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	Commenti a: Ipazia, la creatività delle donne e l&#8217;istruzione femminile	</title>
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	<description>Teorie e pratiche della creatività.</description>
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		Di: Utente Anonimo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Utente Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Le osservazioni iniziali dell&#039;Anonimo n.1, ovverosia Vittorio, non mi sembrano inifluenti perché pongono un problema di metodo storico, quindi critico, di conoscenza. Ciò che investe proprio la qualità dell&#039;istruzione di cui si vuol parlare (a parte il fatto che &quot;istruzione non è necessariamente &quot;cultura&quot;). Si è infatti partiti dalla &quot;scoperta&quot; (cinematografica e pubblicitaria) di Ipazia per delineare un contesto storico in modo ideologico con i soliti interventi professorali che appiattiscono secoli di opere, sofferenze e relazioni, in schemi, come se la vita degli agenti uomini e donne fosse stata la stessa e con i medesimi meccanismi, per saecula saeculorum. Eco fa, come di consueto, preziose citazioni di figure singolari (pour épater les bourgeois?). La Cantarella, pur eccellente studiosa, mi pare talora inclini alle interpretazioni secondo la sua tesi e inoltre che tradisca spesso il suo taglio di studiosa del diritto. Ma ad interpretare la storia attraverso (prevalentemente) il solo diritto, si rischia di non vedere la vita e le opere che vi scorrono dietro effettuali e creative, che del diritto spesso fanno un modello, una codificazione sempre in ritardo e del tutto parziale, contingente e inesauriente. Ne risultano venti-venticinque secoli di un fondale uniforme animato non da esseri umani in carne e ossa, ma da silhouette ideologiche. La donna romana ad es. studiava come gli uomini, non aveva accesso diretto alle magistrature, ma ha determinato la storia con evidenza, ereditava e disponeva del suo patrimonio (con usi ed evoluzioni che trascinarono il diritto), sono note lamentazioni sulla pericolosità di divorziare da una donna facoltosa. Vedove devote, titolari in autonomia di patrimoni ingenti, furono le principali donatrici della prima Chiesa al cui ampio patrimonio contribuirono fortemente. Il medioevo è abitato da figure femminili di prim&#039;ordine, sia nel comando, che nel consiglio politico (basti pensare a un&#039;Adelaide moglie madre e nonna degli Ottoni) e all&#039;autorità, non inferiore a quella maschile, di badesse e autorità religiose. Così il Rinascimento con le sue figure di poetesse e donne di cultura(ovviamente si parla di élite, perché anche gli uomini non appartenenti alle élite non erano &quot;istruiti&quot;). Quanto ai consueti &quot;roghi di streghe&quot; bisognerebbe cominciare la buona volta a distaccarli in gran parte dal consueto legame con la Chiesa, secondo la verità storica. La caccia alle streghe fu fenomeno europeo, prevalentemente &quot;nordeuropeo&quot;, tedesco, francese, svizzero, in larga misura laico e secolare e non riguardò soltanto donne anche se le riguardò prevalentemente. E per quanto paradossale possa apparire, la ricostituita Inquisizione cinquecentesca contribuì a tenere in gran parte indenne dal fenomeno l&#039;Italia, su cui aveva giurisdizione,con la sua ossessione per la correttezza delle procedure giuridico-canoniche (e la diffidenza per la credulità popolare e di autorità secolari), nelle quali il quattrocentesco Malleus maleficarum di Sprenger e Kramer non trovò ricetto perché contrastante con quelle. Ho l&#039;impressione che quando anche il femminismo moderno e molti per inerzia, si raffigurano una condizione della donna uniforme nei millenni, non si rendano conto di star reagendo a un fenomeno molto più vicino, secondo me alla condizione femminile uscita dai codici napoleonici. E&#039; vero che &quot;letteralmente&quot; il tema riguarda &quot;l&#039;istruzione&quot;, ma esso è stato iscritto in un contesto storico rapidamente accennato come fosse scontato e uniforme. Allora, penso non sia fuori tema indagare preliminarmente questo contesto che mi sembra molto più vario e problematico (come è la storia rispetto all&#039;ideologia). E ciò che dicono i professori è soltanto una parte dell&#039;indagine, da sottoporre a critica anch&#039;esso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le osservazioni iniziali dell&#8217;Anonimo n.1, ovverosia Vittorio, non mi sembrano inifluenti perché pongono un problema di metodo storico, quindi critico, di conoscenza. Ciò che investe proprio la qualità dell&#8217;istruzione di cui si vuol parlare (a parte il fatto che &#8220;istruzione non è necessariamente &#8220;cultura&#8221;). Si è infatti partiti dalla &#8220;scoperta&#8221; (cinematografica e pubblicitaria) di Ipazia per delineare un contesto storico in modo ideologico con i soliti interventi professorali che appiattiscono secoli di opere, sofferenze e relazioni, in schemi, come se la vita degli agenti uomini e donne fosse stata la stessa e con i medesimi meccanismi, per saecula saeculorum. Eco fa, come di consueto, preziose citazioni di figure singolari (pour épater les bourgeois?). La Cantarella, pur eccellente studiosa, mi pare talora inclini alle interpretazioni secondo la sua tesi e inoltre che tradisca spesso il suo taglio di studiosa del diritto. Ma ad interpretare la storia attraverso (prevalentemente) il solo diritto, si rischia di non vedere la vita e le opere che vi scorrono dietro effettuali e creative, che del diritto spesso fanno un modello, una codificazione sempre in ritardo e del tutto parziale, contingente e inesauriente. Ne risultano venti-venticinque secoli di un fondale uniforme animato non da esseri umani in carne e ossa, ma da silhouette ideologiche. La donna romana ad es. studiava come gli uomini, non aveva accesso diretto alle magistrature, ma ha determinato la storia con evidenza, ereditava e disponeva del suo patrimonio (con usi ed evoluzioni che trascinarono il diritto), sono note lamentazioni sulla pericolosità di divorziare da una donna facoltosa. Vedove devote, titolari in autonomia di patrimoni ingenti, furono le principali donatrici della prima Chiesa al cui ampio patrimonio contribuirono fortemente. Il medioevo è abitato da figure femminili di prim&#8217;ordine, sia nel comando, che nel consiglio politico (basti pensare a un&#8217;Adelaide moglie madre e nonna degli Ottoni) e all&#8217;autorità, non inferiore a quella maschile, di badesse e autorità religiose. Così il Rinascimento con le sue figure di poetesse e donne di cultura(ovviamente si parla di élite, perché anche gli uomini non appartenenti alle élite non erano &#8220;istruiti&#8221;). Quanto ai consueti &#8220;roghi di streghe&#8221; bisognerebbe cominciare la buona volta a distaccarli in gran parte dal consueto legame con la Chiesa, secondo la verità storica. La caccia alle streghe fu fenomeno europeo, prevalentemente &#8220;nordeuropeo&#8221;, tedesco, francese, svizzero, in larga misura laico e secolare e non riguardò soltanto donne anche se le riguardò prevalentemente. E per quanto paradossale possa apparire, la ricostituita Inquisizione cinquecentesca contribuì a tenere in gran parte indenne dal fenomeno l&#8217;Italia, su cui aveva giurisdizione,con la sua ossessione per la correttezza delle procedure giuridico-canoniche (e la diffidenza per la credulità popolare e di autorità secolari), nelle quali il quattrocentesco Malleus maleficarum di Sprenger e Kramer non trovò ricetto perché contrastante con quelle. Ho l&#8217;impressione che quando anche il femminismo moderno e molti per inerzia, si raffigurano una condizione della donna uniforme nei millenni, non si rendano conto di star reagendo a un fenomeno molto più vicino, secondo me alla condizione femminile uscita dai codici napoleonici. E&#8217; vero che &#8220;letteralmente&#8221; il tema riguarda &#8220;l&#8217;istruzione&#8221;, ma esso è stato iscritto in un contesto storico rapidamente accennato come fosse scontato e uniforme. Allora, penso non sia fuori tema indagare preliminarmente questo contesto che mi sembra molto più vario e problematico (come è la storia rispetto all&#8217;ideologia). E ciò che dicono i professori è soltanto una parte dell&#8217;indagine, da sottoporre a critica anch&#8217;esso.</p>
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		Di: Laura Bonaguro		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Laura Bonaguro]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro, caro Walter anche da parte mia! Proprio un&#039;oretta fa circa ho assistito alla pubblicità pi+ sotto su SKY, sono andata a cercarla on line per raccontarvela, ecco qui da google: Tepa Sport e Obweb on air su Sky Sport Tepa Sport torna in comunicazione con Obweb, che firma una campagna in onda sui canali Sky Sport fino al prossimo 5 maggio. Lo spot, realizzato dall’agenzia di Milano con illustrazioni di D.Lanza, utilizza la tecnica originale di interazione tra il creatore e i personaggi, che vengono trascinati, disegnati e cancellati in diretta sul video. Lo stile e la storia continua nella seconda puntata in cui, in soli 10 secondi, il nostro personaggio Tepa tenta di sedurre una altezzosa femmina, ma nonostante i sorrisi e l’intervento della mano creatrice che lo veste non riesce ad attirarne l’attenzione. La svolta è immediata, allo schiocco delle dita compaiono delle fiammanti Tepa modello Gran Torino che lasciano stupita la ragazza che non contiene l’emozione, l’amore e l’eccitazione. Il protagonista a questo punto ringrazia a suo modo la Tepa, mostrando un cartello che evidenzia il gioco di parole ‘+ Topa x tutti’, prontamente corretto in ‘+ Tepa x tutti’. Mi chiedo: c&#039;è un modo (che non sia astenersi da SKY) per comunicare quanto cattivo gusto (secondo me, ovviamente, così non ledo libertà di nessuno) ci viene propinato senza poter rispondere? Come faccio ad esprimere la volontà di non volerla guardare una simile reclame - alle 8 di sera poi - o perlomeno ricevere uno strumnto di voto ed esprimere tutta la mia compassione? ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro, caro Walter anche da parte mia! Proprio un&#8217;oretta fa circa ho assistito alla pubblicità pi+ sotto su SKY, sono andata a cercarla on line per raccontarvela, ecco qui da google: Tepa Sport e Obweb on air su Sky Sport Tepa Sport torna in comunicazione con Obweb, che firma una campagna in onda sui canali Sky Sport fino al prossimo 5 maggio. Lo spot, realizzato dall’agenzia di Milano con illustrazioni di D.Lanza, utilizza la tecnica originale di interazione tra il creatore e i personaggi, che vengono trascinati, disegnati e cancellati in diretta sul video. Lo stile e la storia continua nella seconda puntata in cui, in soli 10 secondi, il nostro personaggio Tepa tenta di sedurre una altezzosa femmina, ma nonostante i sorrisi e l’intervento della mano creatrice che lo veste non riesce ad attirarne l’attenzione. La svolta è immediata, allo schiocco delle dita compaiono delle fiammanti Tepa modello Gran Torino che lasciano stupita la ragazza che non contiene l’emozione, l’amore e l’eccitazione. Il protagonista a questo punto ringrazia a suo modo la Tepa, mostrando un cartello che evidenzia il gioco di parole ‘+ Topa x tutti’, prontamente corretto in ‘+ Tepa x tutti’. Mi chiedo: c&#8217;è un modo (che non sia astenersi da SKY) per comunicare quanto cattivo gusto (secondo me, ovviamente, così non ledo libertà di nessuno) ci viene propinato senza poter rispondere? Come faccio ad esprimere la volontà di non volerla guardare una simile reclame &#8211; alle 8 di sera poi &#8211; o perlomeno ricevere uno strumnto di voto ed esprimere tutta la mia compassione? </p>
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		Di: gabri		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gabri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro (siete d&#039;accordo?), caro Walter! Ma bisogna tener presente la domanda di Eleonora.]]></description>
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		Di: wc		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[wc]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[FAVOLA DI VENEZIA (Sirat Al_Bunduqiyyah) Mi sono ricordato di dove avevo già incontrato il nome di Hipatia in una avventurosa storia per le calli Veneziane di Corto Maltese, dove Hugo Pratt fa incontrare Corto con questa splendida donna e rievoca con lei attraverso il suo nome le antiche origini della filosofa Neoplatonica. Non ho mai dubitato sulla diversa ma altrettanto capace creatività femminile, e concordo con Annamaria che oggi, con le maggiori possibilità culturali e formative a cui hanno accesso le donne, almeno nella nostra società, queste contribuiscano in maniera evidente alla crescita eal benessere di tutti. In Italia, dove tutto sembra ingessato e omologato sempre verso il basso, il ruolo della donna nella sua rappresentazione televisiva principalmente la schiaccia in un modello alienato e di second&#039;ordine, privilegiando curve e silicone. Senza indicare esempi precisi, tutte quelle donne che resistono a questo modello dominante, che si ingegnano nello studio e nel lavoro, nelle professioni, oltre a sobbarcarsi già il pesante carico degli impegni familiari e di cura e gestione dei figli, nel disinteresse pubblico e scarso o nullo sostegno e aiuto sociale, già dimostrano ampiamente nel loro quotidiano enormi doti creative. walter]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>FAVOLA DI VENEZIA (Sirat Al_Bunduqiyyah) Mi sono ricordato di dove avevo già incontrato il nome di Hipatia in una avventurosa storia per le calli Veneziane di Corto Maltese, dove Hugo Pratt fa incontrare Corto con questa splendida donna e rievoca con lei attraverso il suo nome le antiche origini della filosofa Neoplatonica. Non ho mai dubitato sulla diversa ma altrettanto capace creatività femminile, e concordo con Annamaria che oggi, con le maggiori possibilità culturali e formative a cui hanno accesso le donne, almeno nella nostra società, queste contribuiscano in maniera evidente alla crescita eal benessere di tutti. In Italia, dove tutto sembra ingessato e omologato sempre verso il basso, il ruolo della donna nella sua rappresentazione televisiva principalmente la schiaccia in un modello alienato e di second&#8217;ordine, privilegiando curve e silicone. Senza indicare esempi precisi, tutte quelle donne che resistono a questo modello dominante, che si ingegnano nello studio e nel lavoro, nelle professioni, oltre a sobbarcarsi già il pesante carico degli impegni familiari e di cura e gestione dei figli, nel disinteresse pubblico e scarso o nullo sostegno e aiuto sociale, già dimostrano ampiamente nel loro quotidiano enormi doti creative. walter</p>
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		Di: Utente Anonimo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Utente Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ed ancora, donne e cretività: al di là dell&#039;istruzione, non è forse una relazione che va a farsi benedire nel momento in cui bisogna occuparsi di quotidianità estremamente prosaiche e &#039;fisiche&#039;? Eleonora (sempre fuori tema, anziché no...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ed ancora, donne e cretività: al di là dell&#8217;istruzione, non è forse una relazione che va a farsi benedire nel momento in cui bisogna occuparsi di quotidianità estremamente prosaiche e &#8216;fisiche&#8217;? Eleonora (sempre fuori tema, anziché no&#8230;)</p>
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		Di: Utente Anonimo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Utente Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Come al solito, tirate fuori una caterva di argomenti e spunti...uff! :) Comunque nelle periferie estreme dove mi conduce il mio pensiero laterale (e purtroppo non ancora tangente, pardon) ho fatto Ipazia istruzione creatività 15 secoli circa= http://www.economist.com/printedition/displayStory.cfm?Story_ID=15174489]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come al solito, tirate fuori una caterva di argomenti e spunti&#8230;uff! 🙂 Comunque nelle periferie estreme dove mi conduce il mio pensiero laterale (e purtroppo non ancora tangente, pardon) ho fatto Ipazia istruzione creatività 15 secoli circa= <a href="http://www.economist.com/printedition/displayStory.cfm?Story_ID=15174489" rel="nofollow ugc">http://www.economist.com/printedition/displayStory.cfm?Story_ID=15174489</a></p>
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		Di: Utente Anonimo		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/ipazia-la-creativita-delle-donne-e-listruzione-femminile/#comment-3574</link>

		<dc:creator><![CDATA[Utente Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#039;Italia è immersa in un clima misogino: non è un&#039;esagerazione. Quel clima che contribuisce a considerare di successo un solo modello femminile: quello della strappona televisiva. Sconvolta da un paio di articoli che un certo Massimo Fini ha pubblicato sul Fatto Quotidiano ho cercato per giorni conforto nei vari forum che discutevano di quegli articoli. Ne sono uscita molto peggio di prima. è ora di fare qualcosa, ma onestamente non so da dove devo cominciare. Quando mi sento rispondere &#039;tanto siete tutte uguali, tutte migno... , come dicono a Roma, mi scoraggio. Eppure non si possono lasciar perdere certe cretinate: la stupidità è molto pericolosa. Non bisognerebbe mai sottovalutarla. Basta ripensare alla sufficienza con cui è stata trattata la lega nord. Gimy]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Italia è immersa in un clima misogino: non è un&#8217;esagerazione. Quel clima che contribuisce a considerare di successo un solo modello femminile: quello della strappona televisiva. Sconvolta da un paio di articoli che un certo Massimo Fini ha pubblicato sul Fatto Quotidiano ho cercato per giorni conforto nei vari forum che discutevano di quegli articoli. Ne sono uscita molto peggio di prima. è ora di fare qualcosa, ma onestamente non so da dove devo cominciare. Quando mi sento rispondere &#8216;tanto siete tutte uguali, tutte migno&#8230; , come dicono a Roma, mi scoraggio. Eppure non si possono lasciar perdere certe cretinate: la stupidità è molto pericolosa. Non bisognerebbe mai sottovalutarla. Basta ripensare alla sufficienza con cui è stata trattata la lega nord. Gimy</p>
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		<title>
		Di: gabri		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/ipazia-la-creativita-delle-donne-e-listruzione-femminile/#comment-3573</link>

		<dc:creator><![CDATA[gabri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Utente n. 8, è una domanda? Vuoi rischiare davvero una risposta? Ipazia, se è vera la sua storia (e anche se non fosse vera, ci saranno state altre donne trattate così, non se ne può dubitare), è una martire della libertà di ricerca in generale e delle donne in particolare: merita il nostro ricordo per la sua testimonianza, aldilà di ogni pretestuosa interpretazione, e la riflessione sui suoi casi ci deve rendere vigili nei confronti di ogni fondamentalismo. Perché sono convinta che i fanatici e i prepotenti, anche se credono di essere di parrocchie diverse, in realtà sono tutti uguali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Utente n. 8, è una domanda? Vuoi rischiare davvero una risposta? Ipazia, se è vera la sua storia (e anche se non fosse vera, ci saranno state altre donne trattate così, non se ne può dubitare), è una martire della libertà di ricerca in generale e delle donne in particolare: merita il nostro ricordo per la sua testimonianza, aldilà di ogni pretestuosa interpretazione, e la riflessione sui suoi casi ci deve rendere vigili nei confronti di ogni fondamentalismo. Perché sono convinta che i fanatici e i prepotenti, anche se credono di essere di parrocchie diverse, in realtà sono tutti uguali.</p>
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		<title>
		Di: Utente Anonimo		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/ipazia-la-creativita-delle-donne-e-listruzione-femminile/#comment-3572</link>

		<dc:creator><![CDATA[Utente Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E noi poveri pirla non lo sapremo mai bene cos&#039;è? ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E noi poveri pirla non lo sapremo mai bene cos&#8217;è? </p>
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		<title>
		Di: Utente Anonimo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Utente Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Annamaria, capisco quello che dici. Il tema che proponi è importante. Non amo il legame con Ipazia (non la persona intendo ma come viene usata)e relativi risvegli culturali a seguito (di Ipazia ne parlò anche Luzi in tempi non sospetti e senza vizi ideologici). Premessa importante perchè altrimenti si rischia di piegare tutto il ragionamento all&#039;opinione corrente. Detto questo chiudo il capitolo Ipazia. A 70 anni mia nonna si segnò alle scuole serali per imparare a leggere, ma mia madre diventò maestra già dopo le magistrali. Sia mio nonno che mia nonna erano consapevoli dell&#039;istruzione pur facendo i contadini. La passione di mia madre è stata ribaltata sulla mia famiglia e a mia volta mi auguro che anch&#039;io riesca a fare lo stesso con mia figlia e mio figlio. Crescita culturale e di cuore. Così, dal risolvere il problema della Grecia, al discutere sobriamente anche da punti diversi, al fondamentale ruolo della donna, alla fine c&#039;è una sola cosa che fa da colla, incide e ci fa essere attenti agli altri. Non è la legge, non è la norma, non è la regola e forse nemmeno il limite culturale. Ma tu Annamaria lo sai bene cos&#039;è vero? Ciao e grazie della bella discussione Vittorio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Annamaria, capisco quello che dici. Il tema che proponi è importante. Non amo il legame con Ipazia (non la persona intendo ma come viene usata)e relativi risvegli culturali a seguito (di Ipazia ne parlò anche Luzi in tempi non sospetti e senza vizi ideologici). Premessa importante perchè altrimenti si rischia di piegare tutto il ragionamento all&#8217;opinione corrente. Detto questo chiudo il capitolo Ipazia. A 70 anni mia nonna si segnò alle scuole serali per imparare a leggere, ma mia madre diventò maestra già dopo le magistrali. Sia mio nonno che mia nonna erano consapevoli dell&#8217;istruzione pur facendo i contadini. La passione di mia madre è stata ribaltata sulla mia famiglia e a mia volta mi auguro che anch&#8217;io riesca a fare lo stesso con mia figlia e mio figlio. Crescita culturale e di cuore. Così, dal risolvere il problema della Grecia, al discutere sobriamente anche da punti diversi, al fondamentale ruolo della donna, alla fine c&#8217;è una sola cosa che fa da colla, incide e ci fa essere attenti agli altri. Non è la legge, non è la norma, non è la regola e forse nemmeno il limite culturale. Ma tu Annamaria lo sai bene cos&#8217;è vero? Ciao e grazie della bella discussione Vittorio</p>
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		<title>
		Di: annamaria		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/ipazia-la-creativita-delle-donne-e-listruzione-femminile/#comment-3570</link>

		<dc:creator><![CDATA[annamaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[DONNE CHE CORRONO... Merita di essere letta la bellissima storia familiare che Luisa Carrada racconta a commento del tema di cui stiamo parlando. Mia madre aveva fatto le scuole di avviamento professionale. A quindici anni, in tempo di guerra, era l&#039;unica in famiglia a lavorare perché i suoi genitori, che facevano i portinai, avevano perso insieme casa e lavoro per via dei bombardamenti su Milano. La nonna materna ha cominciato a lavorare a otto anni, dopo soli due anni di scuola elementare: incollava scatole di fiammiferi alla Saffa, in piedi per dieci ore su uno sgabello perché era così piccola che non riusciva a raggiungere il bancone. Credo che le precedenti generazioni femminili fossero tutte analfabete - erano famiglie di contadini e pescatori sul fiume Ticino, dalle parti di Magenta - e quindi io sono con ogni probabilità la prima donna della mia famiglia ad aver avuto l&#039;opportunità di studiare. Tutte le volte che ci penso, ho l&#039;impressione che questo fatto - anzi, questa fortuna - si porti dietro qualche tipo di responsabilità. Oggi è difficile rendersi conto di quanto apparisse strano, difficile, controverso, improprio, sospetto e pericoloso lo studio femminile fino all&#039;altro ieri, anche nelle famiglie abbienti. Montessori, la grandissima innovatrice il cui contributo oggi in Italia è da troppi dimenticato, studia medicina contro il volere dei genitori. Ancora tra le due guerre, sia in Italia che all&#039;estero, l&#039;accesso a certe facoltà universitarie e specializzazioni non è previsto per le donne: Rosalind Franklin, il cui contributo è fondamentale (e misconosciuto) per la scoperta del DNA, frequenta Cambridge ma non può ricevere la laurea perché non è previsto che le donne possano avere quel titolo di studio. E... certo, Vittorio, la realtà urla sempre tante cose insieme. Ma nel gran baccano caotico della cronaca (oggi, per esempio, si sentono provenire spaventosi scricchiolii dalle parti della Grecia) si rischia di non sentire più il basso continuo di fenomeni antichi e strutturali, la cui esistenza però incide profondamente sulle vite di tutti noi. Forse è anche questa disattenzione da eccesso di rumore a far sì che oggi molte donne, giovani e meno giovani, non si accorgano della portata epocale di una conquista -l&#039;accesso allo studio- che è recente, importante, non ancora condivisa nel mondo. E accettino il fatto che per affermarsi sia ancora necessario corrispondere a stereotipi invecchiati. E magari ricorrere all&#039;espediente più antico del mondo, quello connesso con l&#039;unico mestiere il cui accesso, alle donne, non è mai stato nei fatti (e non nelle dichiarazioni) negato. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>DONNE CHE CORRONO&#8230; Merita di essere letta la bellissima storia familiare che Luisa Carrada racconta a commento del tema di cui stiamo parlando. Mia madre aveva fatto le scuole di avviamento professionale. A quindici anni, in tempo di guerra, era l&#8217;unica in famiglia a lavorare perché i suoi genitori, che facevano i portinai, avevano perso insieme casa e lavoro per via dei bombardamenti su Milano. La nonna materna ha cominciato a lavorare a otto anni, dopo soli due anni di scuola elementare: incollava scatole di fiammiferi alla Saffa, in piedi per dieci ore su uno sgabello perché era così piccola che non riusciva a raggiungere il bancone. Credo che le precedenti generazioni femminili fossero tutte analfabete &#8211; erano famiglie di contadini e pescatori sul fiume Ticino, dalle parti di Magenta &#8211; e quindi io sono con ogni probabilità la prima donna della mia famiglia ad aver avuto l&#8217;opportunità di studiare. Tutte le volte che ci penso, ho l&#8217;impressione che questo fatto &#8211; anzi, questa fortuna &#8211; si porti dietro qualche tipo di responsabilità. Oggi è difficile rendersi conto di quanto apparisse strano, difficile, controverso, improprio, sospetto e pericoloso lo studio femminile fino all&#8217;altro ieri, anche nelle famiglie abbienti. Montessori, la grandissima innovatrice il cui contributo oggi in Italia è da troppi dimenticato, studia medicina contro il volere dei genitori. Ancora tra le due guerre, sia in Italia che all&#8217;estero, l&#8217;accesso a certe facoltà universitarie e specializzazioni non è previsto per le donne: Rosalind Franklin, il cui contributo è fondamentale (e misconosciuto) per la scoperta del DNA, frequenta Cambridge ma non può ricevere la laurea perché non è previsto che le donne possano avere quel titolo di studio. E&#8230; certo, Vittorio, la realtà urla sempre tante cose insieme. Ma nel gran baccano caotico della cronaca (oggi, per esempio, si sentono provenire spaventosi scricchiolii dalle parti della Grecia) si rischia di non sentire più il basso continuo di fenomeni antichi e strutturali, la cui esistenza però incide profondamente sulle vite di tutti noi. Forse è anche questa disattenzione da eccesso di rumore a far sì che oggi molte donne, giovani e meno giovani, non si accorgano della portata epocale di una conquista -l&#8217;accesso allo studio- che è recente, importante, non ancora condivisa nel mondo. E accettino il fatto che per affermarsi sia ancora necessario corrispondere a stereotipi invecchiati. E magari ricorrere all&#8217;espediente più antico del mondo, quello connesso con l&#8217;unico mestiere il cui accesso, alle donne, non è mai stato nei fatti (e non nelle dichiarazioni) negato. </p>
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		<title>
		Di: Utente Anonimo		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/ipazia-la-creativita-delle-donne-e-listruzione-femminile/#comment-3569</link>

		<dc:creator><![CDATA[Utente Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[UH PER CARITA&#039;, nessun dibattito furibondo. Tutto in punta di piedi come si conviene :-) e politically correct. E&#039; evidente però che in giro i toni sul film non sono questi. Inoltre visto che si parte da Ipazia per la valutazione della creatività della donna e il suo contributo nella storia, il commento c&#039;entrava tutto. Il dibattito invece non avrebbe nulla di scontato, se affrontato nella maniera giusta e senza preconcetti. Anzi......... Mi fermo qui. Comunque quello che tu chiami benaltrismo è solo la realtà che urla qualcosa di diverso. Ciao Vittorio (ex anonimo, mi era solo scattato il click)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>UH PER CARITA&#8217;, nessun dibattito furibondo. Tutto in punta di piedi come si conviene 🙂 e politically correct. E&#8217; evidente però che in giro i toni sul film non sono questi. Inoltre visto che si parte da Ipazia per la valutazione della creatività della donna e il suo contributo nella storia, il commento c&#8217;entrava tutto. Il dibattito invece non avrebbe nulla di scontato, se affrontato nella maniera giusta e senza preconcetti. Anzi&#8230;&#8230;&#8230; Mi fermo qui. Comunque quello che tu chiami benaltrismo è solo la realtà che urla qualcosa di diverso. Ciao Vittorio (ex anonimo, mi era solo scattato il click)</p>
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		<title>
		Di: gabri		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/ipazia-la-creativita-delle-donne-e-listruzione-femminile/#comment-3568</link>

		<dc:creator><![CDATA[gabri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Avevo cercato di dimostrare la creatività della donna nelle prime età facendo una ricerca sulla tessitura afro; ma, accidenti, le donne filavano e gli uomini tessevano! Ho pensato, come Laura, di citare Pinkola Estes (&quot; Il maneggiare pigmenti e tele, o frammenti di pittura, è una prova dell&#039;esistenza?&quot;), ma non è una testimonianza scientifica. Piuttosto interessante è che il fondatore di Wikipedia abbia applicato il sistema del book a più mani di Maria Montessori ( sua madre, là in Alabama, era maestra montessoriana) e, partendo da questo metodo, abbia creato quell&#039;originale e formidabile strumento di consultazione. L&#039;istruzione in questo caso ha pagato. Ma che la donna sappia esprimere creatività, oggi è incontestabile e non è necessario provarlo. Ricavo una certa soddisfazione dal fatto che nella mia regione le laureate sono quasi il doppio dei laureati, ma nel contempo mi spiace che i maschi siano rimasti indietro (forza,ragazzi). Nella Scuola di Atene Raffaello raffigurò Ipazia o Francesco Maria della Rovere? Io propendo per Ipazia, perché Francesco Maria era un tipo barbuto e dai tratti virili, per nulla somigliante alla soave creatura che compare nel dipinto. @Utente aninimo del post 1. Da tempo ho rinunciato a discutere la vexata questio della valorizzazione della donna nel cristianesimo. Bisogna starci dentro alla nostra religione per capire la grande occasione di promozione umana che la donna può cogliere. Si dice che ci siano altre strade per arrivare a questo. Meglio, chiunque lavori per la liberazione della persona è un naturale alleato: che importa da dove nasce questa scelta?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Avevo cercato di dimostrare la creatività della donna nelle prime età facendo una ricerca sulla tessitura afro; ma, accidenti, le donne filavano e gli uomini tessevano! Ho pensato, come Laura, di citare Pinkola Estes (&#8221; Il maneggiare pigmenti e tele, o frammenti di pittura, è una prova dell&#8217;esistenza?&#8221;), ma non è una testimonianza scientifica. Piuttosto interessante è che il fondatore di Wikipedia abbia applicato il sistema del book a più mani di Maria Montessori ( sua madre, là in Alabama, era maestra montessoriana) e, partendo da questo metodo, abbia creato quell&#8217;originale e formidabile strumento di consultazione. L&#8217;istruzione in questo caso ha pagato. Ma che la donna sappia esprimere creatività, oggi è incontestabile e non è necessario provarlo. Ricavo una certa soddisfazione dal fatto che nella mia regione le laureate sono quasi il doppio dei laureati, ma nel contempo mi spiace che i maschi siano rimasti indietro (forza,ragazzi). Nella Scuola di Atene Raffaello raffigurò Ipazia o Francesco Maria della Rovere? Io propendo per Ipazia, perché Francesco Maria era un tipo barbuto e dai tratti virili, per nulla somigliante alla soave creatura che compare nel dipinto. @Utente aninimo del post 1. Da tempo ho rinunciato a discutere la vexata questio della valorizzazione della donna nel cristianesimo. Bisogna starci dentro alla nostra religione per capire la grande occasione di promozione umana che la donna può cogliere. Si dice che ci siano altre strade per arrivare a questo. Meglio, chiunque lavori per la liberazione della persona è un naturale alleato: che importa da dove nasce questa scelta?</p>
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		<title>
		Di: Laura Bonaguro		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/ipazia-la-creativita-delle-donne-e-listruzione-femminile/#comment-3567</link>

		<dc:creator><![CDATA[Laura Bonaguro]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il mio navigare mi ha portato ad imbattermi qualche settimana fa in uno scambio sul tema delle donne, dello stereotipo imperante e della voglia di rinnovare modelli e riferimenti (come con NeU in &quot;Donne: ricostruire un immaginario&quot;). Ho perciò appena acquistato: Donne che corrono con i lupi, di Clarissa Pinkola Estés, un testo un po&#039; contorto e complesso, che mi ero persa, suggeritomi dalla mia interlocutrice sul web. Il commento di lei sul quale mi sono soffermata è stato: &quot; Ci rimanda ai miti e alle fiabe, guide formidabili, non a caso le religioni si affidano alle &#039;parabole&#039;, per indicarci quanto sia complicato vivere in un mondo affollato da predatori (Barbablù docet) e da situazioni-limite per una donna che non ha imparato - perchè non le è stato insegnato - a riconoscerle tali, ad aguzzare la vista e a difendersi, e vive assoggettandosi - depressa, confusa, imbavagliata, affannata - arrancando in un mondo che non le concede spazi nè voci se non a condizione che, al momento opportuno, sappia stare &#039;a cuccia&#039;. - Così come tante donne prima e dopo di me, ho vissuto la mia vita come una creatura travestita. Come amiche e parenti prima di me, mi sono pavoneggiata barcollando sui tacchi a spillo e ho indossato l&#039;abito buono e il cappello per andare in chiesa. Ma la mia favolosa coda spesso spuntava sotto l&#039;orlo, e le orecchie si contraevano tanto da farmi ricadere il cappello sugli occhi, o da farlo volare nella stanza. (pag. XIV) - Interessante scoprire che mediamente oggi nei paesi sviluppati le donne sono più istruite degli uomini. In particolare perché questo dato viaggia parallelamente con una situazione di degrado dei modelli culturali di riferimento soprattutto femminili. Viene da chiedersi se i due dati abbiano pesi comunicativi così diversi da giustificare esiti tanto contradditori in termini non proprio di riflessione quanto di presenza effettiva e contributiva da parte delle donne. Mi chiedo: è sufficiente l&#039;accesso all&#039;istruzione per seminare un percorso culturale nuovo per l&#039;universo femminile? Sarà questa la chiave d&#039;accesso ad una visibilità maggiore che porti ad un contributo creativo più importante da parte delle donne? Nel mio piccolo lavorativo noto un potenziale femminile notevole, un&#039;aggregazione ricca e piena di sviluppi, un diverso modo di relazionarsi e di porre questioni. La banalizazzione, quando è dietro l&#039;angolo, è opera di quegli individui (quindi uomini ma anche donne) che intende rimanere nell&#039;antico gioco dei ruoli. Insomma, c&#039;è sempre un presidente e una moglie sulla quale osservare il colore e l&#039;altezza delle scarpe. Non saprei, ditemi che mi sbaglio e che sto guardando male...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il mio navigare mi ha portato ad imbattermi qualche settimana fa in uno scambio sul tema delle donne, dello stereotipo imperante e della voglia di rinnovare modelli e riferimenti (come con NeU in &#8220;Donne: ricostruire un immaginario&#8221;). Ho perciò appena acquistato: Donne che corrono con i lupi, di Clarissa Pinkola Estés, un testo un po&#8217; contorto e complesso, che mi ero persa, suggeritomi dalla mia interlocutrice sul web. Il commento di lei sul quale mi sono soffermata è stato: &#8221; Ci rimanda ai miti e alle fiabe, guide formidabili, non a caso le religioni si affidano alle &#8216;parabole&#8217;, per indicarci quanto sia complicato vivere in un mondo affollato da predatori (Barbablù docet) e da situazioni-limite per una donna che non ha imparato &#8211; perchè non le è stato insegnato &#8211; a riconoscerle tali, ad aguzzare la vista e a difendersi, e vive assoggettandosi &#8211; depressa, confusa, imbavagliata, affannata &#8211; arrancando in un mondo che non le concede spazi nè voci se non a condizione che, al momento opportuno, sappia stare &#8216;a cuccia&#8217;. &#8211; Così come tante donne prima e dopo di me, ho vissuto la mia vita come una creatura travestita. Come amiche e parenti prima di me, mi sono pavoneggiata barcollando sui tacchi a spillo e ho indossato l&#8217;abito buono e il cappello per andare in chiesa. Ma la mia favolosa coda spesso spuntava sotto l&#8217;orlo, e le orecchie si contraevano tanto da farmi ricadere il cappello sugli occhi, o da farlo volare nella stanza. (pag. XIV) &#8211; Interessante scoprire che mediamente oggi nei paesi sviluppati le donne sono più istruite degli uomini. In particolare perché questo dato viaggia parallelamente con una situazione di degrado dei modelli culturali di riferimento soprattutto femminili. Viene da chiedersi se i due dati abbiano pesi comunicativi così diversi da giustificare esiti tanto contradditori in termini non proprio di riflessione quanto di presenza effettiva e contributiva da parte delle donne. Mi chiedo: è sufficiente l&#8217;accesso all&#8217;istruzione per seminare un percorso culturale nuovo per l&#8217;universo femminile? Sarà questa la chiave d&#8217;accesso ad una visibilità maggiore che porti ad un contributo creativo più importante da parte delle donne? Nel mio piccolo lavorativo noto un potenziale femminile notevole, un&#8217;aggregazione ricca e piena di sviluppi, un diverso modo di relazionarsi e di porre questioni. La banalizazzione, quando è dietro l&#8217;angolo, è opera di quegli individui (quindi uomini ma anche donne) che intende rimanere nell&#8217;antico gioco dei ruoli. Insomma, c&#8217;è sempre un presidente e una moglie sulla quale osservare il colore e l&#8217;altezza delle scarpe. Non saprei, ditemi che mi sbaglio e che sto guardando male&#8230;</p>
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		<title>
		Di: annamaria		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/ipazia-la-creativita-delle-donne-e-listruzione-femminile/#comment-3566</link>

		<dc:creator><![CDATA[annamaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[UH, PER CARITA&#039;... ... caro Anonimo: ho riportato in sintesi il parere (che, per inciso, condivido: non è però questo il tema) di una studiosa autorevole, ma mi auguro che non si scateni un dibattito furibondo sul ruolo delle donne nella chiesa cattolica. Non è questa la sede, in primo luogo. E si tratta di un dibattito dagli sviluppi del tutto scontati. Nel senso che comincia ricordando le discussioni sul fatto che le donne abbiano o meno un&#039;anima, passa per i roghi delle streghe e finisce con le posizioni più recenti sulla sessualità femminile. Per altro anche l&#039;Islam valorizza la figura della madre di Gesù, ma è piuttosto difficile sostenere che questo indichi una propensione a valorizzare anche il pensiero e il ruolo femminile. Ripeto: per carità... Vorrei anche evitare l&#039;altra trappola sterile, quella del benaltrismo. Ieri sulla stampa quotidiana era riportata la notizia di un avvelenamento talebano ai danni di una classe femminile. E&#039; una storia spaventosa. Che non cancella, però, altre storie spaventose. Il tema che sto proponendo riguarda: a) lo scarso contributo storico delle donne alla creatività b) il fatto che questo derivi da un negato accesso all&#039;istruzione c) il fatto che oggi (ripeto: per la prima volta nella storia) le donne, almeno nei paesi sviluppati, siano mediamente più istruite degli uomini. Credo che, per un piccolo sito che cerca civilmente di occuparsi di creatività e futuro, sarebbe interessante sviluppare questo argomento. Sul quale ci sarebbe molto da dire e non si è, fino ad oggi, ragionato più che tanto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>UH, PER CARITA&#8217;&#8230; &#8230; caro Anonimo: ho riportato in sintesi il parere (che, per inciso, condivido: non è però questo il tema) di una studiosa autorevole, ma mi auguro che non si scateni un dibattito furibondo sul ruolo delle donne nella chiesa cattolica. Non è questa la sede, in primo luogo. E si tratta di un dibattito dagli sviluppi del tutto scontati. Nel senso che comincia ricordando le discussioni sul fatto che le donne abbiano o meno un&#8217;anima, passa per i roghi delle streghe e finisce con le posizioni più recenti sulla sessualità femminile. Per altro anche l&#8217;Islam valorizza la figura della madre di Gesù, ma è piuttosto difficile sostenere che questo indichi una propensione a valorizzare anche il pensiero e il ruolo femminile. Ripeto: per carità&#8230; Vorrei anche evitare l&#8217;altra trappola sterile, quella del benaltrismo. Ieri sulla stampa quotidiana era riportata la notizia di un avvelenamento talebano ai danni di una classe femminile. E&#8217; una storia spaventosa. Che non cancella, però, altre storie spaventose. Il tema che sto proponendo riguarda: a) lo scarso contributo storico delle donne alla creatività b) il fatto che questo derivi da un negato accesso all&#8217;istruzione c) il fatto che oggi (ripeto: per la prima volta nella storia) le donne, almeno nei paesi sviluppati, siano mediamente più istruite degli uomini. Credo che, per un piccolo sito che cerca civilmente di occuparsi di creatività e futuro, sarebbe interessante sviluppare questo argomento. Sul quale ci sarebbe molto da dire e non si è, fino ad oggi, ragionato più che tanto.</p>
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