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	Commenti a: Abravanel e D&#8217;Agnese: crisi italiana, il succo è questo (e non è dolce)	</title>
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	<description>Teorie e pratiche della creatività.</description>
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		Di: Rossella Vietri		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rossella Vietri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Nov 2013 08:28:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Quali gruppi di italiani possono dare sostegno a queste tesi? Ce ne sono molti:per esempio i milioni che oggi lavorano in regime di apartheid. Tutti i contribuenti onesti che oggi subiscono una pressione fiscale superiore al 60%. Le giovani donne che non lavorano e vorrebberlo farlo.I due-tremila imprenditori strozzati dall&#039;economia al nero. Tutti i napoletani che pagano assicurazioni esorbitanti. Chi fa causa, ha ragione e deve aspettare anni per vederla riconosciuta. E gli studenti e i genitori delle scuole del sud.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quali gruppi di italiani possono dare sostegno a queste tesi? Ce ne sono molti:per esempio i milioni che oggi lavorano in regime di apartheid. Tutti i contribuenti onesti che oggi subiscono una pressione fiscale superiore al 60%. Le giovani donne che non lavorano e vorrebberlo farlo.I due-tremila imprenditori strozzati dall&#8217;economia al nero. Tutti i napoletani che pagano assicurazioni esorbitanti. Chi fa causa, ha ragione e deve aspettare anni per vederla riconosciuta. E gli studenti e i genitori delle scuole del sud.</p>
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		Di: jac		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[jac]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 May 2012 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non ho assistito alla conferenza. Condivido molte delle cose dette, ma sono anche critico su altre (il tema del made in italy, ad esempio, mi sembra tagliato con uno strumento ancor meno preciso dell&#039;accetta...). In ogni caso, come non ringraziarti - e molto - per la fatica? ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non ho assistito alla conferenza. Condivido molte delle cose dette, ma sono anche critico su altre (il tema del made in italy, ad esempio, mi sembra tagliato con uno strumento ancor meno preciso dell&#8217;accetta&#8230;). In ogni caso, come non ringraziarti &#8211; e molto &#8211; per la fatica? </p>
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		Di: guydebord		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[guydebord]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 May 2012 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Condivido gran parte delle asserzioni, tranne la principale, ovvero la necessità della crescita. Io credo che ci sia invece necessità di progresso. Progresso come crescita qualitativa e non (solo) quantitativa. Il progresso non si misura più da tempo in termini staliniani, in tonnellate d&#039;acciaio. Le ricerche degli economisti più contemporanei, uno per tutti il nostro Mauro Bonaiuti, ma anche i risultati sui limiti dello sviluppo di Aurelio Peccei e del Club di Roma, validi dopo oltre quarant&#039;anni dalla loro pubblicazione, ci hanno detto, in modo inequivocabile, che la crescita quantitativa continua e infinita, in un Mondo finito, su un pianeta stranamente rotondo invece che piatto ed infinito, non è fisicamente possibile. Non si può crescere all&#039;infinito, ma si può progredire con un diverso concetto di progresso. Occorrono dunque nuovi paradigmi che escludano gran parte delle convinzioni profonde del modello della crescita continua, della prevalenza della tecnica guidata dall&#039;economia e dal nostro essere consumatori piuttosto che cittadini. (Umberto Galimberti). Potrei suggerire decine e decine di &quot;invece di&quot;, come varianti paradigmatici delle vecchie e superate idee che la finanza innanzitutto, e l&#039;attuale classe dirigente di tecnici bcconiani, continuano a propinarci. È pur vero che molti dei vizi tutti nostrani, così diligentemente trascritti, e ti ringrazio, non concorrono sia alla crescita che al progresso, ma attribuire al solo malcostume e alle incapacità nazionali la condizione di pesantissima crisi e il pantano in cui siamo, rischia di non farci vedere che, comunque, ci troviamo su una strada sempre più precaria e con il baratro come destinazione finale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Condivido gran parte delle asserzioni, tranne la principale, ovvero la necessità della crescita. Io credo che ci sia invece necessità di progresso. Progresso come crescita qualitativa e non (solo) quantitativa. Il progresso non si misura più da tempo in termini staliniani, in tonnellate d&#8217;acciaio. Le ricerche degli economisti più contemporanei, uno per tutti il nostro Mauro Bonaiuti, ma anche i risultati sui limiti dello sviluppo di Aurelio Peccei e del Club di Roma, validi dopo oltre quarant&#8217;anni dalla loro pubblicazione, ci hanno detto, in modo inequivocabile, che la crescita quantitativa continua e infinita, in un Mondo finito, su un pianeta stranamente rotondo invece che piatto ed infinito, non è fisicamente possibile. Non si può crescere all&#8217;infinito, ma si può progredire con un diverso concetto di progresso. Occorrono dunque nuovi paradigmi che escludano gran parte delle convinzioni profonde del modello della crescita continua, della prevalenza della tecnica guidata dall&#8217;economia e dal nostro essere consumatori piuttosto che cittadini. (Umberto Galimberti). Potrei suggerire decine e decine di &#8220;invece di&#8221;, come varianti paradigmatici delle vecchie e superate idee che la finanza innanzitutto, e l&#8217;attuale classe dirigente di tecnici bcconiani, continuano a propinarci. È pur vero che molti dei vizi tutti nostrani, così diligentemente trascritti, e ti ringrazio, non concorrono sia alla crescita che al progresso, ma attribuire al solo malcostume e alle incapacità nazionali la condizione di pesantissima crisi e il pantano in cui siamo, rischia di non farci vedere che, comunque, ci troviamo su una strada sempre più precaria e con il baratro come destinazione finale.</p>
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		Di: guydebord		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[guydebord]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 May 2012 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi scuso per il doppio intervento ma, contemporaneamente a a &quot;Crisi italiana, il succo è questo&quot; di Nuovo e Utile, su http://giovannacosenza.wordpress.com/ è stato postato &quot;Il silenzio sulle Grandi Navi a Venezia&quot;. È la prova che gli interessi di pochi ma potenti, capaci di far agire anche i governi contro gli interessi collettivi, e che perseguono la crescita quantitativa contro ogni senso logico, vincono sul progresso e sulla crescita qualitativa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi scuso per il doppio intervento ma, contemporaneamente a a &#8220;Crisi italiana, il succo è questo&#8221; di Nuovo e Utile, su <a href="http://giovannacosenza.wordpress.com/" rel="nofollow ugc">http://giovannacosenza.wordpress.com/</a> è stato postato &#8220;Il silenzio sulle Grandi Navi a Venezia&#8221;. È la prova che gli interessi di pochi ma potenti, capaci di far agire anche i governi contro gli interessi collettivi, e che perseguono la crescita quantitativa contro ogni senso logico, vincono sul progresso e sulla crescita qualitativa.</p>
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		Di: Utente Anonimo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Utente Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 May 2012 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Crescita economica non significa solo &quot;tonnellate di acciaio staliniane&quot;. Un miglioramento e ampliamento dei servizi (che di solito inquinano poco, e comunque meno dell&#039;acciaio) produce crescita economica, eccome... Tra l&#039;altro Abravanel insiste molto sui servizi, di cui l&#039;Italia è poco dotata. Anche la green economy, il risparmio energetico, ecc. sono attività che fanno crescere l&#039;economia. Non la fa crescere, con l&#039;attuale sistema di calcolo del PIL, la socialità gratuita, la nostra conversazione, e tante altre cose belle, ma che non hanno prezzo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Crescita economica non significa solo &#8220;tonnellate di acciaio staliniane&#8221;. Un miglioramento e ampliamento dei servizi (che di solito inquinano poco, e comunque meno dell&#8217;acciaio) produce crescita economica, eccome&#8230; Tra l&#8217;altro Abravanel insiste molto sui servizi, di cui l&#8217;Italia è poco dotata. Anche la green economy, il risparmio energetico, ecc. sono attività che fanno crescere l&#8217;economia. Non la fa crescere, con l&#8217;attuale sistema di calcolo del PIL, la socialità gratuita, la nostra conversazione, e tante altre cose belle, ma che non hanno prezzo.</p>
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		Di: annamaria		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[annamaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 May 2012 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho preferito restituirvi il discorso di Abravanel, che già è complesso, senza aggiungere ulteriori commenti. Ma, anche visto quanto dice Anonimo4, vorrei rimandarvi a una pagina di NeU di qualche tempo fa, ma ancora attuale, che prova a dar conto dei paradossi del PIL e delle sue inadeguatezze come misuratore unico della crescita. Date un&#039;occhiata, ci sono un sacco di cose interessanti ;)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho preferito restituirvi il discorso di Abravanel, che già è complesso, senza aggiungere ulteriori commenti. Ma, anche visto quanto dice Anonimo4, vorrei rimandarvi a una pagina di NeU di qualche tempo fa, ma ancora attuale, che prova a dar conto dei paradossi del PIL e delle sue inadeguatezze come misuratore unico della crescita. Date un&#8217;occhiata, ci sono un sacco di cose interessanti 😉</p>
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