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	Commenti a: Pubblicità sessista: diciamo basta, ma sul serio	</title>
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	<description>Teorie e pratiche della creatività.</description>
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		Di: Annamaria Testa		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/pubblicita-sessista-diciamo-basta/#comment-156153</link>

		<dc:creator><![CDATA[Annamaria Testa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Mar 2017 18:04:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[AGGIORNAMENTO
Non è mai troppo tardi (oltre a non esser mai troppo presto) per farla finita con la pubblicità sessista. Questa azienda che produce birra ci riesce, e in un modo brillante.
https://www.youtube.com/watch?v=gzURGlugjuQ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>AGGIORNAMENTO<br />
Non è mai troppo tardi (oltre a non esser mai troppo presto) per farla finita con la pubblicità sessista. Questa azienda che produce birra ci riesce, e in un modo brillante.<br />
<a href="https://www.youtube.com/watch?v=gzURGlugjuQ" rel="nofollow ugc">https://www.youtube.com/watch?v=gzURGlugjuQ</a></p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Jan Quarius		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/pubblicita-sessista-diciamo-basta/#comment-95493</link>

		<dc:creator><![CDATA[Jan Quarius]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 May 2014 12:20:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://nuovoeutile.it/pubblicita-sessista-diciamo-basta/#comment-94243&quot;&gt;Elena&lt;/a&gt;.

Ma io mi chiedo. Sessismo, per molti uomini e donne di oggi vuol dire solo l&#039;avversione contro il genere femminile. E di sessismo contro il genere maschile, di tutti quegli spot antimaschili e misandrici, non ne parla nessuno?

Abbiamo un paese femminista, è questa la realtà dei fatti purtroppo. Le donne non sono una categoria protetta, non sono delle sante, non sono un mondo a parte che deve essere trattato diversamente. Avete voluto la parità, parità sia... sia nei diritti... ma soprattutto nei doveri.

Si può vittimizzare e strumentalizzare la violenza sulle donne quanto si vuole ma i fatti resteranno sempre gli stessi:
la violenza la subiscono tutti, tutti quanti soffrono, tutti noi abbiamo problemi.

A questo punto mi viene da citare una famosa frase di Jacque Fresco:
&quot;&lt;i&gt;Lasciatemelo dire ancora una volta, il comunismo, il socialismo, il fascismo, la sinistra, la destra vogliono solo dominare gli esseri umani. A tutte le organizzazioni che credono nel migliorare la vita dell’uomo, dico: non ci sono problemi neri o polacchi, ebrei o greci o problemi delle donne. Ci sono problemi umani!&lt;/i&gt;&quot;

Jan]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://nuovoeutile.it/pubblicita-sessista-diciamo-basta/#comment-94243">Elena</a>.</p>
<p>Ma io mi chiedo. Sessismo, per molti uomini e donne di oggi vuol dire solo l&#8217;avversione contro il genere femminile. E di sessismo contro il genere maschile, di tutti quegli spot antimaschili e misandrici, non ne parla nessuno?</p>
<p>Abbiamo un paese femminista, è questa la realtà dei fatti purtroppo. Le donne non sono una categoria protetta, non sono delle sante, non sono un mondo a parte che deve essere trattato diversamente. Avete voluto la parità, parità sia&#8230; sia nei diritti&#8230; ma soprattutto nei doveri.</p>
<p>Si può vittimizzare e strumentalizzare la violenza sulle donne quanto si vuole ma i fatti resteranno sempre gli stessi:<br />
la violenza la subiscono tutti, tutti quanti soffrono, tutti noi abbiamo problemi.</p>
<p>A questo punto mi viene da citare una famosa frase di Jacque Fresco:<br />
&#8220;<i>Lasciatemelo dire ancora una volta, il comunismo, il socialismo, il fascismo, la sinistra, la destra vogliono solo dominare gli esseri umani. A tutte le organizzazioni che credono nel migliorare la vita dell’uomo, dico: non ci sono problemi neri o polacchi, ebrei o greci o problemi delle donne. Ci sono problemi umani!</i>&#8221;</p>
<p>Jan</p>
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		<title>
		Di: Elena		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/pubblicita-sessista-diciamo-basta/#comment-94243</link>

		<dc:creator><![CDATA[Elena]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Apr 2014 09:32:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Personalmente ritengo anche sessisti e stupidi anche quegli spot con le donne che hanno paura di puzzare in ascensore e che hanno problemi di incontinenza urinaria. Per non parlare di quell&#039;oscenità del Netespresso, con quel branco di ragazzotte idiote che corrono dietro a quel divo fallito ultracinquantenne (già, perché negli spot pubblicitari a trent&#039;anni una donna ha le caldane e si piscia addosso, mentre un uomo a cinquanta e ultra e ancora appetibile). E vogliamo parlare di quello schifo del Mulino Bianco, con la metafora donna-gallina (offensiva per entrambe, peccato che si siano indignati solo gli animalisti) e quell&#039;altro imbecille trippone over 50 che rappresenta in pieno le idee sessiste di Barilla? Le donne non sono offese solo quando vengono messe mezze nude, ma anche quando vengono rappresentate come delle tizie piene di malanni e delle cretine che sbavano dietro al cesso maschile di turno. E ho detto tutto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Personalmente ritengo anche sessisti e stupidi anche quegli spot con le donne che hanno paura di puzzare in ascensore e che hanno problemi di incontinenza urinaria. Per non parlare di quell&#8217;oscenità del Netespresso, con quel branco di ragazzotte idiote che corrono dietro a quel divo fallito ultracinquantenne (già, perché negli spot pubblicitari a trent&#8217;anni una donna ha le caldane e si piscia addosso, mentre un uomo a cinquanta e ultra e ancora appetibile). E vogliamo parlare di quello schifo del Mulino Bianco, con la metafora donna-gallina (offensiva per entrambe, peccato che si siano indignati solo gli animalisti) e quell&#8217;altro imbecille trippone over 50 che rappresenta in pieno le idee sessiste di Barilla? Le donne non sono offese solo quando vengono messe mezze nude, ma anche quando vengono rappresentate come delle tizie piene di malanni e delle cretine che sbavano dietro al cesso maschile di turno. E ho detto tutto.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Jan Quarius		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/pubblicita-sessista-diciamo-basta/#comment-84779</link>

		<dc:creator><![CDATA[Jan Quarius]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Jun 2013 09:49:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho scritto un post pochi giorni fa, può essere valutato in qualità di risposta questo articolo che lessi su questo blog.

Eccolo qui:
http://storieriflessioni.blogspot.it/2013/06/pubblicita-sessista-guardatela-con.html

Jan]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho scritto un post pochi giorni fa, può essere valutato in qualità di risposta questo articolo che lessi su questo blog.</p>
<p>Eccolo qui:<br />
<a href="http://storieriflessioni.blogspot.it/2013/06/pubblicita-sessista-guardatela-con.html" rel="nofollow ugc">http://storieriflessioni.blogspot.it/2013/06/pubblicita-sessista-guardatela-con.html</a></p>
<p>Jan</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Jan Quarius		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/pubblicita-sessista-diciamo-basta/#comment-84677</link>

		<dc:creator><![CDATA[Jan Quarius]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Jun 2013 07:22:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Esiste comunque differenza tra pubblicità sessuale e sessista.

Andate su wikipedia e paragonate il sessismo ai semplici messaggi fuorvianti di sesso lì dove non ci devono essere e capireta molte cose.

Jan]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Esiste comunque differenza tra pubblicità sessuale e sessista.</p>
<p>Andate su wikipedia e paragonate il sessismo ai semplici messaggi fuorvianti di sesso lì dove non ci devono essere e capireta molte cose.</p>
<p>Jan</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Annamaria Testa		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/pubblicita-sessista-diciamo-basta/#comment-84577</link>

		<dc:creator><![CDATA[Annamaria Testa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Jun 2013 07:51:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gentile Johnny,

1) la pubblicità di tutti i paesi europei subisce qualche forma di controllo, esercitata da organismi analoghi al Giurì italiano. 

2) Il secondo e terzo punto riguardano elementi di contesto, e sono segnalati come tali. Se lei si occupa di comunicazione, lei dovrebbe sapere che ogni testo (e ogni atto di comunicazione) viene letto alla luce del contesto. 

3) La volgarità è una categoria che rimanda alla morale e al buon gusto o, meglio, al costume. E a che cosa, se no? E sì, sono cose che cambiano. Si guardi una rassegna degli ultimi sessant&#039;anni di televisione, e vedrà quanto cambiano.

4) Regole ed educazione vanno di pari passo. L&#039;educazione consiste proprio nella presa d&#039;atto dell&#039;esistenza di regole condivise, e nello sviluppo della capacità critica necessaria a distinguere alla luce di quelle regole. Per dire: perfino la grammatica è una regola condivisa. Se lei non la interiorizza, non può &quot;educarsi&quot; neanche a parlare.

5) Modelli culturali e buone pratiche. Si legga, per cortesia, questo: https://nuovoeutile.it/donne-pubblicita-stereotipi/, e in particolare questo capoverso: &quot; Vorrei chiarire una cosa importante: il problema non è il corpo nudo in sé, ma il corpo nudo usato a sproposito. Il problema non è la sessualità, ma la provocazione sessuale. Più diventiamo capaci di leggere le immagini, di smontarle, di capire come funzionano, meglio ci possiamo difendere protestando e denunciando.
Un altro modo per difendersi è riconoscere e apprezzare le buone pratiche: sono meno di quanto vorremmo, ma esistono. Dobbiamo valorizzare lo humour, l’intelligenza, la visione, la capacità di raccontare storie...&quot;. E, abbia pazienza, ma sono un po&#039; stufa di ripetere sempre le stesse cose.

6)... e chi ha mai parlato di censurare Amnesty international, di grazia? Su, dai, non facciamo confusione, che l&#039;argomento è già abbastanza complicato e controverso in sé.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gentile Johnny,</p>
<p>1) la pubblicità di tutti i paesi europei subisce qualche forma di controllo, esercitata da organismi analoghi al Giurì italiano. </p>
<p>2) Il secondo e terzo punto riguardano elementi di contesto, e sono segnalati come tali. Se lei si occupa di comunicazione, lei dovrebbe sapere che ogni testo (e ogni atto di comunicazione) viene letto alla luce del contesto. </p>
<p>3) La volgarità è una categoria che rimanda alla morale e al buon gusto o, meglio, al costume. E a che cosa, se no? E sì, sono cose che cambiano. Si guardi una rassegna degli ultimi sessant&#8217;anni di televisione, e vedrà quanto cambiano.</p>
<p>4) Regole ed educazione vanno di pari passo. L&#8217;educazione consiste proprio nella presa d&#8217;atto dell&#8217;esistenza di regole condivise, e nello sviluppo della capacità critica necessaria a distinguere alla luce di quelle regole. Per dire: perfino la grammatica è una regola condivisa. Se lei non la interiorizza, non può &#8220;educarsi&#8221; neanche a parlare.</p>
<p>5) Modelli culturali e buone pratiche. Si legga, per cortesia, questo: <a href="https://nuovoeutile.it/donne-pubblicita-stereotipi/" rel="ugc">https://nuovoeutile.it/donne-pubblicita-stereotipi/</a>, e in particolare questo capoverso: &#8221; Vorrei chiarire una cosa importante: il problema non è il corpo nudo in sé, ma il corpo nudo usato a sproposito. Il problema non è la sessualità, ma la provocazione sessuale. Più diventiamo capaci di leggere le immagini, di smontarle, di capire come funzionano, meglio ci possiamo difendere protestando e denunciando.<br />
Un altro modo per difendersi è riconoscere e apprezzare le buone pratiche: sono meno di quanto vorremmo, ma esistono. Dobbiamo valorizzare lo humour, l’intelligenza, la visione, la capacità di raccontare storie&#8230;&#8221;. E, abbia pazienza, ma sono un po&#8217; stufa di ripetere sempre le stesse cose.</p>
<p>6)&#8230; e chi ha mai parlato di censurare Amnesty international, di grazia? Su, dai, non facciamo confusione, che l&#8217;argomento è già abbastanza complicato e controverso in sé.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Annamaria Testa		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/pubblicita-sessista-diciamo-basta/#comment-84576</link>

		<dc:creator><![CDATA[Annamaria Testa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Jun 2013 07:28:14 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://nuovoeutile.it/?p=10508#comment-84576</guid>

					<description><![CDATA[@ Max Stirner. Ma per carità... l&#039;esempio citato riguarda l&#039;Arabia Saudita proprio perché è un esempio estremo. Sono citati altri esempi, sul fronte opposto, ugualmente estremi.  E allora?

Fra un estremo e l&#039;altro, sono citate ampie casistiche di non censurabile mediocrità (&quot;facciamo vedere una bella gnocca&quot; è il rifugio dei pubblicitari senza uno straccio di idea. Risultato: pubblicità indifferenziate e quindi inefficaci).

E dove mai ha letto che si vuol negare alle donne la libertà di far le modelle pubblicitarie, di grazia?

D&#039;altra parte, &quot;Quanto scrive l&#039;autrice&quot; parte da un&#039;affermazione della presidente della Camera Boldrini, nel caso lei non se ne fosse accorto. 

E con l&#039;Associazione Pari o Dispare da anni ha preso posizione contro la pubblicità sessista anche Emma Bonino, non esattamente una nota reazionaria amica dei vescovi. 

Karl Popper (spero che non definisca reazionario anche lui) scrive “La libertà di muovere il tuo pugno finisce dove comincia il mio naso.” Questo significa che la libertà di tutti nasce proprio dall&#039;assunzione di responsabilità e di regole equilibrate e condivise. 

E, per inciso: la libertà delle donne di usare o trarre profitto dal proprio corpo dovrebbe essere almeno pari alla libertà delle donne di usare o trarre profitto dal loro cervello (e di essere pagate giustamente per questo). Cosa che, nel paese 80° nel Gender Gap Index non succede proprio. Come mai, gentile signore, lei non difende anche questa libertà negata?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Max Stirner. Ma per carità&#8230; l&#8217;esempio citato riguarda l&#8217;Arabia Saudita proprio perché è un esempio estremo. Sono citati altri esempi, sul fronte opposto, ugualmente estremi.  E allora?</p>
<p>Fra un estremo e l&#8217;altro, sono citate ampie casistiche di non censurabile mediocrità (&#8220;facciamo vedere una bella gnocca&#8221; è il rifugio dei pubblicitari senza uno straccio di idea. Risultato: pubblicità indifferenziate e quindi inefficaci).</p>
<p>E dove mai ha letto che si vuol negare alle donne la libertà di far le modelle pubblicitarie, di grazia?</p>
<p>D&#8217;altra parte, &#8220;Quanto scrive l&#8217;autrice&#8221; parte da un&#8217;affermazione della presidente della Camera Boldrini, nel caso lei non se ne fosse accorto. </p>
<p>E con l&#8217;Associazione Pari o Dispare da anni ha preso posizione contro la pubblicità sessista anche Emma Bonino, non esattamente una nota reazionaria amica dei vescovi. </p>
<p>Karl Popper (spero che non definisca reazionario anche lui) scrive “La libertà di muovere il tuo pugno finisce dove comincia il mio naso.” Questo significa che la libertà di tutti nasce proprio dall&#8217;assunzione di responsabilità e di regole equilibrate e condivise. </p>
<p>E, per inciso: la libertà delle donne di usare o trarre profitto dal proprio corpo dovrebbe essere almeno pari alla libertà delle donne di usare o trarre profitto dal loro cervello (e di essere pagate giustamente per questo). Cosa che, nel paese 80° nel Gender Gap Index non succede proprio. Come mai, gentile signore, lei non difende anche questa libertà negata?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Max Stirner		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/pubblicita-sessista-diciamo-basta/#comment-84538</link>

		<dc:creator><![CDATA[Max Stirner]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Jun 2013 15:19:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#039;Arabia Saudita non viene tirata in ballo come modello, certo, ma intanto guarda caso l&#039;esempio è quello.
E non ho dubbi che un vescovo qualsiasi, o un imam sarebbero assai d&#039;accordo con quanto scrive l&#039;autrice.
Chiedetevi quanto vescovi e imam abbiano cara la libertà delle donne, in special modo quella di adoperare pienamente il proprio corpo (sì, anche per far da modelle pubblicitarie), e poi traete le vostre conclusioni.
Spero vivamente che questo progetto di regolazione collettiva e autoritaria dell&#039;uso che donne (e uomini) possono fare di sé stessi NON ottenga i suoi scopi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Arabia Saudita non viene tirata in ballo come modello, certo, ma intanto guarda caso l&#8217;esempio è quello.<br />
E non ho dubbi che un vescovo qualsiasi, o un imam sarebbero assai d&#8217;accordo con quanto scrive l&#8217;autrice.<br />
Chiedetevi quanto vescovi e imam abbiano cara la libertà delle donne, in special modo quella di adoperare pienamente il proprio corpo (sì, anche per far da modelle pubblicitarie), e poi traete le vostre conclusioni.<br />
Spero vivamente che questo progetto di regolazione collettiva e autoritaria dell&#8217;uso che donne (e uomini) possono fare di sé stessi NON ottenga i suoi scopi.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Johnny		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/pubblicita-sessista-diciamo-basta/#comment-84502</link>

		<dc:creator><![CDATA[Johnny]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Jun 2013 21:31:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gentile Annamaria,

mi rendo conto che il confine sia molto sottile, ma sono dell&#039;opinione che applicare una censura pubblicitaria sotto l&#039;egida del risolvere la problematica del sessismo e degli stereotipi di genere non sia la soluzione più appropriata.
Mi perdonerà se le porto i miei pensieri ingenerati a seguito della lettura dell&#039;articolo, che sono una riflessione, ci tengo a dirlo, fatta da uno studente sulla tematica della censura in ambito pubblicitario.
Prima però vorrei esprimerle il mio disaccordo sul secondo e il terzo punto che, per quanto corretti, sono un accostamento pericoloso e fuori luogo in questo contesto poiché mettono erroneamente in relazione l&#039;immagine della donna veicolata dalla pubblicità con il femminicidio e la disparità di genere per quanto riguarda occupazione e ambito domestico.

Detto questo, mi chiedevo se è giusto che la pubblicità debba sottostare a quella che è la morale e la sensibilità del periodo che si trova a rappresentare, all&#039;interno del paese di riferimento, secondo logiche del politicamente corretto. Penso alle campagne pubblicitarie di Toscani per Benetton, che nel loro essere provocatorie avevano il fine d&#039;ingenerare una riflessione su una determinata condizione o problematica sociale e che in qualche caso, se non sbaglio, sono state sottoposte a censura e a qualche pubblicità di Ikea o quella di Girbaud sull&#039;&quot;ultima cena&quot;.
Se con il voler censurare intendiamo come le campagne contenenti volgarità, messaggi sbagliati e discriminazioni, posso essere d&#039;accordo, ma vietare la pubblicità in base alla morale e al buon gusto, che ben sappiamo essere mutevoli, o alla religione, mi sembra sbagliato.
Il problema non credo sia se una brand si presenti sul mercato con campagne pubblicitarie più o meno provocatorie e osé, quanto che il pubblico non ha una capacità critica per discernere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. Personalmente, per quanto mi riguarda, quando una pubblicità non è di mio gusto, il prodotto in questione non lo compro. Se non mi riconosco nei valori e nell&#039;immagine dell&#039;azienda boicotto il loro prodotto e spingo le altre persone a fare lo stesso.
Da questo ne deriva, a mio modesto avviso, che i media continuino a propinarci determinate pubblicità, che non portano nessun vantaggio economico effettivo all&#039;azienda,  da una parte perché mancano di creatività e dall&#039;altra perché è più facile far parlare di sé mostrando un &quot;culo&quot; che altro, e molto spesso la censura non fa che accentuarne l&#039;effetto mediatico. Per questo motivo credo che il vero problema consista nell&#039;attuare una politica di educazione delle persone e non nella censura delle immagini ritenute inappropriate, scorrette o diseducative. Siccome sono convinto che la crescita si trovi nel confronto e nel dibattito piuttosto che nella censura, i media e l&#039;IAP dovrebbero fare maggiore informazione e articoli costruttivi, non distruttivi o fini a sé stessi.
Reputo inoltre che il vero problema, di ordine culturale, derivi dal fatto che in Italia a differenza di altri paesi non siano ancora stati abbattuti i &quot;tabù del pene&quot;, oltre a quelli inerenti all&#039;omosessualità, alla malattia, alla morte e alla vecchiaia.
Non è scandalosa, avvilente o degradante la nudità della donna di per sé, quanto che questa nudità sia solo della donna e non dell&#039;uomo. Per me è più giusto scoprire l&#039;uomo che coprire la donna, come è più efficace parlare e discutere che censurare.
La pubblicità, come tutti i media e la &quot;rete&quot;, ha un grande potenziale educativo e divulgativo di idee e conoscenza e piuttosto che demonizzarla o porsi il problema di come censurarla, bisognerebbe iniziare a sfruttarla per raggiungere la massa con messaggi costruttivi e propositivi.

Se Belen vuole mostrare provocatoriamente &quot;la farfallina&quot; come in Jadea è giusto che lo faccia. Il problema non è Belen ma la totale assenza di un contro-modello culturale. Per questo non è giusto censurare la pubblicità ma è necessario proporre un&#039;alternativa.
Tutte le volte che leggo articoli e critiche su Abercrombie penso « io non vi ho mai comprato nulla » non solo perché non mi riconosco nella brand ma anche perché non potrei permettermi i suoi vestiti, sia economicamente che fisicamente, e non vedo in questo nessun problema: non sono il loro target e loro non sono la mia brand. Qual è il problema? Come Abercrombie non vende nulla sopra la taglia 44 Marina Rinaldi non propone niente sotto la 46. Qual è la differenza?
Un modello culturale sbagliato?! I modelli culturali, in quanto tali, non sono mai giusti o sbagliati, certi e definitivi. In Italia c&#039;è un problema di sessismo e, anche se questa non è la sede, di minoranze religiose, razzismo e omofobia.
Il problema non consiste nel fatto che è sia la donna il target di riferimento per i prodotti casalinghi o dei neonati, ma che in queste non siano mai presenti i padri, i mariti o &quot;i compagni&quot;. Perché ci sono famiglie con bambini che non sono sposate, ma sono ugualmente famiglie; perché ci sono famiglie in cui l&#039;uomo è disoccupato e sta a casa a pulire e accudire il bimbo mentre la donna lavora; perché ci sono famiglie, coppie di donne, che vengono però ignorate. E tutto questo perché lo Stato, la pubblicità e i media non affrontano l&#039;argomento, se non per fare scalpore o propaganda.
Secondo me la soluzione è l&#039;apertura, il dibattito e il confronto su ciò su cui si vorrebbe applicare la censura e il divieto.
Concludo, visto che sto già iniziando a perdere il filo e a confondermi, che &quot;adeguarsi alla sensibilità del paese&quot; può essere corretto solamente fino a un certo punto poiché si corre il rischio concreto di assecondare usanze, credo e pensieri che non sono necessariamente corretti, supportabili o condivisibili per il semplice fatto di essere comuni a una maggioranza.
Mi è capitato di partecipare a qualche cineforum e a una mostra fotografica promossa dall&#039;UDI della mia città, e sono rimasto basito nello scoprire una chiusura totale da parte della maggioranza di queste donne nei confronti di tematiche, anche relative alle classiche &quot;questioni di genere&quot;, molto forte e corredate da pregiudizi.
Battersi per il diritto di qualcosa o di qualcuno non deve ledere o inficiare il lavoro o il diritto di qualcun altro.

La mia personale paura è che la censura, vietando questo e quello, finisca per omologare &quot;diversamente&quot;: probabilmente non ci saranno più &quot;tette e farfalline&quot;, ma comunque e a maggior ragione resteranno invisibili, censurati e tabù le questioni e le immagini relative ai gay, alle religioni, alle minoranze o quelle visivamente forti solamente perché &quot;danno fastidio&quot;. E se il loro fine è proprio quello? Le campagne di TBWA per &quot;Amnesty Internationale&quot; o &quot;Human for Animals&quot; sono forti, certo, ma perché censurarle?
Mi rendo conto di essere stato molto prolisso e anche un po&#039; confusionario, ma vorrei solamente che sia chiaro che non sono in disaccordo con la problematica del suo articolo, ma ho letto troppe volte le parole &quot;divieto&quot;, &quot;denuncia&quot; e &quot;censura&quot; e mai &quot;confronto&quot;, &quot;dibattito&quot;, &quot;educazione&quot; (che è quello che dovrebbero fare gli attivisti territoriali), per poter essere d&#039;accordo.

Detto questo ho concluso.
Con grande stima e rispetto
Sinceri saluti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gentile Annamaria,</p>
<p>mi rendo conto che il confine sia molto sottile, ma sono dell&#8217;opinione che applicare una censura pubblicitaria sotto l&#8217;egida del risolvere la problematica del sessismo e degli stereotipi di genere non sia la soluzione più appropriata.<br />
Mi perdonerà se le porto i miei pensieri ingenerati a seguito della lettura dell&#8217;articolo, che sono una riflessione, ci tengo a dirlo, fatta da uno studente sulla tematica della censura in ambito pubblicitario.<br />
Prima però vorrei esprimerle il mio disaccordo sul secondo e il terzo punto che, per quanto corretti, sono un accostamento pericoloso e fuori luogo in questo contesto poiché mettono erroneamente in relazione l&#8217;immagine della donna veicolata dalla pubblicità con il femminicidio e la disparità di genere per quanto riguarda occupazione e ambito domestico.</p>
<p>Detto questo, mi chiedevo se è giusto che la pubblicità debba sottostare a quella che è la morale e la sensibilità del periodo che si trova a rappresentare, all&#8217;interno del paese di riferimento, secondo logiche del politicamente corretto. Penso alle campagne pubblicitarie di Toscani per Benetton, che nel loro essere provocatorie avevano il fine d&#8217;ingenerare una riflessione su una determinata condizione o problematica sociale e che in qualche caso, se non sbaglio, sono state sottoposte a censura e a qualche pubblicità di Ikea o quella di Girbaud sull'&#8221;ultima cena&#8221;.<br />
Se con il voler censurare intendiamo come le campagne contenenti volgarità, messaggi sbagliati e discriminazioni, posso essere d&#8217;accordo, ma vietare la pubblicità in base alla morale e al buon gusto, che ben sappiamo essere mutevoli, o alla religione, mi sembra sbagliato.<br />
Il problema non credo sia se una brand si presenti sul mercato con campagne pubblicitarie più o meno provocatorie e osé, quanto che il pubblico non ha una capacità critica per discernere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. Personalmente, per quanto mi riguarda, quando una pubblicità non è di mio gusto, il prodotto in questione non lo compro. Se non mi riconosco nei valori e nell&#8217;immagine dell&#8217;azienda boicotto il loro prodotto e spingo le altre persone a fare lo stesso.<br />
Da questo ne deriva, a mio modesto avviso, che i media continuino a propinarci determinate pubblicità, che non portano nessun vantaggio economico effettivo all&#8217;azienda,  da una parte perché mancano di creatività e dall&#8217;altra perché è più facile far parlare di sé mostrando un &#8220;culo&#8221; che altro, e molto spesso la censura non fa che accentuarne l&#8217;effetto mediatico. Per questo motivo credo che il vero problema consista nell&#8217;attuare una politica di educazione delle persone e non nella censura delle immagini ritenute inappropriate, scorrette o diseducative. Siccome sono convinto che la crescita si trovi nel confronto e nel dibattito piuttosto che nella censura, i media e l&#8217;IAP dovrebbero fare maggiore informazione e articoli costruttivi, non distruttivi o fini a sé stessi.<br />
Reputo inoltre che il vero problema, di ordine culturale, derivi dal fatto che in Italia a differenza di altri paesi non siano ancora stati abbattuti i &#8220;tabù del pene&#8221;, oltre a quelli inerenti all&#8217;omosessualità, alla malattia, alla morte e alla vecchiaia.<br />
Non è scandalosa, avvilente o degradante la nudità della donna di per sé, quanto che questa nudità sia solo della donna e non dell&#8217;uomo. Per me è più giusto scoprire l&#8217;uomo che coprire la donna, come è più efficace parlare e discutere che censurare.<br />
La pubblicità, come tutti i media e la &#8220;rete&#8221;, ha un grande potenziale educativo e divulgativo di idee e conoscenza e piuttosto che demonizzarla o porsi il problema di come censurarla, bisognerebbe iniziare a sfruttarla per raggiungere la massa con messaggi costruttivi e propositivi.</p>
<p>Se Belen vuole mostrare provocatoriamente &#8220;la farfallina&#8221; come in Jadea è giusto che lo faccia. Il problema non è Belen ma la totale assenza di un contro-modello culturale. Per questo non è giusto censurare la pubblicità ma è necessario proporre un&#8217;alternativa.<br />
Tutte le volte che leggo articoli e critiche su Abercrombie penso « io non vi ho mai comprato nulla » non solo perché non mi riconosco nella brand ma anche perché non potrei permettermi i suoi vestiti, sia economicamente che fisicamente, e non vedo in questo nessun problema: non sono il loro target e loro non sono la mia brand. Qual è il problema? Come Abercrombie non vende nulla sopra la taglia 44 Marina Rinaldi non propone niente sotto la 46. Qual è la differenza?<br />
Un modello culturale sbagliato?! I modelli culturali, in quanto tali, non sono mai giusti o sbagliati, certi e definitivi. In Italia c&#8217;è un problema di sessismo e, anche se questa non è la sede, di minoranze religiose, razzismo e omofobia.<br />
Il problema non consiste nel fatto che è sia la donna il target di riferimento per i prodotti casalinghi o dei neonati, ma che in queste non siano mai presenti i padri, i mariti o &#8220;i compagni&#8221;. Perché ci sono famiglie con bambini che non sono sposate, ma sono ugualmente famiglie; perché ci sono famiglie in cui l&#8217;uomo è disoccupato e sta a casa a pulire e accudire il bimbo mentre la donna lavora; perché ci sono famiglie, coppie di donne, che vengono però ignorate. E tutto questo perché lo Stato, la pubblicità e i media non affrontano l&#8217;argomento, se non per fare scalpore o propaganda.<br />
Secondo me la soluzione è l&#8217;apertura, il dibattito e il confronto su ciò su cui si vorrebbe applicare la censura e il divieto.<br />
Concludo, visto che sto già iniziando a perdere il filo e a confondermi, che &#8220;adeguarsi alla sensibilità del paese&#8221; può essere corretto solamente fino a un certo punto poiché si corre il rischio concreto di assecondare usanze, credo e pensieri che non sono necessariamente corretti, supportabili o condivisibili per il semplice fatto di essere comuni a una maggioranza.<br />
Mi è capitato di partecipare a qualche cineforum e a una mostra fotografica promossa dall&#8217;UDI della mia città, e sono rimasto basito nello scoprire una chiusura totale da parte della maggioranza di queste donne nei confronti di tematiche, anche relative alle classiche &#8220;questioni di genere&#8221;, molto forte e corredate da pregiudizi.<br />
Battersi per il diritto di qualcosa o di qualcuno non deve ledere o inficiare il lavoro o il diritto di qualcun altro.</p>
<p>La mia personale paura è che la censura, vietando questo e quello, finisca per omologare &#8220;diversamente&#8221;: probabilmente non ci saranno più &#8220;tette e farfalline&#8221;, ma comunque e a maggior ragione resteranno invisibili, censurati e tabù le questioni e le immagini relative ai gay, alle religioni, alle minoranze o quelle visivamente forti solamente perché &#8220;danno fastidio&#8221;. E se il loro fine è proprio quello? Le campagne di TBWA per &#8220;Amnesty Internationale&#8221; o &#8220;Human for Animals&#8221; sono forti, certo, ma perché censurarle?<br />
Mi rendo conto di essere stato molto prolisso e anche un po&#8217; confusionario, ma vorrei solamente che sia chiaro che non sono in disaccordo con la problematica del suo articolo, ma ho letto troppe volte le parole &#8220;divieto&#8221;, &#8220;denuncia&#8221; e &#8220;censura&#8221; e mai &#8220;confronto&#8221;, &#8220;dibattito&#8221;, &#8220;educazione&#8221; (che è quello che dovrebbero fare gli attivisti territoriali), per poter essere d&#8217;accordo.</p>
<p>Detto questo ho concluso.<br />
Con grande stima e rispetto<br />
Sinceri saluti.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: daniele ravenna		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/pubblicita-sessista-diciamo-basta/#comment-84136</link>

		<dc:creator><![CDATA[daniele ravenna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 May 2013 21:39:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E le parole? Sono più grevi, inequivocabili, dirette e meno adatte ad alludere,rispetto alle immagini(anche se una sola immagine, si dice, conta più di 1000 parole).
Solo per questo in un paese conciato come il nostro non si è ancora varcata la frontiera per la quale ci saremmo assuefatti,almeno a partire dagli anni 80,a leggere headlines piene di tette,fighe,culi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E le parole? Sono più grevi, inequivocabili, dirette e meno adatte ad alludere,rispetto alle immagini(anche se una sola immagine, si dice, conta più di 1000 parole).<br />
Solo per questo in un paese conciato come il nostro non si è ancora varcata la frontiera per la quale ci saremmo assuefatti,almeno a partire dagli anni 80,a leggere headlines piene di tette,fighe,culi.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Alberto Contri		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/pubblicita-sessista-diciamo-basta/#comment-84135</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alberto Contri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 May 2013 14:28:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://nuovoeutile.it/pubblicita-sessista-diciamo-basta/#comment-84133&quot;&gt;Annamaria&lt;/a&gt;.

Approvo in pieno cara Annamaria, torniamo a parlare dell&#039;oggetto e non dei soggetti. Non reagirò più ad alcuna provocazione, ma in questo caso ho dovuto farlo perchè è stata ingiustamente accusata di scarsa qualità ed efficacia una delle eccellenze del nostro paese, come peraltro con incredibile tempestività (mi ricorda tanto l&quot;arrivano i nostri&quot; dei vecchi film western...)riconosciuto dal Creative For Good del World Economic Forum. Ti manderò il documento che stiamo elaborando: il gruppo di lavoro su un tema così ampio come  una campagna sul mainstreaming di genere si può e deve arricchire di ogni autorevole contributo.
Ad majora!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://nuovoeutile.it/pubblicita-sessista-diciamo-basta/#comment-84133">Annamaria</a>.</p>
<p>Approvo in pieno cara Annamaria, torniamo a parlare dell&#8217;oggetto e non dei soggetti. Non reagirò più ad alcuna provocazione, ma in questo caso ho dovuto farlo perchè è stata ingiustamente accusata di scarsa qualità ed efficacia una delle eccellenze del nostro paese, come peraltro con incredibile tempestività (mi ricorda tanto l&#8221;arrivano i nostri&#8221; dei vecchi film western&#8230;)riconosciuto dal Creative For Good del World Economic Forum. Ti manderò il documento che stiamo elaborando: il gruppo di lavoro su un tema così ampio come  una campagna sul mainstreaming di genere si può e deve arricchire di ogni autorevole contributo.<br />
Ad majora!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Massimo Guastini		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/pubblicita-sessista-diciamo-basta/#comment-84134</link>

		<dc:creator><![CDATA[Massimo Guastini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 May 2013 14:01:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[LOL: Grazie Annamaria. Del resto la cronologia rimane, a raccontare chi ha cominciato e non solo con il latino.

Un caro saluto
m.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>LOL: Grazie Annamaria. Del resto la cronologia rimane, a raccontare chi ha cominciato e non solo con il latino.</p>
<p>Un caro saluto<br />
m.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Annamaria		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/pubblicita-sessista-diciamo-basta/#comment-84133</link>

		<dc:creator><![CDATA[Annamaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 May 2013 13:35:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Per chi sia arrugginito col latino: 
&quot;De hoc satis&quot; (Contri) sta per &quot;e su questo (si è detto) abbastanza, l&#039;argomento è esaurito&quot;.
Per quanto riguarda le due citazioni seguenti (Guastini): si tratta di Terenzio e di un Catullo non esattamente elegiaco.  http://it.wikipedia.org/wiki/Obsequium_amicos,_veritas_odium_parit
http://en.wikipedia.org/wiki/Catullus_16

Lo scambio (in ordine di apparizione) Contri-Guastini è invece un esempio di escalation simmetrica
http://www.davidealgeri.com/relazione-simmetrica-e-complementare.html

Ringrazio per gli  infuocati interventi Alberto Contri, presidente di Pubblicità Progresso, e Massimo Guastini, presidente dell&#039;Art directors club italiano.

Ma, benedetti ragazzi (si fa per dire: Contri è del 1944, Guastini del 1960) non obbligatemi a fare il pompiere, che l&#039;è no el me mestée: ad entrambi dovrebbe essere propria la saggezza derivante dall&#039;età, e magari un certo aplomb presidenziale.

E, giusto per continuare col latino e sbandierare gli studi classici: suggerirei inoltre a entrambi di lasciar perdere gli argumenta ad hominem 
http://it.wikipedia.org/wiki/Argumentum_ad_hominem
Si tratta di fallacie che, in un confronto costruttivo, andrebbero evitate.
http://it.wikipedia.org/wiki/Fallacia 

La censura non è nello stile di NeU, che si sforza invece di offrire a tutti gli amici che lo frequentano ogni possibile strumento per decifrare, per capire e per farsi un&#039;opinione confrontando tesi e posizioni diverse, anche su argomenti controversi o ad alto tasso di emotività. 

Non vorrei essere obbligata  a cominciare a praticarla proprio sui commenti di questo post che  affronta, come ricordavo ormai molte righe fa, un tema urgente e necessario.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per chi sia arrugginito col latino:<br />
&#8220;De hoc satis&#8221; (Contri) sta per &#8220;e su questo (si è detto) abbastanza, l&#8217;argomento è esaurito&#8221;.<br />
Per quanto riguarda le due citazioni seguenti (Guastini): si tratta di Terenzio e di un Catullo non esattamente elegiaco.  <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Obsequium_amicos,_veritas_odium_parit" rel="nofollow ugc">http://it.wikipedia.org/wiki/Obsequium_amicos,_veritas_odium_parit</a><br />
<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Catullus_16" rel="nofollow ugc">http://en.wikipedia.org/wiki/Catullus_16</a></p>
<p>Lo scambio (in ordine di apparizione) Contri-Guastini è invece un esempio di escalation simmetrica<br />
<a href="http://www.davidealgeri.com/relazione-simmetrica-e-complementare.html" rel="nofollow ugc">http://www.davidealgeri.com/relazione-simmetrica-e-complementare.html</a></p>
<p>Ringrazio per gli  infuocati interventi Alberto Contri, presidente di Pubblicità Progresso, e Massimo Guastini, presidente dell&#8217;Art directors club italiano.</p>
<p>Ma, benedetti ragazzi (si fa per dire: Contri è del 1944, Guastini del 1960) non obbligatemi a fare il pompiere, che l&#8217;è no el me mestée: ad entrambi dovrebbe essere propria la saggezza derivante dall&#8217;età, e magari un certo aplomb presidenziale.</p>
<p>E, giusto per continuare col latino e sbandierare gli studi classici: suggerirei inoltre a entrambi di lasciar perdere gli argumenta ad hominem<br />
<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Argumentum_ad_hominem" rel="nofollow ugc">http://it.wikipedia.org/wiki/Argumentum_ad_hominem</a><br />
Si tratta di fallacie che, in un confronto costruttivo, andrebbero evitate.<br />
<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fallacia" rel="nofollow ugc">http://it.wikipedia.org/wiki/Fallacia</a> </p>
<p>La censura non è nello stile di NeU, che si sforza invece di offrire a tutti gli amici che lo frequentano ogni possibile strumento per decifrare, per capire e per farsi un&#8217;opinione confrontando tesi e posizioni diverse, anche su argomenti controversi o ad alto tasso di emotività. </p>
<p>Non vorrei essere obbligata  a cominciare a praticarla proprio sui commenti di questo post che  affronta, come ricordavo ormai molte righe fa, un tema urgente e necessario.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Massimo Guastini		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/pubblicita-sessista-diciamo-basta/#comment-84132</link>

		<dc:creator><![CDATA[Massimo Guastini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 May 2013 12:21:06 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://nuovoeutile.it/?p=10508#comment-84132</guid>

					<description><![CDATA[Obsequium amicos, veritas odium parit.
Pedicabo ego te et irrumabo. 
Amen.
m.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Obsequium amicos, veritas odium parit.<br />
Pedicabo ego te et irrumabo.<br />
Amen.<br />
m.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: alberto contri		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/pubblicita-sessista-diciamo-basta/#comment-84131</link>

		<dc:creator><![CDATA[alberto contri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 May 2013 10:56:27 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://nuovoeutile.it/?p=10508#comment-84131</guid>

					<description><![CDATA[Da parte di Guastini, solo insulti, bugìe e palesi menzogne. Gli rispondo e per l&#039;ultima volta, così:
Sulla campagna Ikea dimentichi il contesto: Terre des hommes premia le campagne che mettono in risalto il ruolo dei bambini in quanto tali. Giudicai sbagliato il tentativo di far vincere una campagna in cui i bambini apparivano solo di striscio, e che veicolava altri concetti: era la tua posizione che mi pareva strumentale. La giuria discusse, votò, e mi pare di ricordare un 11 a 3 a favore della mia tesi...Ti vedo allergico alla democrazia delle giurie e soprattutto fossilizzato nei tuoi ricordi a senso unico.
Per tua informazione, tra i migliori amici della mia famiglia c&#039;è da tanti anni una coppia di gay. Mi può definire omofobo solo chi non sa, e vedo che tu sei veramente poco informato, ma assai prodigo di giudizi e insulti su fatti che non conosci. Se Biagi fosse vivo potrebbe raccontarti i nostri frequenti colloqui nel suo ufficio in Galleria dove, oltre che a portargli la mia solidarietà, si cercava di individuare nuovi progetti di servizio pubblico. Se vuoi sapere cosa ho fatto in Rai puoi dare una scorsa al mio cv sul web, così come a una intervista di Massarini su Mediamente che riassume bene il mio impegno e la mia visione. A differenza di altri, il mio stipendio di consigliere credo di essermelo meritato eccome: con la delega ai nuovi media, ho contribuito significativamente a costruire tutti gli asset di cui la Rai oggi dispone in questo campo. Insieme al Consigliere Emiliani abbiamo fatto grandi battaglie in CdA salvando l&#039;orchestra classica di Torino, programmando la Traviata a Parigi che era stata cancellata (e fu un successo mondiale in 120 paesi), promuovemmo il Verdincanto, la trasmissione di Lubrano sulla lirica con i sottotitoli e molto altro.
Mentre se ti interessa faccio gratuitamente il presidente operativo di Pubblicità Progresso da 13 anni…a questo proposito, e concludo, ti segnalo questa notiziola di oggi, che la dice lunga sulla differenza tra una provincia dell’impero e i luoghi importanti per il nostro mestiere:
La campagna donazione organi di Pubblicità Progresso selezionata tra le migliori del mondo

Creative For Good è un progetto del World Economic Forum sviluppato e sostenuto in primis dall’Advertising Council Americano, con lo scopo di raccogliere e far conoscere le migliori case-histories di campagne sociali selezionate da un Advisory Board internazionale formato da esponenti di imprese ed enti leader nel campo della comunicazione, della pubblicità, delle pubbliche relazioni, del marketing sociale.
Ecco cosa scrive oggi a Pubblicità Progresso George Perlov, coordinatore del progetto:

“It is with great excitement and admiration to inform you that your campaign, The Organ and Tissue Campaign, has been selected to be part of the Creative For Good website launch. Our international Advisory Committee reviewed over 100 submissions from around the world and felt that yours was an excellent case study for others to learn about social issue campaigns. 
We are planning to launch the site on June 21st in conjunction with a workshop being given that day by members of the Advisory Committee at the Cannes Lions Advertising Festival. 
Thanks again for submitting your campaign and congratulations on being selected.
Best regards,
George” 


P.S. 1 – Ah, bene, siamo ancora a difendere Luttazzi? Uno che ha stracopiato David Letterman e che si è bevuto alle dieci di sera su RaiDue il piscio di una ballerina, e un’altra volta ha mangiato uno stronzo (…era di cioccolato). Se questi sono i tuoi parametri di creatività e di servizio pubblico si capisce perché pensi e scrivi quello che pensi e che scrivi.
P.S. 2 – L’attuale campagna donazione organi vede come condirettori creativi Andrea Concato e Roberto Fiamenghi, una casa di produzione come la Bedeschi Film, fotografi come Chris Broadnebt e Gerald Bruneau, Banzai per il web, in tutto 40 professionsti che ho coordinato con vero piacere e con i quali sto in ottima compagnia. Ho tanti amici che stimo anche in ADCI, per la verità nessuno mi ha più richiesto la quota, ma tornerò a pagarla volentieri quando a presiederla ci sarà qualcuno in grado di dialogare e confrontarsi senza scendere ai tuoi infimi livelli.
Et de hoc satis, ma per davvero.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da parte di Guastini, solo insulti, bugìe e palesi menzogne. Gli rispondo e per l&#8217;ultima volta, così:<br />
Sulla campagna Ikea dimentichi il contesto: Terre des hommes premia le campagne che mettono in risalto il ruolo dei bambini in quanto tali. Giudicai sbagliato il tentativo di far vincere una campagna in cui i bambini apparivano solo di striscio, e che veicolava altri concetti: era la tua posizione che mi pareva strumentale. La giuria discusse, votò, e mi pare di ricordare un 11 a 3 a favore della mia tesi&#8230;Ti vedo allergico alla democrazia delle giurie e soprattutto fossilizzato nei tuoi ricordi a senso unico.<br />
Per tua informazione, tra i migliori amici della mia famiglia c&#8217;è da tanti anni una coppia di gay. Mi può definire omofobo solo chi non sa, e vedo che tu sei veramente poco informato, ma assai prodigo di giudizi e insulti su fatti che non conosci. Se Biagi fosse vivo potrebbe raccontarti i nostri frequenti colloqui nel suo ufficio in Galleria dove, oltre che a portargli la mia solidarietà, si cercava di individuare nuovi progetti di servizio pubblico. Se vuoi sapere cosa ho fatto in Rai puoi dare una scorsa al mio cv sul web, così come a una intervista di Massarini su Mediamente che riassume bene il mio impegno e la mia visione. A differenza di altri, il mio stipendio di consigliere credo di essermelo meritato eccome: con la delega ai nuovi media, ho contribuito significativamente a costruire tutti gli asset di cui la Rai oggi dispone in questo campo. Insieme al Consigliere Emiliani abbiamo fatto grandi battaglie in CdA salvando l&#8217;orchestra classica di Torino, programmando la Traviata a Parigi che era stata cancellata (e fu un successo mondiale in 120 paesi), promuovemmo il Verdincanto, la trasmissione di Lubrano sulla lirica con i sottotitoli e molto altro.<br />
Mentre se ti interessa faccio gratuitamente il presidente operativo di Pubblicità Progresso da 13 anni…a questo proposito, e concludo, ti segnalo questa notiziola di oggi, che la dice lunga sulla differenza tra una provincia dell’impero e i luoghi importanti per il nostro mestiere:<br />
La campagna donazione organi di Pubblicità Progresso selezionata tra le migliori del mondo</p>
<p>Creative For Good è un progetto del World Economic Forum sviluppato e sostenuto in primis dall’Advertising Council Americano, con lo scopo di raccogliere e far conoscere le migliori case-histories di campagne sociali selezionate da un Advisory Board internazionale formato da esponenti di imprese ed enti leader nel campo della comunicazione, della pubblicità, delle pubbliche relazioni, del marketing sociale.<br />
Ecco cosa scrive oggi a Pubblicità Progresso George Perlov, coordinatore del progetto:</p>
<p>“It is with great excitement and admiration to inform you that your campaign, The Organ and Tissue Campaign, has been selected to be part of the Creative For Good website launch. Our international Advisory Committee reviewed over 100 submissions from around the world and felt that yours was an excellent case study for others to learn about social issue campaigns.<br />
We are planning to launch the site on June 21st in conjunction with a workshop being given that day by members of the Advisory Committee at the Cannes Lions Advertising Festival.<br />
Thanks again for submitting your campaign and congratulations on being selected.<br />
Best regards,<br />
George” </p>
<p>P.S. 1 – Ah, bene, siamo ancora a difendere Luttazzi? Uno che ha stracopiato David Letterman e che si è bevuto alle dieci di sera su RaiDue il piscio di una ballerina, e un’altra volta ha mangiato uno stronzo (…era di cioccolato). Se questi sono i tuoi parametri di creatività e di servizio pubblico si capisce perché pensi e scrivi quello che pensi e che scrivi.<br />
P.S. 2 – L’attuale campagna donazione organi vede come condirettori creativi Andrea Concato e Roberto Fiamenghi, una casa di produzione come la Bedeschi Film, fotografi come Chris Broadnebt e Gerald Bruneau, Banzai per il web, in tutto 40 professionsti che ho coordinato con vero piacere e con i quali sto in ottima compagnia. Ho tanti amici che stimo anche in ADCI, per la verità nessuno mi ha più richiesto la quota, ma tornerò a pagarla volentieri quando a presiederla ci sarà qualcuno in grado di dialogare e confrontarsi senza scendere ai tuoi infimi livelli.<br />
Et de hoc satis, ma per davvero.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
	</channel>
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