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	Commenti a: Istruzione: ecco perché allunga la vita. E la migliora	</title>
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	<description>Teorie e pratiche della creatività.</description>
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		Di: Cornetta Maria		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cornetta Maria]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Feb 2015 11:41:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Tutto questo discorso è condivisibile solo se si aggiunge che l&#039;istruzione dev&#039;essere pluralità in tutti i sensi, senza pretese elitarie , ovvero senza i limiti economici che percmettono l&#039;accesso alle migliori performance solo a chi può permetterselo. Nessun ghetto intellettuale, dunque, la cultura sia accessibile a tutti!Nella nostra società, questo resta ancora un limite.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tutto questo discorso è condivisibile solo se si aggiunge che l&#8217;istruzione dev&#8217;essere pluralità in tutti i sensi, senza pretese elitarie , ovvero senza i limiti economici che percmettono l&#8217;accesso alle migliori performance solo a chi può permetterselo. Nessun ghetto intellettuale, dunque, la cultura sia accessibile a tutti!Nella nostra società, questo resta ancora un limite.</p>
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		Di: Vittorio Cucchi		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Vittorio Cucchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Feb 2015 18:47:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Appellarsi alla statistica per associare l’istruzione alla qualità e alla durata della vita dovrebbe essere di per sé la più convincente e la più onesta delle “campagne”. E la più necessaria, se è vero che l’istruzione, ancora ben lontana dal rappresentare una realtà “univoca” nel nostro mondo in apparenza piccolo e trafficato, offre piuttosto un parametro attendibile per cogliere l’accezione più persistente di un concetto come quello di Terzo Mondo che vorremmo confinato in qualche ponderoso studio su Alfred Sauvy. L’avere davanti agli occhi cosa accade quando l’istruzione delle bambine e delle ragazze,non esiste, ci indurrà a percepire il “nostro mondo” come luogo che proprio grazie all’istruzione, e al suo imporsi come cosa ovvia, ci consente di dibattere liberamente su natura e contenuti di ogni “sistema educativo”, da quello italiano a quello americano, da quello pubblico a quello privato. Insomma non credo di banalizzare se dico che, per quanto la scuola sia discutibile all’infinito (“Dieci, novantacinque, novecentocinquanta tesi sulla scuola”…), possiamo forse dirci felici per il solo fatto che a scuola ci siamo andati ( o ci andiamo, per gli amici giovani). Illuminate l’esempio del buon Nicholas Kristof, figlio assolutamente legittimo della scuola americana, “harvardiano doc”, e con idee tutt’altro che “populiste” su ruolo e “carriera” degli insegnanti, e forse proprio per questo capace come pochi di costruire una solida “rete” (anche, ed è stato fra i primi, nel senso “mediatico” del termine) di concretissimi progetti per associare la parola istruzione allo sviluppo di aree del nostro pianeta dove la vita può essere ancora troppo breve. E la “pragmaticità” con la quale l’editorialista del NYT invita a partecipare alle selezioni per “Win a trip” mi pare un approccio da imitare anche da noi. Insomma, nessuno ci bollerà come reazionari se ricordiamo che proprio grazie all’istruzione possiamo permetterci il lusso di cantare (magari disquisendo sottilmente sui motivi di quella probabile sgrammaticatura) “We don’t need no education.” Ma il vero, grande brick in the wall si avrà solo quando dire Harvard sarà come dire Bangui e Cambridge farà rima con Lubumbashi, e magari Baghdad e Timbuctù risorgeranno a nuova gloria. Istruzione sì, e pure globale. We need education, throughout the world.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Appellarsi alla statistica per associare l’istruzione alla qualità e alla durata della vita dovrebbe essere di per sé la più convincente e la più onesta delle “campagne”. E la più necessaria, se è vero che l’istruzione, ancora ben lontana dal rappresentare una realtà “univoca” nel nostro mondo in apparenza piccolo e trafficato, offre piuttosto un parametro attendibile per cogliere l’accezione più persistente di un concetto come quello di Terzo Mondo che vorremmo confinato in qualche ponderoso studio su Alfred Sauvy. L’avere davanti agli occhi cosa accade quando l’istruzione delle bambine e delle ragazze,non esiste, ci indurrà a percepire il “nostro mondo” come luogo che proprio grazie all’istruzione, e al suo imporsi come cosa ovvia, ci consente di dibattere liberamente su natura e contenuti di ogni “sistema educativo”, da quello italiano a quello americano, da quello pubblico a quello privato. Insomma non credo di banalizzare se dico che, per quanto la scuola sia discutibile all’infinito (“Dieci, novantacinque, novecentocinquanta tesi sulla scuola”…), possiamo forse dirci felici per il solo fatto che a scuola ci siamo andati ( o ci andiamo, per gli amici giovani). Illuminate l’esempio del buon Nicholas Kristof, figlio assolutamente legittimo della scuola americana, “harvardiano doc”, e con idee tutt’altro che “populiste” su ruolo e “carriera” degli insegnanti, e forse proprio per questo capace come pochi di costruire una solida “rete” (anche, ed è stato fra i primi, nel senso “mediatico” del termine) di concretissimi progetti per associare la parola istruzione allo sviluppo di aree del nostro pianeta dove la vita può essere ancora troppo breve. E la “pragmaticità” con la quale l’editorialista del NYT invita a partecipare alle selezioni per “Win a trip” mi pare un approccio da imitare anche da noi. Insomma, nessuno ci bollerà come reazionari se ricordiamo che proprio grazie all’istruzione possiamo permetterci il lusso di cantare (magari disquisendo sottilmente sui motivi di quella probabile sgrammaticatura) “We don’t need no education.” Ma il vero, grande brick in the wall si avrà solo quando dire Harvard sarà come dire Bangui e Cambridge farà rima con Lubumbashi, e magari Baghdad e Timbuctù risorgeranno a nuova gloria. Istruzione sì, e pure globale. We need education, throughout the world.</p>
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		Di: Antonio Sullo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Sullo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Feb 2015 18:22:43 +0000</pubDate>
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		Di: Une De Baumugnes		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Une De Baumugnes]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Jan 2015 17:55:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Tutto giusto, ma, ad onor del vero, bisognerebbe anche dire che l&#039;istruzione allunga la vita, perchè offre maggiori possibilità di non limitarsi a lavori usuranti, che sicuramente la vita l&#039;accorciano e la deprimono]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tutto giusto, ma, ad onor del vero, bisognerebbe anche dire che l&#8217;istruzione allunga la vita, perchè offre maggiori possibilità di non limitarsi a lavori usuranti, che sicuramente la vita l&#8217;accorciano e la deprimono</p>
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