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	Commenti a: Identità: in che cosa  le persone e le nazioni si riconoscono	</title>
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	<description>Teorie e pratiche della creatività.</description>
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		Di: azalas		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[azalas]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Mar 2018 15:26:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sempre ottime idee! grazie!]]></description>
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		Di: Rodolfo		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/identita-elezioni-voto/#comment-159975</link>

		<dc:creator><![CDATA[Rodolfo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Mar 2018 20:07:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Noi che abitiamo ai Parioli o a San Babila siamo mediamente benestanti, alcuni in verità più che tali, istruiti, informati, giramondo. Sappiamo come vivere bene, sappiamo scegliere il cibo, le vacanze, le compagnie, gli investimenti, l’auto e persino il partito da votare in piccola massa. La nostra identità è limpida, definita. Sappiamo chi siamo e dove vogliamo andare. 
Facciamo davvero fatica a comprendere tutte queste persone che vivono in posti dalla bellezza aderente pessima, tutta monnezza e disoccupazione. Dalla miseria culturale di queste periferie dalle quali sono incapaci di evadere, si può uscire solo con la fantasia del reddito aggratis -terroni a casa nostra-  o dell’utim -unica tassa in Milano-. Per questo siamo in minoranza, e lo saremo sempre più, ma si tratta di una selezione Vebleniana che ancor più ci qualifica e ci definisce.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Noi che abitiamo ai Parioli o a San Babila siamo mediamente benestanti, alcuni in verità più che tali, istruiti, informati, giramondo. Sappiamo come vivere bene, sappiamo scegliere il cibo, le vacanze, le compagnie, gli investimenti, l’auto e persino il partito da votare in piccola massa. La nostra identità è limpida, definita. Sappiamo chi siamo e dove vogliamo andare.<br />
Facciamo davvero fatica a comprendere tutte queste persone che vivono in posti dalla bellezza aderente pessima, tutta monnezza e disoccupazione. Dalla miseria culturale di queste periferie dalle quali sono incapaci di evadere, si può uscire solo con la fantasia del reddito aggratis -terroni a casa nostra-  o dell’utim -unica tassa in Milano-. Per questo siamo in minoranza, e lo saremo sempre più, ma si tratta di una selezione Vebleniana che ancor più ci qualifica e ci definisce.</p>
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		Di: Magari		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Magari]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Mar 2018 10:56:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[... e invece... a me personalmente è arrivato uno specchio collettivo in cui sembro antivaccinista, leggermente sgrammaticato e fieramente inconsapevole.

Lascio stare le elezioni e resto sul tema della definizione dell&#039;identità con una esperienza per assurdo di negazione.
È chiaro che l&#039;identità è un costrutto mentale e sociale senza basi filosofiche: si discute su come ci definiamo e cosa ci definisce, ma sappiamo che ogni definizione non è altro che una approssimazione e un limite autoimposto.
La mia esperienza personale si è strutturata come un esperimento di superamento del principio di identità personale alla ricerca di qualcosa d&#039;altro - è finito malino per eccesso di radicalismo e coerenza logica non richiesta.

Chi va oltre se stesso lo fa solo per liberarsi di vincoli e limiti che, in alcuni casi, sarebbe stato bene mantenere (mi viene in mente il principio di non contraddizione, ma anche il limite del rispetto degli altri è molto quotato)
Da qui mi sono fatto l&#039;idea che l&#039;identità (personale, ma forse anche politica, nazionale e di classe) è qualcosa da difendere e proteggere - se non altro per la ragione paradossale di non farla degenerare in qualcosa di probabilmente folle.
Piuttosto sarebbe interessante lavorare, come propone l&#039;articolo, sulla definizione che diamo di noi stessi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230; e invece&#8230; a me personalmente è arrivato uno specchio collettivo in cui sembro antivaccinista, leggermente sgrammaticato e fieramente inconsapevole.</p>
<p>Lascio stare le elezioni e resto sul tema della definizione dell&#8217;identità con una esperienza per assurdo di negazione.<br />
È chiaro che l&#8217;identità è un costrutto mentale e sociale senza basi filosofiche: si discute su come ci definiamo e cosa ci definisce, ma sappiamo che ogni definizione non è altro che una approssimazione e un limite autoimposto.<br />
La mia esperienza personale si è strutturata come un esperimento di superamento del principio di identità personale alla ricerca di qualcosa d&#8217;altro &#8211; è finito malino per eccesso di radicalismo e coerenza logica non richiesta.</p>
<p>Chi va oltre se stesso lo fa solo per liberarsi di vincoli e limiti che, in alcuni casi, sarebbe stato bene mantenere (mi viene in mente il principio di non contraddizione, ma anche il limite del rispetto degli altri è molto quotato)<br />
Da qui mi sono fatto l&#8217;idea che l&#8217;identità (personale, ma forse anche politica, nazionale e di classe) è qualcosa da difendere e proteggere &#8211; se non altro per la ragione paradossale di non farla degenerare in qualcosa di probabilmente folle.<br />
Piuttosto sarebbe interessante lavorare, come propone l&#8217;articolo, sulla definizione che diamo di noi stessi.</p>
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