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	Commenti a: Chi ha paura del nuovo? &#8211; Idee 133	</title>
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	<description>Teorie e pratiche della creatività.</description>
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		<title>
		Di: Fiorella Palomba		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/paura-del-nuovo/#comment-154998</link>

		<dc:creator><![CDATA[Fiorella Palomba]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Nov 2016 17:21:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Da parecchio tempo tento un commento alla tua nota, Annamaria. Mi mancava qualcosa nel tuo ragionamento: la PAURA come punto di partenza.

Io penso che tentare di definire la PAURA sia importante. Personalmente ho due riferimenti: Zigmunt Bauman e Vittorino Andreoli. 

Del primo la pubblicazione “Paura Liquida”, - Editori Laterza 2006 mi pare imprescindibile. 

Di Andreoli ricordo la relazione in un ottimo convegno di 20 anni fa, organizzato dall&#039;Enea &quot;Pericoli e paure. La percezione del rischio tra allarmismo e disinformazione&quot; a cui partecipai e da cui trassi spunti per la formazione. 
Ricordo le tre forme di reazione alla paura che Andreoli descrisse: la fuga, l&#039;attacco e l&#039;angoscia paralizzante. Sono un suo pensiero ricorrente anche nelle recenti pubblicazioni.

Grazie per le tue preziose note *_*]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da parecchio tempo tento un commento alla tua nota, Annamaria. Mi mancava qualcosa nel tuo ragionamento: la PAURA come punto di partenza.</p>
<p>Io penso che tentare di definire la PAURA sia importante. Personalmente ho due riferimenti: Zigmunt Bauman e Vittorino Andreoli. </p>
<p>Del primo la pubblicazione “Paura Liquida”, &#8211; Editori Laterza 2006 mi pare imprescindibile. </p>
<p>Di Andreoli ricordo la relazione in un ottimo convegno di 20 anni fa, organizzato dall&#8217;Enea &#8220;Pericoli e paure. La percezione del rischio tra allarmismo e disinformazione&#8221; a cui partecipai e da cui trassi spunti per la formazione. <br />
Ricordo le tre forme di reazione alla paura che Andreoli descrisse: la fuga, l&#8217;attacco e l&#8217;angoscia paralizzante. Sono un suo pensiero ricorrente anche nelle recenti pubblicazioni.</p>
<p>Grazie per le tue preziose note *_*</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Marina Pezzoli		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/paura-del-nuovo/#comment-148483</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marina Pezzoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Sep 2015 17:49:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Da un po&#039; di tempo lavoro all&#039;integrazione di due società. Da subito ho dovuto affrontare il tema del cambiamento perché la stragrande maggioranza delle persone è andata in fibrillazione. La prima cosa sulla quale ho voluto lavorare è il tema dell&#039;interculturalità, perché due aziende hanno due culture diverse, e qualcuno ha pensato che così facendo non contribuivo all&#039;integrazione. Per un anno mi sono spaccata la testa e poi ho capito che chi non riconosce la diversità è perché ha molta paura di cambiare. Sono andata avanti e ho iniziato a parlare di change management, e ancora qualcuno era scettico, ma bisogna offrire ai colleghi la rassicurazione che i valori che ciascuno si porta dentro vanno individuati e condivisi ma che è anche necessario trovare nuove strade per raggiungere nuovi obiettivi. Lickerman ha individuato una giusta prospettiva: cercare le novità con coraggio aiuta a crescere. Ciascuno di noi si costruisce aree di comfort e mi sono sorpresa nel vedere quanto la difficoltà ad uscirne non dipendesse dall&#039;età ma dalla cultura. ...e quindi là si torna e con pazienza si ricomincia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da un po&#8217; di tempo lavoro all&#8217;integrazione di due società. Da subito ho dovuto affrontare il tema del cambiamento perché la stragrande maggioranza delle persone è andata in fibrillazione. La prima cosa sulla quale ho voluto lavorare è il tema dell&#8217;interculturalità, perché due aziende hanno due culture diverse, e qualcuno ha pensato che così facendo non contribuivo all&#8217;integrazione. Per un anno mi sono spaccata la testa e poi ho capito che chi non riconosce la diversità è perché ha molta paura di cambiare. Sono andata avanti e ho iniziato a parlare di change management, e ancora qualcuno era scettico, ma bisogna offrire ai colleghi la rassicurazione che i valori che ciascuno si porta dentro vanno individuati e condivisi ma che è anche necessario trovare nuove strade per raggiungere nuovi obiettivi. Lickerman ha individuato una giusta prospettiva: cercare le novità con coraggio aiuta a crescere. Ciascuno di noi si costruisce aree di comfort e mi sono sorpresa nel vedere quanto la difficoltà ad uscirne non dipendesse dall&#8217;età ma dalla cultura. &#8230;e quindi là si torna e con pazienza si ricomincia.</p>
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		<title>
		Di: Alesatoredivirgole		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/paura-del-nuovo/#comment-146599</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alesatoredivirgole]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2015 09:02:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Da sempre ciò che è nuovo spaventa.

Le culture orali (prive di scrittura) vedevano nella scrittura, nei testi e nella stampa una novità estremamente pericolosa.
Platone sosteneva che la scrittura avrebbe portato a perdere la memoria, ma per farcelo sapere lo ha dovuto scrivere … la paura non era però immotivata.

Esempio: i cantori del tempo non inventano nulla, ripetevano ed assemblavano detti, proverbi e frasi fatte, accompagnando il tutto con musiche (per favorire la memorizzazione) ed adeguando ritmo e parole al contesto.

I cantori che imparavano a scrivere non erano più in grado di narrare i loro racconti come prima; questa fu la prima dimostrazione che, una volta abbandonata la cultura orale a favore di quella chirografica, è impossibile rientrarvi. 

La scrittura, la stampa, i libri furono considerate novità pericolose, così come nel recente passato (ma anche oggi) lo sono internet, il web, i social.

In questa “industria culturale”, dove tutto diventa merce ed è orientato ad unico fine (produrre profitto e ricchezza), tutto ciò che è nuovo viene visto come pericoloso ed eversivo.

La novità vera potrebbe essere la “creatività individuale” anche se, in questa industria culturale, una libertà illusoria condanna il singolo ad essere guidato al consumo, in un contesto dove le scelte sono imposte (dai media) ed i conflitti sono risolti spesso con una adesione acritica.
(“Oralità e scrittura” – Walter J. Ong)

“Ong” mi ha riportato alla mente il simpatico cartone animato “I CROODS”, una famiglia di cavernicoli dove il padre-capofamiglia,  sentendo la parola NUOVO, ripeteva sempre la stessa scena: “NUOVO ??? NUOVO ???? NUOVO è pericoloso !!!!! Tutti al riparo nella caverna !!!!”

Il tempo passa ma, in fondo in fondo, restiamo dei simpatici cavernicoli impauriti ;-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da sempre ciò che è nuovo spaventa.</p>
<p>Le culture orali (prive di scrittura) vedevano nella scrittura, nei testi e nella stampa una novità estremamente pericolosa.<br />
Platone sosteneva che la scrittura avrebbe portato a perdere la memoria, ma per farcelo sapere lo ha dovuto scrivere … la paura non era però immotivata.</p>
<p>Esempio: i cantori del tempo non inventano nulla, ripetevano ed assemblavano detti, proverbi e frasi fatte, accompagnando il tutto con musiche (per favorire la memorizzazione) ed adeguando ritmo e parole al contesto.</p>
<p>I cantori che imparavano a scrivere non erano più in grado di narrare i loro racconti come prima; questa fu la prima dimostrazione che, una volta abbandonata la cultura orale a favore di quella chirografica, è impossibile rientrarvi. </p>
<p>La scrittura, la stampa, i libri furono considerate novità pericolose, così come nel recente passato (ma anche oggi) lo sono internet, il web, i social.</p>
<p>In questa “industria culturale”, dove tutto diventa merce ed è orientato ad unico fine (produrre profitto e ricchezza), tutto ciò che è nuovo viene visto come pericoloso ed eversivo.</p>
<p>La novità vera potrebbe essere la “creatività individuale” anche se, in questa industria culturale, una libertà illusoria condanna il singolo ad essere guidato al consumo, in un contesto dove le scelte sono imposte (dai media) ed i conflitti sono risolti spesso con una adesione acritica.<br />
(“Oralità e scrittura” – Walter J. Ong)</p>
<p>“Ong” mi ha riportato alla mente il simpatico cartone animato “I CROODS”, una famiglia di cavernicoli dove il padre-capofamiglia,  sentendo la parola NUOVO, ripeteva sempre la stessa scena: “NUOVO ??? NUOVO ???? NUOVO è pericoloso !!!!! Tutti al riparo nella caverna !!!!”</p>
<p>Il tempo passa ma, in fondo in fondo, restiamo dei simpatici cavernicoli impauriti 😉</p>
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		<title>
		Di: giacomo		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/paura-del-nuovo/#comment-144471</link>

		<dc:creator><![CDATA[giacomo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2015 10:54:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Altro termine da associare a &quot;nuovo&quot; è &quot;responsabilità&quot;, vale a dire la capacità di rispondere delle conseguenze delle nostre idee e delle nostre azioni. Per questo quando entriamo proattivamente nel &quot;nuovo&quot;, cercare di capire dove il nuovo che proponiamo è... proponibile dipende dal grado di responsabilità di ciascuno. E questo vale per tutto e per tutti. Anche, ad esempio, per gli artisti. Come ammoniva N. Gordimer, la responsabilità è ciò che ci attende al di fuori del giardino della creatività.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Altro termine da associare a &#8220;nuovo&#8221; è &#8220;responsabilità&#8221;, vale a dire la capacità di rispondere delle conseguenze delle nostre idee e delle nostre azioni. Per questo quando entriamo proattivamente nel &#8220;nuovo&#8221;, cercare di capire dove il nuovo che proponiamo è&#8230; proponibile dipende dal grado di responsabilità di ciascuno. E questo vale per tutto e per tutti. Anche, ad esempio, per gli artisti. Come ammoniva N. Gordimer, la responsabilità è ciò che ci attende al di fuori del giardino della creatività.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Alesatoredivirgole		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/paura-del-nuovo/#comment-144467</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alesatoredivirgole]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2015 09:42:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Tutto ciò che non conosciamo o che non possiamo controllare crea in noi delle incertezze, generate dalla mancanza di informazioni.

Riprendo il quesito di Ilaria: diverso/cambiamento/nuovo. Perché ci fanno paura?

Personalmente assocerei “diverso/cambiamento/nuovo” a questi termini:

-	FUTURO,
-	INCERTEZZA,
-	PAURA,
-	DECISIONE,
-	RISCHIO.

Quanta paura abbiamo del futuro? E perché lo temiamo così tanto?

Il futuro è IGNOTO, non si lascia anticipare e dipende dalle decisioni che prendiamo nel presente.

Decidere OGGI il nostro FUTURO significa assumersi un RISCHIO (avrò preso la decisione giusta?) e questo genera molta INCERTEZZA e PAURA.

Sembra strano, ma è proprio questa INCERTEZZA/PAURA, questa mancanza di informazioni, che ci spinge a DECIDERE (a correre un rischio. Anche il NON decidere è un rischio …).

Il termine RISCHIO compare introno al 1300, legato al comparto mercantile ed ai primi contratti assicurativi tra mercanti.

Le Scienze sociali attribuiscono il termine RISCHIO al Sistema (decisioni dell’uomo) e lo distinguono dal PERICOLO, attribuito all’Ambiente (eventi naturali – es. meteorite).

Dobbiamo accettare di CONVIVERE con la POSSIBILITA’ DI RISCHI CATASTROFICI, consapevoli però che l’eccessivo ALLARMISMO non risolve le cause del problema ma crea rischio aggiunto: maggiore ALLARMISMO.

A causa dell’incertezza del futuro, la Società (e non le macchine) genera PREOCCUPAZIONE (PAURA) e la combatte con una grande ILLUSIONE: un AUMENTO della SICUREZZA coincide con una RIDUZIONE dei RISCHI.

Le assicurazioni, ad esempio, NON vendono sicurezza (se mi assicuro NON evito l’incidente … purtroppo) ma lucrano sulle incertezze che abbiamo sul nostro futuro : Se perdo la valigia? Se mi cade lo smartphone? 
Se non riesco a partire per la vacanza? Se mi faccio molto male?, ecc …

La mia è una breve e semplice e riassuntiva riflessione personale del testo “Il rischio dell’assicurazione contro i pericoli”( N.Luhmann). 

Ne ho accennato qui con relativa mappa mentale: http://wp.me/pYL2M-df]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tutto ciò che non conosciamo o che non possiamo controllare crea in noi delle incertezze, generate dalla mancanza di informazioni.</p>
<p>Riprendo il quesito di Ilaria: diverso/cambiamento/nuovo. Perché ci fanno paura?</p>
<p>Personalmente assocerei “diverso/cambiamento/nuovo” a questi termini:</p>
<p>&#8211;	FUTURO,<br />
&#8211;	INCERTEZZA,<br />
&#8211;	PAURA,<br />
&#8211;	DECISIONE,<br />
&#8211;	RISCHIO.</p>
<p>Quanta paura abbiamo del futuro? E perché lo temiamo così tanto?</p>
<p>Il futuro è IGNOTO, non si lascia anticipare e dipende dalle decisioni che prendiamo nel presente.</p>
<p>Decidere OGGI il nostro FUTURO significa assumersi un RISCHIO (avrò preso la decisione giusta?) e questo genera molta INCERTEZZA e PAURA.</p>
<p>Sembra strano, ma è proprio questa INCERTEZZA/PAURA, questa mancanza di informazioni, che ci spinge a DECIDERE (a correre un rischio. Anche il NON decidere è un rischio …).</p>
<p>Il termine RISCHIO compare introno al 1300, legato al comparto mercantile ed ai primi contratti assicurativi tra mercanti.</p>
<p>Le Scienze sociali attribuiscono il termine RISCHIO al Sistema (decisioni dell’uomo) e lo distinguono dal PERICOLO, attribuito all’Ambiente (eventi naturali – es. meteorite).</p>
<p>Dobbiamo accettare di CONVIVERE con la POSSIBILITA’ DI RISCHI CATASTROFICI, consapevoli però che l’eccessivo ALLARMISMO non risolve le cause del problema ma crea rischio aggiunto: maggiore ALLARMISMO.</p>
<p>A causa dell’incertezza del futuro, la Società (e non le macchine) genera PREOCCUPAZIONE (PAURA) e la combatte con una grande ILLUSIONE: un AUMENTO della SICUREZZA coincide con una RIDUZIONE dei RISCHI.</p>
<p>Le assicurazioni, ad esempio, NON vendono sicurezza (se mi assicuro NON evito l’incidente … purtroppo) ma lucrano sulle incertezze che abbiamo sul nostro futuro : Se perdo la valigia? Se mi cade lo smartphone?<br />
Se non riesco a partire per la vacanza? Se mi faccio molto male?, ecc …</p>
<p>La mia è una breve e semplice e riassuntiva riflessione personale del testo “Il rischio dell’assicurazione contro i pericoli”( N.Luhmann). </p>
<p>Ne ho accennato qui con relativa mappa mentale: <a href="http://wp.me/pYL2M-df" rel="nofollow ugc">http://wp.me/pYL2M-df</a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Ilaria Scopa		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/paura-del-nuovo/#comment-144466</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ilaria Scopa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2015 09:08:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Bella risposta Annamaria, grazie :)
Aggiungo un pensiero legato all&#039;attualità: succede anche che &quot;travestiamo di nuovo&quot; concetti che nuovi non sono. Sto seguendo da vicino il tema dei &quot;gender&quot; che sta terrorizzando genitori apprensivi e mettendo in crisi presidi e insegnanti: http://bit.ly/1SbyeM7
Ma i cosiddetti &quot;gender studies&quot; risalgono agli anni &#039;70. Possibile che queste mamme veronesi si stiano facendo spaventare da qualcosa che è entrato a far parte del nostro orizzonte cognitivo da circa 40 anni (quando, a loro volta, sedevano tra i banchi di scuola)?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bella risposta Annamaria, grazie 🙂<br />
Aggiungo un pensiero legato all&#8217;attualità: succede anche che &#8220;travestiamo di nuovo&#8221; concetti che nuovi non sono. Sto seguendo da vicino il tema dei &#8220;gender&#8221; che sta terrorizzando genitori apprensivi e mettendo in crisi presidi e insegnanti: <a href="http://bit.ly/1SbyeM7" rel="nofollow ugc">http://bit.ly/1SbyeM7</a><br />
Ma i cosiddetti &#8220;gender studies&#8221; risalgono agli anni &#8217;70. Possibile che queste mamme veronesi si stiano facendo spaventare da qualcosa che è entrato a far parte del nostro orizzonte cognitivo da circa 40 anni (quando, a loro volta, sedevano tra i banchi di scuola)?</p>
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