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	Commenti a: Cominciare (bene) un lavoro creativo – Metodo 88	</title>
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	<description>Teorie e pratiche della creatività.</description>
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		Di: Claudia		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/cominciare/#comment-155957</link>

		<dc:creator><![CDATA[Claudia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Feb 2017 05:28:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://nuovoeutile.it/cominciare/#comment-149863&quot;&gt;rodolfo&lt;/a&gt;.

Ma anche svuotare e rinnovare fa bene alla creatività e da&#039; impulso ad iniziare... Quando lo faccio, sono già a metà opera...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://nuovoeutile.it/cominciare/#comment-149863">rodolfo</a>.</p>
<p>Ma anche svuotare e rinnovare fa bene alla creatività e da&#8217; impulso ad iniziare&#8230; Quando lo faccio, sono già a metà opera&#8230;</p>
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		Di: Vando Pagliardini		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Vando Pagliardini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Dec 2015 12:47:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Condivido pienamente le considerazioni sul blocco creativo. Sono ormai anni che ho sperimentato che le idee iniziali o gli step successivi arrivano quando porto a spasso i miei due cani tre o quattro  volte al giorno. Dovrei aggiungere i loro nomi in calce ai progetti come co-autori (mia moglie ovviamente c&#039;è già come partner dello studio)…]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Condivido pienamente le considerazioni sul blocco creativo. Sono ormai anni che ho sperimentato che le idee iniziali o gli step successivi arrivano quando porto a spasso i miei due cani tre o quattro  volte al giorno. Dovrei aggiungere i loro nomi in calce ai progetti come co-autori (mia moglie ovviamente c&#8217;è già come partner dello studio)…</p>
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		<title>
		Di: rodolfo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[rodolfo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Dec 2015 14:19:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In questi giorni sto svuotando lo studio. In modo non dissimile alla scena dei mobili lanciati dal balcone nel film di Bellocchio, I pugni in tasca. Smetto con la pseudo-creatività per dedicarmi a Protesi e Fantasmi. Le prime saranno inevitabili: dentiere, occhiali, deambulatori, viagra… I secondi cerco di evitarli, proprio per non ritrovarmi a fare i discorsi di chi quella volta che, o continuare a incazzarmi per le crenaure o per certi dettagli costruttivi o formali di oggetti di produzione seriale, (e per evitare questo non so come farò, essendo un vizietto molto ben radicato).
Ma il cambiamento drastico, ancora in corso di attuazione, mi fa interrogare su come ho operato, in termini di creatività. Allora, per finire (bene) un lavoro creativo, ricordo che :-) quando ho avuto un lavoro particolarmente coinvolgente, dopo il brief e la sua riscrittura mentale (metaprogetto) durante il viaggio più o meno breve verso lo studio,  ho sempre lasciato trascorrere del tempo pensandoci senza pensarci, sottotraccia. Dopo di che, trovandomi col tempo disponibile appena giusto, mi sono sempre messo alla scrivania scoprendo di avere le idee ben chiare e risolvendo con un flusso di lavoro senza esitazioni il tema del progetto. Certo, le prime bozze sono state di avvicinamento, via via perfezionate, ma il nucleo centrale è quasi sempre stato definito sin dalle prime battute. Forse non è mai stata creatività ma solo un accontentarsi, un ciack buona la prima e via, però, proprio in questi giorni, svuotando qualche cartella di lavori vecchi di trent&#039;anni –chissà perché le ho conservate– sono riuscito a stupirmi per alcune piccole preveggenze, di alcune limitate anticipazioni. Buone feste!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni sto svuotando lo studio. In modo non dissimile alla scena dei mobili lanciati dal balcone nel film di Bellocchio, I pugni in tasca. Smetto con la pseudo-creatività per dedicarmi a Protesi e Fantasmi. Le prime saranno inevitabili: dentiere, occhiali, deambulatori, viagra… I secondi cerco di evitarli, proprio per non ritrovarmi a fare i discorsi di chi quella volta che, o continuare a incazzarmi per le crenaure o per certi dettagli costruttivi o formali di oggetti di produzione seriale, (e per evitare questo non so come farò, essendo un vizietto molto ben radicato).<br />
Ma il cambiamento drastico, ancora in corso di attuazione, mi fa interrogare su come ho operato, in termini di creatività. Allora, per finire (bene) un lavoro creativo, ricordo che 🙂 quando ho avuto un lavoro particolarmente coinvolgente, dopo il brief e la sua riscrittura mentale (metaprogetto) durante il viaggio più o meno breve verso lo studio,  ho sempre lasciato trascorrere del tempo pensandoci senza pensarci, sottotraccia. Dopo di che, trovandomi col tempo disponibile appena giusto, mi sono sempre messo alla scrivania scoprendo di avere le idee ben chiare e risolvendo con un flusso di lavoro senza esitazioni il tema del progetto. Certo, le prime bozze sono state di avvicinamento, via via perfezionate, ma il nucleo centrale è quasi sempre stato definito sin dalle prime battute. Forse non è mai stata creatività ma solo un accontentarsi, un ciack buona la prima e via, però, proprio in questi giorni, svuotando qualche cartella di lavori vecchi di trent&#8217;anni –chissà perché le ho conservate– sono riuscito a stupirmi per alcune piccole preveggenze, di alcune limitate anticipazioni. Buone feste!</p>
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		<title>
		Di: Elle		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/cominciare/#comment-149862</link>

		<dc:creator><![CDATA[Elle]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Dec 2015 12:43:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#039;ultimo punto, sul fare almeno il primo passo, con me funziona sempre, da quando l&#039;ho scoperto (non ricordo da quanti anni) casualmente, proprio perché non riuscivo a concentrarmi e allora avevo pensato, per consolarmi, di fare almeno i preparativi... e mi ero ritrovata quasi a metà dell&#039;opera e a quel punto potevo pure concluderla ;) In generale lo faccio per qualsiasi cosa che mi sembri troppo grande per me o in quel momento. Siccome so che funziona e che dopo fatico a fermarmi, se la voglia di iniziare a preparare un lavoro (parlo di lavoretti manuali) mi viene la sera tardi, quando sono già stanca e il giorno dopo devo essere fresca, lascio stare (con immenso dispiacere) e rimando.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ultimo punto, sul fare almeno il primo passo, con me funziona sempre, da quando l&#8217;ho scoperto (non ricordo da quanti anni) casualmente, proprio perché non riuscivo a concentrarmi e allora avevo pensato, per consolarmi, di fare almeno i preparativi&#8230; e mi ero ritrovata quasi a metà dell&#8217;opera e a quel punto potevo pure concluderla 😉 In generale lo faccio per qualsiasi cosa che mi sembri troppo grande per me o in quel momento. Siccome so che funziona e che dopo fatico a fermarmi, se la voglia di iniziare a preparare un lavoro (parlo di lavoretti manuali) mi viene la sera tardi, quando sono già stanca e il giorno dopo devo essere fresca, lascio stare (con immenso dispiacere) e rimando.</p>
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		<title>
		Di: Elisabetta Cassese		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/cominciare/#comment-149861</link>

		<dc:creator><![CDATA[Elisabetta Cassese]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Dec 2015 11:53:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[A proposito del &quot;dormirci sopra&quot; e del &quot;fare qualcos&#039;altro&quot; mi sembra interessante aggiungere la tecnica dell&#039;ipnagogia usata da Salvador Dalì e da Thomas Edison, per generare idee e risolvere problemi, la quale consisteva, dopo aver a lungo riflettuto in modo razionale su un tema, un soggetto o un problema, nel procurarsi artificialmente un risveglio brusco dallo stato di dormiveglia, ossia dal momento in cui l&#039;inconscio si attiva, generando nuove idee.
Dalì lo faceva facendo in modo di essere risvegliato da una chiave che cadeva per terra: ne ho scritto qui: http://www.educazioneglobale.com/2015/10/la-chiave-di-salvador-dali-ovvero-strategie-per-studiare-imparare-o-inventare/
Chissà se oggi la usa qualcuno di coloro che svolgono una professione in cui la creatività è cruciale o se, invece, rimane nel campo delle bizzarrie concesse solo ai grandi..
Elisabetta (educazioneglobale)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A proposito del &#8220;dormirci sopra&#8221; e del &#8220;fare qualcos&#8217;altro&#8221; mi sembra interessante aggiungere la tecnica dell&#8217;ipnagogia usata da Salvador Dalì e da Thomas Edison, per generare idee e risolvere problemi, la quale consisteva, dopo aver a lungo riflettuto in modo razionale su un tema, un soggetto o un problema, nel procurarsi artificialmente un risveglio brusco dallo stato di dormiveglia, ossia dal momento in cui l&#8217;inconscio si attiva, generando nuove idee.<br />
Dalì lo faceva facendo in modo di essere risvegliato da una chiave che cadeva per terra: ne ho scritto qui: <a href="http://www.educazioneglobale.com/2015/10/la-chiave-di-salvador-dali-ovvero-strategie-per-studiare-imparare-o-inventare/" rel="nofollow ugc">http://www.educazioneglobale.com/2015/10/la-chiave-di-salvador-dali-ovvero-strategie-per-studiare-imparare-o-inventare/</a><br />
Chissà se oggi la usa qualcuno di coloro che svolgono una professione in cui la creatività è cruciale o se, invece, rimane nel campo delle bizzarrie concesse solo ai grandi..<br />
Elisabetta (educazioneglobale)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: marco orlandi		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/cominciare/#comment-149860</link>

		<dc:creator><![CDATA[marco orlandi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Dec 2015 11:13:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ogni atto creativo è un salto nel vuoto. E&#039; cambiamento. Cambiamento è ciò che la mente umana rifiuta categoricamente. Dalla sofferenza del parto in poi la mente ha assimilato l&#039;idea che cambiamento equivale a sofferenza. L&#039;atto creativo obbliga ad un cambio di frequenze mentali, ad una variazione del metronomo interiore, a spostare il focus dalla...&quot;realtà&quot; alla &quot;percezione&quot;, e tutto questo è sforzo mentale, fatica mentale, e come tutte le fatiche chiede di essere evitata. In ogni situazione che prospetta fatica e cambiamento si attiva un monologo interiore nel quale il linguaggio si è trasformato in simbolo, si è mischiato alle sensazioni e tutta una serie di parole e comandi negativi che ci diciamo sono diventati impercettibili ma ci stanno intimando e comandando a lasciar stare, a non andare lì, a non provarci per niente e queste parole sono &quot;MA CHI TE LO FA FARE&quot;, &quot;A COSA SERVIRA&#039; MAI&quot;, &quot;MA CHI CREDI DI ESSERE &quot; ecc ecc ecc. Questo è l&#039;humus del procrastinare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni atto creativo è un salto nel vuoto. E&#8217; cambiamento. Cambiamento è ciò che la mente umana rifiuta categoricamente. Dalla sofferenza del parto in poi la mente ha assimilato l&#8217;idea che cambiamento equivale a sofferenza. L&#8217;atto creativo obbliga ad un cambio di frequenze mentali, ad una variazione del metronomo interiore, a spostare il focus dalla&#8230;&#8221;realtà&#8221; alla &#8220;percezione&#8221;, e tutto questo è sforzo mentale, fatica mentale, e come tutte le fatiche chiede di essere evitata. In ogni situazione che prospetta fatica e cambiamento si attiva un monologo interiore nel quale il linguaggio si è trasformato in simbolo, si è mischiato alle sensazioni e tutta una serie di parole e comandi negativi che ci diciamo sono diventati impercettibili ma ci stanno intimando e comandando a lasciar stare, a non andare lì, a non provarci per niente e queste parole sono &#8220;MA CHI TE LO FA FARE&#8221;, &#8220;A COSA SERVIRA&#8217; MAI&#8221;, &#8220;MA CHI CREDI DI ESSERE &#8221; ecc ecc ecc. Questo è l&#8217;humus del procrastinare.</p>
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