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	Commenti a: Creatività, design e sindrome di Stendhal	</title>
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	<description>Teorie e pratiche della creatività.</description>
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		Di: Graziano		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Graziano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Apr 2010 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Visto che nessuno apre le danze, lo faccio io, con una bella provocazione, di quelle che ti rendono odioso per un bel tot...(basta saperlo:-)) Premesso che ho un figlio che si sta laureando in architettura, lasciatemi dire che se c&#039;è una parola, un concetto che, da un po&#039; di tempo (non so quanto) a questa parte mi sta sulle p.... più di ogni altro, è proprio questa retorica sul design. Ho lavorato per anni nel mondo del mobile e, qui, quella retorica è spinta al livello massimo. Centinaia di modelli di letti, solo per fare un esempio, quasi tutti uguali, quando, alla fine, sempre di una base, un materasso e due cuscini si tratta. E con prezzi, al consumatore finale, quattro o cinque volte quello del costo del prodotto alla produzione. E con l&#039;evasione conclamata di, praticamente, quasi tutte le aziende... Mah!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Visto che nessuno apre le danze, lo faccio io, con una bella provocazione, di quelle che ti rendono odioso per un bel tot&#8230;(basta saperlo:-)) Premesso che ho un figlio che si sta laureando in architettura, lasciatemi dire che se c&#8217;è una parola, un concetto che, da un po&#8217; di tempo (non so quanto) a questa parte mi sta sulle p&#8230;. più di ogni altro, è proprio questa retorica sul design. Ho lavorato per anni nel mondo del mobile e, qui, quella retorica è spinta al livello massimo. Centinaia di modelli di letti, solo per fare un esempio, quasi tutti uguali, quando, alla fine, sempre di una base, un materasso e due cuscini si tratta. E con prezzi, al consumatore finale, quattro o cinque volte quello del costo del prodotto alla produzione. E con l&#8217;evasione conclamata di, praticamente, quasi tutte le aziende&#8230; Mah!</p>
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		Di: Bugfixer		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Bugfixer]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Apr 2010 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Gabri: Non sono esperto di design, ma tutto quello che tu chiedi nei prodotti Apple io lo vedo e lo trovo! Non ci sono eguali in ambito di elettronica di consumo. A partire dal packaging fino alle fuinzionalità.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Gabri: Non sono esperto di design, ma tutto quello che tu chiedi nei prodotti Apple io lo vedo e lo trovo! Non ci sono eguali in ambito di elettronica di consumo. A partire dal packaging fino alle fuinzionalità.</p>
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		Di: gabri		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gabri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Apr 2010 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Amancio Ortega di Zara è stato definito &quot; il compratore più innovativo e più distruttivo del mondo&quot;. Che cosa innova e che cosa distrugge?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Amancio Ortega di Zara è stato definito &#8221; il compratore più innovativo e più distruttivo del mondo&#8221;. Che cosa innova e che cosa distrugge?</p>
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		Di: annamaria		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[annamaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Apr 2010 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[MODA E SUCCESSO @ Laura: moda e successo. Bel tema. Per esempio: il necessario parterre di invitati noti alle sfilate. Dove la notorietà, però, è quella dei divi e del gossip. Niente di analogo nel mondo del design, mi pare. E, fra l&#039;altro: i designer, a guardare come si vestono, sembrerebbero anche poco modaioli. E poi: mentre molti della moda si cimentano, spesso non con grandi risultati, anche con l&#039;arredamento, mi sembra che solo Stark si sia messo alla prova con una vera e propria collezione. Zara e H&amp;M, invece, sono come l&#039;IKEA?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>MODA E SUCCESSO @ Laura: moda e successo. Bel tema. Per esempio: il necessario parterre di invitati noti alle sfilate. Dove la notorietà, però, è quella dei divi e del gossip. Niente di analogo nel mondo del design, mi pare. E, fra l&#8217;altro: i designer, a guardare come si vestono, sembrerebbero anche poco modaioli. E poi: mentre molti della moda si cimentano, spesso non con grandi risultati, anche con l&#8217;arredamento, mi sembra che solo Stark si sia messo alla prova con una vera e propria collezione. Zara e H&#038;M, invece, sono come l&#8217;IKEA?</p>
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		Di: Laura Bonaguro		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Laura Bonaguro]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Apr 2010 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Annamaria: secondo me &quot;colpa&quot; di entrambi. C&#039;è un collegamento successo-moda molto breve ed immediato perciò il più usato... non è un peccato?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Annamaria: secondo me &#8220;colpa&#8221; di entrambi. C&#8217;è un collegamento successo-moda molto breve ed immediato perciò il più usato&#8230; non è un peccato?</p>
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		<title>
		Di: annamaria		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/creativita-design-e-sindrome-di-stendhal/#comment-3546</link>

		<dc:creator><![CDATA[annamaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Apr 2010 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#039;OMBRELLO E TAIWAN L&#039;ombrello di cui parla Laura è davvero interessante e potete vederlo qui. Aggiungerei un paio di cose viste in Triennale: i designer di Taiwan (primo piano) e la bellissima installazione di Canon al piano terreno. Se avete dei bambini, è una cosa da fargli vedere. Un altro posto che può piacere ai bambini è lo spettacolare padiglione Swarovski, per tradizione antipaticamente gestito da scorbutici men in black. Colpa dell&#039;eccesso di successo, o di una maggiore vicinanza culturale con il mondo della moda? ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;OMBRELLO E TAIWAN L&#8217;ombrello di cui parla Laura è davvero interessante e potete vederlo qui. Aggiungerei un paio di cose viste in Triennale: i designer di Taiwan (primo piano) e la bellissima installazione di Canon al piano terreno. Se avete dei bambini, è una cosa da fargli vedere. Un altro posto che può piacere ai bambini è lo spettacolare padiglione Swarovski, per tradizione antipaticamente gestito da scorbutici men in black. Colpa dell&#8217;eccesso di successo, o di una maggiore vicinanza culturale con il mondo della moda? </p>
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		Di: Laura Bonaguro		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Laura Bonaguro]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Apr 2010 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[dico la mia... Il Design è cosa affascinante, personalmente mi ci sono avvicinata da giovanissima anzi da piccola con Bruno Munari e le sue visite scolastiche, ma anche mondo complesso e contraddittorio. Non è nato in Italia ed esistono diverse ipotesi sulla sua genesi, ciò che le accomuna è la risposta creativa-progettuale ad un sistema produttivo industriale e di serie. Il termine stesso, infatti, da disegno, progetto, diventa &quot;processo&quot;. Insomma, il Design è nato &quot;confuso&quot;, si è sviluppato in maniera talmente articolata da renderlo tale ed è stato massificato piuttosto che reso popolare. Concordo con la posizione di Graziano ma quella che lui indica è l&#039;aberrazione di certe logiche commerciali e industriali che tentano di legittimarsi culturalmente. Quindici anni fa Enzo Mari iniziò a dirmi che &quot;il Design è morto&quot;. Credevo in un&#039;esagerazione da genio polemico mentre invece basta guardarsi un po&#039; in giro criticamente per constatare che in un certo senso è così. Solamente il fatto di averlo legato e volerlo costantemente accomunare alla moda lo ha snaturato. Sono state prese le sue manifestazioni più esteriori e immediatamente leggibili, mescolate casualmente ed usate opportunisticamente. Il parrucchiere sotto casa mia ha posto in vetrina un cartello con sopra scritto: Hair Designer. Un giorno gli dissi scherzando che desideravo giusto una spuntatina e non mi aspettavo mi costruisse nulla sulla mia testa (mi attendevo perciò di pagare quella, la prima, e non un progetto!). Più tardi, riflettendo, pensai che tutto sommato aveva ragione a chiamarsi così, andare da un PARRUCCHIERE (sistema parrucche?) è quanto meno anacronistico... La cosa che più mi è piaciuta di questa settimana del Design milanese è stata l&#039;aria più popolana, sperimentale respirata in particolare al Fuori Salone. Mi sono immersa nei contatti informali, nelle discussioni, negli scambi di idee, nel clima molto poco istituzionale ma elevato vissuto in questa manciata di giorni. E due cose di Design in particolare: I fermacarte di Enzo Mari presso il Kaleidoscope Project Space di via Masera 10 più un ombrello, tecnologico e aerodinamico studiato nei minimi dettagli e nella galleria del vento a resistergli fino a 100 Km/h, in via Tortona al 31 allo spazio Senz. Ne ho acquistato uno, 40 euro, mi sono sembrati ben spesi considerando il rapporto qualità/prezzo (lo studio e la ricerca, l&#039;estetica, l&#039;equilibrio forma/funzione, la cura dei dettagli, i vari passaggi produttivi, i materiali e lo smaltimento) dato il tempo lo sto collaudando. Se mi dura almeno 5 anni mi sono ripagata l&#039;alternativa low cost da supermercato. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>dico la mia&#8230; Il Design è cosa affascinante, personalmente mi ci sono avvicinata da giovanissima anzi da piccola con Bruno Munari e le sue visite scolastiche, ma anche mondo complesso e contraddittorio. Non è nato in Italia ed esistono diverse ipotesi sulla sua genesi, ciò che le accomuna è la risposta creativa-progettuale ad un sistema produttivo industriale e di serie. Il termine stesso, infatti, da disegno, progetto, diventa &#8220;processo&#8221;. Insomma, il Design è nato &#8220;confuso&#8221;, si è sviluppato in maniera talmente articolata da renderlo tale ed è stato massificato piuttosto che reso popolare. Concordo con la posizione di Graziano ma quella che lui indica è l&#8217;aberrazione di certe logiche commerciali e industriali che tentano di legittimarsi culturalmente. Quindici anni fa Enzo Mari iniziò a dirmi che &#8220;il Design è morto&#8221;. Credevo in un&#8217;esagerazione da genio polemico mentre invece basta guardarsi un po&#8217; in giro criticamente per constatare che in un certo senso è così. Solamente il fatto di averlo legato e volerlo costantemente accomunare alla moda lo ha snaturato. Sono state prese le sue manifestazioni più esteriori e immediatamente leggibili, mescolate casualmente ed usate opportunisticamente. Il parrucchiere sotto casa mia ha posto in vetrina un cartello con sopra scritto: Hair Designer. Un giorno gli dissi scherzando che desideravo giusto una spuntatina e non mi aspettavo mi costruisse nulla sulla mia testa (mi attendevo perciò di pagare quella, la prima, e non un progetto!). Più tardi, riflettendo, pensai che tutto sommato aveva ragione a chiamarsi così, andare da un PARRUCCHIERE (sistema parrucche?) è quanto meno anacronistico&#8230; La cosa che più mi è piaciuta di questa settimana del Design milanese è stata l&#8217;aria più popolana, sperimentale respirata in particolare al Fuori Salone. Mi sono immersa nei contatti informali, nelle discussioni, negli scambi di idee, nel clima molto poco istituzionale ma elevato vissuto in questa manciata di giorni. E due cose di Design in particolare: I fermacarte di Enzo Mari presso il Kaleidoscope Project Space di via Masera 10 più un ombrello, tecnologico e aerodinamico studiato nei minimi dettagli e nella galleria del vento a resistergli fino a 100 Km/h, in via Tortona al 31 allo spazio Senz. Ne ho acquistato uno, 40 euro, mi sono sembrati ben spesi considerando il rapporto qualità/prezzo (lo studio e la ricerca, l&#8217;estetica, l&#8217;equilibrio forma/funzione, la cura dei dettagli, i vari passaggi produttivi, i materiali e lo smaltimento) dato il tempo lo sto collaudando. Se mi dura almeno 5 anni mi sono ripagata l&#8217;alternativa low cost da supermercato. </p>
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		Di: eli		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[eli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Apr 2010 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Se mi piace Sarà riduttivo, ma se mi piace mi piace e basta. Apprezzo l’idea, il disegno, l’intenzione e la linea. E già questo è sufficiente a farmi sentire bene. Tutte le altre valutazioni in un secondo tempo. elisabetta ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se mi piace Sarà riduttivo, ma se mi piace mi piace e basta. Apprezzo l’idea, il disegno, l’intenzione e la linea. E già questo è sufficiente a farmi sentire bene. Tutte le altre valutazioni in un secondo tempo. elisabetta </p>
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		Di: gabri		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/creativita-design-e-sindrome-di-stendhal/#comment-3543</link>

		<dc:creator><![CDATA[gabri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Apr 2010 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Bugfixer Sono della generazione che ha &quot;chiesto l&#039;impossibile&quot; e l&#039;ha quasi ottenuto. Per me, dunque, il design, e tutto il resto, non solo deve essere orientato per la funzionalità, ma deve avere un bel sembiante (look) e farmi sentir bene (feel happy). Voglio tutto, con buona pace di Job (non dovevamo esser folli?).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Bugfixer Sono della generazione che ha &#8220;chiesto l&#8217;impossibile&#8221; e l&#8217;ha quasi ottenuto. Per me, dunque, il design, e tutto il resto, non solo deve essere orientato per la funzionalità, ma deve avere un bel sembiante (look) e farmi sentir bene (feel happy). Voglio tutto, con buona pace di Job (non dovevamo esser folli?).</p>
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		<title>
		Di: Bugfixer		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Bugfixer]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Apr 2010 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Design is not just what it looks like and feels like. Design is how it works.&quot; di Steve Jobs]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Design is not just what it looks like and feels like. Design is how it works.&#8221; di Steve Jobs</p>
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		<title>
		Di: annamaria		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/creativita-design-e-sindrome-di-stendhal/#comment-3541</link>

		<dc:creator><![CDATA[annamaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Apr 2010 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Graziano (tranquillo: ti vogliamo bene) forse la realtà di cui parli si fa schermo con il design, ma non coincide con il design. Ogni anno vengono progettati e prodotti migliaia di oggetti. Pochi sopravvivono e si trasformano in segni del loro tempo. Conservano, a distanza di decenni, sapore e bellezza. Raccontano una storia e trasmettono una visione. Credo che il design sia questo: la ricerca di un segno che sopravvive continuando a trasmettere bellezza. La stessa cosa capita coi film, i romanzi, la musica. Poi, a complicare le cose col design, e a rendere la sfida più appassionante, entrano in ballo altri elementi: materiali, tecnologie produttive, costi, compatibilità ambientale. Molte cose viste oggi usano le resine con le quali già da anni lavora Gaetano Pesce (fra l&#039;altro: il sito merita una visita: www.gaetanopesce.com). Oppure le ceramiche. Oppure vetro e alluminio, interamente riciclabili. Girando e girando (ma continuerò nei prossimi giorni) ho visto alcune cose che mi sono sembrate bruttine, altre che mi sono sembrate inutili o incomprensibili. Altre ancora, però, interessanti, poetiche, divertenti, contemporanee. E&#039; la ricerca in sé che mi sembra appassionante e vitale. E... sì, mi riconosco in quanto dice Gabri: anch&#039;io adoro il design. Specie se riesce a offrirmi, insieme, estetica, funzionalità, durevolezza (fra l&#039;altro: le cose brutte invecchiano prima), sostenibilità, a un prezzo sensato. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Graziano (tranquillo: ti vogliamo bene) forse la realtà di cui parli si fa schermo con il design, ma non coincide con il design. Ogni anno vengono progettati e prodotti migliaia di oggetti. Pochi sopravvivono e si trasformano in segni del loro tempo. Conservano, a distanza di decenni, sapore e bellezza. Raccontano una storia e trasmettono una visione. Credo che il design sia questo: la ricerca di un segno che sopravvive continuando a trasmettere bellezza. La stessa cosa capita coi film, i romanzi, la musica. Poi, a complicare le cose col design, e a rendere la sfida più appassionante, entrano in ballo altri elementi: materiali, tecnologie produttive, costi, compatibilità ambientale. Molte cose viste oggi usano le resine con le quali già da anni lavora Gaetano Pesce (fra l&#8217;altro: il sito merita una visita: <a href="http://www.gaetanopesce.com" rel="nofollow ugc">http://www.gaetanopesce.com</a>). Oppure le ceramiche. Oppure vetro e alluminio, interamente riciclabili. Girando e girando (ma continuerò nei prossimi giorni) ho visto alcune cose che mi sono sembrate bruttine, altre che mi sono sembrate inutili o incomprensibili. Altre ancora, però, interessanti, poetiche, divertenti, contemporanee. E&#8217; la ricerca in sé che mi sembra appassionante e vitale. E&#8230; sì, mi riconosco in quanto dice Gabri: anch&#8217;io adoro il design. Specie se riesce a offrirmi, insieme, estetica, funzionalità, durevolezza (fra l&#8217;altro: le cose brutte invecchiano prima), sostenibilità, a un prezzo sensato. </p>
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		<title>
		Di: gabri		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/creativita-design-e-sindrome-di-stendhal/#comment-3540</link>

		<dc:creator><![CDATA[gabri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Apr 2010 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ritengo che le fortune degli ultimi anni di Kartell e Ikea ( oggi non so) siano dovute al fatto che la gente apprezza le linee contemporanee, ma non ha voglia di spenderci patrimoni (la Superleggera costa 1000 euro?). In più c&#039;è il problema della sostenibilità. Nella rivista di arredamento a cui sono abbonata sono indicati articoli a impatto sostenibile: il tavolo di plastica riciclata al 100%, Hot Folds Table, Elephant Skin, a 3700 euro(!); gli eco-radiatori di Harmos in polipropilene interamente riciclabile, 12 colonne 75 euro; 2 cestelli per la cottura a vapore in bambù di Giannini Extra, a 32,50 euro. Questi come esempi, ancora pochi e forse modaioli. In cuor mio sceglierei la plastica perché è versatile e da&#039; spazio a ogni innovazione nelle linee, ma solo se si trova il modo di smaltirla. In quanto al legno, sono secoli che disboschiamo e, beh, preferisco gli alberi; forse bisognerebbe riciclare il legno vecchio ( a casa ho qualche mobile di questo tipo). Ma comunque, lo confesso, adoro il design. Per il prossimo futuro spero che prevalgano lo stile, la sostenibilità, la praticità e, se Molteni fa scuola, il prezzo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ritengo che le fortune degli ultimi anni di Kartell e Ikea ( oggi non so) siano dovute al fatto che la gente apprezza le linee contemporanee, ma non ha voglia di spenderci patrimoni (la Superleggera costa 1000 euro?). In più c&#8217;è il problema della sostenibilità. Nella rivista di arredamento a cui sono abbonata sono indicati articoli a impatto sostenibile: il tavolo di plastica riciclata al 100%, Hot Folds Table, Elephant Skin, a 3700 euro(!); gli eco-radiatori di Harmos in polipropilene interamente riciclabile, 12 colonne 75 euro; 2 cestelli per la cottura a vapore in bambù di Giannini Extra, a 32,50 euro. Questi come esempi, ancora pochi e forse modaioli. In cuor mio sceglierei la plastica perché è versatile e da&#8217; spazio a ogni innovazione nelle linee, ma solo se si trova il modo di smaltirla. In quanto al legno, sono secoli che disboschiamo e, beh, preferisco gli alberi; forse bisognerebbe riciclare il legno vecchio ( a casa ho qualche mobile di questo tipo). Ma comunque, lo confesso, adoro il design. Per il prossimo futuro spero che prevalgano lo stile, la sostenibilità, la praticità e, se Molteni fa scuola, il prezzo.</p>
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		<title>
		Di: Bugfixer		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/creativita-design-e-sindrome-di-stendhal/#comment-3551</link>

		<dc:creator><![CDATA[Bugfixer]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Apr 2010 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[(funzionalità)]]></description>
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