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	Commenti a: Breve tour guidato (e non noioso) attorno al concetto di cultura	</title>
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	<description>Teorie e pratiche della creatività.</description>
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		<title>
		Di: gvna		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/concetto-di-cultura/#comment-85597</link>

		<dc:creator><![CDATA[gvna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Aug 2013 14:36:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Che bello questo post, lo leggerò in modo approfondito come merita, nei prossimi giorni.
Mi soffermo solo su un passaggio, internet. L&#039; aspetto social non mi piace tanto, invece trovo bellissimo girovagare senza meta e inciampare in cose sconosciute. E poi mi piace l&#039; idea che non esiste una cultura alta o bassa, è tutta a portata di mano. Si può passare dalla lettura di hegel alle vignette di mafalda, dai notturni di chopin ai depeche mode, (senza niente togliere a chopin) e anche fare clic per sbaglio e ascoltare una musica bellissima di un autore mai sentito prima.
Insomma se uno studia filosofia e legge hegel, ma ha un&#039; inconfessabile attrazione per i romanzi rosa , con internet può fare tutto ciò che vuole, senza vergognarsi come un ladro. Quest&#039; ultima è una confessione che mi ha fatto un amico facendomi giurare di non raccontarla a nessuno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che bello questo post, lo leggerò in modo approfondito come merita, nei prossimi giorni.<br />
Mi soffermo solo su un passaggio, internet. L&#8217; aspetto social non mi piace tanto, invece trovo bellissimo girovagare senza meta e inciampare in cose sconosciute. E poi mi piace l&#8217; idea che non esiste una cultura alta o bassa, è tutta a portata di mano. Si può passare dalla lettura di hegel alle vignette di mafalda, dai notturni di chopin ai depeche mode, (senza niente togliere a chopin) e anche fare clic per sbaglio e ascoltare una musica bellissima di un autore mai sentito prima.<br />
Insomma se uno studia filosofia e legge hegel, ma ha un&#8217; inconfessabile attrazione per i romanzi rosa , con internet può fare tutto ciò che vuole, senza vergognarsi come un ladro. Quest&#8217; ultima è una confessione che mi ha fatto un amico facendomi giurare di non raccontarla a nessuno.</p>
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		<title>
		Di: Alesatoredivirgole		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/concetto-di-cultura/#comment-85581</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alesatoredivirgole]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Aug 2013 09:33:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Ugo: concordo. 
Partiamo dalle nostre idee, senza farci “distrarre troppo” da quello che c’è già ma sforzandoci di “visualizzare” quello che ancora non c’è …  
Proprio così è nato il mio ultimo progetto: www.storietestacoda.it.

@Enzo: nel mio piccolo credo che la forma orale e quella scritta siano due modi differenti di “raccontare/percepire” qualcosa.
Nella forma orale: colui che racconta trasmette le proprie sensazioni e te le “butta addosso” provocando una reazione (emozione di qualche tipo). Nella forma orale chi ascolta è influenzato “dall’altro”.

Nella forma scritta è il lettore che, leggendo, si cala nella parte condizionando se stesso e le proprie emozioni. Uno stesso testo letto da persone diverse crea sentimenti ed emozioni diversi in ciascun lettore.

Orale-scritto: sono due modi differenti di raccontare qualcosa, ma non credo che l’uno sia meglio o peggio dell’altro (in senso creativo).
Sicuramente vi sono argomenti che vengono esaltati dalla forma orale, altri in quella scritta, alcuni in entrambi.  
Dubito che il passaggio alla penna diminuisca la creatività, ma non è passaggio semplice.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Ugo: concordo.<br />
Partiamo dalle nostre idee, senza farci “distrarre troppo” da quello che c’è già ma sforzandoci di “visualizzare” quello che ancora non c’è …<br />
Proprio così è nato il mio ultimo progetto: <a href="http://www.storietestacoda.it" rel="nofollow ugc">http://www.storietestacoda.it</a>.</p>
<p>@Enzo: nel mio piccolo credo che la forma orale e quella scritta siano due modi differenti di “raccontare/percepire” qualcosa.<br />
Nella forma orale: colui che racconta trasmette le proprie sensazioni e te le “butta addosso” provocando una reazione (emozione di qualche tipo). Nella forma orale chi ascolta è influenzato “dall’altro”.</p>
<p>Nella forma scritta è il lettore che, leggendo, si cala nella parte condizionando se stesso e le proprie emozioni. Uno stesso testo letto da persone diverse crea sentimenti ed emozioni diversi in ciascun lettore.</p>
<p>Orale-scritto: sono due modi differenti di raccontare qualcosa, ma non credo che l’uno sia meglio o peggio dell’altro (in senso creativo).<br />
Sicuramente vi sono argomenti che vengono esaltati dalla forma orale, altri in quella scritta, alcuni in entrambi.<br />
Dubito che il passaggio alla penna diminuisca la creatività, ma non è passaggio semplice.</p>
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		<title>
		Di: Ugo Sgrosso		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/concetto-di-cultura/#comment-85570</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ugo Sgrosso]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jul 2013 10:20:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ciò che ci spiega Till Neuburg, nel caso della pubblicità, avviene anche in contesti molto diversi.
Il mio punto di vista.
Non dobbiamo abituarci a pensare - con la nostra mente - solo attraverso una scelta, più o meno efficace, di pensieri già elaborati da altri. Ciò a prescindere da dove andremmo a prendere questi pensieri, cioè: la televisione, internet, un giornale, un libro o altro.
Sono convinto che - non sempre, ma ogni tanto - sia indispensabile elaborare autonomemente un nostro pensiero, quindi confrontarlo - solo dopo - con altre fonti. Ma la cosa più bella ed utile potrebbe essere quella di apprendere a confrontarci - con il massimo di apertura a posizioni diverse dalle nostre - senza mai ignorare ciò che sentiamo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ciò che ci spiega Till Neuburg, nel caso della pubblicità, avviene anche in contesti molto diversi.<br />
Il mio punto di vista.<br />
Non dobbiamo abituarci a pensare &#8211; con la nostra mente &#8211; solo attraverso una scelta, più o meno efficace, di pensieri già elaborati da altri. Ciò a prescindere da dove andremmo a prendere questi pensieri, cioè: la televisione, internet, un giornale, un libro o altro.<br />
Sono convinto che &#8211; non sempre, ma ogni tanto &#8211; sia indispensabile elaborare autonomemente un nostro pensiero, quindi confrontarlo &#8211; solo dopo &#8211; con altre fonti. Ma la cosa più bella ed utile potrebbe essere quella di apprendere a confrontarci &#8211; con il massimo di apertura a posizioni diverse dalle nostre &#8211; senza mai ignorare ciò che sentiamo.</p>
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		<title>
		Di: Enzo Falvo		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/concetto-di-cultura/#comment-85564</link>

		<dc:creator><![CDATA[Enzo Falvo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jul 2013 16:39:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[in teoria dunque potremmo affermare che un &quot;creatore&quot; di storie passando dalla forma orale a quella scritta (attraverso l&#039;invenzione tecnologica della penna) avrebbe visto diminuire la sua creativita&#039;; con la forma orale infatti spesso affinava e cambiava il suo racconto.No non credo affatto che la tecnologia sia un vulnus per la creativita&#039;, anche perche&#039; sono convinto che sia  conseguenza di essa e delle sue nuove esigenze...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>in teoria dunque potremmo affermare che un &#8220;creatore&#8221; di storie passando dalla forma orale a quella scritta (attraverso l&#8217;invenzione tecnologica della penna) avrebbe visto diminuire la sua creativita&#8217;; con la forma orale infatti spesso affinava e cambiava il suo racconto.No non credo affatto che la tecnologia sia un vulnus per la creativita&#8217;, anche perche&#8217; sono convinto che sia  conseguenza di essa e delle sue nuove esigenze&#8230;</p>
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		<title>
		Di: Enzo Falvo		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/concetto-di-cultura/#comment-85562</link>

		<dc:creator><![CDATA[Enzo Falvo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jul 2013 16:10:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[in teoria dunque potremmo affermare che un &quot;creatore&quot; di storie passando dalla forma orale a quella scritta (attraverso l&#039;invenzione tecnologica della penna) avrebbe visto diminuire la sua creativita&#039;, con la forma orale infatti spesso affinava e cambiava il suo racconto.Non on credo affatto che la tecnologia sia un vulnus per la crativita&#039;, anche perche&#039; sono convinto che sia  conseguenza di essa e delle sue nuove esigenze...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>in teoria dunque potremmo affermare che un &#8220;creatore&#8221; di storie passando dalla forma orale a quella scritta (attraverso l&#8217;invenzione tecnologica della penna) avrebbe visto diminuire la sua creativita&#8217;, con la forma orale infatti spesso affinava e cambiava il suo racconto.Non on credo affatto che la tecnologia sia un vulnus per la crativita&#8217;, anche perche&#8217; sono convinto che sia  conseguenza di essa e delle sue nuove esigenze&#8230;</p>
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		<title>
		Di: geroglifica (?)		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/concetto-di-cultura/#comment-85542</link>

		<dc:creator><![CDATA[geroglifica (?)]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jul 2013 01:50:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[sono due cose diverse. delle volte quando uso delle parole, l&#039; associo a qualcosa di superficiale per fare prima. a cultura so che corrisponde quel che c è nel vocabolario, però in modo sbrigativo penso a studio. se uno non studia la grande lettteratura userà la rete come dice losa, ma se uno si è fatto il mazzo sui libri, quando usa internet è come avere un acceleratore . usa la rete proprio nel senso di ....è chiaro che insomma bisogna conoscere come funziona, veramente non come funziona che quella è, ma come noi reagiamo all&#039; altà velocità culturale. insomma ci si può schiantare , il cervello intendo , oppure autodisciplnarsi piano piano, tipo non ci sto attaccato 48 ore su ventiquattro, oppure staccarsi tipo almeno un giorno, forse meglio due, ma il tre va sempre bene. insomma il tempo lo leva di certo alla grande letteratura, ma se uno si fa il mazzo prima, è mostruosa. ovviamente io ho 40 anni, quindi non c&#039; era da scegliere, gusto libro che se ti piace bene e se non ti piace lo prendi  comunque. questo secondo metodi spartani di mia conoscenza, poi c è tutta una varietà di stili, ma il succo non cambia. ecco, per me internet è stato come dire la trasgressione per eccellenza, senza limiti di niente. un cervello shakerato forse è ancora presentabile, ma uno schiantato ..insomma. non è che si perde niente del mazzo di cui sopra, però non si capisce più niente di niente. perchè è troppo. bulimia probabilmente. e quindi si spegne, ci si da una regolata, si sceglie come cosa dove quando perchè, si mettono i cartelli off limits, sempre per autodisciplina, stop segnaletica. per esempio io non sono su facebook, perchè lì altro che velocità, si pascola. i cinguettii va bè non è che uno gli uccelli non li ascolta, ma uno tzsunami acustico non è che sia salutare. e infatti ho salutato. ho detto grazie perchè era pur sempre simpatico, ma boh.
e poi una velocità moderata, con qualche brio quando è il filo che scorre bene, allora si può fare anche la nottata. per concludere, in internet riconosco chi si è fatto il mazzo va bè, a vari livelli, e lì losa è fuori completamente. approfondisci eccome. 
per le generazioni senza prima e dopo non ho la più pallida idea di come andrà a livello culturale. c&#039; è ancora qualcuno che si fa il mazzo prima? e no, ma la giornata è di 24 ore, quindi..mi fermo che ci penso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>sono due cose diverse. delle volte quando uso delle parole, l&#8217; associo a qualcosa di superficiale per fare prima. a cultura so che corrisponde quel che c è nel vocabolario, però in modo sbrigativo penso a studio. se uno non studia la grande lettteratura userà la rete come dice losa, ma se uno si è fatto il mazzo sui libri, quando usa internet è come avere un acceleratore . usa la rete proprio nel senso di &#8230;.è chiaro che insomma bisogna conoscere come funziona, veramente non come funziona che quella è, ma come noi reagiamo all&#8217; altà velocità culturale. insomma ci si può schiantare , il cervello intendo , oppure autodisciplnarsi piano piano, tipo non ci sto attaccato 48 ore su ventiquattro, oppure staccarsi tipo almeno un giorno, forse meglio due, ma il tre va sempre bene. insomma il tempo lo leva di certo alla grande letteratura, ma se uno si fa il mazzo prima, è mostruosa. ovviamente io ho 40 anni, quindi non c&#8217; era da scegliere, gusto libro che se ti piace bene e se non ti piace lo prendi  comunque. questo secondo metodi spartani di mia conoscenza, poi c è tutta una varietà di stili, ma il succo non cambia. ecco, per me internet è stato come dire la trasgressione per eccellenza, senza limiti di niente. un cervello shakerato forse è ancora presentabile, ma uno schiantato ..insomma. non è che si perde niente del mazzo di cui sopra, però non si capisce più niente di niente. perchè è troppo. bulimia probabilmente. e quindi si spegne, ci si da una regolata, si sceglie come cosa dove quando perchè, si mettono i cartelli off limits, sempre per autodisciplina, stop segnaletica. per esempio io non sono su facebook, perchè lì altro che velocità, si pascola. i cinguettii va bè non è che uno gli uccelli non li ascolta, ma uno tzsunami acustico non è che sia salutare. e infatti ho salutato. ho detto grazie perchè era pur sempre simpatico, ma boh.<br />
e poi una velocità moderata, con qualche brio quando è il filo che scorre bene, allora si può fare anche la nottata. per concludere, in internet riconosco chi si è fatto il mazzo va bè, a vari livelli, e lì losa è fuori completamente. approfondisci eccome.<br />
per le generazioni senza prima e dopo non ho la più pallida idea di come andrà a livello culturale. c&#8217; è ancora qualcuno che si fa il mazzo prima? e no, ma la giornata è di 24 ore, quindi..mi fermo che ci penso.</p>
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		<title>
		Di: Annamaria Testa		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/concetto-di-cultura/#comment-85529</link>

		<dc:creator><![CDATA[Annamaria Testa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jul 2013 09:40:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://nuovoeutile.it/concetto-di-cultura/#comment-85528&quot;&gt;Giacomo Ghidelli&lt;/a&gt;.

Ciao Giacomo. Buona idea. Vedo se si può fare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://nuovoeutile.it/concetto-di-cultura/#comment-85528">Giacomo Ghidelli</a>.</p>
<p>Ciao Giacomo. Buona idea. Vedo se si può fare.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Giacomo Ghidelli		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/concetto-di-cultura/#comment-85528</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Ghidelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jul 2013 08:22:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Richiesta di servizio per AM. Non sarebbe possibile - come accade su FB - segnalare automaticamente a chi lascia commenti sul sito i commenti che vengono fatti su un post che si è commentato?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Richiesta di servizio per AM. Non sarebbe possibile &#8211; come accade su FB &#8211; segnalare automaticamente a chi lascia commenti sul sito i commenti che vengono fatti su un post che si è commentato?</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Giacomo Ghidelli		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/concetto-di-cultura/#comment-85525</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Ghidelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jul 2013 16:25:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[C&#039;è chi afferma che la techne è così potente da generare non soltanto il proprio auto-sviluppo ma lo sviluppo di tutto quanto ha a che fare con essa e quindi lo sviluppo del mondo. Il post di Till va esattamente in questa direzione: la techne, quella particolare techne che va sotto il nome di IT, non soltanto sviluppa e produce i propri strumenti ma modifica in modo radicale i percorsi attraverso cui si realizza, ad esempio, la comunicazione pubblicitaria. 
Ma in realtà credo sia il caso di introdurre anche un&#039;altra variante. Perché anche la techne è in realtà governata da una techne più sotterranea ma molto più potente che va sotto il nome di marketing: non il marketing come tecnica di vendita, ma il marketing come tecnica generale di produzione del profitto. 
Perché è vero che la produzione di annunci è sempre più figlia di photoshop e di banche dati. Ma questo sarebbe avvenuto se le agenzie non fossero state letteralmente sgretolate dal desiderio di incrementare sempre più il business, anche cedendo in modo vergognoso alle richieste del cliente (“sempre più in fretta, tanto c’è il computer”) e abdicando in questo modo al proprio ruolo di creatrici di una “comunicazione pensata”? 
Si potrebbe concludere che il pensiero, nonostante il real time, ha bisogno di tempo e il marketing – inteso come desiderio onnipotente di guadagno – è il suo nemico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è chi afferma che la techne è così potente da generare non soltanto il proprio auto-sviluppo ma lo sviluppo di tutto quanto ha a che fare con essa e quindi lo sviluppo del mondo. Il post di Till va esattamente in questa direzione: la techne, quella particolare techne che va sotto il nome di IT, non soltanto sviluppa e produce i propri strumenti ma modifica in modo radicale i percorsi attraverso cui si realizza, ad esempio, la comunicazione pubblicitaria.<br />
Ma in realtà credo sia il caso di introdurre anche un&#8217;altra variante. Perché anche la techne è in realtà governata da una techne più sotterranea ma molto più potente che va sotto il nome di marketing: non il marketing come tecnica di vendita, ma il marketing come tecnica generale di produzione del profitto.<br />
Perché è vero che la produzione di annunci è sempre più figlia di photoshop e di banche dati. Ma questo sarebbe avvenuto se le agenzie non fossero state letteralmente sgretolate dal desiderio di incrementare sempre più il business, anche cedendo in modo vergognoso alle richieste del cliente (“sempre più in fretta, tanto c’è il computer”) e abdicando in questo modo al proprio ruolo di creatrici di una “comunicazione pensata”?<br />
Si potrebbe concludere che il pensiero, nonostante il real time, ha bisogno di tempo e il marketing – inteso come desiderio onnipotente di guadagno – è il suo nemico.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Gianni Lombardi		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/concetto-di-cultura/#comment-85524</link>

		<dc:creator><![CDATA[Gianni Lombardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jul 2013 16:09:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono state dette le stesse cose anche della stampa a caratteri mobili. 

Effettivamente un codice miniato, scritto pazientemente a mano su pergamena, con decorazioni in oro, è molto più artistico, bello e prezioso di qualsiasi libro stampato industrialmente. Però l&#039;industria libraria ha rivoluzionato la cultura, mentre i codici in pergamena sono finiti in museo.

Adesso tocca all&#039;industria digitale prendere il sopravvento. E mandare pian piano al museo l&#039;industria cartacea editoriale tradizionale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono state dette le stesse cose anche della stampa a caratteri mobili. </p>
<p>Effettivamente un codice miniato, scritto pazientemente a mano su pergamena, con decorazioni in oro, è molto più artistico, bello e prezioso di qualsiasi libro stampato industrialmente. Però l&#8217;industria libraria ha rivoluzionato la cultura, mentre i codici in pergamena sono finiti in museo.</p>
<p>Adesso tocca all&#8217;industria digitale prendere il sopravvento. E mandare pian piano al museo l&#8217;industria cartacea editoriale tradizionale.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Till Neuburg		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/concetto-di-cultura/#comment-85523</link>

		<dc:creator><![CDATA[Till Neuburg]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jul 2013 15:33:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Prima dell’era dei dispositivi multifunzionali, le rare volte che avevo avuto dei problemi con Internet, il mio isolamento non era solo stato metaforico, ma prima di tutto informativo (e con ciò, certamente non formativo). Per scrivere ero tagliato fuori da mille fonti d’informazione, di verifica, di approvvigionamento. Ricordo quei rari momenti di blackout, per dire che anch’io sono un normalissimo addict del web. Siccome, oltre alle mie attività legate alla scrittura, mi dedico da decenni all’insegnamento, i miei insight su cosa passa nella mente di chi è nato e cresciuto con la I.T. (come io lo sono stato con la luce, la benzina, la carta, l’acqua corrente e il gas), sono continuamente aggiornato sul progress lavorativo dei nuovi creativi.

Perciò non posso fare a meno di estrapolare un pesante pensiero dal saggio di Vargas Llosa (pag. 171) - purtroppo spesso comprovato dalla mia realtà didattica. “Abituati a beccare qua e là informazioni con i loro computer, senza la necessità di compiere sforzi di concentrazione prolungati, hanno perso l’abitudine e persino la facoltà di farlo, e sono stati indotti ad accontentarsi dello sfarfallare cognitivo cui li abitua la Rete, con i suoi infiniti collegamenti e salti verso allegati e complementi, al punto che sono in qualche modo vaccinati contro il genere di attenzione, di riflessione, di pazienza e di prolungato abbandono a ciò che si legge; e che è l’unico modo di leggere, traendone piacere, la grande letteratura”.
Purtroppo, io vado anche oltre: non solo Internet ha spesso drasticamente ridotto la capacità di approfondire, capire e godere la cultura, ma secondo me, la sempre più debordante ricchezza di dati, stimoli e paragoni della rete, non ha minimamente aumentato il tasso di creatività. Anzi.

Nel lontano periodo 1999-2000, per conto di una casa di produzione di spot, curai una newsletter mensile chiamata “C-Mail” destinata ai creativi della pubblicità. Un giorno, sulla rivista di settore Adweek, lessi un’intervista a un gigante della creatività, Rick Boyko, allora chief creative officer dell’agenzia Ogilvy &#038; Mather North America. Ecco un mio concentrato di quelle sue amare osservazioni:

“Circa vent’anni fa (1980, n.d.r.), mi trovai davanti agli uffici della Chiat\Day con il responsabile della produzione e con un fornitore di fotolito che ci consegnava le progressive di una campagna stampa. Il tecnico disse che, prima o poi, saremmo stati messi in grado di giudicare le selezioni digitalmente, senza prove da pellicola e che gli art director avrebbero potuto approvare i loro annunci rimanendo comodamente seduti al loro tavolo di lavoro. La mia risposta fu che “nessun art director avrebbe mai permesso un tale patto col diavolo” (...). Fin qui, la mia incapacità a predire il futuro. Invece le intuizioni di quel tecnico si sono poi avverate in tempi molto più rapidi e in misura molto più ampia”. 
“Cambiai presto atteggiamento e, come tutti gli altri art, rimasi elettrizzato dalle illimitate possibilità che le nuove tecnologie ci offrivano. Tutte le sperimentazioni con i layout e i caratteri potevano essere realizzati con il computer. Potevi farlo più in fretta e con molte più verifiche. La tecnologia ti dava più libertà. Semplificava e accelerava le nostre possibilità di sperimentazione; potevamo assaporare molte varianti in più”. 	
“Oggi, gli art director escono dalle scuole con nessuna preparazione nel disegno, nell’anatomia, nella prospettiva. Di conseguenza, quando li separi dal computer, sono dei veri analfabeti. Visto che il computer domina l’intero processo produttivo, cosa importa se un art non è in grado a disegnare un’immagine su un pezzo di carta? La risposta è che questo limite può avere un effetto molto profondo sui processi che generano le idee”. 
“Ecco perché: un art director di formazione tradizionale è in grado di combinare all’istante le sue idee visive con un angolo di prospettiva. Se penso ad un particolare punto di vista e sono in grado di metterlo su carta, ho compiuto il primo essenziale passo nel mio dialogo con il fotografo o il regista di spot. Li metto in grado di capire da dove intendo partire. Confrontiamo ora questa fase con le procedure di un art director computer-dipendente: il primo passo è di cercare nei programmi e archivi fotografici qualcosa che assomigli alla sua idea. Ciò che troverà è la stessa identica immagine già cercata e trovata da un altro art director. È generico. Una volta trovata quest’immagine generica, si metterà a sistemarla con qualche opzione del menu (col computer si fa in fretta), ed ecco che spunta qualcosa che sembra già un annuncio definitivo - solo che non è originale: è qualcosa preso in prestito da altre fonti”. 
“Dal momento che il fotografo è messo a confronto con questo layout, i giochi sono già fatti. Il cliente questa proposta l’ha già vista e approvata e tu non puoi più migliorarla - anche se volessi. Così, invece di essere un punto di partenza, questo visual è già la fine della storia”.
&quot;Penso che dovremmo individuare le strade per sviluppare il processo creativo approfittando della tecnologia, ma dovremmo sempre mettere al primo posto l’idea. Anche se disponiamo della più aggiornata attrezzatura digitale, questo non significa che non c’è posto per una forte idea schizzata sopra un pezzo di carta”. 

Oggi, - mettendo in gioco un mio calembour, - prima ancora di perdersi nei perfezionamenti offerti dal popolare software grafico Photoshop, per inventare-disegnare-proporre-impaginare un’idea creativa, di default i nuovi art director fanno shopping di fotografie sulla rete. Mi sa che il processo idea-layout-foto, si sia letteralmente invertito. Ovviamente sto parlando del pianeta sempre più veloce e meno sferico della ricreazione (scolastica e non).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prima dell’era dei dispositivi multifunzionali, le rare volte che avevo avuto dei problemi con Internet, il mio isolamento non era solo stato metaforico, ma prima di tutto informativo (e con ciò, certamente non formativo). Per scrivere ero tagliato fuori da mille fonti d’informazione, di verifica, di approvvigionamento. Ricordo quei rari momenti di blackout, per dire che anch’io sono un normalissimo addict del web. Siccome, oltre alle mie attività legate alla scrittura, mi dedico da decenni all’insegnamento, i miei insight su cosa passa nella mente di chi è nato e cresciuto con la I.T. (come io lo sono stato con la luce, la benzina, la carta, l’acqua corrente e il gas), sono continuamente aggiornato sul progress lavorativo dei nuovi creativi.</p>
<p>Perciò non posso fare a meno di estrapolare un pesante pensiero dal saggio di Vargas Llosa (pag. 171) &#8211; purtroppo spesso comprovato dalla mia realtà didattica. “Abituati a beccare qua e là informazioni con i loro computer, senza la necessità di compiere sforzi di concentrazione prolungati, hanno perso l’abitudine e persino la facoltà di farlo, e sono stati indotti ad accontentarsi dello sfarfallare cognitivo cui li abitua la Rete, con i suoi infiniti collegamenti e salti verso allegati e complementi, al punto che sono in qualche modo vaccinati contro il genere di attenzione, di riflessione, di pazienza e di prolungato abbandono a ciò che si legge; e che è l’unico modo di leggere, traendone piacere, la grande letteratura”.<br />
Purtroppo, io vado anche oltre: non solo Internet ha spesso drasticamente ridotto la capacità di approfondire, capire e godere la cultura, ma secondo me, la sempre più debordante ricchezza di dati, stimoli e paragoni della rete, non ha minimamente aumentato il tasso di creatività. Anzi.</p>
<p>Nel lontano periodo 1999-2000, per conto di una casa di produzione di spot, curai una newsletter mensile chiamata “C-Mail” destinata ai creativi della pubblicità. Un giorno, sulla rivista di settore Adweek, lessi un’intervista a un gigante della creatività, Rick Boyko, allora chief creative officer dell’agenzia Ogilvy &amp; Mather North America. Ecco un mio concentrato di quelle sue amare osservazioni:</p>
<p>“Circa vent’anni fa (1980, n.d.r.), mi trovai davanti agli uffici della Chiat\Day con il responsabile della produzione e con un fornitore di fotolito che ci consegnava le progressive di una campagna stampa. Il tecnico disse che, prima o poi, saremmo stati messi in grado di giudicare le selezioni digitalmente, senza prove da pellicola e che gli art director avrebbero potuto approvare i loro annunci rimanendo comodamente seduti al loro tavolo di lavoro. La mia risposta fu che “nessun art director avrebbe mai permesso un tale patto col diavolo” (&#8230;). Fin qui, la mia incapacità a predire il futuro. Invece le intuizioni di quel tecnico si sono poi avverate in tempi molto più rapidi e in misura molto più ampia”.<br />
“Cambiai presto atteggiamento e, come tutti gli altri art, rimasi elettrizzato dalle illimitate possibilità che le nuove tecnologie ci offrivano. Tutte le sperimentazioni con i layout e i caratteri potevano essere realizzati con il computer. Potevi farlo più in fretta e con molte più verifiche. La tecnologia ti dava più libertà. Semplificava e accelerava le nostre possibilità di sperimentazione; potevamo assaporare molte varianti in più”.<br />
“Oggi, gli art director escono dalle scuole con nessuna preparazione nel disegno, nell’anatomia, nella prospettiva. Di conseguenza, quando li separi dal computer, sono dei veri analfabeti. Visto che il computer domina l’intero processo produttivo, cosa importa se un art non è in grado a disegnare un’immagine su un pezzo di carta? La risposta è che questo limite può avere un effetto molto profondo sui processi che generano le idee”.<br />
“Ecco perché: un art director di formazione tradizionale è in grado di combinare all’istante le sue idee visive con un angolo di prospettiva. Se penso ad un particolare punto di vista e sono in grado di metterlo su carta, ho compiuto il primo essenziale passo nel mio dialogo con il fotografo o il regista di spot. Li metto in grado di capire da dove intendo partire. Confrontiamo ora questa fase con le procedure di un art director computer-dipendente: il primo passo è di cercare nei programmi e archivi fotografici qualcosa che assomigli alla sua idea. Ciò che troverà è la stessa identica immagine già cercata e trovata da un altro art director. È generico. Una volta trovata quest’immagine generica, si metterà a sistemarla con qualche opzione del menu (col computer si fa in fretta), ed ecco che spunta qualcosa che sembra già un annuncio definitivo &#8211; solo che non è originale: è qualcosa preso in prestito da altre fonti”.<br />
“Dal momento che il fotografo è messo a confronto con questo layout, i giochi sono già fatti. Il cliente questa proposta l’ha già vista e approvata e tu non puoi più migliorarla &#8211; anche se volessi. Così, invece di essere un punto di partenza, questo visual è già la fine della storia”.<br />
&#8220;Penso che dovremmo individuare le strade per sviluppare il processo creativo approfittando della tecnologia, ma dovremmo sempre mettere al primo posto l’idea. Anche se disponiamo della più aggiornata attrezzatura digitale, questo non significa che non c’è posto per una forte idea schizzata sopra un pezzo di carta”. </p>
<p>Oggi, &#8211; mettendo in gioco un mio calembour, &#8211; prima ancora di perdersi nei perfezionamenti offerti dal popolare software grafico Photoshop, per inventare-disegnare-proporre-impaginare un’idea creativa, di default i nuovi art director fanno shopping di fotografie sulla rete. Mi sa che il processo idea-layout-foto, si sia letteralmente invertito. Ovviamente sto parlando del pianeta sempre più veloce e meno sferico della ricreazione (scolastica e non).</p>
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