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	Commenti a: Ascoltare è un&#8217;arte che potremmo praticare più spesso	</title>
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	<description>Teorie e pratiche della creatività.</description>
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		Di: Graziella Spano		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Graziella Spano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Feb 2021 10:10:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L’ascolto attivo è la base per la soluzione dei conflitti, la mediazione culturale, la realizzazione della reale collaborazione. Soprattutto è un tipo di ascolto che non ammette pregiudizi, fretta, narcisismo o giudizio. L&#039;ascolto attivo è la qualità basilare che un buon manager deve avere!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’ascolto attivo è la base per la soluzione dei conflitti, la mediazione culturale, la realizzazione della reale collaborazione. Soprattutto è un tipo di ascolto che non ammette pregiudizi, fretta, narcisismo o giudizio. L&#8217;ascolto attivo è la qualità basilare che un buon manager deve avere!</p>
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		Di: Rodolfo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rodolfo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Feb 2021 11:17:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho alcuni luoghi speciali dove ascoltare il silenzio. Non è facile. La mia casa da’ su un corso, una delle vie per l’ospedale. In quest’ultimo anno il grido delle ambulanze è stato costante, intenso, continuo. Ho anche una casa, rimasta deserta, nel nucleo antico di un piccolo paese nel primo entroterra sardo. Un luogo povero, se vuoi un rumore devi fartelo. Si sente il fruscio della capinera che s’infratta nel gelsomino, il volo lievissimo del barbagianni. Impossibile dormire. Nel cuore della notte tak-trrrrr il compressore del frigorifero, chiuso in cucina, un locale esterno all’abitazione secondo la tipologia classica isolana, lontano almeno trenta metri, improvvisamente sembra nascondersi nel cuscino. Tamuli, con le sue splendide donnine neolitiche di granito, con l’aria ferma, silenzio. Solo un cane che abbaia un poco, flebile, lontano quattordici chilometri. Si riconosce la direzione e la voce. Ci salutiamo al ritorno.
In montagna è più difficile, fra i duemila e i tremila metri, qualche volta si può ascoltare il silenzio, dove mi è riuscito lo ricordo bene, ma più spesso c’è un piccolo ruscello che brontola. Il suono gira dietro gli angoli, la luce, invece, è ingenua, mostra da dove viene. C’è la cometa, andiamo a vederla. Dopo tre ore di tentativi e circa settanta chilometri rinunciamo: dal fondovalle, dalla città, l’inquinamento luminoso sale, entra nei boschi, raggiunge i monti. Ciao cometa, c’è rumore, sarà per il prossimo passaggio.
Mi chiama un nuovo amico, prima sconosciuto. Ho letto una tua cosa, mi è piaciuta, hai voglia di fare una lezione? Due ore di dad, poi tre incontri virtuali in tre settimane successive. Un’esperienza pessima, credo che sia passato non più del due percento. Scambio intenso di mail per chiarire concetti elementari, dubbi risolvibili in un minuto. Poveri ragazzi estranei, disastrati a distanza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho alcuni luoghi speciali dove ascoltare il silenzio. Non è facile. La mia casa da’ su un corso, una delle vie per l’ospedale. In quest’ultimo anno il grido delle ambulanze è stato costante, intenso, continuo. Ho anche una casa, rimasta deserta, nel nucleo antico di un piccolo paese nel primo entroterra sardo. Un luogo povero, se vuoi un rumore devi fartelo. Si sente il fruscio della capinera che s’infratta nel gelsomino, il volo lievissimo del barbagianni. Impossibile dormire. Nel cuore della notte tak-trrrrr il compressore del frigorifero, chiuso in cucina, un locale esterno all’abitazione secondo la tipologia classica isolana, lontano almeno trenta metri, improvvisamente sembra nascondersi nel cuscino. Tamuli, con le sue splendide donnine neolitiche di granito, con l’aria ferma, silenzio. Solo un cane che abbaia un poco, flebile, lontano quattordici chilometri. Si riconosce la direzione e la voce. Ci salutiamo al ritorno.<br />
In montagna è più difficile, fra i duemila e i tremila metri, qualche volta si può ascoltare il silenzio, dove mi è riuscito lo ricordo bene, ma più spesso c’è un piccolo ruscello che brontola. Il suono gira dietro gli angoli, la luce, invece, è ingenua, mostra da dove viene. C’è la cometa, andiamo a vederla. Dopo tre ore di tentativi e circa settanta chilometri rinunciamo: dal fondovalle, dalla città, l’inquinamento luminoso sale, entra nei boschi, raggiunge i monti. Ciao cometa, c’è rumore, sarà per il prossimo passaggio.<br />
Mi chiama un nuovo amico, prima sconosciuto. Ho letto una tua cosa, mi è piaciuta, hai voglia di fare una lezione? Due ore di dad, poi tre incontri virtuali in tre settimane successive. Un’esperienza pessima, credo che sia passato non più del due percento. Scambio intenso di mail per chiarire concetti elementari, dubbi risolvibili in un minuto. Poveri ragazzi estranei, disastrati a distanza.</p>
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