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	Commenti a: Motivazione. Per dovere o per piacere? &#8211; Metodo 26	</title>
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	<description>Teorie e pratiche della creatività.</description>
	<lastBuildDate>Sat, 23 May 2020 18:11:16 +0000</lastBuildDate>
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		<title>
		Di: michelangelo		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/questioni-di-metodo-22-motivazione-per-soldi-o-per-sogni/#comment-79176</link>

		<dc:creator><![CDATA[michelangelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Jan 2013 18:24:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho letto sia il testo proposto all&#039;inizio che i commenti e le  prime &quot;conclusioni&quot; scritte da Annamaria Testa. Faccio alcune osservazioni. La prima: forse se non avessimo trascurato troppo alcune analisi sul concetto e le corrispondenze nella realtà del termine alienazione, scritte da un vecchio signore barbuto, penso che non avremmo oggi particolare bisogno di ricorrere alla sociologia o alla psicologia. Nella nascita della società industriale, con tutto quel che ne consegue in termini di rapporti di produzione e di consumo,  sta inscritto geneticamente uno degli elementi fondamentali che sottrae &quot;motivazione&quot; a coloro che non han la fortuna di esercitare professioni o attività creative, almeno in una certa misura autodeterminate. Scontato che il capitalismo nasce dall&#039;espropriazione (alienazione)  materiale e anche &quot;necessaria&quot; della possibilità per molte persone di continuar ad esercitare le condizioni di vita precedenti sulla base delle precedenti motivazioni (cogenti o meno, buone o cattive che fossero), forse meno scontato di questi tempi è ricordarsi che la separazione progressiva tra lavoratore e consapevolezza delle finalità del proprio lavoro, o addirittura del significato intrinseco dell&#039;operazione condotta, E&#039; alienazione dalle motivazioni...
Nel lavoro meccanizzato, almeno fin quando le competenze richieste consentono un minimo di autoidentificazione ed espressione di se, il problema della motivazione riguarda spesso TUTTE le componenti citate da Maslow, anche se in diversa miscela. La rivendicazione salariale (cioè la motivazione cosiddetta esterna) non è isolata né dalle altre interne né da altre esterne (il riconoscimento sociale, l&#039;appartenenza ecc.). E&#039; la progressiva riduzione della possibilità di questa percezione - e anche la sua variabilità nel corso delle contingenze storiche - a determinare la variabilità della composizione delle motivazioni. 
Insomma: certamente un&#039;attività  a basso tasso di competenza (e conseguentemente autogratificazione e di riconoscimento sociale) è più incline a cercar motivazioni nel compenso. Il problema è, però,  che qui si entra in una contraddizione, perché quella svalorizzaione delle motivazioni è strettamente connaturata al bisogno del sistema produttivo di contenere o addirittura ridurre quel compenso. 
Per i più vari motivi, compreso quello che svaniscono man mano persino gli elementi significativi cui associarli: se la mia attività è totalmente svalutata anche nei suoi significati esterni o interni, nella percettibilità intrinseca della sua potenziale gratificazione, qual è la misura del suo valore? 
Che termine di misura uso per definirlo quel valore, o per rivendicarlo? 
Il cosiddetto mercato del lavoro che, però, è contemporaneamente una realtà e un&#039;astrazione, non sempre coincidenti.
Dipende appunto dai rapporti sociali e di produzione...Non c&#039;è cifra che basti a lenire questa frustrazione, nel senso che il livello retributivo non appare nemmeno più collegato a quel che si fa, ma ad altro di variamente definibile, ed è questo che ha reso possibile anche le grandi mistificazioni berlusconiane del successo facile e delle retribuzioni all&#039;apparenza immotivate (dietro l&#039;apparenza, magari son motivate benissimo, da ALTRI motivi). 
La consistenza di un processo di questo tipo è dimostrato proprio dalla progressiva &quot;scomparsa&quot; della cosiddetta classe operaia, che ha trascinato con se la scomparsa del concetto di lavoro e di valore del lavoro, quando è legato ad ambiti nei quali le attività umane son state semplificate e banalizzate di fatto. A questo cambiamento non è certo estranea la scuola, l&#039;intero sistema della formazione.
Ancora negli anni settanta/ottanta i lavoratori manuali che esercitavano lavori qualificati attraversavano percorsi di istruzione (formazione professionale o apprendistato) che concorrevano a definirli come soggetti portatori di competenze e valori, che quindi potevano rivendicare sia umanamente che professionalmente.  Prtima di &quot;assurgere&quot; allo stato di operaio qualificato si doveva addirittura sostente una prova che veniva definita &quot;capolavoro&quot; (e d era già una motivazione intrinseca…)
La tecnologizzazione, la meccanizzazione, la parcellizzazione e segmentazione della produzione  ha assorbito tutto questo. e non solo per esigenze strettamente legate allo sviluppo della produzione stessa, ma anche per il conflitto di identità (individuale e di gruppo) che caratterizza il mutamento sociale, che non sempre è sviluppo. 
L&#039;assorbimento del valore del lavoro ha liberato non chi lo esercitava, anzi,  ma, per converso, ha sdoganato i valori che con quel valore erano in conflitto dialettico, causando una curiosa inversione rispetto a quanto sosteneva Cattaneo (che bisognasse togliere i contadini/inurbati dall&#039;ozio, attraverso l&#039;istruzione e il lavoro). 
In questi modi, questi ultimi  si son affermati anche quando son diventati disvalori, perché - privi della dialettica precedente - essi stessi si son espressi in altre attività redditizie (le più fantasiose sperimentazioni finanziarie) ma in modo qualche sradicate da opzioni sociali condivise, individuali o collettive. 
Su quali motivazioni minimamente durature dovrebbe fondarsi oggi il patto sociale tra cittadini? Su contingenze come la crisi?
I disvalori son diventati essi stessi liquidi e fumosi - umanamente parlando - quanto i valori che avevan eliminato. 
I compensi spropositati son legati anche a questa assenza di ancoraggi trasparenti e visibili, così come alla stessa ragione son legate i comportamenti del tutto grotteschi di una parte del ceto imprenditoriale e dirigente che, appunto, incarna il gossip che poi i media ben rappresentano o spettacolarizzano ulteriormente. 
Di quanto questi processi di alienazione del lavoro fossero deleteri si parlò molto attorno agli anni settanta/ottanta: ricordate tutto il dibattito sull&#039;organizzazione della fabbrica, sul superamento del fordismo, sulla rotazione delle mansioni, la produzione a microisole, i centri di qualità, le cassette dei suggerimenti? 
La partecipazione che incentiva motivazione, insomma. 
Dalla Svezia al Giappone si tentò di tutto, senza grandi risultati: la Volvo, che fu tra le prime aziende a sperimentare altri sistemi di organizzazione del lavoro e di distribuzione di compiti e responsabilità non è finita bene, e nemmeno il Giappone può esser considerato un modello di benessere, anzi. 
Ora siamo in una fase in cui prevale ancora la tendenza alla ulteriore riduzione dei costi del lavoro non qualificato, e dunque alla erogazione della condanna,  esercitata sia da una motivazione interna pressoche inesistente sia dalla mancanza di quelle esterne, se non appunto quelle cogenti (bisogna pur mangiare, pagare l&#039;affitto), per di più carenti, vista la disoccupazione. 
In questo modo, siamo tornati indietro  a modelli che son quantomeno bloccati, se non in peggioramento. 
Il rapporto Onu sul benessere nei diversi paesi - lo stesso di cui Sachs parlerà al Convegno sulla felicità - lo dice chiaramente, richiamando il concetto di sostenibilità. 
Ebbene, sul che fare (e  non entro nel merito dei settori dove le professionalità e le competenze consentirebbero una qualche identificazione e motivazione intrinseca) direi che, anzitutto, bisognerebbe tornare a capire non tanto che la finalità di ogni produzione è l&#039;essere umano, perché tanto questo è una specie di  mantra,  che tutti affermano indistintamente.
La faccenda va, a mio parere affrontata diversamente, comprendendo preliminarmente che senza dar spazio di vita alla dialettica che si esercita tra i vari soggetti sociali NON SOLO in termini di riconoscimento economico ma anche di gratificazione e libertà e diritti, si va tutti a sbattere. 
Anche le imprese, che magari contingentemente ci guadagnano individualmente, ma si disgregano come soggetto/sistema. 
Per questo la difesa dei diritti costituzionali nei luoghi di lavoro non va intesa né come un optional, né alla luce di occasionalità e contingenze, ma come una precondizione essenziale perché si sviluppi una dialettica positiva e, anche,  MOTIVANTE.
(scusate la lunghezza e la fretta nello scrivere… :-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto sia il testo proposto all&#8217;inizio che i commenti e le  prime &#8220;conclusioni&#8221; scritte da Annamaria Testa. Faccio alcune osservazioni. La prima: forse se non avessimo trascurato troppo alcune analisi sul concetto e le corrispondenze nella realtà del termine alienazione, scritte da un vecchio signore barbuto, penso che non avremmo oggi particolare bisogno di ricorrere alla sociologia o alla psicologia. Nella nascita della società industriale, con tutto quel che ne consegue in termini di rapporti di produzione e di consumo,  sta inscritto geneticamente uno degli elementi fondamentali che sottrae &#8220;motivazione&#8221; a coloro che non han la fortuna di esercitare professioni o attività creative, almeno in una certa misura autodeterminate. Scontato che il capitalismo nasce dall&#8217;espropriazione (alienazione)  materiale e anche &#8220;necessaria&#8221; della possibilità per molte persone di continuar ad esercitare le condizioni di vita precedenti sulla base delle precedenti motivazioni (cogenti o meno, buone o cattive che fossero), forse meno scontato di questi tempi è ricordarsi che la separazione progressiva tra lavoratore e consapevolezza delle finalità del proprio lavoro, o addirittura del significato intrinseco dell&#8217;operazione condotta, E&#8217; alienazione dalle motivazioni&#8230;<br />
Nel lavoro meccanizzato, almeno fin quando le competenze richieste consentono un minimo di autoidentificazione ed espressione di se, il problema della motivazione riguarda spesso TUTTE le componenti citate da Maslow, anche se in diversa miscela. La rivendicazione salariale (cioè la motivazione cosiddetta esterna) non è isolata né dalle altre interne né da altre esterne (il riconoscimento sociale, l&#8217;appartenenza ecc.). E&#8217; la progressiva riduzione della possibilità di questa percezione &#8211; e anche la sua variabilità nel corso delle contingenze storiche &#8211; a determinare la variabilità della composizione delle motivazioni.<br />
Insomma: certamente un&#8217;attività  a basso tasso di competenza (e conseguentemente autogratificazione e di riconoscimento sociale) è più incline a cercar motivazioni nel compenso. Il problema è, però,  che qui si entra in una contraddizione, perché quella svalorizzaione delle motivazioni è strettamente connaturata al bisogno del sistema produttivo di contenere o addirittura ridurre quel compenso.<br />
Per i più vari motivi, compreso quello che svaniscono man mano persino gli elementi significativi cui associarli: se la mia attività è totalmente svalutata anche nei suoi significati esterni o interni, nella percettibilità intrinseca della sua potenziale gratificazione, qual è la misura del suo valore?<br />
Che termine di misura uso per definirlo quel valore, o per rivendicarlo?<br />
Il cosiddetto mercato del lavoro che, però, è contemporaneamente una realtà e un&#8217;astrazione, non sempre coincidenti.<br />
Dipende appunto dai rapporti sociali e di produzione&#8230;Non c&#8217;è cifra che basti a lenire questa frustrazione, nel senso che il livello retributivo non appare nemmeno più collegato a quel che si fa, ma ad altro di variamente definibile, ed è questo che ha reso possibile anche le grandi mistificazioni berlusconiane del successo facile e delle retribuzioni all&#8217;apparenza immotivate (dietro l&#8217;apparenza, magari son motivate benissimo, da ALTRI motivi).<br />
La consistenza di un processo di questo tipo è dimostrato proprio dalla progressiva &#8220;scomparsa&#8221; della cosiddetta classe operaia, che ha trascinato con se la scomparsa del concetto di lavoro e di valore del lavoro, quando è legato ad ambiti nei quali le attività umane son state semplificate e banalizzate di fatto. A questo cambiamento non è certo estranea la scuola, l&#8217;intero sistema della formazione.<br />
Ancora negli anni settanta/ottanta i lavoratori manuali che esercitavano lavori qualificati attraversavano percorsi di istruzione (formazione professionale o apprendistato) che concorrevano a definirli come soggetti portatori di competenze e valori, che quindi potevano rivendicare sia umanamente che professionalmente.  Prtima di &#8220;assurgere&#8221; allo stato di operaio qualificato si doveva addirittura sostente una prova che veniva definita &#8220;capolavoro&#8221; (e d era già una motivazione intrinseca…)<br />
La tecnologizzazione, la meccanizzazione, la parcellizzazione e segmentazione della produzione  ha assorbito tutto questo. e non solo per esigenze strettamente legate allo sviluppo della produzione stessa, ma anche per il conflitto di identità (individuale e di gruppo) che caratterizza il mutamento sociale, che non sempre è sviluppo.<br />
L&#8217;assorbimento del valore del lavoro ha liberato non chi lo esercitava, anzi,  ma, per converso, ha sdoganato i valori che con quel valore erano in conflitto dialettico, causando una curiosa inversione rispetto a quanto sosteneva Cattaneo (che bisognasse togliere i contadini/inurbati dall&#8217;ozio, attraverso l&#8217;istruzione e il lavoro).<br />
In questi modi, questi ultimi  si son affermati anche quando son diventati disvalori, perché &#8211; privi della dialettica precedente &#8211; essi stessi si son espressi in altre attività redditizie (le più fantasiose sperimentazioni finanziarie) ma in modo qualche sradicate da opzioni sociali condivise, individuali o collettive.<br />
Su quali motivazioni minimamente durature dovrebbe fondarsi oggi il patto sociale tra cittadini? Su contingenze come la crisi?<br />
I disvalori son diventati essi stessi liquidi e fumosi &#8211; umanamente parlando &#8211; quanto i valori che avevan eliminato.<br />
I compensi spropositati son legati anche a questa assenza di ancoraggi trasparenti e visibili, così come alla stessa ragione son legate i comportamenti del tutto grotteschi di una parte del ceto imprenditoriale e dirigente che, appunto, incarna il gossip che poi i media ben rappresentano o spettacolarizzano ulteriormente.<br />
Di quanto questi processi di alienazione del lavoro fossero deleteri si parlò molto attorno agli anni settanta/ottanta: ricordate tutto il dibattito sull&#8217;organizzazione della fabbrica, sul superamento del fordismo, sulla rotazione delle mansioni, la produzione a microisole, i centri di qualità, le cassette dei suggerimenti?<br />
La partecipazione che incentiva motivazione, insomma.<br />
Dalla Svezia al Giappone si tentò di tutto, senza grandi risultati: la Volvo, che fu tra le prime aziende a sperimentare altri sistemi di organizzazione del lavoro e di distribuzione di compiti e responsabilità non è finita bene, e nemmeno il Giappone può esser considerato un modello di benessere, anzi.<br />
Ora siamo in una fase in cui prevale ancora la tendenza alla ulteriore riduzione dei costi del lavoro non qualificato, e dunque alla erogazione della condanna,  esercitata sia da una motivazione interna pressoche inesistente sia dalla mancanza di quelle esterne, se non appunto quelle cogenti (bisogna pur mangiare, pagare l&#8217;affitto), per di più carenti, vista la disoccupazione.<br />
In questo modo, siamo tornati indietro  a modelli che son quantomeno bloccati, se non in peggioramento.<br />
Il rapporto Onu sul benessere nei diversi paesi &#8211; lo stesso di cui Sachs parlerà al Convegno sulla felicità &#8211; lo dice chiaramente, richiamando il concetto di sostenibilità.<br />
Ebbene, sul che fare (e  non entro nel merito dei settori dove le professionalità e le competenze consentirebbero una qualche identificazione e motivazione intrinseca) direi che, anzitutto, bisognerebbe tornare a capire non tanto che la finalità di ogni produzione è l&#8217;essere umano, perché tanto questo è una specie di  mantra,  che tutti affermano indistintamente.<br />
La faccenda va, a mio parere affrontata diversamente, comprendendo preliminarmente che senza dar spazio di vita alla dialettica che si esercita tra i vari soggetti sociali NON SOLO in termini di riconoscimento economico ma anche di gratificazione e libertà e diritti, si va tutti a sbattere.<br />
Anche le imprese, che magari contingentemente ci guadagnano individualmente, ma si disgregano come soggetto/sistema.<br />
Per questo la difesa dei diritti costituzionali nei luoghi di lavoro non va intesa né come un optional, né alla luce di occasionalità e contingenze, ma come una precondizione essenziale perché si sviluppi una dialettica positiva e, anche,  MOTIVANTE.<br />
(scusate la lunghezza e la fretta nello scrivere… 🙂</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Fiorella Palomba		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/questioni-di-metodo-22-motivazione-per-soldi-o-per-sogni/#comment-5600</link>

		<dc:creator><![CDATA[Fiorella Palomba]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Oct 2012 09:12:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Oggi mi inviti a nozze Annamaria! “…chi ce lo fa fare?”
AMARE I SAPERI E IL LAVORO è la mia risposta.

L’esperienza e la riflessione sul proprio lavoro, sono l’anima dei mestieri, ancorché intellettuali. Di questo comunque stiamo parlando. 
A parte Maslow che ha inquietato e intrigato le mie notti di formatore, concordo con i due imprescindibili elementi: la MOTIVAZIONE e il bisogno di APPARTENZA.

http://it.wikipedia.org/wiki/Abraham_Maslow

Devo aggiungere il DESIDERIO. 

Per me si concreta in due forme
- desiderio di IMPARARE (non ho mai smesso e non intendo farlo) parente molto prossimo della capacità di ascolto 
- desiderio di essere AMATA, stimata, apprezzata… 

Quando mio figlio doveva scegliere la facoltà cui iscriversi, noi genitori per aiutarlo a districare la matassa ponevamo una domanda: TI INTERESSANO I SOLDI? Se è così è molto semplice, altrimenti devi pensare ad un lavoro o ad un sapere che ti dia PASSIONE. 
Ha scelto la passione: è medico di emergenza e lo fa ottimamente.

PER FINIRE
Permette una riflessione amara: 20 anni di politica (?) del signor B. hanno devastato la mente e i costumi degli italiani. I soldi in testa (è anche il titolo di un saggio di Vittorino Andreoli) hanno ammazzato il lavoro come mestiere e il sapere come crescita. Non sono ottimista sulla riparazione di questo danno profondo (*_))]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi mi inviti a nozze Annamaria! “…chi ce lo fa fare?”<br />
AMARE I SAPERI E IL LAVORO è la mia risposta.</p>
<p>L’esperienza e la riflessione sul proprio lavoro, sono l’anima dei mestieri, ancorché intellettuali. Di questo comunque stiamo parlando.<br />
A parte Maslow che ha inquietato e intrigato le mie notti di formatore, concordo con i due imprescindibili elementi: la MOTIVAZIONE e il bisogno di APPARTENZA.</p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Abraham_Maslow" rel="nofollow ugc">http://it.wikipedia.org/wiki/Abraham_Maslow</a></p>
<p>Devo aggiungere il DESIDERIO. </p>
<p>Per me si concreta in due forme<br />
&#8211; desiderio di IMPARARE (non ho mai smesso e non intendo farlo) parente molto prossimo della capacità di ascolto<br />
&#8211; desiderio di essere AMATA, stimata, apprezzata… </p>
<p>Quando mio figlio doveva scegliere la facoltà cui iscriversi, noi genitori per aiutarlo a districare la matassa ponevamo una domanda: TI INTERESSANO I SOLDI? Se è così è molto semplice, altrimenti devi pensare ad un lavoro o ad un sapere che ti dia PASSIONE.<br />
Ha scelto la passione: è medico di emergenza e lo fa ottimamente.</p>
<p>PER FINIRE<br />
Permette una riflessione amara: 20 anni di politica (?) del signor B. hanno devastato la mente e i costumi degli italiani. I soldi in testa (è anche il titolo di un saggio di Vittorino Andreoli) hanno ammazzato il lavoro come mestiere e il sapere come crescita. Non sono ottimista sulla riparazione di questo danno profondo (*_))</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: grandeaurora		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/questioni-di-metodo-22-motivazione-per-soldi-o-per-sogni/#comment-5320</link>

		<dc:creator><![CDATA[grandeaurora]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 May 2012 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ciao Annamaria, mi trovi pienamente daccordo sia sulla consapevolezza condivisa che sull&#039;orientamento collettivo. Io credo fermamente nel lavoro di squadra, nella collaborazione di tutti ad un progetto più grande, ognuno deve poter apportare la sua personale tessera per la costruzione del mosaico perfetto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Annamaria, mi trovi pienamente daccordo sia sulla consapevolezza condivisa che sull&#8217;orientamento collettivo. Io credo fermamente nel lavoro di squadra, nella collaborazione di tutti ad un progetto più grande, ognuno deve poter apportare la sua personale tessera per la costruzione del mosaico perfetto.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: annamaria		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/questioni-di-metodo-22-motivazione-per-soldi-o-per-sogni/#comment-5319</link>

		<dc:creator><![CDATA[annamaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 May 2012 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sull&#039;insegnamento di Maria Montessori, sulle sue fortune estere e non italiane e su molto altro segnalo anche quest&#039;altro eccellente articolo, per il quale ringrazio Till Neuburg.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sull&#8217;insegnamento di Maria Montessori, sulle sue fortune estere e non italiane e su molto altro segnalo anche quest&#8217;altro eccellente articolo, per il quale ringrazio Till Neuburg.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: MARA		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/questioni-di-metodo-22-motivazione-per-soldi-o-per-sogni/#comment-5318</link>

		<dc:creator><![CDATA[MARA]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 May 2012 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[A Francescopintus. Torniamo alla Montessori? visto che non l&#039;abbiamo mai presa molto sul serio... e visto che la &quot;mafia montessori&quot; ha prodotto cose meravigliose http://www.ilpost.it/2011/04/07/la-mafia-montessori/ Però la Montessori non può aiutarci molto a migliorare le organizzazioni attuali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A Francescopintus. Torniamo alla Montessori? visto che non l&#8217;abbiamo mai presa molto sul serio&#8230; e visto che la &#8220;mafia montessori&#8221; ha prodotto cose meravigliose <a href="http://www.ilpost.it/2011/04/07/la-mafia-montessori/" rel="nofollow ugc">http://www.ilpost.it/2011/04/07/la-mafia-montessori/</a> Però la Montessori non può aiutarci molto a migliorare le organizzazioni attuali.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: francescopintus		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/questioni-di-metodo-22-motivazione-per-soldi-o-per-sogni/#comment-5317</link>

		<dc:creator><![CDATA[francescopintus]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 May 2012 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Come uscirne? Non ho risposte. Ma certamente farsi, individualmente, questa domanda è un primo passo nella giusta direzione. Sembra che ai sempre nuovi problemi cerchiamo, come sociètà, come gruppi sociali, come individui, di rispondere sempre con gli stessi schemi, cristallizzati nella nostra formazione. E, come scrivi, anche nei mestieri creativi si rischia di non alimentare le giuste motivazioni. Un&#039;idea: investire oggi per sostenere, con questi saperi sui meccanismi della motivazione interna, i piccoli, i bambini, nell&#039;esaltarne la creatività. In modo che domani sappiano utilizzarla per dare risposte nuove alla complessità dell&#039;oggi, che spiazza molti di noi...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come uscirne? Non ho risposte. Ma certamente farsi, individualmente, questa domanda è un primo passo nella giusta direzione. Sembra che ai sempre nuovi problemi cerchiamo, come sociètà, come gruppi sociali, come individui, di rispondere sempre con gli stessi schemi, cristallizzati nella nostra formazione. E, come scrivi, anche nei mestieri creativi si rischia di non alimentare le giuste motivazioni. Un&#8217;idea: investire oggi per sostenere, con questi saperi sui meccanismi della motivazione interna, i piccoli, i bambini, nell&#8217;esaltarne la creatività. In modo che domani sappiano utilizzarla per dare risposte nuove alla complessità dell&#8217;oggi, che spiazza molti di noi&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Utente Anonimo		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/questioni-di-metodo-22-motivazione-per-soldi-o-per-sogni/#comment-5316</link>

		<dc:creator><![CDATA[Utente Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 May 2012 13:25:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://ita_motivazione_soldi_o_sogni.html#comment-5316</guid>

					<description><![CDATA[ahahah.. hai ragione Annamaria, volevo solo dire che forse abbiamo tutti un po&#039; più bisogno di &quot;iris&quot; che di pane.. (una volta che il pane sia assicurato a tutti ovviamente). A presto.. Dimitri]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ahahah.. hai ragione Annamaria, volevo solo dire che forse abbiamo tutti un po&#8217; più bisogno di &#8220;iris&#8221; che di pane.. (una volta che il pane sia assicurato a tutti ovviamente). A presto.. Dimitri</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: annamaria		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/questioni-di-metodo-22-motivazione-per-soldi-o-per-sogni/#comment-5315</link>

		<dc:creator><![CDATA[annamaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 May 2012 13:25:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://ita_motivazione_soldi_o_sogni.html#comment-5315</guid>

					<description><![CDATA[Ciao Dimitri. Tutti i comportamenti umani possono essere, credo, ricondotti alla piramide dei bisogni di Maslow. E, almeno per quanto riguarda i bisogni di base, anche i comportamenti di almeno i due ordini superiori degli esseri viventi. Detto questo: l&#039;articolo è bello e interessante e i cani sono creature meravigliose ma... forse qui siamo un pelo off topic. Giusto un pelo, eh. ;)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Dimitri. Tutti i comportamenti umani possono essere, credo, ricondotti alla piramide dei bisogni di Maslow. E, almeno per quanto riguarda i bisogni di base, anche i comportamenti di almeno i due ordini superiori degli esseri viventi. Detto questo: l&#8217;articolo è bello e interessante e i cani sono creature meravigliose ma&#8230; forse qui siamo un pelo off topic. Giusto un pelo, eh. 😉</p>
]]></content:encoded>
		
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		<item>
		<title>
		Di: Utente Anonimo		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/questioni-di-metodo-22-motivazione-per-soldi-o-per-sogni/#comment-5314</link>

		<dc:creator><![CDATA[Utente Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 May 2012 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Vi allego il primo di una serie di articoli che sto scrivendo su un soggetto che amo (i cani) ma che, inizio a pensare, potrebbe forse essere più &quot;trasversale.. che ne dite? (Annamaria, giuro che l&#039;ho riletto 50 volte :) ). Ciao a tutti, ho iniziato a scrivere una serie di articoli sul rapporto uomo/cane con la finalità di far nascere domande più che di dare risposte. Questo è il primo, che ne pensate? Riconoscere il valore delle necessità. Il &quot;soma&quot; (prima parte) Il nostro cane, esattamente come noi, ha delle necessità fondamentali per conseguire il raggiungimento di una vita piena e felice. Come possiamo capire se siamo &quot;bravi&quot; compagni di vita? Un ottimo punto di partenza, per tentare di rispondere a questa domanda, è la famosa &quot;Piramide di Maslow&quot; (1954), nella quale sono stati fissati in una scala gerarchica i bisogni &quot;umani&quot;, che si può utilizzare anche nel rapporto coi nostri compagni a quattro zampe. in ordine di importanza i bisogni fondamentali sono: Bisogni fisiologici Bisogni di sicurezza Bisogni di appartenenza Bisogni di stima Bisogni di realizzazione di sé Questa classificazione, per quanto forse un po&#039; troppo orientata alla &quot;fisiologia&quot; dell&#039;individuo, è stata un grande punto di svolta per la psicologia che, ancora oggi, la utilizza ampiamente. Ma come integrare questa teoria nel rapporto quotidiano coi cani? Prima di tutto facciamo nostra una massima che ha circa 2000 anni: &quot;Mens sana in corpore sano&quot;. Nessuno sviluppo cognitivo, relazionale o &quot;spirituale&quot; è possibile se il luogo in cui risiedono gli organi preposti alle funzioni dell&#039;essere non è ben accudito. E&#039; evidente che la cura dei bisogni del &quot;soma&quot; è imprescindibile in qualunque relazione di cui noi siamo responsabili: cibo, riparo e ciclo sonno/veglia (anche lo svolgimento delle normali attività sessuali rientrerebbe in questo ambito ma la discussione al riguardo sarebbe troppo ampia e controversa da affrontare in questa sede) devono essere assicurati in qualunque caso. Già a questo primo livello, basico, sorgono mille interrogativi: come nutrirlo, ad esempio, pone una riflessione molto vasta e piena di alternative tra le quali non troveremo mai un&#039;unica risposta valida per tutto il mondo canino. Le differenze di taglia e attitudini genetiche unite ai nostri differenti stili di vita (che ricadono ovviamente sui nostri amici) creano un mix veramente unico e fanno sì che ognuno di noi debba compiere lo sforzo di informarsi. Prima di tutto sulla qualità di ciò che diamo come nutrimento e in secondo luogo sulla &quot;ricaduta esperienziale&quot; che questo semplice atto, mangiare, ha sulle capacità cognitive. Trovare nella ciotola ogni giorno, per 15/20 anni, la stessa crocchetta con lo stesso identico sapore quale effetto potrà mai sortire sulla mente di un essere vivente che ha bisogno di grande varietà in ogni ambito? Quale valore daremmo noi al cibo se dovessimo mangiare pasta al pomodoro mattina, mezzogiorno e sera, per sempre? Nutrire non significa solo fornire a un organismo vivente gli alimenti necessari a consentirne la sussistenza, significa anche coltivarne lo sviluppo intellettivo. A tal proposito cito un aneddoto molto bello: la poetessa Marina Cvetaeva, povera in canna, dopo aver raccolto pochi rubli uscì per fare la spesa, lasciando il marito a casa. Tornò dopo poco con un immenso mazzo di iris dicendo allo sbigottito consorte di aver molto più bisogno di bellezza che di pane. Ci sono tantissime risposte a questo semplice quesito ma l&#039;unica risposta valida per tutti è questa: guardate voi e il vostro cane (o vostri, se siete fortunati) e chiedetevi qual è il pasto che vi renderebbe più felici (e sani). Facile, no? Quando decidiamo di adottare un cane gli apriamo letteralmente le &quot;porte&quot; della nostra casa e una parola un po&#039; fredda come &quot;riparo&quot; può assumere sfumature e caratteristiche meravigliose se, anche in questo caso, ci poniamo qualche domanda in più. I cani sono animali sociali che amano la compagnia sopra ogni cosa ed ecco allora che la bellissima cuccia in giardino diventa un penitenziario in cui trascorrere ore solitarie ad attenderci. Per cui, una volta al riparo dalle intemperie, chiediamoci quale luogo in cui vivere sia più educativo e gratificante per lui tenendo bene a mente questa massima: &quot;la mia casa è dove sono felice&quot;. E, sicuramente, sarà tanto più felice quanto più vicino a noi. Questa è, in breve, la base &quot;fisiologica&quot; della piramide senza la quale non si può costruire nessun &quot;piano&quot; superiore. Nel prossimo articolo cercheremo di capire cosa significhi &quot;sicurezza&quot; per un cane. A presto e grazie. Dimitri Kovacks http://www.facebook.com/freedogs]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi allego il primo di una serie di articoli che sto scrivendo su un soggetto che amo (i cani) ma che, inizio a pensare, potrebbe forse essere più &#8220;trasversale.. che ne dite? (Annamaria, giuro che l&#8217;ho riletto 50 volte 🙂 ). Ciao a tutti, ho iniziato a scrivere una serie di articoli sul rapporto uomo/cane con la finalità di far nascere domande più che di dare risposte. Questo è il primo, che ne pensate? Riconoscere il valore delle necessità. Il &#8220;soma&#8221; (prima parte) Il nostro cane, esattamente come noi, ha delle necessità fondamentali per conseguire il raggiungimento di una vita piena e felice. Come possiamo capire se siamo &#8220;bravi&#8221; compagni di vita? Un ottimo punto di partenza, per tentare di rispondere a questa domanda, è la famosa &#8220;Piramide di Maslow&#8221; (1954), nella quale sono stati fissati in una scala gerarchica i bisogni &#8220;umani&#8221;, che si può utilizzare anche nel rapporto coi nostri compagni a quattro zampe. in ordine di importanza i bisogni fondamentali sono: Bisogni fisiologici Bisogni di sicurezza Bisogni di appartenenza Bisogni di stima Bisogni di realizzazione di sé Questa classificazione, per quanto forse un po&#8217; troppo orientata alla &#8220;fisiologia&#8221; dell&#8217;individuo, è stata un grande punto di svolta per la psicologia che, ancora oggi, la utilizza ampiamente. Ma come integrare questa teoria nel rapporto quotidiano coi cani? Prima di tutto facciamo nostra una massima che ha circa 2000 anni: &#8220;Mens sana in corpore sano&#8221;. Nessuno sviluppo cognitivo, relazionale o &#8220;spirituale&#8221; è possibile se il luogo in cui risiedono gli organi preposti alle funzioni dell&#8217;essere non è ben accudito. E&#8217; evidente che la cura dei bisogni del &#8220;soma&#8221; è imprescindibile in qualunque relazione di cui noi siamo responsabili: cibo, riparo e ciclo sonno/veglia (anche lo svolgimento delle normali attività sessuali rientrerebbe in questo ambito ma la discussione al riguardo sarebbe troppo ampia e controversa da affrontare in questa sede) devono essere assicurati in qualunque caso. Già a questo primo livello, basico, sorgono mille interrogativi: come nutrirlo, ad esempio, pone una riflessione molto vasta e piena di alternative tra le quali non troveremo mai un&#8217;unica risposta valida per tutto il mondo canino. Le differenze di taglia e attitudini genetiche unite ai nostri differenti stili di vita (che ricadono ovviamente sui nostri amici) creano un mix veramente unico e fanno sì che ognuno di noi debba compiere lo sforzo di informarsi. Prima di tutto sulla qualità di ciò che diamo come nutrimento e in secondo luogo sulla &#8220;ricaduta esperienziale&#8221; che questo semplice atto, mangiare, ha sulle capacità cognitive. Trovare nella ciotola ogni giorno, per 15/20 anni, la stessa crocchetta con lo stesso identico sapore quale effetto potrà mai sortire sulla mente di un essere vivente che ha bisogno di grande varietà in ogni ambito? Quale valore daremmo noi al cibo se dovessimo mangiare pasta al pomodoro mattina, mezzogiorno e sera, per sempre? Nutrire non significa solo fornire a un organismo vivente gli alimenti necessari a consentirne la sussistenza, significa anche coltivarne lo sviluppo intellettivo. A tal proposito cito un aneddoto molto bello: la poetessa Marina Cvetaeva, povera in canna, dopo aver raccolto pochi rubli uscì per fare la spesa, lasciando il marito a casa. Tornò dopo poco con un immenso mazzo di iris dicendo allo sbigottito consorte di aver molto più bisogno di bellezza che di pane. Ci sono tantissime risposte a questo semplice quesito ma l&#8217;unica risposta valida per tutti è questa: guardate voi e il vostro cane (o vostri, se siete fortunati) e chiedetevi qual è il pasto che vi renderebbe più felici (e sani). Facile, no? Quando decidiamo di adottare un cane gli apriamo letteralmente le &#8220;porte&#8221; della nostra casa e una parola un po&#8217; fredda come &#8220;riparo&#8221; può assumere sfumature e caratteristiche meravigliose se, anche in questo caso, ci poniamo qualche domanda in più. I cani sono animali sociali che amano la compagnia sopra ogni cosa ed ecco allora che la bellissima cuccia in giardino diventa un penitenziario in cui trascorrere ore solitarie ad attenderci. Per cui, una volta al riparo dalle intemperie, chiediamoci quale luogo in cui vivere sia più educativo e gratificante per lui tenendo bene a mente questa massima: &#8220;la mia casa è dove sono felice&#8221;. E, sicuramente, sarà tanto più felice quanto più vicino a noi. Questa è, in breve, la base &#8220;fisiologica&#8221; della piramide senza la quale non si può costruire nessun &#8220;piano&#8221; superiore. Nel prossimo articolo cercheremo di capire cosa significhi &#8220;sicurezza&#8221; per un cane. A presto e grazie. Dimitri Kovacks <a href="http://www.facebook.com/freedogs" rel="nofollow ugc">http://www.facebook.com/freedogs</a></p>
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		<title>
		Di: annamaria		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/questioni-di-metodo-22-motivazione-per-soldi-o-per-sogni/#comment-5313</link>

		<dc:creator><![CDATA[annamaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 May 2012 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ciao Frances.Ca. Mi auguro almeno che tu stia imparando qualcosa. Quando ho cominciato a lavorare (e siamo a metà anni Settanta) mi sono fatta un anno e mezzo di lavoro aggratis. E altri sei mesi con un rimborso spese irrisorio. Ma: non c&#039;erano scuole, non sapevo niente di questo mestiere (nemmeno se mi sarebbe piaciuto continuare), avevo vent&#039;anni e intanto facevo l&#039;università. Quando ho visto che l&#039;agenzia in cui lavoravo vendeva il mio lavoro ai suoi clienti, ho chiesto a muso duro uno stipendio vero. E, poiché non me l&#039;hanno dato, me ne sono andata, e senza già avere altre prospettive. Oggi mi sembra che il contesto sia profondamente diverso. Credo che la motivazione a imparare abbia un enorme valore e sia non così frequente. E che lo sfruttamento bonario da parte di chi comunque offre un&#039;opportunità e insegna qualcosa (questo è il punto più rilevante) sia stato, spesso, sostituito dallo sfruttamento e basta, nella logica di industrializzazione della creatività che ho provato a descrivere. Un po&#039; di schiena dritta da parte degli stagisti (specie da parte dei migliori e, quindi, dei più preziosi) non guasterebbe. Ma, ovviamente, non è né giusto né sensato chiedere agli stagisti, che sono la parte più debole, di farsi carico di modificare l&#039;intero sistema. Che però, se non prende consapevolezza e non comincia a modificarsi da solo in termini di giusti riconoscimenti del merito, va a rotoli. E, lo ripeto: per tener viva la motivazione interna e favorire il merito bisogna, prima, garantire condizioni minime di decente sopravvivenza. Specie a chi non ha più vent&#039;anni ma, magari, già venticinque o ventisei. Ciao Grandeaurora. Certo: la risposta va cercata dentro di noi. Ma con &#039;obiettivo di trasformarla in consapevolezza condivisa. Che diventi, poi, un orientamento collettivo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Frances.Ca. Mi auguro almeno che tu stia imparando qualcosa. Quando ho cominciato a lavorare (e siamo a metà anni Settanta) mi sono fatta un anno e mezzo di lavoro aggratis. E altri sei mesi con un rimborso spese irrisorio. Ma: non c&#8217;erano scuole, non sapevo niente di questo mestiere (nemmeno se mi sarebbe piaciuto continuare), avevo vent&#8217;anni e intanto facevo l&#8217;università. Quando ho visto che l&#8217;agenzia in cui lavoravo vendeva il mio lavoro ai suoi clienti, ho chiesto a muso duro uno stipendio vero. E, poiché non me l&#8217;hanno dato, me ne sono andata, e senza già avere altre prospettive. Oggi mi sembra che il contesto sia profondamente diverso. Credo che la motivazione a imparare abbia un enorme valore e sia non così frequente. E che lo sfruttamento bonario da parte di chi comunque offre un&#8217;opportunità e insegna qualcosa (questo è il punto più rilevante) sia stato, spesso, sostituito dallo sfruttamento e basta, nella logica di industrializzazione della creatività che ho provato a descrivere. Un po&#8217; di schiena dritta da parte degli stagisti (specie da parte dei migliori e, quindi, dei più preziosi) non guasterebbe. Ma, ovviamente, non è né giusto né sensato chiedere agli stagisti, che sono la parte più debole, di farsi carico di modificare l&#8217;intero sistema. Che però, se non prende consapevolezza e non comincia a modificarsi da solo in termini di giusti riconoscimenti del merito, va a rotoli. E, lo ripeto: per tener viva la motivazione interna e favorire il merito bisogna, prima, garantire condizioni minime di decente sopravvivenza. Specie a chi non ha più vent&#8217;anni ma, magari, già venticinque o ventisei. Ciao Grandeaurora. Certo: la risposta va cercata dentro di noi. Ma con &#8216;obiettivo di trasformarla in consapevolezza condivisa. Che diventi, poi, un orientamento collettivo.</p>
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		<title>
		Di: Utente Anonimo		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/questioni-di-metodo-22-motivazione-per-soldi-o-per-sogni/#comment-5312</link>

		<dc:creator><![CDATA[Utente Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 May 2012 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[da Maslow in poi si conosce perfettamente come funziona la motivazione,solo a basso livello di maturità i soldi sono il motore della motivazione,piu il soggetto è evoluto piu il compenso sara di carattere personale e impalpabile,chi studia scienze manageriali sa perfettamente che la produttività va di pari passo con le competenze umane blanchard insegna. Se andiamo a cercare la radice della motivazione,la si trova negli istinti e nelle caratteristiche geneitiche del soggetto. @AchilleC_]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>da Maslow in poi si conosce perfettamente come funziona la motivazione,solo a basso livello di maturità i soldi sono il motore della motivazione,piu il soggetto è evoluto piu il compenso sara di carattere personale e impalpabile,chi studia scienze manageriali sa perfettamente che la produttività va di pari passo con le competenze umane blanchard insegna. Se andiamo a cercare la radice della motivazione,la si trova negli istinti e nelle caratteristiche geneitiche del soggetto. @AchilleC_</p>
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		<title>
		Di: grandeaurora		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/questioni-di-metodo-22-motivazione-per-soldi-o-per-sogni/#comment-5311</link>

		<dc:creator><![CDATA[grandeaurora]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 May 2012 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La domanda finale è davvero cruciale. Dove ci portano certe &quot;scelte&quot; lo stiamo toccando con mano in questi tempi davvero bui e cioè ci hanno condotto alla crisi, una crisi profonda che non sembra avere vie d&#039;uscita. Credo che la creatività possa essere una possibile via verso una soluzione. L&#039;impegno personale condiviso e soprattutto idee nuove, idee che non siano più legate a questi sistemi che strangolano qualsiasi iniziativa ed opportunità. Credo che la risposta vada cercata dentro di noi, ascoltando quella voce che sa che cosa è giusto e che forse ci condurrà fuori da questo tunnel.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La domanda finale è davvero cruciale. Dove ci portano certe &#8220;scelte&#8221; lo stiamo toccando con mano in questi tempi davvero bui e cioè ci hanno condotto alla crisi, una crisi profonda che non sembra avere vie d&#8217;uscita. Credo che la creatività possa essere una possibile via verso una soluzione. L&#8217;impegno personale condiviso e soprattutto idee nuove, idee che non siano più legate a questi sistemi che strangolano qualsiasi iniziativa ed opportunità. Credo che la risposta vada cercata dentro di noi, ascoltando quella voce che sa che cosa è giusto e che forse ci condurrà fuori da questo tunnel.</p>
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		Di: Frances.Ca		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/questioni-di-metodo-22-motivazione-per-soldi-o-per-sogni/#comment-5310</link>

		<dc:creator><![CDATA[Frances.Ca]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 May 2012 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Stagista da 7 mesi, lunghe maratone lavorative alle spalle, compenso non pervenuto. Ergo, la tesi della dottoressa Amabile sulla motivazione intrinseca è, a mio avviso, suffragabile in toto. &quot;Come se ne esce&quot; è quello che mi chiedo spesso anch&#039;io, senza riuscire a trovare una risposta. Ragionando - quindi - per esclusione, posso dire come NON se ne esce: con un contratto di lavoro. Tuttavia, la motivazione, che mi spinge a continuare (anche senza garanzie e stipendio), è più forte del resto. Temo che la situazione rispecchi quello usiamo chiamare &quot;un circolo vizioso&quot;... anzi, in questo caso, &quot;virtuoso&quot;. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stagista da 7 mesi, lunghe maratone lavorative alle spalle, compenso non pervenuto. Ergo, la tesi della dottoressa Amabile sulla motivazione intrinseca è, a mio avviso, suffragabile in toto. &#8220;Come se ne esce&#8221; è quello che mi chiedo spesso anch&#8217;io, senza riuscire a trovare una risposta. Ragionando &#8211; quindi &#8211; per esclusione, posso dire come NON se ne esce: con un contratto di lavoro. Tuttavia, la motivazione, che mi spinge a continuare (anche senza garanzie e stipendio), è più forte del resto. Temo che la situazione rispecchi quello usiamo chiamare &#8220;un circolo vizioso&#8221;&#8230; anzi, in questo caso, &#8220;virtuoso&#8221;. </p>
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		<title>
		Di: annamaria		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/questioni-di-metodo-22-motivazione-per-soldi-o-per-sogni/#comment-5309</link>

		<dc:creator><![CDATA[annamaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 May 2012 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ciao Graziano. Come se ne esce: avrei qualche mezza idea in proposito. E sono convinta che anche altri amici di NeU abbiano qualche mezza idea. O, magari, qualche idea intera. Se in questi giorni, tutti assieme, le mettiamo a confronto, poi provo a tirare i fili.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Graziano. Come se ne esce: avrei qualche mezza idea in proposito. E sono convinta che anche altri amici di NeU abbiano qualche mezza idea. O, magari, qualche idea intera. Se in questi giorni, tutti assieme, le mettiamo a confronto, poi provo a tirare i fili.</p>
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		<title>
		Di: Graziano		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/questioni-di-metodo-22-motivazione-per-soldi-o-per-sogni/#comment-5308</link>

		<dc:creator><![CDATA[Graziano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 May 2012 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi interessa l&#039;ultima domanda: come se ne esce?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi interessa l&#8217;ultima domanda: come se ne esce?</p>
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