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	Commenti a: Computer a scuola e bacchette magiche: quel che dice lo studio OCSE	</title>
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	<description>Teorie e pratiche della creatività.</description>
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		Di: Fiorella Palomba		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fiorella Palomba]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Sep 2015 15:48:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dico subito che la grande assente nel rapporto OCSE è la parola PEDAGOGIA, quasi eretica ormai nel dibattito internazionale. Aggiungo che che concordo con Marco e con le sue pubblicazioni.

* * *

&quot;Un sapere che è a un tempo vario e superficiale, e un orizzonte spirituale che per un occhio non protetto dalla critica è troppo ampio, devono portare inevitabilmente a un indebolimento del giudizio&quot;
(Huizinga, in &quot;Crisi della civiltà&quot;)

Constatiamo quotidianamente che le occasioni di formazione si moltiplicano e si diversificano; le informazioni vengono depositate in quantità enormi in banche di dati di dimensioni sovranazionali; le forme stimolatrici dell&#039;immaginario si diffondono a tutto tempo attraverso i media elettronici: la cultura contemporanea prende la forma di un &#039;bazar psichedelico&#039;.
La preoccupazione di Huizinga, anche se cela un atteggiamento aristocratico verso la cultura di massa, non può non essere inquietante.
Molti fatti nella nostra vita culturale manifestano ambiguità e tendenze contraddittorie.
Le contraddizioni investono acutamente il mondo dei comportamenti culturali in generale, ma anche quelli dell&#039;informazione e della scuola. Per queste ragioni non ci si deve sottrarre in questo momento al tentativo di fare il punto su quanto è avvenuto e sta avvenendo nel dibattito e nella sperimentazione delle nuove tecnologie, soprattutto quelle legate all&#039;informatica.

L&#039;universo delle questioni in gioco è enorme: il mio punto di osservazione sarà soprattutto quello che prende in considerazione i processi di formazione in rapporto alle innovazioni introdotte nel sistema delle comunicazioni dall&#039;informatica, intesa come la disciplina e l&#039;insieme delle tecnologie del trattamento elettronico di dati e di alfabeti simbolici.

* * *
Questo è l’incipit della mia tesi di Laurea sulle tecnologie informatiche e scuola - anno accademico 1984-85.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dico subito che la grande assente nel rapporto OCSE è la parola PEDAGOGIA, quasi eretica ormai nel dibattito internazionale. Aggiungo che che concordo con Marco e con le sue pubblicazioni.</p>
<p>* * *</p>
<p>&#8220;Un sapere che è a un tempo vario e superficiale, e un orizzonte spirituale che per un occhio non protetto dalla critica è troppo ampio, devono portare inevitabilmente a un indebolimento del giudizio&#8221;<br />
(Huizinga, in &#8220;Crisi della civiltà&#8221;)</p>
<p>Constatiamo quotidianamente che le occasioni di formazione si moltiplicano e si diversificano; le informazioni vengono depositate in quantità enormi in banche di dati di dimensioni sovranazionali; le forme stimolatrici dell&#8217;immaginario si diffondono a tutto tempo attraverso i media elettronici: la cultura contemporanea prende la forma di un &#8216;bazar psichedelico&#8217;.<br />
La preoccupazione di Huizinga, anche se cela un atteggiamento aristocratico verso la cultura di massa, non può non essere inquietante.<br />
Molti fatti nella nostra vita culturale manifestano ambiguità e tendenze contraddittorie.<br />
Le contraddizioni investono acutamente il mondo dei comportamenti culturali in generale, ma anche quelli dell&#8217;informazione e della scuola. Per queste ragioni non ci si deve sottrarre in questo momento al tentativo di fare il punto su quanto è avvenuto e sta avvenendo nel dibattito e nella sperimentazione delle nuove tecnologie, soprattutto quelle legate all&#8217;informatica.</p>
<p>L&#8217;universo delle questioni in gioco è enorme: il mio punto di osservazione sarà soprattutto quello che prende in considerazione i processi di formazione in rapporto alle innovazioni introdotte nel sistema delle comunicazioni dall&#8217;informatica, intesa come la disciplina e l&#8217;insieme delle tecnologie del trattamento elettronico di dati e di alfabeti simbolici.</p>
<p>* * *<br />
Questo è l’incipit della mia tesi di Laurea sulle tecnologie informatiche e scuola &#8211; anno accademico 1984-85.</p>
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		Di: Marco		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2015 07:50:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Segnalo a mia volta una sintesi della questione, con link ad articoli che ne parlano, nel mio spazio Medium: https://medium.com/il-digitale-e-la-scuola/digitale-e-scuola-questo-matrimonio-s-ha-da-fare-9211d230cdb8]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Segnalo a mia volta una sintesi della questione, con link ad articoli che ne parlano, nel mio spazio Medium: <a href="https://medium.com/il-digitale-e-la-scuola/digitale-e-scuola-questo-matrimonio-s-ha-da-fare-9211d230cdb8" rel="nofollow ugc">https://medium.com/il-digitale-e-la-scuola/digitale-e-scuola-questo-matrimonio-s-ha-da-fare-9211d230cdb8</a></p>
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		Di: rodolfo		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/computer-a-scuola/#comment-148461</link>

		<dc:creator><![CDATA[rodolfo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2015 07:08:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Le ricerche in rete nuocciono alla creatività? Corso universitario di primo livello, primo anno di design, si formano due gruppi concorrenti di progettazione per la rivisitazione di un oggetto d&#039;uso comune. Prima azione immediata dei ragazzi: ricerca per immagini in rete. Risultati del lavoro banali. Nuova classe, nuovo anno, tema analogo ma senza possibilità di ricerca: diverse idee persino più povere di quelle degli anni precedenti ma almeno cinque o sei su venti realmente innovative. Dopo questo gioco propedeutico abbiamo lavorato molto sul metodo, sull&#039;organizzazione del metaprogetto e quindi sulla raccolta scientifica delle informazioni dalle diverse fonti. Questo ha prodotto un utilizzo di internet più consapevole e mirato. Abbiamo anche scoperto che se non c&#039;è in internet non vuol dire che non esiste, ma che possono esserci anche altre fonti come i libri e le biblioteche.
Infine abbiamo imparato anche a copiare, cioè a ripercorrere il processo mentale seguito dall&#039;autore dell&#039;originale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le ricerche in rete nuocciono alla creatività? Corso universitario di primo livello, primo anno di design, si formano due gruppi concorrenti di progettazione per la rivisitazione di un oggetto d&#8217;uso comune. Prima azione immediata dei ragazzi: ricerca per immagini in rete. Risultati del lavoro banali. Nuova classe, nuovo anno, tema analogo ma senza possibilità di ricerca: diverse idee persino più povere di quelle degli anni precedenti ma almeno cinque o sei su venti realmente innovative. Dopo questo gioco propedeutico abbiamo lavorato molto sul metodo, sull&#8217;organizzazione del metaprogetto e quindi sulla raccolta scientifica delle informazioni dalle diverse fonti. Questo ha prodotto un utilizzo di internet più consapevole e mirato. Abbiamo anche scoperto che se non c&#8217;è in internet non vuol dire che non esiste, ma che possono esserci anche altre fonti come i libri e le biblioteche.<br />
Infine abbiamo imparato anche a copiare, cioè a ripercorrere il processo mentale seguito dall&#8217;autore dell&#8217;originale.</p>
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