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	Commenti a: Comunicare senza discriminare: che bella cosa	</title>
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	<description>Teorie e pratiche della creatività.</description>
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		Di: Annamaria Testa		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Annamaria Testa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Dec 2014 18:46:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[AGGIORNAMENTO
I suggerimenti delle giornaliste di Giulia per un uso non sessista dell&#039;italiano: qui il .pdf da leggere e scaricare.
http://giulia.globalist.it/giuliaglobalistit/Downloads/Donne_grammatica_media.pdf]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>AGGIORNAMENTO<br />
I suggerimenti delle giornaliste di Giulia per un uso non sessista dell&#8217;italiano: qui il .pdf da leggere e scaricare.<br />
<a href="http://giulia.globalist.it/giuliaglobalistit/Downloads/Donne_grammatica_media.pdf" rel="nofollow ugc">http://giulia.globalist.it/giuliaglobalistit/Downloads/Donne_grammatica_media.pdf</a></p>
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		<title>
		Di: Paolini Paola		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolini Paola]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Apr 2013 06:51:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Il guaio è che siamo soltanto 60 milioni[francesi] rispetto ai 6 miliardi di stranieri.&quot; (M.Coluche)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Il guaio è che siamo soltanto 60 milioni[francesi] rispetto ai 6 miliardi di stranieri.&#8221; (M.Coluche)</p>
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		Di: Nicola Ceccanti		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nicola Ceccanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Apr 2013 21:19:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Senza scomodare l&#039;Accademia della Crusca, basterebbe un rapido ripasso del vocabolario alle centinaia di mezzobusti televisivi et similia per evitare di diffondere interpretazioni errate dei termini ricorrenti.
Quando un termine estraneo entra di prepotenza nel tritacarne (altro termine orribile) mediatico, il danno è fatto.
Preveniamolo.
Chi cazzeggia con le parole può permettersi il lusso di sbagliarle, chi ci lavora no.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Senza scomodare l&#8217;Accademia della Crusca, basterebbe un rapido ripasso del vocabolario alle centinaia di mezzobusti televisivi et similia per evitare di diffondere interpretazioni errate dei termini ricorrenti.<br />
Quando un termine estraneo entra di prepotenza nel tritacarne (altro termine orribile) mediatico, il danno è fatto.<br />
Preveniamolo.<br />
Chi cazzeggia con le parole può permettersi il lusso di sbagliarle, chi ci lavora no.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Eco Remo		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/comunicare-senza-discriminare/#comment-83959</link>

		<dc:creator><![CDATA[Eco Remo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Apr 2013 16:55:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[A proposito dei poeti: tra le popolazioni Aborigene canadesi si usa l&#039;espressione &quot;Two-Spirits&quot; per indicare quelle persone che hanno un&#039;identita&#039; di genere non univoca. Lo trovo bellissimo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A proposito dei poeti: tra le popolazioni Aborigene canadesi si usa l&#8217;espressione &#8220;Two-Spirits&#8221; per indicare quelle persone che hanno un&#8217;identita&#8217; di genere non univoca. Lo trovo bellissimo.</p>
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		Di: giupina		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/comunicare-senza-discriminare/#comment-83958</link>

		<dc:creator><![CDATA[giupina]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Apr 2013 13:12:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Le parole sono fluide, la mera sostituzione di una parola con un&#039;altra non cambia da sola la percezione della realtà. Le parole si adattano così facilmente, sono camaleonti.  Quante parole e anatemi si sono succeduti nella descrizione della disabilità? Quante hanno funzionato? 
Non è definire la parola giusta che cambia la realtà, ma esattamente il contrario. 
Essere creativi, ironici, scorretti invece funziona, a mio avviso. Costringe le persone a confrontarsi con la diversità. Gli omosessuali ad esempio hanno vinto una battaglia importante (soprattutto di visibilità) chiamandosi gay e mostrando la loro diversità nell&#039;eccesso delle parate. Ciò non toglie che gay potrà essere usato in futuro (e forse già adesso)  come un insulto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le parole sono fluide, la mera sostituzione di una parola con un&#8217;altra non cambia da sola la percezione della realtà. Le parole si adattano così facilmente, sono camaleonti.  Quante parole e anatemi si sono succeduti nella descrizione della disabilità? Quante hanno funzionato?<br />
Non è definire la parola giusta che cambia la realtà, ma esattamente il contrario.<br />
Essere creativi, ironici, scorretti invece funziona, a mio avviso. Costringe le persone a confrontarsi con la diversità. Gli omosessuali ad esempio hanno vinto una battaglia importante (soprattutto di visibilità) chiamandosi gay e mostrando la loro diversità nell&#8217;eccesso delle parate. Ciò non toglie che gay potrà essere usato in futuro (e forse già adesso)  come un insulto.</p>
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		<title>
		Di: Rodolfo		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/comunicare-senza-discriminare/#comment-83955</link>

		<dc:creator><![CDATA[Rodolfo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Apr 2013 10:02:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In una serie d&#039;incontri sul tema del Design for All avuti con il Coordinamento paratetraplegici del Piemonte, l&#039;amico PierGiuseppe ci ha detto: non chiamateci &quot;diversamente abili&quot;, mettendo così l&#039;accento sulla diversità. Noi siamo innanzi tutto Persone, poi persone con disabilità, e del nostro stato abbiamo piena coscienza, non occorre ricordarcelo ogni volta. Abbiamo bisogno di comprensione, partecipazione attiva, non di pietà ipocrita o commiserazione. Credo che &quot;persone con disabilità&quot; sia il modo più corretto di dire, se proprio è necessario evidenziarne lo stato.

Per quanti possono essere interessati, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dal 2001 ha attivato la “Classificazione Internazionale delle menomazioni, disabilità e handicap” (ICF, International Classification of Functioning, Disability and Health).
Secondo l’ICF, per menomazione si intende il danno biologico che una persona riporta a seguito di una malattia o di un incidente, a carico di una struttura o di una funzione psicologica, fisiologica o anatomica.
La disabilità, invece, è l’incapacità di svolgere le normali attività della vita quotidiana a seguito della menomazione, nel modo o nell’ampiezza considerati normali per un essere umano.
L’handicap, infine, è lo svantaggio sociale che deriva dall’avere una disabilità, cioè una condizione di svantaggio conseguente a una menomazione o a una disabilità che limita o impedisce l’adempimento del ruolo normale, in relazione all’età, al sesso e ai fattori socioculturali.
Ad esempio, una persona con una menomazione alla struttura uditiva ha disabilità nella comunicazione, che le comporta handicap nella socialità e nella comunicazione.
Pertanto anche da una singola menomazione possono insorgere diverse disabilità e molteplici handicap.
Mentre la menomazione ha carattere permanente, la disabilità dipende dall’attività che il soggetto deve esercitare e l’handicap esprime lo svantaggio che ha nei riguardi di altri individui.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In una serie d&#8217;incontri sul tema del Design for All avuti con il Coordinamento paratetraplegici del Piemonte, l&#8217;amico PierGiuseppe ci ha detto: non chiamateci &#8220;diversamente abili&#8221;, mettendo così l&#8217;accento sulla diversità. Noi siamo innanzi tutto Persone, poi persone con disabilità, e del nostro stato abbiamo piena coscienza, non occorre ricordarcelo ogni volta. Abbiamo bisogno di comprensione, partecipazione attiva, non di pietà ipocrita o commiserazione. Credo che &#8220;persone con disabilità&#8221; sia il modo più corretto di dire, se proprio è necessario evidenziarne lo stato.</p>
<p>Per quanti possono essere interessati, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dal 2001 ha attivato la “Classificazione Internazionale delle menomazioni, disabilità e handicap” (ICF, International Classification of Functioning, Disability and Health).<br />
Secondo l’ICF, per menomazione si intende il danno biologico che una persona riporta a seguito di una malattia o di un incidente, a carico di una struttura o di una funzione psicologica, fisiologica o anatomica.<br />
La disabilità, invece, è l’incapacità di svolgere le normali attività della vita quotidiana a seguito della menomazione, nel modo o nell’ampiezza considerati normali per un essere umano.<br />
L’handicap, infine, è lo svantaggio sociale che deriva dall’avere una disabilità, cioè una condizione di svantaggio conseguente a una menomazione o a una disabilità che limita o impedisce l’adempimento del ruolo normale, in relazione all’età, al sesso e ai fattori socioculturali.<br />
Ad esempio, una persona con una menomazione alla struttura uditiva ha disabilità nella comunicazione, che le comporta handicap nella socialità e nella comunicazione.<br />
Pertanto anche da una singola menomazione possono insorgere diverse disabilità e molteplici handicap.<br />
Mentre la menomazione ha carattere permanente, la disabilità dipende dall’attività che il soggetto deve esercitare e l’handicap esprime lo svantaggio che ha nei riguardi di altri individui.</p>
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		Di: Alesatoredivirgole		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/comunicare-senza-discriminare/#comment-83953</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alesatoredivirgole]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Apr 2013 09:21:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Child Labor, la denuncia di un grande fotografo.
C&#039;era una volta in America ... ma c&#039;è ancora oggi in tutto il mondo.
Quale termine usare? MAh, forse: bambini con facce da adulti...
I loro occhi, le loro espressioni, valgono molto più di mille parole ...
http://www.historyplace.com/unitedstates/childlabor/]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Child Labor, la denuncia di un grande fotografo.<br />
C&#8217;era una volta in America &#8230; ma c&#8217;è ancora oggi in tutto il mondo.<br />
Quale termine usare? MAh, forse: bambini con facce da adulti&#8230;<br />
I loro occhi, le loro espressioni, valgono molto più di mille parole &#8230;<br />
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