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	Commenti a: Libri: 10 domande agli editori italiani	</title>
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	<description>Teorie e pratiche della creatività.</description>
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		<title>
		Di: Dario De Marco		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/domande-agli-editori-italiani/#comment-84282</link>

		<dc:creator><![CDATA[Dario De Marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 May 2013 15:31:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[scarsa attenzione per il web: aggiungerei io, non solo dal lato attivo – progettazione di contenuti digitali e/o in vari modi interfacciati con la rete – ma anche dal lato passivo, cioè della ricettività e attenzione verso i luoghi e i discorsi su internet. Si ha un bel dire che gli editori si sono finalmente accorti dei blogger letterari. La mia esperienza di giornalista freelance mi sta portando a toccare con mano questa resistenza: quando mi presento ed elenco i posti in cui scrivo, vedo le facce di editori e addetti stampa illuminarsi appena cito le testate cartacee – che rispetto e ringrazio, ma non sono certo il New Yorker – mentre l’interesse si affloscia quando passo al lato online. Io sono tutt’altro che un tecno-entusiasta, e mi sono trovato più volte a difendere il giornalismo tradizionale, ma insomma, possibile che questi non si rendano conto che un pezzullo su un quotidiano di media tiratura non viene letto che da poche centinaia di persone (e il giorno dopo va a incartare il pesce, come si dice) mentre un post anche sul blog più fesso può potenzialmente raggiungerne migliaia, e soprattutto rimane lì, a portata di link e di motore di ricerca, in omnia saecula?
ne parlo qui, insieme alle poche cose interessanti che ho visto al salone (e guarda caso, sono tutti progetti che vanno al di là, o al di qua, del libro tout court) http://dariodemarco.wordpress.com/2013/05/22/un-salto-necessario/]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>scarsa attenzione per il web: aggiungerei io, non solo dal lato attivo – progettazione di contenuti digitali e/o in vari modi interfacciati con la rete – ma anche dal lato passivo, cioè della ricettività e attenzione verso i luoghi e i discorsi su internet. Si ha un bel dire che gli editori si sono finalmente accorti dei blogger letterari. La mia esperienza di giornalista freelance mi sta portando a toccare con mano questa resistenza: quando mi presento ed elenco i posti in cui scrivo, vedo le facce di editori e addetti stampa illuminarsi appena cito le testate cartacee – che rispetto e ringrazio, ma non sono certo il New Yorker – mentre l’interesse si affloscia quando passo al lato online. Io sono tutt’altro che un tecno-entusiasta, e mi sono trovato più volte a difendere il giornalismo tradizionale, ma insomma, possibile che questi non si rendano conto che un pezzullo su un quotidiano di media tiratura non viene letto che da poche centinaia di persone (e il giorno dopo va a incartare il pesce, come si dice) mentre un post anche sul blog più fesso può potenzialmente raggiungerne migliaia, e soprattutto rimane lì, a portata di link e di motore di ricerca, in omnia saecula?<br />
ne parlo qui, insieme alle poche cose interessanti che ho visto al salone (e guarda caso, sono tutti progetti che vanno al di là, o al di qua, del libro tout court) <a href="http://dariodemarco.wordpress.com/2013/05/22/un-salto-necessario/" rel="nofollow ugc">http://dariodemarco.wordpress.com/2013/05/22/un-salto-necessario/</a></p>
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		<item>
		<title>
		Di: Annamaria		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/domande-agli-editori-italiani/#comment-84278</link>

		<dc:creator><![CDATA[Annamaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 May 2013 11:39:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[AGGIORNAMENTO:
A proposito di innovazione editoriale, storie da leggere e nuovi concept, dall&#039;Australia:
http://www.youtube.com/watch?v=1Zn5a-hyclQ&amp;feature=youtu.be]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>AGGIORNAMENTO:<br />
A proposito di innovazione editoriale, storie da leggere e nuovi concept, dall&#8217;Australia:<br />
<a href="http://www.youtube.com/watch?v=1Zn5a-hyclQ&#038;feature=youtu.be" rel="nofollow ugc">http://www.youtube.com/watch?v=1Zn5a-hyclQ&#038;feature=youtu.be</a></p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Annamaria Testa		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/domande-agli-editori-italiani/#comment-84271</link>

		<dc:creator><![CDATA[Annamaria Testa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 May 2013 23:34:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ciao Walter, sempre bello rileggerti.
E... sì, gulp.
In compenso i miei studenti valutano i libri dallo spessore. E, poiché sono bocconiani e il dettaglio tecnico li interessa poco, oltretutto rischiano di prendersi delle fregature, ignorando che grammatura della carta, carattere e corpo del testo possono ingannare. 
E sì, anche quel che c&#039;è scritto dentro può essere più o meno denso, e più o meno pesante. 
Ma per capirlo bisognerebbe aprirli. I libri.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Walter, sempre bello rileggerti.<br />
E&#8230; sì, gulp.<br />
In compenso i miei studenti valutano i libri dallo spessore. E, poiché sono bocconiani e il dettaglio tecnico li interessa poco, oltretutto rischiano di prendersi delle fregature, ignorando che grammatura della carta, carattere e corpo del testo possono ingannare.<br />
E sì, anche quel che c&#8217;è scritto dentro può essere più o meno denso, e più o meno pesante.<br />
Ma per capirlo bisognerebbe aprirli. I libri.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: walter		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/domande-agli-editori-italiani/#comment-84269</link>

		<dc:creator><![CDATA[walter]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 May 2013 22:00:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[LETTURE VOLUMINOSE 

In una lettera alla Repubblica di qualche giorno fa, un lettore forte (250/150 euro mese di libri) si dichiarava stanco di comprare proposte scadenti stampate dagli editori contemporanei e impossibilitato a trovare altro spazio per i libri in casa propria.
Passato all&#039;ebook, riscoperta e rilettura dei classici e mq risparmiati.
Io aggiungo la stanchezza, alla sera quando il mondo esterno si distacca e riesco a trovare tempo per me, vado poco oltre le tre pagine prima che le palpebre mi si incollino.
A scuola porto sempre ad ogni lezione almeno un decina di kg di libri nuovi (spesso illustrati) e ogni anno constato con stupore che se proprio non li sventolo sotto gli occhi, agli studenti interessano sempre meno, o si limitano a sfogliargli e a guardare solo le figure. Gulp!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>LETTURE VOLUMINOSE </p>
<p>In una lettera alla Repubblica di qualche giorno fa, un lettore forte (250/150 euro mese di libri) si dichiarava stanco di comprare proposte scadenti stampate dagli editori contemporanei e impossibilitato a trovare altro spazio per i libri in casa propria.<br />
Passato all&#8217;ebook, riscoperta e rilettura dei classici e mq risparmiati.<br />
Io aggiungo la stanchezza, alla sera quando il mondo esterno si distacca e riesco a trovare tempo per me, vado poco oltre le tre pagine prima che le palpebre mi si incollino.<br />
A scuola porto sempre ad ogni lezione almeno un decina di kg di libri nuovi (spesso illustrati) e ogni anno constato con stupore che se proprio non li sventolo sotto gli occhi, agli studenti interessano sempre meno, o si limitano a sfogliargli e a guardare solo le figure. Gulp!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Annamaria Testa		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/domande-agli-editori-italiani/#comment-84268</link>

		<dc:creator><![CDATA[Annamaria Testa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 May 2013 21:03:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ulteriore commento di Enzo di Leo, ancora da Facebook

http://m.lastampa.it/2013/05/21/cultura/salone-del-libro/2013/l-evento-in-poppa-cK36AHq8PTla0Ra12enkTJ/pagina.html
L&#039;articolo linkato  qui sopra contiene numerosi spunti davvero interessanti. 

La realtà italiana (e non solo italiana) non è così piatta. 
E&#039; possibile notarlo anche in rete e sui social network. 
In rete, ma non soltanto. Se si frequentano ambienti sociali e culturali differenti e persone di tutte le generazioni è possibile capirlo.

Il pubblico effettivo o potenziale non manca. 
Mancano soprattutto buone politiche culturali (lungimiranti). Manca la capacità (o la volontà) di creare nuove reti, nuove connessioni tra operatori, mondi e &quot;nicchie&quot; distanti o apparentemente distanti e non comunicanti. 

Per questi motivi sembra che cambi poco: apparentemente cambia poco, ma qualcosa si muove comunque. Nelle diverse nicchie e sottotraccia, in contesti e in molteplici ambiti. 

Non è abbastanza: si potrebbe fare di più e di meglio. 
Come? In tanti modi. Pensate all&#039;enorme (sottostimato e sottovalutato) potenziale della (buona) radio: informazione, divulgazione aggiornata (in diverse tipologie di programmi) e &quot;intrattenimento&quot; culturale di qualità. 

Contenuti vari, musiche (importantissime), suoni, parole, stimoli.

Sarebbero utili più trasmissioni in grado di creare ponti, punti di contatto e link con nuove fasce di pubblico. 

Proprio come avveniva (e come a volte avviene) nelle piazze e nelle strade dei centri storici. 

Come accade nei luoghi di aggregazione e di socializzazione. Come capita al Salone del libro di Torino o nel caso dei Festival culturali di cui parla Giuseppe Laterza. 

Tenendo conto che il pubblico del 2013 dispone di nuovi strumenti culturali, di nuovi mezzi tecnologici, di nuove competenze. 

E&#039; un pubblico vivace e curioso. Un pubblico che potrebbe, a sua volta, crescere (in tutti i sensi) creando altre connessioni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ulteriore commento di Enzo di Leo, ancora da Facebook</p>
<p><a href="http://m.lastampa.it/2013/05/21/cultura/salone-del-libro/2013/l-evento-in-poppa-cK36AHq8PTla0Ra12enkTJ/pagina.html" rel="nofollow ugc">http://m.lastampa.it/2013/05/21/cultura/salone-del-libro/2013/l-evento-in-poppa-cK36AHq8PTla0Ra12enkTJ/pagina.html</a><br />
L&#8217;articolo linkato  qui sopra contiene numerosi spunti davvero interessanti. </p>
<p>La realtà italiana (e non solo italiana) non è così piatta.<br />
E&#8217; possibile notarlo anche in rete e sui social network.<br />
In rete, ma non soltanto. Se si frequentano ambienti sociali e culturali differenti e persone di tutte le generazioni è possibile capirlo.</p>
<p>Il pubblico effettivo o potenziale non manca.<br />
Mancano soprattutto buone politiche culturali (lungimiranti). Manca la capacità (o la volontà) di creare nuove reti, nuove connessioni tra operatori, mondi e &#8220;nicchie&#8221; distanti o apparentemente distanti e non comunicanti. </p>
<p>Per questi motivi sembra che cambi poco: apparentemente cambia poco, ma qualcosa si muove comunque. Nelle diverse nicchie e sottotraccia, in contesti e in molteplici ambiti. </p>
<p>Non è abbastanza: si potrebbe fare di più e di meglio.<br />
Come? In tanti modi. Pensate all&#8217;enorme (sottostimato e sottovalutato) potenziale della (buona) radio: informazione, divulgazione aggiornata (in diverse tipologie di programmi) e &#8220;intrattenimento&#8221; culturale di qualità. </p>
<p>Contenuti vari, musiche (importantissime), suoni, parole, stimoli.</p>
<p>Sarebbero utili più trasmissioni in grado di creare ponti, punti di contatto e link con nuove fasce di pubblico. </p>
<p>Proprio come avveniva (e come a volte avviene) nelle piazze e nelle strade dei centri storici. </p>
<p>Come accade nei luoghi di aggregazione e di socializzazione. Come capita al Salone del libro di Torino o nel caso dei Festival culturali di cui parla Giuseppe Laterza. </p>
<p>Tenendo conto che il pubblico del 2013 dispone di nuovi strumenti culturali, di nuovi mezzi tecnologici, di nuove competenze. </p>
<p>E&#8217; un pubblico vivace e curioso. Un pubblico che potrebbe, a sua volta, crescere (in tutti i sensi) creando altre connessioni.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Annamaria Testa		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/domande-agli-editori-italiani/#comment-84233</link>

		<dc:creator><![CDATA[Annamaria Testa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 May 2013 21:15:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Riprendo da Facebook il commento di Enzo Di Leo:

1. Gli editori curano, stampano, pubblicano e vendono libri. Ma si occupano (dovrebbero occuparsi di) cultura. Dunque dovrebbero preoccuparsi anche della lettura (in senso lato), della diffusione della lettura, del numero e della qualità dei lettori, del ricambio generazionale, dei nuovi potenzialii lettori (di tutte le età). 
Non soltanto, non prevalentemente del numero di acquirenti di libri e del fatturato. Non so se sono riuscito a spiegarmi. 

2. La lettura di qualità è un piacere. Un piacere da coltivare: richiede (più) tempo libero/liberato. 

Soprattutto la lettura di qualità: se non si ha tempo e non si ha &quot;spazio&quot;, la lettura resta una sorta di &quot;privilegio&quot;. 
Qualità della vita, stili di vita, orari di lavoro, orari e tempi di vita, trasporti e servizi pubblici, reddito, biblioteche, centri culturali, luoghi di socializzazione, aggregazione e divulgazione, cultura, diffusione della lettura e numero di lettori hanno molti punti di contatto. 

3. In breve: per la cultura e l&#039;istruzione, per la crescita, lo sviluppo e l&#039;evoluzione culturale del Paese servono politiche culturali lungimiranti e strategie di lungo respiro. 
Prima di tutto per la cultura e l&#039;istruzione, ma anche (non solo, ma anche) &quot;per vendere più libri, e-book, lettori di e-book, riviste, giornali, prodotti editoriali&quot;. Un fatto non esclude l&#039;altro. 

Ma nulla può cambiare (in meglio) se ci si concentra soltanto o prevalentemente sugli aspetti economici, &quot;economicistici&quot;, produttivi e quantitativi dell&#039;editoria e dell&#039;industria culturale. 

Restano le nicchie di lettori e di fruitori/compratori di libri, di prodotti editoriali e di prodotti culturali: il discorso può valere (mutatis mutandis) anche in altri campi culturali e artistici.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riprendo da Facebook il commento di Enzo Di Leo:</p>
<p>1. Gli editori curano, stampano, pubblicano e vendono libri. Ma si occupano (dovrebbero occuparsi di) cultura. Dunque dovrebbero preoccuparsi anche della lettura (in senso lato), della diffusione della lettura, del numero e della qualità dei lettori, del ricambio generazionale, dei nuovi potenzialii lettori (di tutte le età).<br />
Non soltanto, non prevalentemente del numero di acquirenti di libri e del fatturato. Non so se sono riuscito a spiegarmi. </p>
<p>2. La lettura di qualità è un piacere. Un piacere da coltivare: richiede (più) tempo libero/liberato. </p>
<p>Soprattutto la lettura di qualità: se non si ha tempo e non si ha &#8220;spazio&#8221;, la lettura resta una sorta di &#8220;privilegio&#8221;.<br />
Qualità della vita, stili di vita, orari di lavoro, orari e tempi di vita, trasporti e servizi pubblici, reddito, biblioteche, centri culturali, luoghi di socializzazione, aggregazione e divulgazione, cultura, diffusione della lettura e numero di lettori hanno molti punti di contatto. </p>
<p>3. In breve: per la cultura e l&#8217;istruzione, per la crescita, lo sviluppo e l&#8217;evoluzione culturale del Paese servono politiche culturali lungimiranti e strategie di lungo respiro.<br />
Prima di tutto per la cultura e l&#8217;istruzione, ma anche (non solo, ma anche) &#8220;per vendere più libri, e-book, lettori di e-book, riviste, giornali, prodotti editoriali&#8221;. Un fatto non esclude l&#8217;altro. </p>
<p>Ma nulla può cambiare (in meglio) se ci si concentra soltanto o prevalentemente sugli aspetti economici, &#8220;economicistici&#8221;, produttivi e quantitativi dell&#8217;editoria e dell&#8217;industria culturale. </p>
<p>Restano le nicchie di lettori e di fruitori/compratori di libri, di prodotti editoriali e di prodotti culturali: il discorso può valere (mutatis mutandis) anche in altri campi culturali e artistici.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: hommequirit		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/domande-agli-editori-italiani/#comment-84220</link>

		<dc:creator><![CDATA[hommequirit]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 May 2013 11:51:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Gianni Lombardi
Vede, il problema è insito in una contraddizione: da una parte la cultura è libera ed esistono le biblioteche in cui gratuitamente accedere o presendere in prestito (tranne volumi rari) qualasiasi testo. Dall&#039;altro questa finzione costituzionalmente e formalmente tutelata (libertà di cultura) era sopportata dagli editori in quanto contraddetta fino a oggi da valutazioni pratiche dei consumatori per i quali il prestito del libro, per tutta una serie di motivi, era scomodo e perciò la maggioranza di essi si rivolgeva al mercato dell&#039;acquisto.
Che differenza c&#039;è tra la pirateria e la funzione della biblioteca? Nessuna. Oggi con il formato digitale lamaggioranza di persone va in rete con lo stesso approccio con cui si andava in biblioteca. Differenze? Nessuna. Vulnus enorme per il mercato editoriale che ha cercato di osteggiare l&#039;ebook e a ragion veduta. Sapeva benissimo che una volta emancipato dal medium il contenuto avrebe generato meno introiti e che il giochino sarebbe stato conveniente solo al massimo per un paio di multinazionali con le spalle large quanto la circonferenza del globo.
Inutile piangere: meglio cambiare mestiere subito che doverlo cambiare comunque poi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Gianni Lombardi<br />
Vede, il problema è insito in una contraddizione: da una parte la cultura è libera ed esistono le biblioteche in cui gratuitamente accedere o presendere in prestito (tranne volumi rari) qualasiasi testo. Dall&#8217;altro questa finzione costituzionalmente e formalmente tutelata (libertà di cultura) era sopportata dagli editori in quanto contraddetta fino a oggi da valutazioni pratiche dei consumatori per i quali il prestito del libro, per tutta una serie di motivi, era scomodo e perciò la maggioranza di essi si rivolgeva al mercato dell&#8217;acquisto.<br />
Che differenza c&#8217;è tra la pirateria e la funzione della biblioteca? Nessuna. Oggi con il formato digitale lamaggioranza di persone va in rete con lo stesso approccio con cui si andava in biblioteca. Differenze? Nessuna. Vulnus enorme per il mercato editoriale che ha cercato di osteggiare l&#8217;ebook e a ragion veduta. Sapeva benissimo che una volta emancipato dal medium il contenuto avrebe generato meno introiti e che il giochino sarebbe stato conveniente solo al massimo per un paio di multinazionali con le spalle large quanto la circonferenza del globo.<br />
Inutile piangere: meglio cambiare mestiere subito che doverlo cambiare comunque poi.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Gianni Lombardi		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/domande-agli-editori-italiani/#comment-84219</link>

		<dc:creator><![CDATA[Gianni Lombardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 May 2013 11:44:19 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://nuovoeutile.it/?p=10639#comment-84219</guid>

					<description><![CDATA[Risposta sintetica a tutte le domande: gli editori italiani dormono e hanno dormito per anni. L&#039;arrivo degli e-book era largamente prevedibile da almeno 15 anni: invece di accoglierla e stimolarne l&#039;uso, stanno tuttora cercando di ostacolarne la diffusione. Gli editori devono ringraziare le nuove tecnologie che incoraggiano lettura e scrittura nelle giovani generazioni, altrimenti la situazione odierna della lettura tradizionale sarebbe ancora peggiore.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Risposta sintetica a tutte le domande: gli editori italiani dormono e hanno dormito per anni. L&#8217;arrivo degli e-book era largamente prevedibile da almeno 15 anni: invece di accoglierla e stimolarne l&#8217;uso, stanno tuttora cercando di ostacolarne la diffusione. Gli editori devono ringraziare le nuove tecnologie che incoraggiano lettura e scrittura nelle giovani generazioni, altrimenti la situazione odierna della lettura tradizionale sarebbe ancora peggiore.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: hommequirit		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/domande-agli-editori-italiani/#comment-84218</link>

		<dc:creator><![CDATA[hommequirit]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 May 2013 11:18:19 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://nuovoeutile.it/?p=10639#comment-84218</guid>

					<description><![CDATA[Che statistica idiota quella che non prende in considerazione che il medium libro non è di per sé qualcosa di buono e quindi le persone fanno benissimo a sostituire con altri surrogati digitali. Ad esempio il fatto che le persone non leggano romanzi di finzione potrebbe essere solo un bene dato l&#039;analfabetismo italiano in materie scientifiche. Chiaramente agli editori interessa la loro merce e perciò tendono a ridurre e a far equivalere il medium libro con la conoscenza, come se fossimo nel mondo di 30 anni fa. Perciò si vadano a confrontare i dati pelosamente interessato degli editori, e la miopia dell&#039;Istat, alla quantità di letture in generale che vengono consumate su altri media. 
Altrimenti vale l&#039;obiezione fondamentale: non importa limitarsi tutti gli anni a contabilizzare i libri acquistati stupendosi che gli italiani leggano/acquistino pochi libri. Occorre capire tra quelli che leggono cosa vanno a leggere visto che la maggioranza del mercato editoriale è costituita da romanzi e che leggere romanzi equivale ad attività di svago che nulla hanno a che fare con la conoscenza e il miglioramento delle proprie capacità di lettura del mondo, bensì spesso sono proprio i viatici dell&#039;allucinazione, della falsità e del narcotico. Perciò l&#039;utilità del leggere non è pacifica e finisce con l&#039;essere del tutto simile al piacere dell&#039;acquisto di scarpe.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che statistica idiota quella che non prende in considerazione che il medium libro non è di per sé qualcosa di buono e quindi le persone fanno benissimo a sostituire con altri surrogati digitali. Ad esempio il fatto che le persone non leggano romanzi di finzione potrebbe essere solo un bene dato l&#8217;analfabetismo italiano in materie scientifiche. Chiaramente agli editori interessa la loro merce e perciò tendono a ridurre e a far equivalere il medium libro con la conoscenza, come se fossimo nel mondo di 30 anni fa. Perciò si vadano a confrontare i dati pelosamente interessato degli editori, e la miopia dell&#8217;Istat, alla quantità di letture in generale che vengono consumate su altri media.<br />
Altrimenti vale l&#8217;obiezione fondamentale: non importa limitarsi tutti gli anni a contabilizzare i libri acquistati stupendosi che gli italiani leggano/acquistino pochi libri. Occorre capire tra quelli che leggono cosa vanno a leggere visto che la maggioranza del mercato editoriale è costituita da romanzi e che leggere romanzi equivale ad attività di svago che nulla hanno a che fare con la conoscenza e il miglioramento delle proprie capacità di lettura del mondo, bensì spesso sono proprio i viatici dell&#8217;allucinazione, della falsità e del narcotico. Perciò l&#8217;utilità del leggere non è pacifica e finisce con l&#8217;essere del tutto simile al piacere dell&#8217;acquisto di scarpe.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: luca		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/domande-agli-editori-italiani/#comment-84212</link>

		<dc:creator><![CDATA[luca]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 May 2013 09:19:58 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://nuovoeutile.it/?p=10639#comment-84212</guid>

					<description><![CDATA[andrebbe considerato anche il fattore costo del libro, che rispetto al 2002 è di fatto raddoppiato.
gli italiani riuscivano a recuperare qualche cosa grazie ad amazon, che praticava sconti interessanti, ma che grazie ad una scellerata legge anti-mercato voluta dagli editori e dalla cattiva politica ora non esiste più.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>andrebbe considerato anche il fattore costo del libro, che rispetto al 2002 è di fatto raddoppiato.<br />
gli italiani riuscivano a recuperare qualche cosa grazie ad amazon, che praticava sconti interessanti, ma che grazie ad una scellerata legge anti-mercato voluta dagli editori e dalla cattiva politica ora non esiste più.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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