile: altri strati geologici di qualsiasi cosa, comprese quattro fuoriserie anni ’70.
Dietro una porta di rete da pollaio c’è una banda di alligatori di ogni taglia. Se qualcuno li infastidisce sollevano la testa dal pantano e soffiano come grossi mantici. Non è un bel rumore. Ognuno ha un nome: la preferita di Lloyd si chiama Beyoncè. Usciamo in barca.
bayou Louisiana 2

Gli alligatori vivono fino a 100 anni. Pesano fino a 1000 libbre e possono superare I 4 metri di lunghezza, dice Ralph. Si vende sia la pelle sia la carne, ma la pelle è poco conveniente perché l’intermediario si tiene dai 20 ai 25 centesimi per dollaro. Con la carne tutti I profitti vanno al cacciatore. Hamburger e altre ricette a base di alligatore si trovano in gran parte dei ristoranti qui attorno. La carne è gommosa – l’ho assaggiata – e ha uno strano colorino.
bayou louisiana 3

Per cacciare un alligatore ci vuole un pezzo di pollo come esca. Non appena tira fuori la testa dall’acqua gli si spara. Bisogna essere in due e conviene fare in fretta, prima che l’alligatore spezzi la lenza. L’acqua è marrone rossastro. Dai cipressi pendono lunghe barbe grigie.

Le macchie verde brillante e viola di gigli d’acqua ondeggiano al passare della barca. Sono appena fioriti, dice Ralph. Ci indica gli alligatori. Riesce a vederli da lontano, quando ancora sembrano tronchi d’albero o riflessi appena più scuri nell’acqua.
bayou louisiana 4

Sono gli alligatori ad aver fatto la fortuna del figlio di Lloyd.
Zamariah ZZ, “il re del bayou”, è un metro e novanta di ragazzone che gioca a football americano nella squadra dell’università Loyola. Si candida per un reality show di wrestling, Tough Enough, mandando un video in cui solleva un alligatore (vivo, ovviamente) come se fosse un bilancere.
Oh, that’s awesome, pensano gli organizzatori. ZZ viene selezionato. Arriva in finale e anche se non vince, viene reclutato dalla WWE, la maggiore associazione di wrestling del mondo. A diciannove anni diventa una stella del wresting e guadagna 2000 dollari a settimana, dice Lloyd mostrandoci una foto del ragazzone accomodata fra le bambole.
Bayou Louisiana 6

Chiedo a Lloyd se posso scattargli una foto. Se mi dai il tuo indirizzo email poi te la mando, gli dico. Grande, fa lui, ma da queste parti nessuno ce l’ha, un’email.
Bayou Louisiana 5
In compenso lui ha un boa di tre metri e mezzo nello stanzino dietro al bancone. Poiché ormai siamo diventati amici, insiste sul fatto che non possiamo andarcene senza averlo visto, toccato ed essercelo messo attorno al collo.
Coi serpenti bisogna fare amicizia quando sono piccoli, accarezzandoli e giocandoci insieme, spiega. Se si abituano agli esseri umani e sono ben nutriti non sono aggressivi. Basta muoversi lentamente e non stringerli quando li si afferra: questo è proprio l’errore da non fare.
È  tre metri e mezzo di  bestia di un magnifico color giallo canarino. Allungo un dito e la tocco: è come toccare una borsetta fredda, morbida, nervosa, viva.

3 Commenti a Il bayou della Louisiana: abitare con gli alligatori

  1. Elle

    Pare un altro mondo. Non per il fatto che non hanno l’e-mail, ma perché cacciano, allevano e tengono per compagnia animali di cui io ho sentito solo parlare.

     
  2. Magari

    E aggiungerei che sembra un altro mondo anche perché non hanno email.
    Li invidio quanto possibile.

     
  3. Nontelodico

    Un alligatore di nome Beyonce’: sto Lloyd deve essere proprio simpatico 😀

     

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