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	Commenti a: Capire i testi: quando lo facciamo, siamo tutti Ginger Rogers	</title>
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	<description>Teorie e pratiche della creatività.</description>
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		<title>
		Di: Patrizia Borghi		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/capire-testi-e-discorsi/#comment-157143</link>

		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Borghi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Aug 2017 07:18:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La parola, nel sistema articolato della comunicazione che usa tanti media, ha assunto una valenza estetica, narcisistica. Come farsi un selfie. 
Si parla per ascoltare se stessi, per vanto, a volte con prepotenza. E poi non si ascolta. 
Ma per fortuna sappiamo ballare. Capire ci aiuta a ritrovare le parole.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La parola, nel sistema articolato della comunicazione che usa tanti media, ha assunto una valenza estetica, narcisistica. Come farsi un selfie.<br />
Si parla per ascoltare se stessi, per vanto, a volte con prepotenza. E poi non si ascolta.<br />
Ma per fortuna sappiamo ballare. Capire ci aiuta a ritrovare le parole.</p>
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		Di: Alessia		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/capire-testi-e-discorsi/#comment-156617</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alessia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 May 2017 12:36:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono una studentessa non frequentante e molto spesso mi trovo a studiare su libri scritti o curati dallo stesso professore che tiene il corso. La differenza tra il linguaggio del testo e quello della lezione frontale - ad esclusione dei termini significativi per la materia - è sempre grande, sebbene entrambi abbiano origine dalla stessa persona.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono una studentessa non frequentante e molto spesso mi trovo a studiare su libri scritti o curati dallo stesso professore che tiene il corso. La differenza tra il linguaggio del testo e quello della lezione frontale &#8211; ad esclusione dei termini significativi per la materia &#8211; è sempre grande, sebbene entrambi abbiano origine dalla stessa persona.</p>
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		Di: Fiorella Palomba		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/capire-testi-e-discorsi/#comment-156397</link>

		<dc:creator><![CDATA[Fiorella Palomba]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Apr 2017 19:50:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Di PAVONI che fanno una ruota smisurata se ne trovano molti tra i docenti universitari e  tra i ricercatori. Costoro si ammantano di una prosopopea non confortata da una competenza comunicativa che dovrebbe essere l&#039;elemento principe del loro ruolo.

Assisto di frequente a un uso di proiezioni testuali esagerato che mortifica l&#039;oratoria. Vengono letti i testi proiettati: una noia pazzesca, mi ripeto, a discapito di una comunicazione efficace *_*]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di PAVONI che fanno una ruota smisurata se ne trovano molti tra i docenti universitari e  tra i ricercatori. Costoro si ammantano di una prosopopea non confortata da una competenza comunicativa che dovrebbe essere l&#8217;elemento principe del loro ruolo.</p>
<p>Assisto di frequente a un uso di proiezioni testuali esagerato che mortifica l&#8217;oratoria. Vengono letti i testi proiettati: una noia pazzesca, mi ripeto, a discapito di una comunicazione efficace *_*</p>
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		<title>
		Di: Magari		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/capire-testi-e-discorsi/#comment-156395</link>

		<dc:creator><![CDATA[Magari]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Apr 2017 13:21:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non vorrei essere troppo polemico, ma questo articolo, che già si può applicare ai comunicatori da marketing e agli aziendalesi, non è ancora più valido per i ricercatori e i docenti universitari?

Posso dire che nella mia carriera universitaria conto sulle dita di una mano i testi non dico scorrevoli, ma leggibili?
Non parlo di linguaggio tecnico, che è imprescindibile, ma di frasi lunghe intere pagine, piene di incisi e subordinate incomprensibili, pronomi buttati a caso, e, adesso oso, concetti a dir poco fumosi (se non addirittura &#039;fumati&#039;).
Ma possibile che i docenti e i ricercatori, dall&#039;alto della loro cultura che è, obiettivamente, vastissima, non siano capaci o non abbiano nessun interesse a spiegarsi in maniera decente?
Quando esattamente si è deciso nell&#039;accademia che sostituire la complessità con la cattiva formulazione avrebbe aumentato il valore di un testo?

E poi magari si lamentano che i loro alunni sono analfabeti funzionali: hanno ragione! certo! Ma scrivere male non mi sembra una soluzione efficace.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non vorrei essere troppo polemico, ma questo articolo, che già si può applicare ai comunicatori da marketing e agli aziendalesi, non è ancora più valido per i ricercatori e i docenti universitari?</p>
<p>Posso dire che nella mia carriera universitaria conto sulle dita di una mano i testi non dico scorrevoli, ma leggibili?<br />
Non parlo di linguaggio tecnico, che è imprescindibile, ma di frasi lunghe intere pagine, piene di incisi e subordinate incomprensibili, pronomi buttati a caso, e, adesso oso, concetti a dir poco fumosi (se non addirittura &#8216;fumati&#8217;).<br />
Ma possibile che i docenti e i ricercatori, dall&#8217;alto della loro cultura che è, obiettivamente, vastissima, non siano capaci o non abbiano nessun interesse a spiegarsi in maniera decente?<br />
Quando esattamente si è deciso nell&#8217;accademia che sostituire la complessità con la cattiva formulazione avrebbe aumentato il valore di un testo?</p>
<p>E poi magari si lamentano che i loro alunni sono analfabeti funzionali: hanno ragione! certo! Ma scrivere male non mi sembra una soluzione efficace.</p>
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		<title>
		Di: Alesatoredivirgole		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/capire-testi-e-discorsi/#comment-156394</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alesatoredivirgole]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Apr 2017 13:02:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;ballando all’indietro e sui tacchi alti&quot;, ovvero: scrivere iniziando dal punto di vista dell&#039;utente finale che legge o ascolta.

A differenza del vedere, udire e parlare (o emettere suoni) , leggere e scrivere sono competenze innaturali per l&#039;uomo e per questo richiedono maggiori sforzi e tanto esercizio.

Vedere, udire ed emettere suoni sono competenze che appartengono a bambini non scolarizzati e persone illetterate, competenze naturali appartenenti ad un mondo orale primario (Walter J. Ong) in cui siamo immersi fin dai primi istanti di vita e fino a quando, solo con l&#039;istruzione scolastica, impariamo a leggere e scrivere.

Dopo aver imparato a leggere e scrivere l&#039;oralità primaria è persa per sempre.
Secondo W.J.Ong siamo talmente intrisi di scrittura che siamo diventati ciechi, non siamo cioè in grado di pensare ad una oralità senza scrittura.

Come ha scritto Annamaria in un bel post (vedi il link &quot;o di leggere&quot; evidenziato sopra), la fatica di leggere è reale.

Se leggere è innaturale e faticoso, in alcuni casi capire è quasi impossibile.
Proprio per questo motivo chi scrive dovrebbe farlo &quot;ballando all’indietro e sui tacchi alti&quot; per farsi capire e fare capire.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;ballando all’indietro e sui tacchi alti&#8221;, ovvero: scrivere iniziando dal punto di vista dell&#8217;utente finale che legge o ascolta.</p>
<p>A differenza del vedere, udire e parlare (o emettere suoni) , leggere e scrivere sono competenze innaturali per l&#8217;uomo e per questo richiedono maggiori sforzi e tanto esercizio.</p>
<p>Vedere, udire ed emettere suoni sono competenze che appartengono a bambini non scolarizzati e persone illetterate, competenze naturali appartenenti ad un mondo orale primario (Walter J. Ong) in cui siamo immersi fin dai primi istanti di vita e fino a quando, solo con l&#8217;istruzione scolastica, impariamo a leggere e scrivere.</p>
<p>Dopo aver imparato a leggere e scrivere l&#8217;oralità primaria è persa per sempre.<br />
Secondo W.J.Ong siamo talmente intrisi di scrittura che siamo diventati ciechi, non siamo cioè in grado di pensare ad una oralità senza scrittura.</p>
<p>Come ha scritto Annamaria in un bel post (vedi il link &#8220;o di leggere&#8221; evidenziato sopra), la fatica di leggere è reale.</p>
<p>Se leggere è innaturale e faticoso, in alcuni casi capire è quasi impossibile.<br />
Proprio per questo motivo chi scrive dovrebbe farlo &#8220;ballando all’indietro e sui tacchi alti&#8221; per farsi capire e fare capire.</p>
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		<title>
		Di: Fiorella Palomba		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/capire-testi-e-discorsi/#comment-156382</link>

		<dc:creator><![CDATA[Fiorella Palomba]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Apr 2017 14:44:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Di PAVONI ce ne sono ovunque, ahi noi! Frequento musei e mostre e mi imbatto in guide (?) oranti a un pubblico di turisti italiani o stranieri, soprattutto a Roma. 

Personalmente non utilizzo guide per infinite ragioni, ma mi accade di sentire le loro spiegazioni. Ecco, dire che sono autoreferenziale è poco. Infiocchettano di inutili informazioni l&#039;incontro, per esempio, con &quot;Giuditta e Oloferne&quot;, invece di invitare gli astanti a osservare in silenzio e a &quot;sentire&quot; l&#039;opera di Merisi. La danza comincerebbe da lì, altrimenti...non c&#039;è storia *_*]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di PAVONI ce ne sono ovunque, ahi noi! Frequento musei e mostre e mi imbatto in guide (?) oranti a un pubblico di turisti italiani o stranieri, soprattutto a Roma. </p>
<p>Personalmente non utilizzo guide per infinite ragioni, ma mi accade di sentire le loro spiegazioni. Ecco, dire che sono autoreferenziale è poco. Infiocchettano di inutili informazioni l&#8217;incontro, per esempio, con &#8220;Giuditta e Oloferne&#8221;, invece di invitare gli astanti a osservare in silenzio e a &#8220;sentire&#8221; l&#8217;opera di Merisi. La danza comincerebbe da lì, altrimenti&#8230;non c&#8217;è storia *_*</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Maria Alessandra		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/capire-testi-e-discorsi/#comment-156380</link>

		<dc:creator><![CDATA[Maria Alessandra]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Apr 2017 14:34:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Devo congratularmi con l&#039;autrice di questo gustoso e efficaec articolo. Sono un&#039;insegnante di scuola superiore che si occupa dei problemi legati alle difficoltà di lettura e devo dirle che utilizzerò i concetti che lei esprime così bene come primo elemento per avviare un dialogo sulle difficoltà di lettura. Grazie]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Devo congratularmi con l&#8217;autrice di questo gustoso e efficaec articolo. Sono un&#8217;insegnante di scuola superiore che si occupa dei problemi legati alle difficoltà di lettura e devo dirle che utilizzerò i concetti che lei esprime così bene come primo elemento per avviare un dialogo sulle difficoltà di lettura. Grazie</p>
]]></content:encoded>
		
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		<item>
		<title>
		Di: Giovanni Galetta		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/capire-testi-e-discorsi/#comment-156379</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Galetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Apr 2017 13:09:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ciao Annamaria
Mi hai fatto ritornare alla mente il famoso termine  AMBARADAN, pronunciato dal  professore della Bocconi durante un corso di marketing e subito fagocitato dal direttore commerciale di piastrelle che partecipava al corso col chiaro intento di arricchire il proprio vocabolario di itanglese, ricordo che l’aneddoto ti piacque.
Ma una cosa credo di aver capito dal tuo articolo: stiamo forse uccidendo il dono più prezioso che possediamo, l’uso della parola. Come giustamente affermi, tutti comunicano fra loro, ma gli esseri umani parlano per quel primordiale regalo dell’afflato divino che oggi ha perso gran parte della sacralità originaria.
Abbiamo infilato la parola prima nei libri, poi nei megafoni, poi nelle radio e nelle televisioni e infine nelle tastiere.
E oggi ascoltavo un servizio del telegiornale con la voce di Trump in sottofondo e la traduzione simultanea di un incerto interprete che si infilava fra immagini e rumori di navi aerei e bombe.
Ginger ballava all’indietro, ma almeno la musica l’aiutava.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Annamaria<br />
Mi hai fatto ritornare alla mente il famoso termine  AMBARADAN, pronunciato dal  professore della Bocconi durante un corso di marketing e subito fagocitato dal direttore commerciale di piastrelle che partecipava al corso col chiaro intento di arricchire il proprio vocabolario di itanglese, ricordo che l’aneddoto ti piacque.<br />
Ma una cosa credo di aver capito dal tuo articolo: stiamo forse uccidendo il dono più prezioso che possediamo, l’uso della parola. Come giustamente affermi, tutti comunicano fra loro, ma gli esseri umani parlano per quel primordiale regalo dell’afflato divino che oggi ha perso gran parte della sacralità originaria.<br />
Abbiamo infilato la parola prima nei libri, poi nei megafoni, poi nelle radio e nelle televisioni e infine nelle tastiere.<br />
E oggi ascoltavo un servizio del telegiornale con la voce di Trump in sottofondo e la traduzione simultanea di un incerto interprete che si infilava fra immagini e rumori di navi aerei e bombe.<br />
Ginger ballava all’indietro, ma almeno la musica l’aiutava.</p>
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