Oggi è il 24 marzo 2022. La guerra in Ucraina è iniziata un mese fa. In un mese, ha modificato in modo radicale la nostra idea del mondo. I nostri sentimenti, le nostre emozioni, le nostre priorità, la nostra percezione del rischio e del futuro. E tutto è successo terribilmente in fretta, mentre nessuno di noi voleva disporsi a credere, e neanche a immaginare, che stesse realmente succedendo.
Per questo mi sembra interessante riproporre qui, oggi, l’articolo uscito su l’Essenziale del 26 febbraio
: il contrasto tra il fluire della quotidianità e il precipitare degli eventi.

Quando, qualche giorno prima, Giovanni De Mauro mi aveva chiamata proponendomi di scrivere un “Diario della settimana” per il suo giornale, ricordo perfettamente di avergli risposto che sì, l’avrei fatto volentieri, ma che mi aspettava una settimana tranquilla, e non ero certa che avrei avuto qualcosa di rilevante da raccontare.

Lunedì 21 febbraio
Il mio piccolo nucleo familiare è per due terzi italiano e per un terzo ucraino (Diana, la fidanzata del mio figlio venticinquenne). È il motivo per cui in questi giorni seguiamo con attenzione speciale le notizie di politica estera. 
Voi all’ovest vi accorgete dell’Ucraina solo quando Putin ci minaccia, dice Diana.

Ostenta tranquillità e orgoglio come tutti i suoi connazionali. Però è contenta che la nonna, che spedisce buonissimi pezzi di maiale affumicato attraverso la rete di trasporti informali che lega il nostro a quel paese, abiti in un villaggio verso il confine rumeno, ben lontana dal Donbass.
Diana dice anche: in Ucraina, tutti hanno in casa un’arma e una bandiera.

Oggi Milano è stranamente ventosa e abbacinante di inedita luce mediterranea. Me ne vado verso piazza Duomo: devo incontrare il direttore delle relazioni esterne di Centromarca, l’associazione che raccoglie le maggiori imprese italiane.  Il resto della giornata è lavoro di scrivania: che vuol dire leggere un PowerPoint di quasi 180 pagine di strategie, spedito da un cliente che chiede un parere. Rispondere alle e-mail. Preparare un preventivo. 

Cenando, vediamo in diretta Putin che riconosce l’indipendenza di Lugansk e Donetsk. Quell’uomo è pazzo, dice Diana.

Martedì 22 febbraio
PRES VDS!! è la priorità in agenda per oggi. Vuol dire datti una mossa e prepara la presentazione di Vie del senso. È l’ultimo libro che ho pubblicato. Parla di percezione, e di come il senso dei messaggi che ci scambiamo vada ben oltre le parole.  
È un testo a cui tengo molto. L’ho già presentato in rete e dal vivo, ma stavolta ho a disposizione un tempo più lungo del solito e devo sfruttarlo bene.

Siamo tutti assai operosi. Diana (quarto anno di Giurisprudenza) sta studiando. Mio figlio Michele è in uno dei suoi giorni di lavoro da remoto, e il tavolo da pranzo è apparecchiato con due computer e un’ulteriore tastiera.
La chat dei consulenti del Salone del Libro continua a trillare. Nicola Lagioia conferma che in apertura del Salone (quest’anno dal 19 al 23 maggio: segnatevelo) avremo un autore amatissimo, e un tema cruciale. Tutti entusiasti, ma bocche cucite fino alla conferenza stampa.
Verso sera vado a ritirare l’auto (tagliando obbligatorio) e a vedere un nuovo punto vendita, il cui concept potrebbe interessare una società mia cliente.

Questione ucraina: finalmente Stati Uniti ed Europa si danno una mossa con le sanzioni. Commento di Diana: potevano svegliarsi prima.

Mercoledì 23 febbraio
È un lancio Ansa di ieri: secondo l’ufficio federale di meteorologia MeteoSvizzera, questo è l’inverno più mite e secco degli ultimi 158 anni. A sud delle Alpi il volume delle piogge è il 22 per cento di quello atteso. Ma, tra questione ucraina e prezzi dell’energia, poche testate riprendono la notizia. E invece il fatto è grave per l’agricoltura, per gli incendi: sull’Appennino emiliano, che conosco bene, di solito in questa stagione i canali in cui si convoglia l’acqua dei campi sono pieni. Quest’anno, neanche una goccia.

Mattina: rivedo la presentazione di Vie del senso. Spedisco un contratto. Telefono per rifiutare l’offerta di tenere un corso: voglio farlo in maniera gentile e ci metto un bel po’. L’intero pomeriggio se ne va in altre due diverse, interminabili telefonate di lavoro. Esco a fare un giro al parco che ormai è quasi buio.

Situazione ucraina: si parla di un imminente attacco russo su larga scala. A casa stanno cominciando a essere un po’ tesi, ammette Diana. 

Al teatro della Triennale vedo Brevi interviste con uomini schifosi, regia di Daniel Veronese, tratto dai racconti di Foster Wallace. Spettacolo pregevole.

Giovedì 24 febbraio
Ci hanno invasi, dice Diana appena entro in cucina. E intanto rivolta i pancake in padella. Poi telefona alla nonna. Poi, dal cellulare, mette in viva voce le dichiarazioni di Zelensky e ce le traduce dall’ucraino.

L’agenda di oggi: mattina, commercialista. Pomeriggio: videoconferenza con Upa, l’Associazione degli utenti pubblicitari italiani. Tema: l’advertising dopo la pandemia.

A Milano è la settimana della moda, e Diana tutti gli anni arrotonda facendo la vestiarista per le sfilate. Ecco come funziona: le vestiariste (sempre ragazze, anche per la moda maschile) stanno nel backstage. Sono in media una quarantina. Vengono arruolate tramite agenzia, con contratto a chiamata e pagamento a 90 giorni. Guadagnano 28 euro a sfilata, per due ore e mezzo circa d’impegno. Ciascuna si prende cura di una o due modelle, da vestire a razzo prendendo gli abiti da uno stand, e seguendo indicazioni scritte e corredate di foto. 
Prescrizioni per le vestiariste: abbigliamento total black, niente tacchi, o minigonne, o scollature. Niente borse grandi. Se scatti una foto ti cacciano e non lavori più. Una vestiarista può arrivare a seguire quattro sfilate al giorno, correndo dall’una all’altra.

Diana esce di casa in total black. La sua prima sfilata di oggi è Prada. Tiene il naso incollato al telefono. Mi chiedo cosa sta pensando e come si sente. 

Nel villaggio della nonna mancano il gas, la luce, l’acqua. È notte fonda quando Diana, traducendoci in diretta l’ultima dichiarazione di Zelensky, ci dice il numero dei morti.

Venerdì 25 febbraio, mattina
Oggi pomeriggio ho un debriefing (società di ricerche e cliente) da remoto e una riunione dalle parti di piazza Repubblica. 
Stamattina finalmente potrei scrivere, ma ho la mente altrove e riesco solo a completare questo resoconto. La verità di una guerra nel cuore dell’Europa rende labile tutto il resto: così, quella in cui noi qui viviamo immersi si trasforma in una realtà parallela il cui senso si sfilaccia. Le truppe russe si stanno dirigendo verso Kiev.

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