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	Commenti a: Le mille strane implicazioni del successo &#8211; Metodo 38	</title>
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	<description>Teorie e pratiche della creatività.</description>
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		<title>
		Di: genziana		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/metodo-38-le-mille-strane-implicazioni-del-successo/#comment-79539</link>

		<dc:creator><![CDATA[genziana]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Mar 2013 22:19:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ciao, 
questo post è terribilmente attraente e allo stesso tempo talmente vorticoso da far paura. 
Per me il successo esteriore è direttamente proporzionale alla solitudine. Più si ha successo, più si lasciano per strada gli altri. Si parte dal plauso, si attraversa l&#039; ammirazione e si finisce nell&#039; invidia. Se si riesce a pagare questo prezzo, e a farsi amica la solitudine credo sia più facile gestirlo. Capita a volte che ci si debba limitare o non dare il massimo di sé, proprio per evitare di compromettere un delicato equilibrio nel rapporto con gli altri. In questo caso si sacrifica l&#039;&quot;io&quot; in nome del &quot;noi&quot;. E non solo a livello sociale, ma anche in un rapporto per esempio di coppia. Sono scelte, delle volte terribilmente autodistruttive. Esiste però la ricerca e il raggiungimento intimo personale non visibile di quello che solo per noi è un successo, cioè il prendere atto che non possiamo negare a noi stessi il nostro valore. E qui c&#039; è l&#039; autostima che vuole entrare prepotentemente nel discorso, ma la lascio fuori perchè sarebbe appunto un vortice..]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao,<br />
questo post è terribilmente attraente e allo stesso tempo talmente vorticoso da far paura.<br />
Per me il successo esteriore è direttamente proporzionale alla solitudine. Più si ha successo, più si lasciano per strada gli altri. Si parte dal plauso, si attraversa l&#8217; ammirazione e si finisce nell&#8217; invidia. Se si riesce a pagare questo prezzo, e a farsi amica la solitudine credo sia più facile gestirlo. Capita a volte che ci si debba limitare o non dare il massimo di sé, proprio per evitare di compromettere un delicato equilibrio nel rapporto con gli altri. In questo caso si sacrifica l'&#8221;io&#8221; in nome del &#8220;noi&#8221;. E non solo a livello sociale, ma anche in un rapporto per esempio di coppia. Sono scelte, delle volte terribilmente autodistruttive. Esiste però la ricerca e il raggiungimento intimo personale non visibile di quello che solo per noi è un successo, cioè il prendere atto che non possiamo negare a noi stessi il nostro valore. E qui c&#8217; è l&#8217; autostima che vuole entrare prepotentemente nel discorso, ma la lascio fuori perchè sarebbe appunto un vortice..</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: MircaB		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/metodo-38-le-mille-strane-implicazioni-del-successo/#comment-79523</link>

		<dc:creator><![CDATA[MircaB]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Mar 2013 17:33:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sport: occasione succolenta avere studenti che lo praticano per trasporre comportamenti e reazioni di quell&#039;ambito nella vita scolastica, la vittoria, la perdita, mi hanno detto no, sto in panchina, il mister è ,nella squadra succede, mi devo ritirare , devo farcela , superar-mi, limite , non limite .Ci sono tante storie, magari ospitate a NeU  (?) vi saprò dire se dalle mie aule può nascere qualcosa del genere o rimangono frammenti  svolazzanti detti con timidezza o con altisonanza , comunque  con coraggio e umanità.
Per la faccenda sulla riuscita  (di genere)sto intravedendo che l&#039;impegno associato alla riuscita non è più maschilmente disdicevole e valorizzato  nel lavoro di gruppo (un piccolo gruppo autentico) non una bella frase didattica,viceversa le femmine secchione e basta sono un po&#039; in disuso,anche qui apprezzate se  studiose ma in gamba ,e che quando è ora si sappiano divertire e avere almeno un&#039;altra passione oltre lo studio  ( ma io sono anche un po&#039; miope) .]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sport: occasione succolenta avere studenti che lo praticano per trasporre comportamenti e reazioni di quell&#8217;ambito nella vita scolastica, la vittoria, la perdita, mi hanno detto no, sto in panchina, il mister è ,nella squadra succede, mi devo ritirare , devo farcela , superar-mi, limite , non limite .Ci sono tante storie, magari ospitate a NeU  (?) vi saprò dire se dalle mie aule può nascere qualcosa del genere o rimangono frammenti  svolazzanti detti con timidezza o con altisonanza , comunque  con coraggio e umanità.<br />
Per la faccenda sulla riuscita  (di genere)sto intravedendo che l&#8217;impegno associato alla riuscita non è più maschilmente disdicevole e valorizzato  nel lavoro di gruppo (un piccolo gruppo autentico) non una bella frase didattica,viceversa le femmine secchione e basta sono un po&#8217; in disuso,anche qui apprezzate se  studiose ma in gamba ,e che quando è ora si sappiano divertire e avere almeno un&#8217;altra passione oltre lo studio  ( ma io sono anche un po&#8217; miope) .</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Walter Conti		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/metodo-38-le-mille-strane-implicazioni-del-successo/#comment-79522</link>

		<dc:creator><![CDATA[Walter Conti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Mar 2013 16:54:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[SUCCESSO OBBLIGATORIO?

Nella crisi economica che ci avvolge mi pare che il successo o l&#039;apparente tale sia quasi un passaggio obbligato per mantenersi a galla.
Senza di esso non hai visibilità, non sei riconosciuto, nessuno parla di te, non esisti, non sei &quot;visto in TV&quot; come a volte capita di trovare scritto sui blister di piccoli utensili domestici negli espositori dei centri commerciali.

Personalmente ho rielaborato una frase che mi aveva colpito, di cui non ricordo più l&#039;autore, forse Carlo Scarpa, che diceva che &quot;il successo (di un manufatto) è una questione di millimetri&quot; aggiungendo come mia nota personale &quot; ed io l&#039;ho mancato di qualche decina di metri&quot;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>SUCCESSO OBBLIGATORIO?</p>
<p>Nella crisi economica che ci avvolge mi pare che il successo o l&#8217;apparente tale sia quasi un passaggio obbligato per mantenersi a galla.<br />
Senza di esso non hai visibilità, non sei riconosciuto, nessuno parla di te, non esisti, non sei &#8220;visto in TV&#8221; come a volte capita di trovare scritto sui blister di piccoli utensili domestici negli espositori dei centri commerciali.</p>
<p>Personalmente ho rielaborato una frase che mi aveva colpito, di cui non ricordo più l&#8217;autore, forse Carlo Scarpa, che diceva che &#8220;il successo (di un manufatto) è una questione di millimetri&#8221; aggiungendo come mia nota personale &#8221; ed io l&#8217;ho mancato di qualche decina di metri&#8221;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: jac		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/metodo-38-le-mille-strane-implicazioni-del-successo/#comment-79521</link>

		<dc:creator><![CDATA[jac]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Mar 2013 16:05:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[AM chiede esempi. Ma allora cominciamo dall&#039;origine. Dalla nascita. E dalla depressione post partum. Potrebbe insegnare molto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>AM chiede esempi. Ma allora cominciamo dall&#8217;origine. Dalla nascita. E dalla depressione post partum. Potrebbe insegnare molto.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Fiorella Palomba		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/metodo-38-le-mille-strane-implicazioni-del-successo/#comment-79520</link>

		<dc:creator><![CDATA[Fiorella Palomba]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Mar 2013 16:01:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Wow, quanti quesiti!
-	Il successo: non è una parola che mi piace, preferisco autorelazzazione (anche se il suono della parola non si aggrada) o apprezzamento. So che sono sfumature diverse, ma per me è così e cerco di spiegare perché.
Sono cresciuta molto apprezzata e coccolata in famiglia e a scuola, poi nel ’68 la svolta del vivere collaborando. É per questo che continuo a pensare al SUCCESSO come a un fatto individuale che poco si addice al mio modo di lavorare. Naturalmente sto andando di accetta, i riferimenti di Annamaria al calvinismo, al buddismo comporterebbero fiumi di riflessioni, approfondimenti e conoscenze di cui onestamente non dispongo.  
-	La differenza di genere a scuola: nell’universo di ragazze e ragazzi con cui lavoro c’è ancora lo spaccone e la ragazza impegnata. Ne sono consapevoli, ma le ragazze snobbano gli spacconi. 
-	Il successo è di destra o di sinistra? Bella domanda.! La mia risposta è al primo punto.
-	Per ultimo: preferisco i perdenti, ma non conigli, ho simpatia per i vicenti se sono appassionati come Francesco TOTTI (*_))]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Wow, quanti quesiti!<br />
&#8211;	Il successo: non è una parola che mi piace, preferisco autorelazzazione (anche se il suono della parola non si aggrada) o apprezzamento. So che sono sfumature diverse, ma per me è così e cerco di spiegare perché.<br />
Sono cresciuta molto apprezzata e coccolata in famiglia e a scuola, poi nel ’68 la svolta del vivere collaborando. É per questo che continuo a pensare al SUCCESSO come a un fatto individuale che poco si addice al mio modo di lavorare. Naturalmente sto andando di accetta, i riferimenti di Annamaria al calvinismo, al buddismo comporterebbero fiumi di riflessioni, approfondimenti e conoscenze di cui onestamente non dispongo.<br />
&#8211;	La differenza di genere a scuola: nell’universo di ragazze e ragazzi con cui lavoro c’è ancora lo spaccone e la ragazza impegnata. Ne sono consapevoli, ma le ragazze snobbano gli spacconi.<br />
&#8211;	Il successo è di destra o di sinistra? Bella domanda.! La mia risposta è al primo punto.<br />
&#8211;	Per ultimo: preferisco i perdenti, ma non conigli, ho simpatia per i vicenti se sono appassionati come Francesco TOTTI (*_))</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Federica Andreini		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/metodo-38-le-mille-strane-implicazioni-del-successo/#comment-79519</link>

		<dc:creator><![CDATA[Federica Andreini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Mar 2013 14:00:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi viene in mente un&#039;intervista fatta a Panatta da Fabio Fazio qualche anno fa. Parlando del periodo d&#039;oro del tennis italiano di cui Panatta faceva parte, disse che in quel momento mancava una cultura a vincere. Mi trovai immediatamente d&#039;accordo. Nei giorni successivi all&#039;intervista ci pensai parecchio e pensai che per imparare a vincere ci vogliono dei maestri di vita che ti insegnino che cos&#039;è il rischio e che cosa significhi correrlo. Ci vogliono persone nella propria vita che ci aiutino a pensare e ad immaginare ciò che andrai a fare e a visualizzare ciò che potrebbe accadere. Perchè quando si è davvero preparati non è la paura che senti, ma l&#039;emozione di esserci e sai che il rischio di perdere esiste, se esiste uno più bravo di te. Saper vincere come saper perdere per me hanno molto a che fare con la preparazione personale, con la capacità di progettare qualcosa. Se si è preparati e capaci di progettare, vincere o perdere sono solo il responso finale; la capacità di gestione dell’una o dell’altra possibilità invece fanno parte del progetto stesso, perché in ogni progetto che si rispetti è sempre previsto un “dopo”.
Nike qualche anno fa fece una campagna pubblicitaria nei suoi negozi, secondo me molto intelligente: sulle vetrine c&#039;era scritto &quot;não ha limites ao linha final&quot;- non c&#039;è limite alla linea di fondo campo. Infatti, non c’è limite al dopo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi viene in mente un&#8217;intervista fatta a Panatta da Fabio Fazio qualche anno fa. Parlando del periodo d&#8217;oro del tennis italiano di cui Panatta faceva parte, disse che in quel momento mancava una cultura a vincere. Mi trovai immediatamente d&#8217;accordo. Nei giorni successivi all&#8217;intervista ci pensai parecchio e pensai che per imparare a vincere ci vogliono dei maestri di vita che ti insegnino che cos&#8217;è il rischio e che cosa significhi correrlo. Ci vogliono persone nella propria vita che ci aiutino a pensare e ad immaginare ciò che andrai a fare e a visualizzare ciò che potrebbe accadere. Perchè quando si è davvero preparati non è la paura che senti, ma l&#8217;emozione di esserci e sai che il rischio di perdere esiste, se esiste uno più bravo di te. Saper vincere come saper perdere per me hanno molto a che fare con la preparazione personale, con la capacità di progettare qualcosa. Se si è preparati e capaci di progettare, vincere o perdere sono solo il responso finale; la capacità di gestione dell’una o dell’altra possibilità invece fanno parte del progetto stesso, perché in ogni progetto che si rispetti è sempre previsto un “dopo”.<br />
Nike qualche anno fa fece una campagna pubblicitaria nei suoi negozi, secondo me molto intelligente: sulle vetrine c&#8217;era scritto &#8220;não ha limites ao linha final&#8221;- non c&#8217;è limite alla linea di fondo campo. Infatti, non c’è limite al dopo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: PauL		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/metodo-38-le-mille-strane-implicazioni-del-successo/#comment-79518</link>

		<dc:creator><![CDATA[PauL]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Mar 2013 12:46:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Buongiorno,
parlo della mia personale esperienza. Io del successo non ho paura, perchè non lo identifico a priori.
I miei 3 valori FONDAMENTALI, che mi hanno permesso di crescere e maturare, sono:
-Sport (e lavoro)
-Semplicità
-Fede religiosa

Da questi tre punti, si esplica facilmente il mio pensiero, riguardo l&#039; articolo di oggi.

-Ogni giorno conduco la mia vita, con i doveri ed i piaceri, senza nessun traguardo da raggiungere. Ogni giorno cerco di far bene quello che faccio.

-Non voglio mettere mai troppa carne al fuoco, per raggiungere chissà quali &quot;performances&quot;; io punto a cose semplici, quasi spontanee ma, che nella loro naturalezza, siano curate nel minimo dettaglio.

-Qualora qualcosa non dovesse andare come preventivato, pochi minuti di preghiera, auto-analisi e distacco materiale dalla situazione e, ricomincio; coltivando le mie passioni.
 
Chi coltiva bene le proprie passioni, farà sicuramente successo.

Un saluto a tutti/e
PauL]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Buongiorno,<br />
parlo della mia personale esperienza. Io del successo non ho paura, perchè non lo identifico a priori.<br />
I miei 3 valori FONDAMENTALI, che mi hanno permesso di crescere e maturare, sono:<br />
-Sport (e lavoro)<br />
-Semplicità<br />
-Fede religiosa</p>
<p>Da questi tre punti, si esplica facilmente il mio pensiero, riguardo l&#8217; articolo di oggi.</p>
<p>-Ogni giorno conduco la mia vita, con i doveri ed i piaceri, senza nessun traguardo da raggiungere. Ogni giorno cerco di far bene quello che faccio.</p>
<p>-Non voglio mettere mai troppa carne al fuoco, per raggiungere chissà quali &#8220;performances&#8221;; io punto a cose semplici, quasi spontanee ma, che nella loro naturalezza, siano curate nel minimo dettaglio.</p>
<p>-Qualora qualcosa non dovesse andare come preventivato, pochi minuti di preghiera, auto-analisi e distacco materiale dalla situazione e, ricomincio; coltivando le mie passioni.</p>
<p>Chi coltiva bene le proprie passioni, farà sicuramente successo.</p>
<p>Un saluto a tutti/e<br />
PauL</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Achille		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/metodo-38-le-mille-strane-implicazioni-del-successo/#comment-79517</link>

		<dc:creator><![CDATA[Achille]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Mar 2013 11:55:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Penso che la paura del successo, la simpatia per l&#039;insucesso, come la determinazione nell&#039;ottenerlo, e la fatica nel gestirlo siano frutto della stessa grande importanza datto allo stesso, ed del carico emotivo che ne consegue. Se lo si considera come un accidente che capita talvolta quando l&#039;impegno che si mette naturalmente in qualcosa in cui si ha interesse incontra il consenso di più persone, ci si accorge che non è nulla di speciale. In teoria, in termini puramente evolutivi, potrebbe aumentare le probabilità di incontrare un partner adatto alla riproduzione, il successo non si ottiene da soli, ma è una proclamazione data dagli altri, quindi il riconoscimento che quello che si è e si fa è gradito agli altri. Ma la cosa è molto più complicata di così nella società umana dove l&#039;affezione, la volontà di cura, e la compassione giocano comunque un ruolo, e spesso le religioni deprecano la volontà di vittoria assoluta, si veda la superbia di satana, o la necessità di arrendersi alla morte, e di liberarsi dai propri attaccamenti per buona parte del pensiero indiano. In tutti questi casi, però viene a costruirsi poi nella cultura un enfasi eroica su chi vince attraverso queste sconfitte, perchè chi non è libero da questa pulsione la cerca in ogni caso, e così si rende più difficile una simile strada, costruendo su questo il senso di se.

Ma ripeto, non c&#039;è differenza tra la vittoria e la sconfitta se non in termini di gestione pratica della situazione, quando questa consegue il perseguimento di qualcosa a cui a prescindere dal risultato si tende naturalmente. Aver paura di non riuscire a raggiungere gli stessi risultati di nuovo può essere normale, ma in realtà non bisogna preoccuparsene, altrimenti si costruisce una tensione che toglie flessibilità. Il rifiuto dall possibilità d&#039;errore rende impossibile un apprendimento ulteriore che può derivare dalla necessità di distruggere ciò che dagli altri è stato accettato e certificato. In questo caso la paura di vincere è forse paura di essere definiti dalla società in maniera precisa, ma se esiste questa paura probabilmente il timore che c&#039;è di fondo è quello di dimostrarsi poi incoerenti o improduttivi, e quindi di perdere autorevolezza e stima. Oppure di avere sulle spalle la responsabilità di un risultato che si ritiene parziale. Ma non penso bisogna farci così tanto caso, le variabili in gioco sono sempre talmente tante, e il futuro va lasciato aperto tenendo conto del passato solo come spunto. 

Un Saluto Affettuoso a tutti :)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Penso che la paura del successo, la simpatia per l&#8217;insucesso, come la determinazione nell&#8217;ottenerlo, e la fatica nel gestirlo siano frutto della stessa grande importanza datto allo stesso, ed del carico emotivo che ne consegue. Se lo si considera come un accidente che capita talvolta quando l&#8217;impegno che si mette naturalmente in qualcosa in cui si ha interesse incontra il consenso di più persone, ci si accorge che non è nulla di speciale. In teoria, in termini puramente evolutivi, potrebbe aumentare le probabilità di incontrare un partner adatto alla riproduzione, il successo non si ottiene da soli, ma è una proclamazione data dagli altri, quindi il riconoscimento che quello che si è e si fa è gradito agli altri. Ma la cosa è molto più complicata di così nella società umana dove l&#8217;affezione, la volontà di cura, e la compassione giocano comunque un ruolo, e spesso le religioni deprecano la volontà di vittoria assoluta, si veda la superbia di satana, o la necessità di arrendersi alla morte, e di liberarsi dai propri attaccamenti per buona parte del pensiero indiano. In tutti questi casi, però viene a costruirsi poi nella cultura un enfasi eroica su chi vince attraverso queste sconfitte, perchè chi non è libero da questa pulsione la cerca in ogni caso, e così si rende più difficile una simile strada, costruendo su questo il senso di se.</p>
<p>Ma ripeto, non c&#8217;è differenza tra la vittoria e la sconfitta se non in termini di gestione pratica della situazione, quando questa consegue il perseguimento di qualcosa a cui a prescindere dal risultato si tende naturalmente. Aver paura di non riuscire a raggiungere gli stessi risultati di nuovo può essere normale, ma in realtà non bisogna preoccuparsene, altrimenti si costruisce una tensione che toglie flessibilità. Il rifiuto dall possibilità d&#8217;errore rende impossibile un apprendimento ulteriore che può derivare dalla necessità di distruggere ciò che dagli altri è stato accettato e certificato. In questo caso la paura di vincere è forse paura di essere definiti dalla società in maniera precisa, ma se esiste questa paura probabilmente il timore che c&#8217;è di fondo è quello di dimostrarsi poi incoerenti o improduttivi, e quindi di perdere autorevolezza e stima. Oppure di avere sulle spalle la responsabilità di un risultato che si ritiene parziale. Ma non penso bisogna farci così tanto caso, le variabili in gioco sono sempre talmente tante, e il futuro va lasciato aperto tenendo conto del passato solo come spunto. </p>
<p>Un Saluto Affettuoso a tutti 🙂</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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