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	Commenti a: Campo Dall&#8217;Orto: Chi sono i Millennials e perchè sono così diversi	</title>
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	<description>Teorie e pratiche della creatività.</description>
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		Di: Utente Anonimo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Utente Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Jul 2012 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sicuramente siamo di fronte ad una massa di persone molto informata ed informatizzata, difficile però capire se questa generazione di &quot;drogati della connessione&quot; e del &quot;tasto-invio-tutto-subito&quot; sia effettivamente migliore (inteso come capacità in generale) e più felice rispetto alle generazioni precedenti. Sicuramente siamo di fronte anche ad una massa di persone che, pur ritenendosi &quot;libera&quot;, è in buona parte &quot;guidata&quot; inconsapevolmente dai media. Rimane solamente un piccolo dubbio, una ipotesi forse irreale (oggi) ma non impossibile (domani): e se all&#039;improvviso mancasse la corrente? Non dico per sempre ma ... per una settimana, un mese, un anno ... Questa generazione sarebbe in grado di sopravvivere? E gli altri? ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sicuramente siamo di fronte ad una massa di persone molto informata ed informatizzata, difficile però capire se questa generazione di &#8220;drogati della connessione&#8221; e del &#8220;tasto-invio-tutto-subito&#8221; sia effettivamente migliore (inteso come capacità in generale) e più felice rispetto alle generazioni precedenti. Sicuramente siamo di fronte anche ad una massa di persone che, pur ritenendosi &#8220;libera&#8221;, è in buona parte &#8220;guidata&#8221; inconsapevolmente dai media. Rimane solamente un piccolo dubbio, una ipotesi forse irreale (oggi) ma non impossibile (domani): e se all&#8217;improvviso mancasse la corrente? Non dico per sempre ma &#8230; per una settimana, un mese, un anno &#8230; Questa generazione sarebbe in grado di sopravvivere? E gli altri? </p>
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		Di: Utente Anonimo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Utente Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Jul 2012 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[chiedo scusa ... ho dimenticato di firmare il commento precedente: Davide www.alesatoredivirgole.wordpress.com Saluti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>chiedo scusa &#8230; ho dimenticato di firmare il commento precedente: Davide <a href="http://www.alesatoredivirgole.wordpress.com" rel="nofollow ugc">http://www.alesatoredivirgole.wordpress.com</a> Saluti</p>
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		Di: Utente Anonimo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Utente Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Jul 2012 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Campo dall&#039;Orto è sempre descritto come un riferimento e questo pezzo lo conferma. Mi sembra molto centrato, pur senza sciogliere quel senso di indeterminatezza che evocano questo tipo di analisi. Due cose hanno bisogno di una &quot;tara&quot; che è difficile quantificare: - la velleità che è tipica di come ai vecchi piace vedere i giovani. Bisognerà vedere cosa ne resta. (&quot;Credono che le gerarchie possano essere scalate. Il 73% è convinto di poter andare oltre le classiche convenzioni lavorative. Il 76% si sente in grado di insegnare ai suoi superiori. Creatività, innovazione e intraprendenza fanno parte del loro DNA, e il 70% di loro è convinto che la creatività, intesa come capacità di mettere a punto soluzioni originali, salverà il mondo&quot;) - la gamification of life, che pure un giorno dovrà venire a patti con la realtà In generale bisognerà vedere come questi animi, descritti con una certa parzialità (es. &quot;Sono arguti e brillanti, e usano l’arguzia come strumento di scambio sociale e strumento per affermarsi&quot;, non è una considerazione generale che si possa applicare ad alcuna generazione, descrive caratteristiche soggettive presenti in ogni popolazione), sapranno interagire con un ambiente che è divenuto nel tempo normalizzato, proceduralizzato e governato da soggetti intangibili e distanti, molto diversi e ancor più irraggiungibili dei simboli del potere, espliciti ed esemplari, del passato ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Campo dall&#8217;Orto è sempre descritto come un riferimento e questo pezzo lo conferma. Mi sembra molto centrato, pur senza sciogliere quel senso di indeterminatezza che evocano questo tipo di analisi. Due cose hanno bisogno di una &#8220;tara&#8221; che è difficile quantificare: &#8211; la velleità che è tipica di come ai vecchi piace vedere i giovani. Bisognerà vedere cosa ne resta. (&#8220;Credono che le gerarchie possano essere scalate. Il 73% è convinto di poter andare oltre le classiche convenzioni lavorative. Il 76% si sente in grado di insegnare ai suoi superiori. Creatività, innovazione e intraprendenza fanno parte del loro DNA, e il 70% di loro è convinto che la creatività, intesa come capacità di mettere a punto soluzioni originali, salverà il mondo&#8221;) &#8211; la gamification of life, che pure un giorno dovrà venire a patti con la realtà In generale bisognerà vedere come questi animi, descritti con una certa parzialità (es. &#8220;Sono arguti e brillanti, e usano l’arguzia come strumento di scambio sociale e strumento per affermarsi&#8221;, non è una considerazione generale che si possa applicare ad alcuna generazione, descrive caratteristiche soggettive presenti in ogni popolazione), sapranno interagire con un ambiente che è divenuto nel tempo normalizzato, proceduralizzato e governato da soggetti intangibili e distanti, molto diversi e ancor più irraggiungibili dei simboli del potere, espliciti ed esemplari, del passato </p>
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		Di: Luca		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Jul 2012 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non mi ero registrato, mio il commento 3]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non mi ero registrato, mio il commento 3</p>
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		Di: Nic Travis		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nic Travis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Jul 2012 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Davvero un bel post! Al netto delle affermazioni un po&#039; spettacolari (v. commento di Luca), l&#039;intervento di Campo Dall&#039;Orto coglie nel segno. Apprezzo molto la scelta di non dare alcun peso alla categoria dei cosiddetti &quot;nativi digitali&quot;: in fin dei conti sono i Millennials quelli che davvero hanno un approccio differente rispetto alla generazione precedente (la mia: sono nato nel 1984). Sottolineo solo alcuni passaggi che più mi hanno colpito (non necessariamente in positivo, o in negativo, a seconda dei casi): - non usa la parola “tecnologia”; - Il 59% fa acquisti sulla base delle opinioni online; - solo il 12% si fida degli “esperti”; - Il 76% si sente in grado di insegnare ai suoi superiori; - Il 60-70% dell’ascolto delle prime puntate dei nuovi programmi di Mtv si verifica nei giorni successivi alla messa in onda.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Davvero un bel post! Al netto delle affermazioni un po&#8217; spettacolari (v. commento di Luca), l&#8217;intervento di Campo Dall&#8217;Orto coglie nel segno. Apprezzo molto la scelta di non dare alcun peso alla categoria dei cosiddetti &#8220;nativi digitali&#8221;: in fin dei conti sono i Millennials quelli che davvero hanno un approccio differente rispetto alla generazione precedente (la mia: sono nato nel 1984). Sottolineo solo alcuni passaggi che più mi hanno colpito (non necessariamente in positivo, o in negativo, a seconda dei casi): &#8211; non usa la parola “tecnologia”; &#8211; Il 59% fa acquisti sulla base delle opinioni online; &#8211; solo il 12% si fida degli “esperti”; &#8211; Il 76% si sente in grado di insegnare ai suoi superiori; &#8211; Il 60-70% dell’ascolto delle prime puntate dei nuovi programmi di Mtv si verifica nei giorni successivi alla messa in onda.</p>
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		Di: annamaria		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[annamaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Jul 2012 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Rientro stasera a Milano dopo un paio di giorni fuori, e per buona parte di ieri sono rimasta disconnessa: la coda lunga della faccenda FBI che, a quanto ho capito, ha provocato la chiusura di alcune porte, un po&#039; di scompiglio nei server e la necessità di cambiare certe impostazioni di rete. Per capire quali c&#039;è voluta una serie di telefonate via via più concitate. E un bel po&#039; di ore a parlare con diversi tecnici un gergo del tutto alieno. A questo proposito: ringrazio ufficialmente Vincenzo Forgia, che alla fine è riuscito a cavarmi dai guai. Avrei dovuto spedire dei testi (scritti al computer e non trasferibili su iPad, visto che la mail non funzionava e che nell&#039;iPad non posso usare la chiavetta) che mi è toccato dettare per telefono. Avrei dovuto spedire una serie di lunghe mail, in risposta ad altre lunghe mail, che non sono state spedite (per ricopiare tutto su iPad ci sarebbe voluto un sacco di tempo). Avrei dovuto controllare delle cose che, invece, ho appena finito di controllare ora, con un giorno di ritardo. E, naturalmente, avrei dovuto postare su NeU l&#039;ultimo dei contributi al Summit UPA. Cosa che non ho fatto, per il semplice fatto che da iPad non riesco a lavorare su più finestre. Insomma: disastro. Perché vi racconto questo? Perché, in realtà, l&#039;essere connessi è, credo, importante oggi per quasi chiunque. E se manca la corrente (o, semplicemente, la connessione) entro in crisi perfino io, che non sono precisamente una millennial. Ho la sensazione che la differenza tra gli appartenenti ad altre generazioni e a questa sia più profonda e che abbia a vedere con quella parola, &quot;frustrazione&quot;, che la mia generazione conosce fin troppo bene. E che forse questi strani ragazzi riescono, se non a ignorare, a trasformare in qualcos&#039;altro di meno ispido. E vedremo se avincere saranno loro, o la frustrante stupidità del mondo &quot;proceduralizzato e governato da soggetti intangibili e distanti, molto diversi e ancor più irraggiungibili dei simboli del potere, espliciti ed esemplari, del passato&quot;. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Rientro stasera a Milano dopo un paio di giorni fuori, e per buona parte di ieri sono rimasta disconnessa: la coda lunga della faccenda FBI che, a quanto ho capito, ha provocato la chiusura di alcune porte, un po&#8217; di scompiglio nei server e la necessità di cambiare certe impostazioni di rete. Per capire quali c&#8217;è voluta una serie di telefonate via via più concitate. E un bel po&#8217; di ore a parlare con diversi tecnici un gergo del tutto alieno. A questo proposito: ringrazio ufficialmente Vincenzo Forgia, che alla fine è riuscito a cavarmi dai guai. Avrei dovuto spedire dei testi (scritti al computer e non trasferibili su iPad, visto che la mail non funzionava e che nell&#8217;iPad non posso usare la chiavetta) che mi è toccato dettare per telefono. Avrei dovuto spedire una serie di lunghe mail, in risposta ad altre lunghe mail, che non sono state spedite (per ricopiare tutto su iPad ci sarebbe voluto un sacco di tempo). Avrei dovuto controllare delle cose che, invece, ho appena finito di controllare ora, con un giorno di ritardo. E, naturalmente, avrei dovuto postare su NeU l&#8217;ultimo dei contributi al Summit UPA. Cosa che non ho fatto, per il semplice fatto che da iPad non riesco a lavorare su più finestre. Insomma: disastro. Perché vi racconto questo? Perché, in realtà, l&#8217;essere connessi è, credo, importante oggi per quasi chiunque. E se manca la corrente (o, semplicemente, la connessione) entro in crisi perfino io, che non sono precisamente una millennial. Ho la sensazione che la differenza tra gli appartenenti ad altre generazioni e a questa sia più profonda e che abbia a vedere con quella parola, &#8220;frustrazione&#8221;, che la mia generazione conosce fin troppo bene. E che forse questi strani ragazzi riescono, se non a ignorare, a trasformare in qualcos&#8217;altro di meno ispido. E vedremo se avincere saranno loro, o la frustrante stupidità del mondo &#8220;proceduralizzato e governato da soggetti intangibili e distanti, molto diversi e ancor più irraggiungibili dei simboli del potere, espliciti ed esemplari, del passato&#8221;. </p>
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		Di: Utente Anonimo		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/chi-sono-i-millennials/#comment-5442</link>

		<dc:creator><![CDATA[Utente Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Jul 2012 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sì … siamo tutti connessi, chi per lavoro, chi per svago o per entrambi i motivi, quello che varia è il “dosaggio”. La mia non era una ricerca di un vincitore, anzi, voleva essere una semplice considerazione che tiene conto degli atteggiamenti di questi ragazzi quando la connettività viene meno, non necessariamente per un black out. Figli, nipoti, ragazzi della squadra di basket , tutti o quasi appartenenti alla generazione post 1990, tutti estremamente voraci di informazioni per conoscere, per capire ma, allo stesso tempo, tutti “frustrati” nel momento in cui il collegamento viene meno, frustrazione che viene riportata nella vita vera anche sottoforma di ansia. Scene paragonabili a vere e proprie “crisi di astinenza” seguiti da momenti di vuoto, come se, senza” IL” collegamento, venga a mancare anche il collegamento alla realtà. Cosa fare senza “IL” collegamento? La tua disavventura dimostra che ormai siamo tutti “schiavi” di quel collegamento, anche se un mini pc avrebbe forse risolto il problema ingombrando poco più … Sto scherzando :-D ovviamente, perdonami se puoi !!! Vero è che saremo sempre più connessi, questa tecnologia farà sempre più parte del nostro quotidiano, il rischio però è quello di una sovraesposizione, di una pericolosa overdose . Ecco, il rischio potrebbe essere (a maggior ragione per i Millennial) quello di non riuscire a portare avanti di pari passo la realtà VERA con la realtà che offre “IL” collegamento. Ma quei ragazzi, i Millennial, sapranno sicuramente trovare una “giusta misura”, dando ragione a coloro che li vedono come una nuova grande opportunità per il NOSTRO ed il LORO futuro. In fondo anche io faccio il tifo per loro. Alesatoredivirgole]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sì … siamo tutti connessi, chi per lavoro, chi per svago o per entrambi i motivi, quello che varia è il “dosaggio”. La mia non era una ricerca di un vincitore, anzi, voleva essere una semplice considerazione che tiene conto degli atteggiamenti di questi ragazzi quando la connettività viene meno, non necessariamente per un black out. Figli, nipoti, ragazzi della squadra di basket , tutti o quasi appartenenti alla generazione post 1990, tutti estremamente voraci di informazioni per conoscere, per capire ma, allo stesso tempo, tutti “frustrati” nel momento in cui il collegamento viene meno, frustrazione che viene riportata nella vita vera anche sottoforma di ansia. Scene paragonabili a vere e proprie “crisi di astinenza” seguiti da momenti di vuoto, come se, senza” IL” collegamento, venga a mancare anche il collegamento alla realtà. Cosa fare senza “IL” collegamento? La tua disavventura dimostra che ormai siamo tutti “schiavi” di quel collegamento, anche se un mini pc avrebbe forse risolto il problema ingombrando poco più … Sto scherzando 😀 ovviamente, perdonami se puoi !!! Vero è che saremo sempre più connessi, questa tecnologia farà sempre più parte del nostro quotidiano, il rischio però è quello di una sovraesposizione, di una pericolosa overdose . Ecco, il rischio potrebbe essere (a maggior ragione per i Millennial) quello di non riuscire a portare avanti di pari passo la realtà VERA con la realtà che offre “IL” collegamento. Ma quei ragazzi, i Millennial, sapranno sicuramente trovare una “giusta misura”, dando ragione a coloro che li vedono come una nuova grande opportunità per il NOSTRO ed il LORO futuro. In fondo anche io faccio il tifo per loro. Alesatoredivirgole</p>
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