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	Commenti a: Il Liber Novus di Jung, tra un anno e l&#8217;altro	</title>
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	<description>Teorie e pratiche della creatività.</description>
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		Di: Graziano		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Graziano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Dec 2009 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ciao Martina, ciao Elisabetta, ciao a tutte e tutti. Siamo arrivati, partendo dal post di Martina, a parlare di un grave problema: l&#039;aver perso un lavoro. Enorme problema, soprattutto oggi e, in prospettiva, sempre di più in futuro. Un trend, purtroppo, irreversibile e con il quale dover fare i conti. Naturalmente basta solo spingere lo sguardo poco più avanti ci accorgeremo che il vero problema è il lavoro &quot;tout court&quot;. Il lavoro non sara più così come lo abbiamo conosciuto negli anni passati. Invito, chi vuole, a leggere, dal sito di Overquaranta, un testo, da me scritto in tempi non sospetti; quelli, per intenderci, dove si parlava di crisi legata alle speculazioni finanziarie, (che pure ci sono state) e non, invece, come io sostengo, come risultato di una struttura del lavoro che sta cambiando. Ecco il link: http://www.overquaranta.it/list.php?lang=&amp;c=255&amp;cr=10 Il lavoro deve tornare, quindi, in quanto elemento che struttura e riempie la vita di una persona (uomo o donna che sia), al centro delle attenzioni dei governi. Cosa che, invece, e purtroppo, non sta accadendo. I governi, e quello italiano è, a mio parere, uno dei più negativamente paradigmatici, si occupano, ma in modo reattivo, di tentare di risolvere i problemi quando già hanno prodotto danni irreparabili e quando sono, quindi, irrisolvibili; con la cassa integrazione, per esempio, che allunga l&#039;agonia, produce ulteriore frustrazione e, nella grande maggioranza dei casi, non risolve il problema. Difficile, peraltro, che riescano a risolvere i problemi persone che dei problemi sono parte integrale avendo contribuito a crearli (e non parlo solo dei governi, bensì della politica e dei sindacati stessi)! Mettere il lavoro al centro significa farsi carico di una visione, e di politiche consequenziali, che ne riconosca il vero valore (lo strutturare, appunto, e riempire, la vita delle persone). Ciò implica una rivoluzione concettuale che, senza riportarci a visioni statalistiche dell&#039;economia, veda i governi, e tutte le parti sociali in senso più ampio, a ipotizzare politiche di tipo proattivo e non reattivo. Naturalmente è molto più efficace (per gli obietttivi che hanno i politici ma non per quelli del paese...) dire che sono stati stanziati &quot;enne&quot; miliardi per la cassa integrazione (o &quot;enne&quot; per la social card...), che spiegare quali saranno le nuove logiche industriali per il paese per essere ancora competitivi nel futuro, mettere i soldi necessari, e gestire la problematica in modo organico e corretto. D&#039;altra parte (e mi scuso se torno sempre lì ma non vedo alternative al farlo) c&#039;è pochino da aspettarci da un paese che, nel 1994, ha creduto a una persona che ha &quot;firmato&quot; un contratto con gli italiani dove prometteva che, se non ce l&#039;avesse fatta a ridurre le aliquote fiscali a due, 23 e 33%, non si sarebbe ripresentato alle elezioni e ora, sedici anni dopo!, ripete la stessa cosa (non sto parlando della correttezza della proposta, che è un altro argomento) e, molto probabilmente, molti gli crederanno ancora.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Martina, ciao Elisabetta, ciao a tutte e tutti. Siamo arrivati, partendo dal post di Martina, a parlare di un grave problema: l&#8217;aver perso un lavoro. Enorme problema, soprattutto oggi e, in prospettiva, sempre di più in futuro. Un trend, purtroppo, irreversibile e con il quale dover fare i conti. Naturalmente basta solo spingere lo sguardo poco più avanti ci accorgeremo che il vero problema è il lavoro &#8220;tout court&#8221;. Il lavoro non sara più così come lo abbiamo conosciuto negli anni passati. Invito, chi vuole, a leggere, dal sito di Overquaranta, un testo, da me scritto in tempi non sospetti; quelli, per intenderci, dove si parlava di crisi legata alle speculazioni finanziarie, (che pure ci sono state) e non, invece, come io sostengo, come risultato di una struttura del lavoro che sta cambiando. Ecco il link: <a href="http://www.overquaranta.it/list.php?lang=&#038;c=255&#038;cr=10" rel="nofollow ugc">http://www.overquaranta.it/list.php?lang=&#038;c=255&#038;cr=10</a> Il lavoro deve tornare, quindi, in quanto elemento che struttura e riempie la vita di una persona (uomo o donna che sia), al centro delle attenzioni dei governi. Cosa che, invece, e purtroppo, non sta accadendo. I governi, e quello italiano è, a mio parere, uno dei più negativamente paradigmatici, si occupano, ma in modo reattivo, di tentare di risolvere i problemi quando già hanno prodotto danni irreparabili e quando sono, quindi, irrisolvibili; con la cassa integrazione, per esempio, che allunga l&#8217;agonia, produce ulteriore frustrazione e, nella grande maggioranza dei casi, non risolve il problema. Difficile, peraltro, che riescano a risolvere i problemi persone che dei problemi sono parte integrale avendo contribuito a crearli (e non parlo solo dei governi, bensì della politica e dei sindacati stessi)! Mettere il lavoro al centro significa farsi carico di una visione, e di politiche consequenziali, che ne riconosca il vero valore (lo strutturare, appunto, e riempire, la vita delle persone). Ciò implica una rivoluzione concettuale che, senza riportarci a visioni statalistiche dell&#8217;economia, veda i governi, e tutte le parti sociali in senso più ampio, a ipotizzare politiche di tipo proattivo e non reattivo. Naturalmente è molto più efficace (per gli obietttivi che hanno i politici ma non per quelli del paese&#8230;) dire che sono stati stanziati &#8220;enne&#8221; miliardi per la cassa integrazione (o &#8220;enne&#8221; per la social card&#8230;), che spiegare quali saranno le nuove logiche industriali per il paese per essere ancora competitivi nel futuro, mettere i soldi necessari, e gestire la problematica in modo organico e corretto. D&#8217;altra parte (e mi scuso se torno sempre lì ma non vedo alternative al farlo) c&#8217;è pochino da aspettarci da un paese che, nel 1994, ha creduto a una persona che ha &#8220;firmato&#8221; un contratto con gli italiani dove prometteva che, se non ce l&#8217;avesse fatta a ridurre le aliquote fiscali a due, 23 e 33%, non si sarebbe ripresentato alle elezioni e ora, sedici anni dopo!, ripete la stessa cosa (non sto parlando della correttezza della proposta, che è un altro argomento) e, molto probabilmente, molti gli crederanno ancora.</p>
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		Di: Utente Anonimo		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/parole-tra-un-anno-e-laltro/#comment-3268</link>

		<dc:creator><![CDATA[Utente Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Dec 2009 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Auguri! E ringrazio la pura serendipity (o forse, visto che c&#039;è in giro Jung, la pura sincronicità*) che mi ha portato in questo bellissimo post. Eleonora Lampis (oh, io ci ho provato a registrarmi, ma o avete un sistema molto sofisticato che preseleziona gli iscritti a usmate o qualcosa non funziona) *http://it.wikipedia.org/wiki/Sincronicit%C3%A0]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Auguri! E ringrazio la pura serendipity (o forse, visto che c&#8217;è in giro Jung, la pura sincronicità*) che mi ha portato in questo bellissimo post. Eleonora Lampis (oh, io ci ho provato a registrarmi, ma o avete un sistema molto sofisticato che preseleziona gli iscritti a usmate o qualcosa non funziona) *http://it.wikipedia.org/wiki/Sincronicit%C3%A0</p>
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		<title>
		Di: annamaria		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/parole-tra-un-anno-e-laltro/#comment-3267</link>

		<dc:creator><![CDATA[annamaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Dec 2009 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ANCORA SUGLI STEREOTIPI. E SULLO HUMOUR. E SUI RAPPORTI TRA LOGICA E MATEMATICA ... però, insomma, un modo eccellente per scardinare gli stereotipi più consolidati è lo humour. Nel giorno della Befana vi copio e incollo una acuta storiella che mi manda Lorenzo Enriques, a cui l&#039;ha inviata &quot;un insigne amico linguista&quot; ----- SUI RAPPORTI TRA LOGICA E MATEMATICA C&#039;erano due suore Una era soprannominata Sorella Matematica (SM) e l&#039;altra era soprannominata Sorella Logica (SL). Sta facendosi buio e le due suore sono ancora lontane dal convento. SM: Hai notato che un uomo ci sta seguendo da esattamente 38 minuti e mezzo? Mi chiedo cosa voglia da noi... SL : È logico. Ci vuole ****. SM: Oh, no! Di questo passo ci raggiungerà in 15 minuti al massimo. Cosa possiamo fare? SL : La sola cosa logica da fare è camminare più veloce. Poco più tardi... SM: Non sta funzionando... SL : Naturalmente non funziona. L&#039;uomo ha fatto la sola cosa logica: ha cominciato a camminare più velocemente anche lui. SM: E allora cosa facciamo? Di questo passo ci raggiungerà in un minuto! SL : La sola cosa logica da fare è dividersi: tu vai da questa parte e io da quest&#039;altra. Non può seguirci entrambe. Così l&#039;uomo decide di seguire Sorella Logica. Sorella Matematica arriva al convento e comincia a preoccuparsi per Sorella Logica. Infine Sorella Logica arriva. SM: Sorella Logica! Grazie al cielo sei qui! Cosa è successo? SL : È successa la sola cosa logica: l&#039;uomo non poteva seguire entrambe e così ha seguito me. SM: Sì, sì! Ma cosa è successo dopo? SL : La sola cosa logica: io ho cominciato a correre più veloce che potevo e lui ha cominciato a correre più veloce che poteva. SM: E? SL : Ed è successa la sola cosa logica: mi ha raggiunta. SM: Oh, signore! Cosa hai fatto? SL : La sola cosa logica da fare: mi sono alzata il vestito. SM: Oh, Sorella! Cosa ha fatto l&#039;uomo? SL : La sola cosa logica da fare: si è tirato giù i pantaloni. SM: Oh, no! Cosa è successo dopo? SL : Non è logico, sorella? Una suora con il vestito alzato corre più veloce di un uomo con i pantaloni abbassati. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ANCORA SUGLI STEREOTIPI. E SULLO HUMOUR. E SUI RAPPORTI TRA LOGICA E MATEMATICA &#8230; però, insomma, un modo eccellente per scardinare gli stereotipi più consolidati è lo humour. Nel giorno della Befana vi copio e incollo una acuta storiella che mi manda Lorenzo Enriques, a cui l&#8217;ha inviata &#8220;un insigne amico linguista&#8221; &#8212;&#8211; SUI RAPPORTI TRA LOGICA E MATEMATICA C&#8217;erano due suore Una era soprannominata Sorella Matematica (SM) e l&#8217;altra era soprannominata Sorella Logica (SL). Sta facendosi buio e le due suore sono ancora lontane dal convento. SM: Hai notato che un uomo ci sta seguendo da esattamente 38 minuti e mezzo? Mi chiedo cosa voglia da noi&#8230; SL : È logico. Ci vuole ****. SM: Oh, no! Di questo passo ci raggiungerà in 15 minuti al massimo. Cosa possiamo fare? SL : La sola cosa logica da fare è camminare più veloce. Poco più tardi&#8230; SM: Non sta funzionando&#8230; SL : Naturalmente non funziona. L&#8217;uomo ha fatto la sola cosa logica: ha cominciato a camminare più velocemente anche lui. SM: E allora cosa facciamo? Di questo passo ci raggiungerà in un minuto! SL : La sola cosa logica da fare è dividersi: tu vai da questa parte e io da quest&#8217;altra. Non può seguirci entrambe. Così l&#8217;uomo decide di seguire Sorella Logica. Sorella Matematica arriva al convento e comincia a preoccuparsi per Sorella Logica. Infine Sorella Logica arriva. SM: Sorella Logica! Grazie al cielo sei qui! Cosa è successo? SL : È successa la sola cosa logica: l&#8217;uomo non poteva seguire entrambe e così ha seguito me. SM: Sì, sì! Ma cosa è successo dopo? SL : La sola cosa logica: io ho cominciato a correre più veloce che potevo e lui ha cominciato a correre più veloce che poteva. SM: E? SL : Ed è successa la sola cosa logica: mi ha raggiunta. SM: Oh, signore! Cosa hai fatto? SL : La sola cosa logica da fare: mi sono alzata il vestito. SM: Oh, Sorella! Cosa ha fatto l&#8217;uomo? SL : La sola cosa logica da fare: si è tirato giù i pantaloni. SM: Oh, no! Cosa è successo dopo? SL : Non è logico, sorella? Una suora con il vestito alzato corre più veloce di un uomo con i pantaloni abbassati. </p>
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		<title>
		Di: annamaria		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/parole-tra-un-anno-e-laltro/#comment-3266</link>

		<dc:creator><![CDATA[annamaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Dec 2009 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[IMMAGINARIO, BISTECCHE E DIBATTITO POLITICO @ elisabetta: ... avercela, una ricetta. Temo che, invece, ci tocchi andare avanti in modo empirico. Stando attenti, però, a cogliere le opportunità che si possono presentare, sia nella sfera privata che in quella pubblica. Mi spiego con un paragone ambientalista: come uno spegne la luce o non mangia carne o abbassa il riscaldamento o compra alimenti a chilometri zero o fa la doccia invece che il bagno, sapendo che il suo gesto non risolve il problema del riscaldamento globale ma ha comunque un doppio valore (è un segno di militanza e di responsabilità. Sommato a milioni di altri piccoli gesti può cominciare a cambiare le cose), così penso che si possa cominciare ad attuare, individualmente, una serie di piccoli gesti di ecologia dell&#039;immaginario. Non lasciandosi intrappolare dagli stereotipi, e mettendoli ostinatamente in discussione quando li si incontra. Comportandosi fuori dagli schemi, insomma: i comportamenti sono contagiosi, nel male (e lo vediamo) ma, credo, anche nel bene. C&#039;è una seconda sfera, più ampia: riguarda il trasmettere visioni &quot;non intrappolate&quot; e il promuoverne l&#039;adozione. Ai figli, prima di tutto. Agli studenti (chi insegna. Quest&#039;anno ho finito il corso in Bocconi proprio con una lezione sugli stereotipi, per esempio). Ai colleghi. Agli amici. E&#039;, tornando all&#039;ambientalismo, un po&#039; come insegnare a fare la raccolta differenziata. Poco alla volta, l&#039;abitudine su diffonde. E c&#039;è una terza sfera, ancora più ampia: si tratta di fare pressione e di organizzarsi. Per esempio, se una pubblicità è sessista, volgare o discriminatoria si può fare come spiega Giovanna Cosenza. Organizzarsi è più difficile. Anche perché sul tema esistono incrostazioni linguistiche e ideologiche che risalgono al secolo scorso, e che di sicuro vengono riproposte con le migliori intenzioni, ma nei fatti non aiutano a sviluppare pensieri e azioni nuove. Credo che ci vorrebbe un reset, e che dovremmo partire da una serie di dati certi e di evidenze non soggettive, per costruirci sopra proposte e azioni. Ci sto lavorando, e prometto che non appena c&#039;è qualcosa di minimamente concreto comunico e coinvolgo. @ Graziano: insomma, le bistecche sono sempre quelle. Il fatto è che ci vuole un sacco di tempo e di energia a cucinarle... per questo continuare a parlarne può essere utile. Ci aiuta a non distrarci e a non dimenticarcele sul fuoco ;) @ Gabri: (uh, dai, diamoci del tu...). Mah, ho letto da qualche parte che in rete la gente cerca soprattutto conferme a quanto crede (quindi legge solo siti che corrispondono alle sue idee, e posta per riconfermarsi in quello che pensa). Ma anche con i quotidiani facciamo così. E&#039; il tuo caso 2). E poi c&#039;è una rumorosissima minoranza che va in cerca di occasioni per scaricare rabbia e aggressività. E&#039; il caso 1), credo. La mia sensazione è che il dibattito sia più fertile nei siti che non sono per definizione &quot;politici&quot;, ma si occupano di diffondere progetti e pratiche virtuosi (molti siti sull&#039;ambiente, in inglese e qualcuno anche in italiano, per esempio. Ho messo alcuni indirizzi nella pagina &quot;Ambiente&quot; di NeU). E anche nei siti che si propongono di diffondere conoscenze su un tema politicamente sensibile, anche facendo controinformazione (per esempio, sui temi economici, c&#039;è lavoce.info). Ma, sempre per esempio, su temi analoghi anche Lorella Napoleoni su Facebook sta facendo un ottimo lavoro. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>IMMAGINARIO, BISTECCHE E DIBATTITO POLITICO @ elisabetta: &#8230; avercela, una ricetta. Temo che, invece, ci tocchi andare avanti in modo empirico. Stando attenti, però, a cogliere le opportunità che si possono presentare, sia nella sfera privata che in quella pubblica. Mi spiego con un paragone ambientalista: come uno spegne la luce o non mangia carne o abbassa il riscaldamento o compra alimenti a chilometri zero o fa la doccia invece che il bagno, sapendo che il suo gesto non risolve il problema del riscaldamento globale ma ha comunque un doppio valore (è un segno di militanza e di responsabilità. Sommato a milioni di altri piccoli gesti può cominciare a cambiare le cose), così penso che si possa cominciare ad attuare, individualmente, una serie di piccoli gesti di ecologia dell&#8217;immaginario. Non lasciandosi intrappolare dagli stereotipi, e mettendoli ostinatamente in discussione quando li si incontra. Comportandosi fuori dagli schemi, insomma: i comportamenti sono contagiosi, nel male (e lo vediamo) ma, credo, anche nel bene. C&#8217;è una seconda sfera, più ampia: riguarda il trasmettere visioni &#8220;non intrappolate&#8221; e il promuoverne l&#8217;adozione. Ai figli, prima di tutto. Agli studenti (chi insegna. Quest&#8217;anno ho finito il corso in Bocconi proprio con una lezione sugli stereotipi, per esempio). Ai colleghi. Agli amici. E&#8217;, tornando all&#8217;ambientalismo, un po&#8217; come insegnare a fare la raccolta differenziata. Poco alla volta, l&#8217;abitudine su diffonde. E c&#8217;è una terza sfera, ancora più ampia: si tratta di fare pressione e di organizzarsi. Per esempio, se una pubblicità è sessista, volgare o discriminatoria si può fare come spiega Giovanna Cosenza. Organizzarsi è più difficile. Anche perché sul tema esistono incrostazioni linguistiche e ideologiche che risalgono al secolo scorso, e che di sicuro vengono riproposte con le migliori intenzioni, ma nei fatti non aiutano a sviluppare pensieri e azioni nuove. Credo che ci vorrebbe un reset, e che dovremmo partire da una serie di dati certi e di evidenze non soggettive, per costruirci sopra proposte e azioni. Ci sto lavorando, e prometto che non appena c&#8217;è qualcosa di minimamente concreto comunico e coinvolgo. @ Graziano: insomma, le bistecche sono sempre quelle. Il fatto è che ci vuole un sacco di tempo e di energia a cucinarle&#8230; per questo continuare a parlarne può essere utile. Ci aiuta a non distrarci e a non dimenticarcele sul fuoco 😉 @ Gabri: (uh, dai, diamoci del tu&#8230;). Mah, ho letto da qualche parte che in rete la gente cerca soprattutto conferme a quanto crede (quindi legge solo siti che corrispondono alle sue idee, e posta per riconfermarsi in quello che pensa). Ma anche con i quotidiani facciamo così. E&#8217; il tuo caso 2). E poi c&#8217;è una rumorosissima minoranza che va in cerca di occasioni per scaricare rabbia e aggressività. E&#8217; il caso 1), credo. La mia sensazione è che il dibattito sia più fertile nei siti che non sono per definizione &#8220;politici&#8221;, ma si occupano di diffondere progetti e pratiche virtuosi (molti siti sull&#8217;ambiente, in inglese e qualcuno anche in italiano, per esempio. Ho messo alcuni indirizzi nella pagina &#8220;Ambiente&#8221; di NeU). E anche nei siti che si propongono di diffondere conoscenze su un tema politicamente sensibile, anche facendo controinformazione (per esempio, sui temi economici, c&#8217;è lavoce.info). Ma, sempre per esempio, su temi analoghi anche Lorella Napoleoni su Facebook sta facendo un ottimo lavoro. </p>
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		<title>
		Di: Utente Anonimo		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/parole-tra-un-anno-e-laltro/#comment-3265</link>

		<dc:creator><![CDATA[Utente Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Dec 2009 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Incuriosita dal fatto che per l&#039;elezione di Obama si sia adoperata in larga misura la rete, per qualche mese ho seguito alcuni blog e forum di giornaliste e giornalisti delle testate più importanti ( ovviamente non faccio nomi ). La risposta che cercavo era : qual è lo stato del dibattito politico in rete ? Devo ancora elaborare i risultati, ma a qualche conclusione mi pare di essere arrivata. 1) Il blog di un notissimo giornalista TV e carta stampata è completamente intasato da avversari politici che postano per il piacere di denigrare il suddetto, con la solita sequela di attacchi personali e insulti razzisti. Il giornalista dimostra di avere nervi saldi perché in genere non risponde, non chiude il blog né cancella, sicché i postatori restano spettacolo a se stessi, spettacolo deprimente, se devo dire la mia. 2) In altri blog o forum in genere il dibattito si limita a commenti, denunce e scambi di informazioni; ma, e questo mi sembra più interessante, il blog si accende quando è intravisto un possibile leader ( Grillo, Di Pietro, addirittura Saviano) a seguito di qualche rilevante episodio di cronaca politica. Emblematico l&#039;entusiasmo suscitato da Rosy Bindi dopo la sua famosa risposta a Berlusconi &quot; Non sono una donna a sua disposizione&quot;. Però niente più di questo. Gentile Annamaria, le risulta che altrove il dibattito politico in rete abbia caratteristiche diverse ? Gabri]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Incuriosita dal fatto che per l&#8217;elezione di Obama si sia adoperata in larga misura la rete, per qualche mese ho seguito alcuni blog e forum di giornaliste e giornalisti delle testate più importanti ( ovviamente non faccio nomi ). La risposta che cercavo era : qual è lo stato del dibattito politico in rete ? Devo ancora elaborare i risultati, ma a qualche conclusione mi pare di essere arrivata. 1) Il blog di un notissimo giornalista TV e carta stampata è completamente intasato da avversari politici che postano per il piacere di denigrare il suddetto, con la solita sequela di attacchi personali e insulti razzisti. Il giornalista dimostra di avere nervi saldi perché in genere non risponde, non chiude il blog né cancella, sicché i postatori restano spettacolo a se stessi, spettacolo deprimente, se devo dire la mia. 2) In altri blog o forum in genere il dibattito si limita a commenti, denunce e scambi di informazioni; ma, e questo mi sembra più interessante, il blog si accende quando è intravisto un possibile leader ( Grillo, Di Pietro, addirittura Saviano) a seguito di qualche rilevante episodio di cronaca politica. Emblematico l&#8217;entusiasmo suscitato da Rosy Bindi dopo la sua famosa risposta a Berlusconi &#8221; Non sono una donna a sua disposizione&#8221;. Però niente più di questo. Gentile Annamaria, le risulta che altrove il dibattito politico in rete abbia caratteristiche diverse ? Gabri</p>
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		<title>
		Di: Graziano		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/parole-tra-un-anno-e-laltro/#comment-3264</link>

		<dc:creator><![CDATA[Graziano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Dec 2009 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Scusate il doppio post ma, dopo aver inserito quello di prima, mi sono andato a rileggere, in archivio, i diversi post inseriti nel topic del 12 ottobre (la scoperta dell&#039;America, bella coincidenza...) e mi sono (o non mi sono?) abbastanza stupito. Perchè? Perchè di carne al fuoco ne avevamo messa molta già allora... Un po&#039; una delle metafore che uso spesso nei corsi di formazione che, periodicamente, tengo. State attenti, ragazzi, dico, non mettete troppe bistecche sul fuoco; il rischio è di farle bruciare tutte e non mangiare nulla. Scegliete le due tre bistecche sulle quali concentrare la vostra attenzione, curatele attentamente e vedrete che, quando le mangerete, saranno buonissime. Fuori di metafora. In molti blog o siti relazionali si lanciano, quotidianamente, molte idee o proposte (le bistecche...) ma, poi, presi dalla quotidianità e dal narcisismo dei nostri interventi, li si lascia cadere e non portiamo a casa nulla di concreto. Non sottostimo il valore della pura discussione, ovviamente, ma, in questa situazione italiana dove in molti, troppi, &quot;soffriamo&quot; per un disagio importante (vi risparmio l&#039;elenco delle motivazioni...) io credo che non ci possiamo più permettere la &quot;sola&quot; discussione. E nemmeno dobbiamo correre il rischio di inventarci piccoli gruppi nei quali l&#039;autoreferenzialità sarà il criterio dominante, e frustrante, alla fine. Che fare, quindi? Beh, non è che potete pretendere tutto da me...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scusate il doppio post ma, dopo aver inserito quello di prima, mi sono andato a rileggere, in archivio, i diversi post inseriti nel topic del 12 ottobre (la scoperta dell&#8217;America, bella coincidenza&#8230;) e mi sono (o non mi sono?) abbastanza stupito. Perchè? Perchè di carne al fuoco ne avevamo messa molta già allora&#8230; Un po&#8217; una delle metafore che uso spesso nei corsi di formazione che, periodicamente, tengo. State attenti, ragazzi, dico, non mettete troppe bistecche sul fuoco; il rischio è di farle bruciare tutte e non mangiare nulla. Scegliete le due tre bistecche sulle quali concentrare la vostra attenzione, curatele attentamente e vedrete che, quando le mangerete, saranno buonissime. Fuori di metafora. In molti blog o siti relazionali si lanciano, quotidianamente, molte idee o proposte (le bistecche&#8230;) ma, poi, presi dalla quotidianità e dal narcisismo dei nostri interventi, li si lascia cadere e non portiamo a casa nulla di concreto. Non sottostimo il valore della pura discussione, ovviamente, ma, in questa situazione italiana dove in molti, troppi, &#8220;soffriamo&#8221; per un disagio importante (vi risparmio l&#8217;elenco delle motivazioni&#8230;) io credo che non ci possiamo più permettere la &#8220;sola&#8221; discussione. E nemmeno dobbiamo correre il rischio di inventarci piccoli gruppi nei quali l&#8217;autoreferenzialità sarà il criterio dominante, e frustrante, alla fine. Che fare, quindi? Beh, non è che potete pretendere tutto da me&#8230;</p>
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		<title>
		Di: Graziano		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/parole-tra-un-anno-e-laltro/#comment-3263</link>

		<dc:creator><![CDATA[Graziano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Dec 2009 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Entro per fare ancora gli auguri a tutti ma, soprattutto, per ringraziare Elisabetta per il suo post. Quando lessi quelle parole ricordo che anch&#039;io fui colpito; poi, preso dalla quotidianità, le dimenticai. Ora, copia e incolla, ingrandisco, stampo e metto dietro la scrivania. Thanks. P.S. Sarebbe bello che tutti, anche se siamo in pochi, cercassimo di proporre qualche traduzione in azioni di quelle parole!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Entro per fare ancora gli auguri a tutti ma, soprattutto, per ringraziare Elisabetta per il suo post. Quando lessi quelle parole ricordo che anch&#8217;io fui colpito; poi, preso dalla quotidianità, le dimenticai. Ora, copia e incolla, ingrandisco, stampo e metto dietro la scrivania. Thanks. P.S. Sarebbe bello che tutti, anche se siamo in pochi, cercassimo di proporre qualche traduzione in azioni di quelle parole!</p>
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		<title>
		Di: eli		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/parole-tra-un-anno-e-laltro/#comment-3262</link>

		<dc:creator><![CDATA[eli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Dec 2009 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[“Dobbiamo costruire un nuovo immaginario. Nuove narrazioni. Una visione più ampia, contemporanea ed etica dell’essere donne e uomini in questo paese, nel nostro tempo. Dobbiamo trovare un linguaggio semplice e autentico, capace di rompere il gergo dell’ideologia. Dobbiamo istituire alleanze. Inventare forme d’azione efficaci. E dobbiamo cominciare adesso.” Queste parole scritte su Nuovo e Utile il 12 ottobre 2009 mi hanno colpito in modo particolare. Forse perché questo concetto in modo più o meno definito vagava dentro di me, forse perché questo tipo di prospettiva fornisce la possibilità di rileggere la quotidianità di noi tutti in modo diverso, più impegnativo, ma davvero più fertile. Ho guardato attraverso questa lente la vita di persone che conosco, donne e uomini, che da decenni sono impegnate in una loro personale ricerca, piccola piccola, da persone comuni, ma in modo vero e sentito, ho riletto in quest’ottica le proposte settimanali di questo sito e tante altre situazioni. Non è facile capire come si possa procedere. So solo che costruire nuove alleanze per un nuovo immaginario è un obiettivo ambizioso, implica la consapevolezza di noi stessi, delle nostre radici, del nostro passato e del nostro presente, la capacità della semplicità. Ma è un grande obiettivo, forse l’unico possibile e non dobbiamo perderlo di vista. elisabetta ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Dobbiamo costruire un nuovo immaginario. Nuove narrazioni. Una visione più ampia, contemporanea ed etica dell’essere donne e uomini in questo paese, nel nostro tempo. Dobbiamo trovare un linguaggio semplice e autentico, capace di rompere il gergo dell’ideologia. Dobbiamo istituire alleanze. Inventare forme d’azione efficaci. E dobbiamo cominciare adesso.” Queste parole scritte su Nuovo e Utile il 12 ottobre 2009 mi hanno colpito in modo particolare. Forse perché questo concetto in modo più o meno definito vagava dentro di me, forse perché questo tipo di prospettiva fornisce la possibilità di rileggere la quotidianità di noi tutti in modo diverso, più impegnativo, ma davvero più fertile. Ho guardato attraverso questa lente la vita di persone che conosco, donne e uomini, che da decenni sono impegnate in una loro personale ricerca, piccola piccola, da persone comuni, ma in modo vero e sentito, ho riletto in quest’ottica le proposte settimanali di questo sito e tante altre situazioni. Non è facile capire come si possa procedere. So solo che costruire nuove alleanze per un nuovo immaginario è un obiettivo ambizioso, implica la consapevolezza di noi stessi, delle nostre radici, del nostro passato e del nostro presente, la capacità della semplicità. Ma è un grande obiettivo, forse l’unico possibile e non dobbiamo perderlo di vista. elisabetta </p>
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		<title>
		Di: wc		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/parole-tra-un-anno-e-laltro/#comment-3261</link>

		<dc:creator><![CDATA[wc]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Dec 2009 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[SUL BUON SENSO E SUI CONFINI (Dell&#039;orto di Giuseppe) Mio padre, comprò una casa alla periferia della città con annesso un pezzetto di terra per ricavarci un orto. Questo era diviso dalla proprietà del vicino da un viottolo che permetteva ai due di passare e usare il camminamento per tutti gli usi privati e comuni. Poi ricavò un pozzo per l&#039;acqua, e il vicino chiese di averne un po&#039;, e così fu allargato il pozzo per condividere il contenuto. Dopo trenta anni, la vedova del vicino volle dividere e recintare il viottolo secondo le misure catastali, e ottenne il suo bel cordolo in cemento con la rete di recinzione nel mezzo... Ma siccome la rete non toccava il pozzo che rimaneva, come ovvio, tutto nell&#039;altra proprietà, fece il diavolo a quattro finchè non ottenne, attraverso una seconda rete messa sul bordo esterno del muretto in cemento, a 5 cm dell&#039;altra, la possibilità di toccare la circonferenza del pozzo. E fu così che più o meno al tempo della caduta del muro di Berlino, mio padre fosse l&#039;unico ad avere un confine a doppia rete! E con questa storiellét vi saluto e vi faccio i miei migliori auguri Walter]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>SUL BUON SENSO E SUI CONFINI (Dell&#8217;orto di Giuseppe) Mio padre, comprò una casa alla periferia della città con annesso un pezzetto di terra per ricavarci un orto. Questo era diviso dalla proprietà del vicino da un viottolo che permetteva ai due di passare e usare il camminamento per tutti gli usi privati e comuni. Poi ricavò un pozzo per l&#8217;acqua, e il vicino chiese di averne un po&#8217;, e così fu allargato il pozzo per condividere il contenuto. Dopo trenta anni, la vedova del vicino volle dividere e recintare il viottolo secondo le misure catastali, e ottenne il suo bel cordolo in cemento con la rete di recinzione nel mezzo&#8230; Ma siccome la rete non toccava il pozzo che rimaneva, come ovvio, tutto nell&#8217;altra proprietà, fece il diavolo a quattro finchè non ottenne, attraverso una seconda rete messa sul bordo esterno del muretto in cemento, a 5 cm dell&#8217;altra, la possibilità di toccare la circonferenza del pozzo. E fu così che più o meno al tempo della caduta del muro di Berlino, mio padre fosse l&#8217;unico ad avere un confine a doppia rete! E con questa storiellét vi saluto e vi faccio i miei migliori auguri Walter</p>
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		<title>
		Di: annamaria		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/parole-tra-un-anno-e-laltro/#comment-3260</link>

		<dc:creator><![CDATA[annamaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Dec 2009 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[PER POSTA PERVENNEMI... Peppe, poverissimo prossimo papà, porta partoriente presso perduto pagliaio (per pecore? Pure!). Post parto, pietosi pastori portano poveri presenti per piccolo, peraltro piuttosto paffuto. Portano pacchi – però parecchio più preziosi: pepite, penetranti profumi… – pure poliedrici patrizi pagani provenienti Persia (pare). Paranoico pagliardo primo pontefice, preoccupato, paonazzo, predispone pluriomicidio piccoli palestinesi portanti pène. Peppe, puerpera più piccolo partono palpitanti per Paese più pacifico. Ricevo questo tautogramma da Enrico Maria Porro (www.enricomariaporro.com). L&#039;autore è Feliciano Bachelli (http://nonunacosaseria.blogspot.com). Pagliardo (me lo sono andata a vedere) vuol dire &quot;ribaldo&quot;. Tantissimi auguri.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>PER POSTA PERVENNEMI&#8230; Peppe, poverissimo prossimo papà, porta partoriente presso perduto pagliaio (per pecore? Pure!). Post parto, pietosi pastori portano poveri presenti per piccolo, peraltro piuttosto paffuto. Portano pacchi – però parecchio più preziosi: pepite, penetranti profumi… – pure poliedrici patrizi pagani provenienti Persia (pare). Paranoico pagliardo primo pontefice, preoccupato, paonazzo, predispone pluriomicidio piccoli palestinesi portanti pène. Peppe, puerpera più piccolo partono palpitanti per Paese più pacifico. Ricevo questo tautogramma da Enrico Maria Porro (www.enricomariaporro.com). L&#8217;autore è Feliciano Bachelli (<a href="http://nonunacosaseria.blogspot.com" rel="nofollow ugc">http://nonunacosaseria.blogspot.com</a>). Pagliardo (me lo sono andata a vedere) vuol dire &#8220;ribaldo&#8221;. Tantissimi auguri.</p>
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		<title>
		Di: Utente Anonimo		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/parole-tra-un-anno-e-laltro/#comment-3259</link>

		<dc:creator><![CDATA[Utente Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Dec 2009 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il problema è proprio questo : CHI si accorgerà per primo che il buon senso è quasi rivoluzionario ? Auguriamoci che sia la parte giusta.... Le faccio tantissimi auguri di buone feste e di buon lavoro. Gabri]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il problema è proprio questo : CHI si accorgerà per primo che il buon senso è quasi rivoluzionario ? Auguriamoci che sia la parte giusta&#8230;. Le faccio tantissimi auguri di buone feste e di buon lavoro. Gabri</p>
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		<item>
		<title>
		Di: annamaria		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/parole-tra-un-anno-e-laltro/#comment-3258</link>

		<dc:creator><![CDATA[annamaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Dec 2009 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Oh, ricambio gli auguri di Graziano e i Bonaguri (Laura, il piccolo è un potenziale copywriter... ammesso che il mestiere esista ancora, e che sia ancora desiderabile, tra una ventina d&#039;anni). Gabri, l&#039;appello al buonsenso in tempi come questi è quasi rivoluzionario. Nel senso che rivoluziona gran parte degli schemi correnti di comunicazione. Chissà se Galli Della Loggia se n&#039;è reso conto. Isabella, da brava prof pedante riformulo il tuo appello specificando le domande. Cosa che rende più facile dare risposte. 1) I consumatori cercano creatività nei prodotti quotidiani? E in altri prodotti? 2) Come si può manifestare, in un prodotto, la creatività? Da parte mia, risponderei: 1) I consumatori, credo, di norma non cercano nei prodotti la creatività &quot;in sè&quot;. Ma cercano molte cose che con la creatività hanno a che fare: novità, efficacia, funzionalità, bellezza. A volte divertimento. A volte sostenibilità. E sempre un accettabile rapporto tra prezzo e qualità percepita. Cercano un vantaggio, che spesso si esprime in una differenza di forma o di contenuto rispetto ai concorrenti. Da questo punto di vista, la creatività intrinseca a ciascun prodotto è, specie nei mercati altamente competitivi, un importantissimo strumento di posizionamento. Infine: si potrebbe pensare che la creatività sia tanto più importante quanto più i prodotti sono costosi. Non è vero. Pensa a quanto sono stati rivoluzionari la penna Bic, i tetra pack del latte, l&#039;invenzione dei surgelati e la messa a punto di tutta la catena del freddo che ne rende possibile la vendita. O la produzione dei gelati confezionati. O la Nutella... 2) In un prodotto puoi trovare creatività a tre livelli: -il modo in cui è fatto (ingredienti nuovi, funzioni nuove, tecnologie nuove, concept nuovi. Un esempio di nuovo concept è, per esempio l&#039;iPod di Apple). -il modo in cui è disegnato (forma, materiali... pensa alla radio &quot;cubo&quot; di Brionvega. E in generale a tutto il design italiano dell&#039;arredo e dei complementi d&#039;arredo. Ma anche al design delle auto. E naturalmente alla moda. Ma anche a un nuovo formato di pasta...) -il nome, la confezione, la comunicazione pubblicitaria. In bocca al lupo per la tesi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oh, ricambio gli auguri di Graziano e i Bonaguri (Laura, il piccolo è un potenziale copywriter&#8230; ammesso che il mestiere esista ancora, e che sia ancora desiderabile, tra una ventina d&#8217;anni). Gabri, l&#8217;appello al buonsenso in tempi come questi è quasi rivoluzionario. Nel senso che rivoluziona gran parte degli schemi correnti di comunicazione. Chissà se Galli Della Loggia se n&#8217;è reso conto. Isabella, da brava prof pedante riformulo il tuo appello specificando le domande. Cosa che rende più facile dare risposte. 1) I consumatori cercano creatività nei prodotti quotidiani? E in altri prodotti? 2) Come si può manifestare, in un prodotto, la creatività? Da parte mia, risponderei: 1) I consumatori, credo, di norma non cercano nei prodotti la creatività &#8220;in sè&#8221;. Ma cercano molte cose che con la creatività hanno a che fare: novità, efficacia, funzionalità, bellezza. A volte divertimento. A volte sostenibilità. E sempre un accettabile rapporto tra prezzo e qualità percepita. Cercano un vantaggio, che spesso si esprime in una differenza di forma o di contenuto rispetto ai concorrenti. Da questo punto di vista, la creatività intrinseca a ciascun prodotto è, specie nei mercati altamente competitivi, un importantissimo strumento di posizionamento. Infine: si potrebbe pensare che la creatività sia tanto più importante quanto più i prodotti sono costosi. Non è vero. Pensa a quanto sono stati rivoluzionari la penna Bic, i tetra pack del latte, l&#8217;invenzione dei surgelati e la messa a punto di tutta la catena del freddo che ne rende possibile la vendita. O la produzione dei gelati confezionati. O la Nutella&#8230; 2) In un prodotto puoi trovare creatività a tre livelli: -il modo in cui è fatto (ingredienti nuovi, funzioni nuove, tecnologie nuove, concept nuovi. Un esempio di nuovo concept è, per esempio l&#8217;iPod di Apple). -il modo in cui è disegnato (forma, materiali&#8230; pensa alla radio &#8220;cubo&#8221; di Brionvega. E in generale a tutto il design italiano dell&#8217;arredo e dei complementi d&#8217;arredo. Ma anche al design delle auto. E naturalmente alla moda. Ma anche a un nuovo formato di pasta&#8230;) -il nome, la confezione, la comunicazione pubblicitaria. In bocca al lupo per la tesi.</p>
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		<title>
		Di: ROXYSA		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/parole-tra-un-anno-e-laltro/#comment-3257</link>

		<dc:creator><![CDATA[ROXYSA]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Dec 2009 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[CIAO A TUTTI! Mi chiamo Isabella e scrivo perchè sto cercando qualcuno disposto a sacrificarsi per un&#039;intervista a beneficio della mia tesi: mi sto laureando in marketing e la mia tesi verte sullo sviluppo di nuovi prodotti. Le domande dell&#039;intervista si riferiscono alla ricerca della creatività nell&#039;uso dei prodotti quotidiani (e non) da parte dei consumatori e se esiste questa creatività come quest&#039;ultima si manifesta. Sono domande molto semplici che richiedono però impegno eserietà. Se qualcuno mi vuole aiutare ne sarei molto felice! Sono sempre aperta ad ascoltare esperienze di persone nuove e di mondi diversi. La mia e-mail è: ROXYSA@HOTMAIL.COM Grazie mille a tutti, Isabella]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CIAO A TUTTI! Mi chiamo Isabella e scrivo perchè sto cercando qualcuno disposto a sacrificarsi per un&#8217;intervista a beneficio della mia tesi: mi sto laureando in marketing e la mia tesi verte sullo sviluppo di nuovi prodotti. Le domande dell&#8217;intervista si riferiscono alla ricerca della creatività nell&#8217;uso dei prodotti quotidiani (e non) da parte dei consumatori e se esiste questa creatività come quest&#8217;ultima si manifesta. Sono domande molto semplici che richiedono però impegno eserietà. Se qualcuno mi vuole aiutare ne sarei molto felice! Sono sempre aperta ad ascoltare esperienze di persone nuove e di mondi diversi. La mia e-mail è: <a href="mailto:ROXYSA@HOTMAIL.COM">ROXYSA@HOTMAIL.COM</a> Grazie mille a tutti, Isabella</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Utente Anonimo		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/parole-tra-un-anno-e-laltro/#comment-3256</link>

		<dc:creator><![CDATA[Utente Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Dec 2009 13:25:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://ita_parole_tra_un_anno_a_l_altro.html#comment-3256</guid>

					<description><![CDATA[Sulle possibilità creative del buon senso. Nei blog impazziti di furia e ossessione del pro-e-contro, ho individuato un abatino colto, paziente, educato, che risponde a tutte le domande più arruffate senza perdere mai la compostezza. L&#039;ho trovato sorprendente e, nell&#039;oceano delle ripetute e ripetute parole,.....creativo. Nel Corriere di ieri Ernesto Galli Della Loggia titola &quot; Due o tre cose di buon senso&quot; e scrive :&quot;Evitare che lo scontro si polarizzi intorno alle persone, ai nomi e ai cognomi, alle facce..&quot;, anche quelle colpite in pieno, aggiungo io. Se il creativo è un ricercatore che elabora al di là di ciò che è divenuto stantio e in modo assolutamente trasversale, l&#039;incongruità con i tempi nostri del suggerimento del giornalista ha un certo sapore di novità. Un rapporto più diretto tra creatività e buon senso l&#039;ho riscontrato inoltre in questa massima &quot;-Buoni recinti fanno buoni vicini- ma se si tolgono i recinti, tutti avranno un parco &quot;. P.S. Pregasi non confondere il buon senso con le banalità in-sipide. Manzoni diceva : Il buon senso c&#039;era; ma se ne stava nascosto per paura del senso comune&quot;. Gabri]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sulle possibilità creative del buon senso. Nei blog impazziti di furia e ossessione del pro-e-contro, ho individuato un abatino colto, paziente, educato, che risponde a tutte le domande più arruffate senza perdere mai la compostezza. L&#8217;ho trovato sorprendente e, nell&#8217;oceano delle ripetute e ripetute parole,&#8230;..creativo. Nel Corriere di ieri Ernesto Galli Della Loggia titola &#8221; Due o tre cose di buon senso&#8221; e scrive :&#8221;Evitare che lo scontro si polarizzi intorno alle persone, ai nomi e ai cognomi, alle facce..&#8221;, anche quelle colpite in pieno, aggiungo io. Se il creativo è un ricercatore che elabora al di là di ciò che è divenuto stantio e in modo assolutamente trasversale, l&#8217;incongruità con i tempi nostri del suggerimento del giornalista ha un certo sapore di novità. Un rapporto più diretto tra creatività e buon senso l&#8217;ho riscontrato inoltre in questa massima &#8220;-Buoni recinti fanno buoni vicini- ma se si tolgono i recinti, tutti avranno un parco &#8220;. P.S. Pregasi non confondere il buon senso con le banalità in-sipide. Manzoni diceva : Il buon senso c&#8217;era; ma se ne stava nascosto per paura del senso comune&#8221;. Gabri</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Utente Anonimo		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/parole-tra-un-anno-e-laltro/#comment-3255</link>

		<dc:creator><![CDATA[Utente Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Dec 2009 13:25:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://ita_parole_tra_un_anno_a_l_altro.html#comment-3255</guid>

					<description><![CDATA[Grazie Annamaria del bel regalo natalizio, il libro rosso e la storia sul NYT. Mi piace il tema del perdersi e del ritrovarsi, è il percorso della conoscenza dalla notte dei tempi, preludio del fare e del creare. Un ottimo augurio. (E chissà se uscendo dall&#039;influenza -pesante- degli ultimi giorni mi ritrovo un po&#039; di più! :-) E citando il mio figlio più piccolo a due anni: BONAGURI A TUTTI! Laura Bonaguro ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie Annamaria del bel regalo natalizio, il libro rosso e la storia sul NYT. Mi piace il tema del perdersi e del ritrovarsi, è il percorso della conoscenza dalla notte dei tempi, preludio del fare e del creare. Un ottimo augurio. (E chissà se uscendo dall&#8217;influenza -pesante- degli ultimi giorni mi ritrovo un po&#8217; di più! 🙂 E citando il mio figlio più piccolo a due anni: BONAGURI A TUTTI! Laura Bonaguro </p>
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